• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/01800 GINETTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che: circa 5.000 ricercatori universitari confermati presenti in diversi atenei italiani, assunti...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-01800 presentata da NADIA GINETTI
martedì 24 marzo 2015, seduta n.414

GINETTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

circa 5.000 ricercatori universitari confermati presenti in diversi atenei italiani, assunti all'origine come collaboratori tecnici (VII qualifica funzionale) con diploma di laurea, stanno svolgendo regolarmente attività di ricerca e di insegnamento (supporto alla didattica);

a norma dell'art. 74, commi 1 e 4, del contratto collettivo nazionale di lavoro di comparto 1998/2001 sono stati inquadrati successivamente nella categoria D, posizione economica D1, area tecnica, tecnico-scientifica ed elaborazione dati e sono transitati nel ruolo della docenza, inquadrati come ricercatori universitari confermati in quanto vincitori di concorso, con procedure comparative indette dai diversi atenei italiani, in applicazione dell'art. 1, comma 10, della legge 14 gennaio 1999, n. 4;

tale percorso ha dato riconoscimento (giuridico ed economico) al personale tecnico di ruolo, inclusi i collaboratori tecnici (D1), assunto mediante concorso pubblico per il quale era richiesta la laurea, ammettendo al nuovo status coloro che avevano svolto almeno 3 anni di attività di ricerca;

con sentenza n. 191 del 6 giugno 2008, la Corte costituzionale, investita della questione da un gruppo di funzionari tecnici (ex tecnici laureati, VIII qualifica funzionale, D2) anche loro divenuti ricercatori confermati all'esito delle stesse procedure comparative, dichiarò costituzionalmente illegittimo l'art. 103, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, "nella parte in cui non riconosce ai ricercatori universitari, all'atto della loro immissione nella fascia dei ricercatori confermati, per intero ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza e per due terzi ai fini della carriera, l'attività effettivamente prestata nelle università, in qualità di tecnici laureati, con almeno tre anni di attività di ricerca";

benché l'art. 7 della legge 21 febbraio 1980, n. 28 (cui rinviava il citato art. 103, comma 3), non comprendesse espressamente gli ex collaboratori tecnici tra i beneficiari, all'indomani della pronuncia della sentenza n. 191 del 2008 tutti gli atenei italiani hanno ammesso al riconoscimento dei servizi pre-ruolo, spesso sollecitando gli interessati a presentare domanda, anche i ricercatori universitari confermati precedentemente inquadrati come collaboratori tecnici;

a distanza di anni dall'attribuzione del beneficio, gli atenei italiani stanno annullando d'ufficio i provvedimenti di riconoscimento, ricostruendo in peius le carriere, riducendo sensibilmente gli stipendi e ripetendo le somme frattanto erogate, per importi spesso insostenibili per gli interessati e le rispettive famiglie;

considerato che:

l'annullamento dei provvedimenti riguarderebbe un numero di ricercatori universitari confermati, alcuni dei quali divenuti nel frattempo professori associati, stimabile in 5.000 unità circa che, nei diversi settori scientifico-disciplinari, svolgono attività didattica e di ricerca presso tutti gli atenei del Paese;

alcuni atenei, come quello di Perugia, con provvedimenti in autotutela hanno già avviato le procedure di ripetizione delle somme corrisposte per l'inquadramento attribuito,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza o meno dei fatti descritti e delle problematiche che discendono dall'interpretazione delle norme citate;

quali provvedimenti intenda adottare per limitare o escludere il disagio economico che stanno sopportando i ricercatori universitari confermati, obbligati, in alcuni casi, a restituire somme ingenti nonostante non abbiano mai tenuto un comportamento contra legem ma abbiano avanzato richieste fondate esclusivamente sulla normativa vigente, anche per evitare che i ricercatori universitari confermati promuovano ricorsi ai fini della ricostruzione delle carriere con il riconoscimento dei benefici menzionati con danno per l'erario in caso di condanna.

(3-01800)