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Atto a cui si riferisce:
C.2/00369 l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (U.N.A.R.), ente governativo istituito all'interno del Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ha...



Atto Camera

Interpellanza urgente 2-00369presentato daGIGLI Gian Luigitesto diMartedì 14 gennaio 2014, seduta n. 151

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere – premesso che:
l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (U.N.A.R.), ente governativo istituito all'interno del Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ha approvato in data 29 aprile 2013 il documento denominato «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere» (2013-2015);
il documento, che contiene le linee guida per l'applicazione dei princìpi contenuti nella Raccomandazione CM/REC (2010) 5 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, volta a combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o l'identità di genere, è stato adottato successivamente alle dimissioni del Governo Monti ed in regime di ordinaria amministrazione, senza essere stato sottoposto alla valutazione e al dibattito parlamentare, dopo, peraltro, che il precedente Governo, a guida Berlusconi, aveva espressamente ritenuto di non assumere alcun provvedimento per 31 marzo 2010;
il documento è stato, inoltre, adottato omettendo la consultazione di tutte le parti sociali interessate, con specifico riguardo ai genitori ed ai docenti, violando secondo gli interpellanti in tal modo non solo il principio ribadito all'interno dello stesso documento (pagina 16) e relativo alla necessità di un coinvolgimento di «tutti gli attori della comunità scolastica, in particolar modo le seguenti categorie: gli studenti, i docenti e le famiglie», ma anche il principio previsto nella stessa Raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, – di cui è emanazione –, nella parte in cui invita espressamente gli Stati membri a «tenere conto del diritto dei genitori di curare l'educazione dei propri figli» nel «predisporre e attuare politiche scolastiche e piani d'azione per promuovere l'uguaglianza e la sicurezza e garantire l'accesso a formazioni adeguate o a supporti e strumenti pedagogici appropriati per combattere la discriminazione» (Allegato VI Istruzione, n. 31); in realtà, come si evince dal decreto di costituzione del Gruppo nazionale di lavoro emanato in data 20 dicembre 2012 nessuna associazione familiare o associazione professionale dei docenti è stata coinvolta, mentre si è ritenuto di limitare la partecipazione al gruppo di lavoro a ben ventinove associazioni LGBT;
il medesimo documento contempla, in particolare, uno specifico punto strategico (4.1. Asse Educazione e Istruzione) per diffondere la teoria del gender nelle scuole, attraverso anche iniziative volte ad offrire ad alunni e docenti l'elaborazione del processo di accettazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere; tutto questo attraverso l'attuazione di misure, che devono comprendere «la comunicazione di informazioni oggettive sull'orientamento sessuale e l'identità di genere, per esempio nei programmi scolastici e nel materiale didattico, nonché la fornitura agli alunni e agli studenti delle informazioni, della protezione e del sostegno necessari per consentire loro di vivere secondo il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere»;
il documento dell'UAR prevede espressamente, tra l'altro, l'obiettivo strategico di «ampliare le conoscenze e le competenze di tutti gli attori della comunità scolastica sulle tematiche LGBT», di «garantire un ambiente scolastico sicuro e gay friendly», di «favorire l’empowerment delle persone LGBT nelle scuole, sia tra gli insegnanti che tra gli alunni», nonché di «contribuire alla conoscenza delle nuove realtà familiari, superare il pregiudizio legato all'orientamento affettivo dei genitori per evitare discriminazioni nei confronti dei figli di genitori omosessuali», anche attraverso:
a) la «valorizzazione dell’expertise delle associazioni LGBT in merito alla formazione e sensibilizzazione dei docenti, degli studenti e delle famiglie, per potersi avvalere delle loro conoscenze» anche per «rafforzare il legame con le reti (LGBT) locali»;
b) «la consultazione delle associazioni LGBT, così come avviene per il tema del contrasto della violenza sulle donne»;
c) il «coinvolgimento degli Uffici scolastici regionali e provinciali sul diversity management per i docenti»;
d) la «predisposizione della modulistica scolastica amministrativa e didattica in chiave di inclusione sociale, rispettosa delle nuove realtà familiari, costituite anche da genitori omosessuali», un probabile riferimento, ai tentativi di sostituire l'indicazione della paternità e maternità con i termini di genitore 1 e 2;
e) l’«accreditamento delle associazioni LGBT, presso il Ministero dell'istruzione dell'Università e della Ricerca, in qualità di enti di formazione»;
f) l’«arricchimento delle offerte di formazione con la predisposizione di bibliografie sulle tematiche LGBT e sulle nuove realtà familiari, di laboratori di lettura e di un glossario dei termini LGBT che consenta un uso appropriato del linguaggio»;
g) la «realizzazione di percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con un particolare focus sul tema LGBT sullo sviluppo dell'identità sessuale nell'adolescente, sull'educazione affettivo-sessuale, sulla conoscenza delle nuove realtà familiari», formazione che «dovrà essere rivolta non solo al corpo docente e agli studenti (con riconoscimento per entrambi di crediti formativi) ma anche a tutto il personale non docente della scuola (personale amministrativo, bidelli eccetera)»;
dal canto suo, infine, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, aderendo alle sollecitazioni dell'UAR, ha avviato una campagna informativa attraverso la pubblicazione di sussidi didattici come quello «Tante diversità. Uguali diritti: Omofobia», l'attivazione del sito www.noisiamopari.it all'interno del sito del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, oltre che l'attivazione già nel 2013 di percorsi formativi sulle tematiche LGBT destinati alle figure apicali delle amministrazioni centrali (Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e USR) e locali;
ad avviso degli interpellanti il citato documento e le modalità con le quali è attuato, non appaiono rispettosi delle «Linee di Indirizzo sulla partecipazione dei Genitori e Corresponsabilità Educativa», diramate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca il 22 novembre 2012, laddove prevedono il diritto dei genitori alla «corresponsabilità educativa» e costituiscano violazione delle disposizioni dell'articolo 30 della Costituzione italiana che garantisce e tutela il diritto dei genitori ad educare i propri figli, espropriando di fatto la famiglia – ambito privilegiato e naturale di educazione – del compito di formazione in campo sessuale e disconoscendo il fatto che la stessa famiglia rappresenti l'ambiente più idoneo ad assolvere l'obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale, in maniera prudente, armonica e senza particolari traumi;
sempre ad avviso degli interpellanti sia il documento che la sua modalità di attuazione si pongono in palese contrasto con l'articolo 18 e con l'articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo: il primo garantisce la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, i propri valori religiosi nell'educazione, mentre il secondo attribuisce ai genitori il diritto di priorità nella scelta di educazione da impartire ai propri figli –:
se non intenda approfondire l'effettiva conformità del citato documento «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere (2013-2015)» e delle azioni messe in campo dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca rispetto alla ratio del quadro costituzionale e normativo richiamato in premessa.
(2-00369) «Gigli, Dellai, Sberna».