• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/09891 a Caminia di Stalettì (CZ), il comune ha avviato i lavori per realizzare un'area turistica attrezzata con rete fognaria, bagni pubblici, chiosco, area pic-nic e relativo parcheggio in assoluto...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09891presentato daPARENTELA Paolotesto diVenerdì 17 luglio 2015, seduta n. 464

PARENTELA. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che:
a Caminia di Stalettì (CZ), il comune ha avviato i lavori per realizzare un'area turistica attrezzata con rete fognaria, bagni pubblici, chiosco, area pic-nic e relativo parcheggio in assoluto dispregio delle norme del piano regolatore generale comunale, dei vincoli ambientali esistenti nonché degli studi e dei rilievi tecnico-scientifici ivi prodotti;
il sito è stato segnalato alla Soprintendenza archeologica della Calabria dalla dottoressa Ghislaine Noyé, archeologa dell’Ecole Française de Rome, con una relazione tecnico-scientifica datata 6 luglio 1991, protocollo, parco archeologico di Scolacium – Roccelletta di Borgia n. 121;
lo scavo a opera di archeologi francesi ha confermato l'esistenza di un'antichissima chiesa bizantina in quella località. «Prima dell'intervento — scrive la professoressa Noyé — era visibile la sommità di una volta a semicatino intonacata attribuibile ad una abside (orientata verso nord-est) quasi sepolta. L'agiotoponimo Panajia o Panaia (= panagia), molto frequente nella zona di Catanzaro, che designava pure una sorgente vicina, lasciava supporre l'esistenza di un luogo di culto bizantino dedicato alla Madonna. Il saggio (m. 2,80 x 2,20) ha messo in luce l'angolo nord-ovest e parte del muro laterale dell'edificio che prolunga l'abside. Tale muro, di notevole spessore (m. 1,55 circa), è costituito da blocchi di granito locale e tegole medievali cementati con malta solida; esso è stato parzialmente distrutto in antico e leggermente piegato dal crollo di un masso granitico e prosegue oltre la zona esplorata verso sud-ovest. Questa cortina pare anteriore alla parete, più sottile (cm 50 circa), nella quale si apre l'abside: sembra quindi possibile che una prima struttura, di funzione originaria da precisare, sia stata riutilizzata per la sistemazione di una chiesa medievale. Il sito doveva appartenere ai possedimenti della chiesa o monasterio di San Martino, i cui vestigi sono stati individuati e scavati sul promontorio di Copanello, a nord di Santa Maria del Mare» (Ghislaine Noyé, Scavi medievali in Calabria, A: Staletti, scavo di emergenza in località Panaja, Archeologia Medievale, 20, 1993, 499-501). Dopo l'effettuazione dei rilievi archeologici necessari per documentare l'esistenza della chiesa, il sito venne ricoperto;
in data 12 settembre 1991, il comune di Stalettì con un telegramma indirizzato al Soprintendente archeologico della Calabria dell'epoca, la dottoressa Elena Lattanzi, aveva chiesto l'adozione urgente di adeguate misure di tutela per l'area in oggetto (protocollo comune di Stalettì, 12 settembre 1991, n. 4963);
con delibera n. 20 del 4 aprile 1991, il comune di Stalettì aveva conferito alla, professoressa Emilia Zinzi l'incarico di consulenza in, materia di «indagine ed individuazione del costruito e delle aree di interesse storico-ambientale ed archeologico del territorio comunale». Lo studio richiesto era finalizzato alla redazione del Piano regolatore generale dello stesso territorio mentre una analoga indagine sui valori naturalistico-ambientali venne affidata al professor architetto Bernardo Rossi-Doria dell'università di Palermo. Il lavoro di entrambi, recepito ed approvato da consiglio comunale di Stalettì, nei termini fissati, confluiva nella redazione del PRG, realizzato dagli architetti Vanda Alcaro e Filippo Giacobbo della Coop. Tecnici Calabresi;
nel piano regolatore generale l'area di Panaia è pertanto censita dalla professoressa Zinzi come area archeologica, e ciò farebbe scattare una forma di vincolo dell'area ai sensi dell'articolo 4 della legge n. 1089;
la professoressa Zinzi, inoltre, chiese per Panaia un provvedimento di vincolo del sito, con definizione della fascia di rispetto, e l'esplorazione estesa della zona a rischio circostante. Il suo lavoro venne pubblicato con un contributo della presidenza della giunta regionale della Calabria: un volume di circa 600 pagine con cofanetto comprendente anche gli elaborati cartografici e documentali prodotti nei lunghi mesi di studio e di ricognizioni sul territorio dal titolo «Analisi storico-territoriale e pianificazione — Un'esperienza metodologica nel Sud d'Italia»;
l'area di Panaia, inoltre, è classificata nel PRG come «sottozona H3 — di connessione paesistica ambientale». Tale classificazione comporta il divieto assoluto di modificazione dei luoghi. L'area interessata dall'intervento edilizio è soggetta a: vincolo ambientale, vincolo archeologico, rischio frane instabilità; l'area di Caminia e la strada sovrastante all'area d'intervento sono minacciate rischio di tipo R4 definito dal piano regionale di assetto idrogeologico. La stessa area è circoscritta da due canaloni di scolo delle acque piovane, anch'esse attenzionate dalla regione Calabria «autorità di bacino»;
sono stati sollevati dubbi circa i lavori realizzati dal comune di Stalettì, con una spesa di 25000 euro con riferimento all'applicazione delle corrette procedure disposte in materia di appalti e forniture dal TUEL-decreto legislativo n. 267 del 2000. Sull'area d'intervento PRG comunale non ammette alcuna trasformazione e modificazione dello stato dei luoghi, nel mentre sono stati rasi al suolo i circa 37 alberi di alto fusto, realizzate due piattaforme in calcestruzzo e una rete fognaria e idrica, atta a configurare una sorta di lottizzazione per scopi commerciali con modalità discutibili. Le sovrintendenze, interessate con note ed esposti, non hanno ad oggi, in presenza di vincoli ambientali/archeologici, idromorfologici così rilevanti, contrastato la prosecuzione dei lavori abusivi. Al momento risulterebbe una nota della soprintendenza archeologica della Calabria fuori contesto normativo –:
quali iniziative il Ministro intenda assumere affinché l'intera area archeologica venga tutelata e valorizzata e, di certo, non trasformata in un'area turistica che ne comprometterebbe irreparabilmente il valore storico, architettonico e culturale. (4-09891)
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