• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/03685 AUGELLO - Al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione - Premesso che: il 18 marzo 2015 il presidente del X municipio di Roma, signor Andrea Tassone, ha convocato la...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-03685 presentata da ANDREA AUGELLO
martedì 24 marzo 2015, seduta n.414

AUGELLO - Al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione - Premesso che:

il 18 marzo 2015 il presidente del X municipio di Roma, signor Andrea Tassone, ha convocato la stampa cittadina per annunciare le sue dimissioni, motivandole con una sua impellente esigenza di richiamare l'attenzione del sindaco Marino sull'emergenza criminalità che graverebbe sul territorio di Ostia e su una sua non meglio precisata impossibilità di gestire il turnover dei dirigenti e quello della Polizia locale;

nella medesima conferenza stampa, il presidente Tassone negava di aver ricevuto qualsiasi avviso di garanzia, ammettendo controvoglia di essere stato formalmente invitato dalla magistratura ad eleggere il proprio domicilio, ai sensi dell'articolo 161 del codice di procedura penale;

l'articolo 161 del codice di procedura penale prevede che l'elezione di domicilio venga richiesta soltanto per cittadini indagati o imputati per qualche reato;

sempre rivolgendosi alla stampa, il presidente Tassone segnalava la necessità di procedere alla rotazione di alcuni dirigenti, tra i quali il comandante del gruppo della Polizia locale di Ostia;

l'appello, come si evince dalle cronache dei giornali "Il Messaggero", il "Corriere della Sera", "la Repubblica" del 19 marzo, è stato immediatamente raccolto dal sindaco Marino, che ha annunciato l'affidamento della delega per il litorale all'assessore per la legalità Sabella ed ha assicurato sostegno al presidente Tassone;

secondo informazioni raccolte dall'interrogante, le dimissioni del presidente Tassone avrebbero assai poco a che vedere con l'insidia mafiosa e dovrebbero piuttosto essere inquadrate in una triste storia legata ad un'inchiesta della Procura della Repubblica (procedimento penale n. 42400/14) sulla manifestazione "Lungo il mare di Roma", che si è svolta nell'estate 2014 sul lungomare di Ostia;

un'indagine della Polizia locale avrebbe infatti portato alla luce prima una serie di irregolarità, debitamente segnalate alla Asl e all'ufficio tecnico competente, sia dal punto di vista igienico-sanitario, sia riguardo alle evidenti lacune dal punto di vista urbanistico delle 6 strutture utilizzate;

approfondendo l'inchiesta, sarebbero emerse, e questa è la cosa più grave, evidenti incongruenze tra la mancata quantificazione del canone dell'occupazione di suolo pubblico ed il valore delle opere a scomputo previste per la riqualificazione dei giardini storici presenti nell'area;

per colmare questa lacuna sarebbe stata successivamente presentata una variante che stimava in circa 300.000 euro il valore dei lavori per la riqualificazione dei giardini, cifra del tutto esorbitante rispetto alla realtà;

in merito al richiamato procedimento penale, la Procura ha notificato un verbale di elezione di domicilio ai sensi dell'art. 161 del codice procedura penale in data 30 settembre 2014 all'assessore Antonio Caliendo, che lo ha sottoscritto per ricevuta alle ore 12,10, all'ex dirigente dell'ufficio tecnico Paolo Cafaggi, in data 25 febbraio 2015, che lo ha sottoscritto alle ore 16,05 e, come già detto, al signor Andrea Tassone, presidente del municipio, il 2 marzo 2015, oltre a 3 rappresentanti della Esse group, organizzatrice dell'evento;

è bene sottolineare che il comandante del gruppo, Roberto Stefano, consapevole della delicatezza della situazione, si sarebbe assunto la responsabilità di presenziare alla notifica dei verbali di elezione di domicilio, sia nel caso dell'assessore Caliendo che in quello del presidente Tassone;

nonostante l'interrogante sia un convinto assertore del presupposto dell'innocenza di qualunque cittadino fino ad una sentenza di condanna passata in giudicato, non si possono negare le evidenti difficoltà, perlomeno di carattere politico, in cui si trova il presidente Tassone, investito da un'inchiesta condotta proprio dal gruppo di Polizia locale competente sul suo municipio;

anche dal punto di vista delle presunte infiltrazioni mafiose sul territorio di Ostia, il presidente Tassone, pur non essendo indagato per "Mafia capitale", risulterebbe al centro di alcune intercettazioni telefoniche ampiamente riportate dalla stampa, in cui uno dei presunti protagonisti del sodalizio criminale, Salvatore Buzzi, dichiarerebbe testualmente: "Però Tassone è nostro eh, solo nostro. Non c'è maggioranza ed opposizione, è mio";

al contrario il comandante Stefano risulterebbe, dalle notizie raccolte dall'interrogante, assolutamente estraneo a qualsiasi inchiesta penale, non comparirebbe in alcuna intercettazione, è al gruppo di Ostia soltanto da un anno, proviene dal nucleo della Polizia locale che ha più strettamente collaborato con la Procura di Roma nelle indagini di polizia giudiziaria;

a giudizio dell'interrogante, alla luce di queste considerazioni risulta evidente l'assoluto paradosso rappresentato dalla comunicazione resa pubblicamente alla stampa dal presidente Tassone, che ha posto come condizione per il ritiro delle proprie dimissioni il trasferimento del comandante Stefano, peraltro contestualizzandola nell'ambito di presunte infiltrazioni mafiose sul territorio di Ostia e nel suo municipio, per contenere le quali egli vorrebbe attuare un meccanismo di rotazione;

nell'ordinamento italiano la rotazione dei dirigenti deve essere motivata e non può essere utilizzata come provvedimento contra personam;

a giudizio dell'interrogante, nel caso di specie, è evidente il rischio che possa esserci una forte relazione fra la richiesta di trasferimento e l'inchiesta avviata dal gruppo della Polizia locale di Ostia che ha coinvolto il presidente, rischio che potrebbe addirittura evocare un tentativo di intimidazione degli operatori che quell'inchiesta hanno gestito e che dovranno essere chiamati come testi in un eventuale processo;

di fronte a questa situazione, che peraltro contraddice tutti i principi della legislazione anticorruzione che tendono a tutelare i dipendenti che favoriscono l'emersione di episodi di corruzione, a giudizio dell'interrogante risulta incredibile quanto inqualificabile la circostanza che avrebbe visto il sindaco di Roma assentire immediatamente, a mezzo comunicato stampa, alla richiesta di trasferimento del comandante Stefano reclamata dal presidente Tassone;

il silenzio del comandante del Corpo, il dottor Clemente, lascerebbe sperare che a questa gaffe del sindaco non corrisponda una decisione già assunta, ma a giudizio dell'interrogante resta il fatto che è impossibile ignorare la gravità di queste dichiarazioni pubbliche che di fatto capovolgono il senso della rotazione come strumento di prevenzione della corruzione, trasformandola in uno strumento sanzionatorio per chi abbia l'ardire di indagare sugli organi di indirizzo politico dell'amministrazione del municipio di Ostia,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda intervenire, anche mediante il tempestivo invio di un'ispezione, per evitare un utilizzo improprio dello strumento della rotazione nell'amministrazione della capitale d'Italia;

se, nell'esercizio della delega sulla riforma della pubblica amministrazione che il Parlamento si accinge a conferirle, non intenda disciplinare la materia con disposizioni adeguate per evitare il ripetersi in futuro di simili situazioni.

(4-03685)