In questa pagina puoi lasciare commenti generali sull'atto.
Se invece vuoi aggiungere le tue note ai testi ufficiali dell'atto, vai alla sezione "leggi i testi ufficiali dell'atto e aggiungi le tue note"

  • Francesco MANAGO' ha inviato questo commento il 04/01/16

    Scrivo da Comandante della Polizia Locale sul DDL n.2111-B d’iniziativa del Governo recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”; il predetto DDL, ancora non promulgato, contiene due commi che riguardano il comparto della sicurezza nazionale e, in particolare, interessano direttamente la Polizia Locale. Il comma 972 recita: “Nelle more dell’attuazione della delega sulla revisione dei ruoli delle Forze di polizia, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e delle Forze armate e per il riconoscimento dell’impegno profuso al fine di fronteggiare le eccezionali esigenze di sicurezza nazionale, per l’anno 2016 al personale appartenente ai corpi di polizia, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco e alle Forze armate non destinatario di un trattamento retributivo dirigenziale è riconosciuto un contributo straordinario pari a 960 euro su base annua, da corrispondere in quote di pari importo a partire dalla prima retribuzione utile e in relazione al periodo di servizio prestato nel corso dell’anno 2016” (peraltro questo contributo sembrerebbe essere da tassazione); il comma 221, recita: “Le regioni e gli enti locali provvedono alla ricognizione delle proprie dotazioni organiche dirigenziali secondo i rispettivi ordinamenti, nonché al riordino delle competenze degli uffici dirigenziali, eliminando eventuali duplicazioni. Allo scopo di garantire la maggior flessibilità della figura dirigenziale nonché il corretto funzionamento degli uffici, il conferimento degli incarichi dirigenziali può essere attribuito senza alcun vincolo di esclusività anche ai dirigenti dell’avvocatura civica e della polizia municipale. Per la medesima finalità, non trovano applicazione le disposizioni adottate ai sensi dell’articolo 1, comma 5, della legge 6 novembre 2012, n.190, ove la dimensione dell’ente risulti incompatibile con la rotazione dell’incarico dirigenziale”. La poca chiarezza delle norme anzidette, in considerazione della complessità della materia trattata e delle conseguenze che l’applicazione di esse avrebbe su oltre 60.000 operatori del settore della Polizia Locale sul territorio nazionale, necessita di approfondite e puntuali riflessioni giuridiche e di chiarimenti da parte del legislatore. In relazione al comma 972 non risulta per nulla chiaro se gli operatori della Polizia Locale siano o meno destinatari, al pari dei colleghi delle forze di polizia ad ordinamento statale, del contributo straordinario di 960 euro per i motivi che di seguito si evidenziano: se la norma avesse indicato che tale contributo spetterà, per l’anno 2016 …omissis… “al personale appartenente alle forze di polizia”, avrebbe indiscutibilmente limitato la portata del provvedimento alle ff.oo. statali di cui all’art.16 legge 121/1981. Indicando invece nella norma che il contributo spetterà … omissis… “al personale appartenente ai corpi di polizia” si sono lasciati ampi spazi interpretativi, perché “corpi di polizia” sono, certamente, anche quelli municipali o locali. Di fatti, in base all’art.7 della legge 65/1986 …. “I comuni nei quali il servizio di polizia municipale sia espletato da almeno sette addetti possono istituire il Corpo di polizia municipale, disciplinando lo stato giuridico del personale con apposito regolamento, in conformita' ai principi contenuti nella legge 29 marzo 1983, n. 93”. Siccome per applicare una norma è necessario prima interpretarla e per interpretarla bisogna procedere ad una analisi letterale e, successivamente, ad una lettura logica, se ne deduce che questo contributo straordinario spetterebbe anche ai “corpi di polizia locale” laddove istituiti ai sensi della legge 65/1986. Ma ancorché corrisposto il contributo anche ai corpi di Polizia Locale strictu sensu, resterebbe ugualmente da chiarire se esso spetterebbe anche agli appartenenti ai “servizi di polizia locale” non ancora eretti a corpo, ovvero quelli con meno di 7 addetti che, altrimenti, sarebbero discriminati pur svolgendo le medesime mansioni. Insomma vi è una evidente confusione terminologica che produce una incertezza normativa sulla quale si dovrà tornare in argomento. In relazione al comma 221 si sollevano dei forti dubbi di incostituzionalità nonchè delle palesi contraddizioni normative per i motivi che di seguito si evidenziano: Laddove si fa riferimento alle funzioni, ai compiti ed alle attribuzioni dei Comandanti della Polizia Locale, si entra una materia che è, de iure, già regolamentata da leggi speciali e che, soprattutto, è sottratta alle competenze statali. Intanto preme evidenziare, in via incidentale, che si pone un primo problema interpretativo derivante dalle terminologie usate. La norma parla dei “dirigenti dell’avvocatura civica e della polizia municipale”, motivo per il quale, secondo una interpretazione letterale e non estensiva, essa interesserebbe soltanto chi è dirigente, inteso come contrattualizzato con CCNL dei dirigenti e inserito in una struttura con figure dirigenziali e non anche a chi, da funzionario non dirigente (cat.D), ricopre un ruolo apicale in una struttura comunale priva di figure dirigenziali, seppur svolgendo le medesime funzioni ex artt.107 e 109 del T.U.E.L.. Non secondariamente questa norma appare confliggere palesemente con gli orientamenti ormai costanti dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e con lo stesso Piano Nazionale Anticorruzione varato da quell’Autorità. Un Comandante di Polizia Locale, il cui status giuridico è definito da una legge speciale (la legge – quadro 65/1986), nelle sue funzioni di Ufficiale di Polizia Giudiziaria e di agente di Pubblica Sicurezza, è palese che non possa svolgere altri ruoli all’interno dell’ente che non siano direttamente connessi a quello status (es. la Protezione Civile), né essere preposto alla direzione di altri Settori che, in virtù dei suoi doveri giuridici, è esso stesso preposto a vigilare, poiché altrimenti si concretizzerebbe la situazione conflittuale del controllore – controllato che l’A.N.A.C. ha stigmatizzato più volte. L’attività di polizia amministrativa in genere e in particolare quella assegnata alla Polizia Locale è preposta alla tutela di interessi generali ed esercita un compito di garanzia strumentale. In quanto tale non può gestire potere in senso proprio (quale il rilascio di concessioni, autorizzazioni, procedure di gara, ecc.). Il personale di Polizia Locale, per la professionalità richiesta ed in particolare per le funzioni assegnate, è infungibile e le norme dettate per il personale e per le ordinarie funzioni comunali non possono trovare applicazione in questo particolare settore. Il Comandante della Polizia Locale è l’unica figura professionale, nell’ambito del Comune, che gode di una disciplina ad hoc, per espressa previsione normativa, una disciplina giuridica “speciale” diversa da quella degli altri dirigenti per la peculiarità ed atipicità dell’attività svolta che rappresenta l’esercizio di una pubblica funzione e non di un pubblico servizio, come ripetutamente stabilito dalla giurisprudenza. Si legge in una Sentenza del T.A.R. Sicilia Catania Sez. 3^ n. 2521 del 20.11.1993 “…e del resto siffatta differenziazione tra il personale della polizia municipale ed i restanti dipendenti comunali è coerente… trova riscontro nella indubbia peculiarità dei compiti ad essi affidati, ed è stata riconosciuta dal legislatore sia con le leggi sopra citate (n. 65/86 e n. 17/90), sia in occasione della generale riforma del pubblico impiego attuata con il D.Lgs. n. 29/93, che fa salva la preesistente disciplina sull’ordinamento della polizia municipale…”. L’A.N.A.C. ha più volte ribadito che il Comandante della Polizia Locale non può svolgere altri compiti all’interno dell’ente per i quali sia chiamato a rilasciare licenze o autorizzazioni di qualunque genere, perché tra le sue funzioni e tali compiti sussiste un conflitto di interessi, anche solo potenziale, che contrasta con le norme anticorruzione e con lo stesso P.N.A. (vedasi Orientamento nr.57 del 03 luglio 2014). Recentemente l’Autorità è tornata in argomento con l’Orientamento nr.19 del 10 giugno 2015 che ha ribadito che …..“Sussiste un’ipotesi di conflitto di interesse, anche potenziale, nel caso in cui al Comandante/Responsabile della Polizia locale, indipendentemente dalla configurazione organizzativa della medesima, sia affidata la responsabilità di uffici con competenze gestionali, in relazione alle quali compie anche attività di vigilanza e controllo”. In base a tale orientamento è esplicito che il Comandante della Polizia Locale possa fare soltanto il Comandante della Polizia Locale o, al limite, accorpare Servizi/Settori analoghi e/o correlati alle sue mansioni, perché egli, proprio in virtù delle sue funzioni di polizia giudiziaria, è tenuto a compiere attività di vigilanza e controllo anche sugli altri Settori dell’ente stesso. Un’ultima riflessione, che è sicuramente quella giuridicamente più rilevante. La legge Costituzionale n.3/2001 ha notoriamente apportato una modifica sostanziale al titolo V della Costituzione per quanto riguarda le materie di stretta competenza legislativa delle Regioni e dello Stato, lasciando a quest’ultimo le competenze in materia di “ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale (art.117 comma 2 lett.h)”, che viene demandata in via esclusiva alle Regioni, così come tutte le competenze sulle materie non espressamente riservate allo Stato dalla Costituzione. Non vi è dubbio che la materia de qua sia di competenza esclusiva delle Regioni, tanto è che molte di esse, nelle leggi Regionali in materia di Polizia Locale, hanno espressamente introdotto norme che “blindano” la figura del Comandante della Polizia Locale, non consentendo l’attribuzione di altre funzioni, men che meno gestionali, non espressamente previste dalla lex specialis 65/1986 che ne regolamenta lo status giuridico (vedasi Regione Puglia, Regione Abruzzo, Regione Toscana etc. etc.). Appare di tutta evidenza che una norma viziata da un difetto di attribuzione, in quanto l’organo emanante il provvedimento (nello specifico lo Stato) non era legittimato a legiferare, debba essere eccepita nelle forme di legge.


Lascia un commento

captcha


>