• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/05151 il 3 dicembre 2013 il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 159/2013, recante il «Regolamento concernente la revisione delle modalità di...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-05151presentato daDI VITA Giuliatesto diMercoledì 25 marzo 2015, seduta n. 399

DI VITA, GRILLO, BARONI, SILVIA GIORDANO, LOREFICE e MANTERO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
il 3 dicembre 2013 il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 159/2013, recante il «Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)», pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 gennaio 2014 ed entrato in vigore l'8 febbraio 2014;
l'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) è una disposizione che riguarda milioni di cittadini italiani: questi, infatti, valuta e confronta la situazione economica dei nuclei familiari per regolare l'accesso alle prestazioni sociali e sociosanitarie erogate dai diversi livelli di governo;
come era previsto dal decreto stesso, dalla data di entra in vigore, dovevano decorrono i 120 giorni di tempo per completare il percorso di attuazione;
il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con quello dell'economia e delle finanze, su proposta dell'Inps e sentiti l'Agenzia delle entrate e il Garante per la protezione dei dati personali, doveva pubblicare un provvedimento con il quale definire il nuovo formato della dichiarazione unica sostitutiva (Dsu), cioè il documento centrale dell'Isee, che il richiedente deve compilare e consegnare per ottenere l'indicatore;
tra gli elementi che attendono di essere definiti con il provvedimento ministeriale c’è anche la modalità dell'utilizzo dei dati al fine di calcolare l'Isee da condividere tra i vari soggetti coinvolti;
completato questo passaggio, gli enti erogatori delle prestazioni sociali agevolate avrebbero avuto 30 giorni per adeguarsi alle nuove disposizioni, a partire dall'8 giugno, quindi, il nuovo indicatore della situazione economica equivalente doveva essere già pienamente operativo, se fossero state rispettate le scadenze previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, dallo scorso anno;
si è verificato un totale empasse tra Caf e Ministero, o meglio tra Inps e Caf, che il Governo non ha ancora provveduto a risolvere;
nonostante la determinazione n. 1 del 22 gennaio 2015, restano comunque bloccati per sei mesi i compensi per i Caf che collaboreranno con l'Inps nella raccolta e nella trasmissione delle dichiarazioni relative all'Isee;
Inps e Caf stanno ancora contrattando circa la definizione della parte economica, in quanto i centri di assistenza fiscale chiedono un aumento dell'onorario su ogni pratica del 50 per cento in ragione del fatto che i nuovi modelli Isee sarebbero più articolati e, dunque, richiederebbero una maggiore «lavorazione»;
nell'accordo stipulato, tra Caf e Inps, è previsto che a luglio 2015 il testo della convenzione sarà rivisto e i compensi potranno essere eventualmente adeguati; per ora resta il fatto che l'Inps riconoscerà ai Caf i compensi già definiti nel 2012;
inutile dire che le responsabilità del Governo sono di primo piano, in quanto il nuovo Isee sarebbe dovuto entrare in vigore già nel giugno 2014 ed invece ci sono ben nove mesi di ritardo e per di più persistono i problemi tecnici rispetto ai quali, in Parlamento, sia il Ministro Poletti sia il Sottosegretario Biondelli avevano rassicurato sulla risoluzione in tempi brevi;
questa maggiore complessità inevitabilmente si contrappone alla campagna informativa avviata dal Ministero, attraverso spot televisivi e manifesti, il cui messaggio verte anche sulla semplicità del nuovo Isee;
oltre questi fattori la critica principale rivolta all'impostazione del nuovo Isee, riguarda l'introduzione tra le voci di reddito anche delle provvidenze assistenziali;
in merito gli interroganti hanno già chiesto al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di rendere note le simulazioni sull'applicazione del nuovo ISEE, per capire se e quante famiglie potrebbero venire penalizzate, nonostante abbiano tutte i requisiti necessari per accedere a quei benefici, sia con una interpellanza sia con una missiva del 13 gennaio 2015, alla quale ha fatto seguito una nota del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 20 febbraio 2015, in cui si afferma che «la struttura tecnica di supporto all'allora Vice Ministro Guerra aveva provveduto a sviluppare modelli di simulazione degli effetti della riforma, ma che i risultati, elaborati in quanto materiale di lavoro ad uso interno, non sono stati acquisiti dall'Ufficio e non possono essere pertanto trasmessi», altresì, si rileva che la Direzione competente «si sta dotando di strumenti propri di simulazione degli effetti della riforma i cui risultati saranno divulgati»;
pertanto persiste l'assurdo ritardo da parte del Ministero;
inoltre, come già detto, il nuovo ISEE 2015 non è assolutamente condivisibile nella formulazione dell'articolo 4 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013 perché, a detta degli interroganti, è di dubbia legittimità e deve essere modificato, perlomeno nella parte in cui prevede che nel reddito complessivo siano conteggiate anche le indennità e le pensioni percepite dai soggetti disabili;
la questione, come è noto, è stata sollevata anche dalle associazioni delle persone disabili, che erano ricorse nel mese di aprile 2014 al TAR Lazio contro la presidenza del Consiglio dei ministri, il quale ha riconosciuto con le sentenze numero 2454/15 – 2458/15 – 2459/15, le loro ragioni per la parte relativa all'illegittimità del regolamento dell'Indicatore in cui considera come «reddito disponibile» anche quei proventi «che l'ordinamento pone a compensazione della oggettiva situazione di svantaggio, anche economico, che ricade sui disabili e sulle loro famiglie»;
in sede di espressione del previsto parere parlamentare sullo schema del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in questione, gli unici a dare parere contrario sono stati i deputati del Movimento 5 Stelle presentando addirittura un parere alternativo di minoranza;
a sollevare la protesta contro la riforma ISEE è stata anche la Federazione Fish che ha chiesto al Governo di rimodulare lo strumento ISEE, accogliendo le indicazioni del TAR;
a ciò si aggiunge la protesta da parte degli studenti, secondo i quali, con questi parametri previsti nel nuovo Isee, sarà più difficile l'accesso alle borse di studio, tanto che le associazioni studentesche sono pronte «ad azioni legali» in difesa del diritto allo studio;
se le citate sentenze del Tar, prevedono l'esclusione dal calcolo ISEE di «trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti, da amministrazioni pubbliche, laddove non siano già inclusi nel reddito complessivo» e annullano le differenze tra disabili minorenni e maggiorenni, questo significa che non sono reddito neanche le borse di studio;
dopo il caos prodotto dalle sentenze del Tar del Lazio, attualmente, sembrerebbe che siano a rischio i servizi legati all'Isee socio-sanitario;
ogni giorno è prezioso, soprattutto per le famiglie alle prese con i Caf, dove regna l'incertezza in assenza di regole certe;
alcune regioni e comuni sono in pieno caos per l'applicazione della nuova normativa e hanno intrapreso o sono in procinto di farlo, iniziative autonome e quindi disomogenee, per tamponare la situazione in attesa di un intervento risolutivo del Governo che però finora tace;
ad oggi non sono state prodotte ancora le promesse simulazioni di applicazione che avrebbero dovuto dissipare le preoccupazioni per il nuovo calcolo dell'ISEE, nonostante il nuovo ISEE sia già in vigore dal primo gennaio 2015;
anche l'Associazione comuni bresciani ha ribadito la forte preoccupazione circa le pesantissime ripercussioni per i bilanci comunali, che l'applicazione di alcune disposizioni contenute nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013 in tema di calcolo di ISEE potrebbe comportare;
i sindacati «Cgil, Cisl e Uil hanno scritto una lettera al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ed al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, per sollecitare un intervento “urgente” da parte del Governo e l'apertura di un confronto sul nuovo Isee (...) Altrimenti “avvieremo iniziative di mobilitazione con presidi e proteste”»;
le nuove regole fissate a livello nazionale per la dichiarazione, pur dettate da condivisibili esigenze di equità, stanno raddoppiando i tempi di lavorazione per i Caf, che attualmente elaborano circa l'80-90 per cento degli Isee, poiché ci si trova con scadenze sovrapposte alla campagna fiscale;
dalla Uil Pensionati della Basilicata arriva un ulteriore monito al Governo, poiché, le nuove regole dell'Isee, secondo quanto affermato dal sindacato, oltre a causare problemi e disagi per i pensionati e le famiglie monoreddito, potrebbero ridurre agli attuali beneficiari dei contributi pubblici per le politiche socio-assistenziali, in particolare alle persone anziane –:
se non ritenga necessario intraprendere iniziative, anche di carattere normativo, per affrontare con urgenza e in maniera adeguata le problematiche citate in premessa recependo le indicazioni recate dalle tre sentenze del Tar del Lazio e risolvendo le innumerevoli difficoltà riscontrate da Caf e cittadini, a causa del nuovo Isee in termini, addirittura, di garanzia del diritto allo studio e di equità sociale. (5-05151)