• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00009 in vista della riunione dei Capi di Stato e di Governo (Consiglio europeo) che si terrà a Bruxelles il 22 maggio 2013; premesso che: la crisi economica vissuta negli ultimi anni...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00009 presentata da GIANLUCA SUSTA
martedì 21 maggio 2013, seduta n.024

Il Senato,
in vista della riunione dei Capi di Stato e di Governo (Consiglio europeo) che si terrà a Bruxelles il 22 maggio 2013;
premesso che:
la crisi economica vissuta negli ultimi anni dall'Eurozona, innescata dalla crisi finanziaria del 2008, ha evidenziato la necessità di rafforzare la dimensione politica ed economica sovranazionale delle Istituzioni europee, anche per risolvere sia le divergenze fiscali e di finanza pubblica, sia soprattutto i divari di competitività tra le economie degli Stati membri, che rischiano di mettere a repentaglio l'intero processo di integrazione europea;
l'incompletezza del processo di integrazione politica dell'Unione ha reso a lungo lenta e debole la risposta comune alla crisi dei debiti sovrani, aggravata dagli attacchi della speculazione internazionale, che ha colpito in modo particolare, sia pure con tempi e modalità diversi, i Paesi più esposti sul piano della finanza pubblica e su quello della competitività economica, come la Grecia, il Portogallo, l'Irlanda, la Spagna e l'Italia;
al contrario di altre grandi aree del mondo, in Europa la ricetta prevalente, se non esclusiva, per far fronte alla crisi, si è concentrata sul pur necessario consolidamento fiscale, cioè sul progressivo conseguimento della stabilità dei bilanci pubblici, trascurando come questo stesso obiettivo implichi, per essere sostenibile, una simultanea strategia riformatrice, sia a livello di Stati membri, sia a livello di Unione, per la stabilizzazione della dinamica economica, in termini di competitività, di crescita e di occupazione;
la politica della cosiddetta austerity, fondata sull'idea che la compressione accelerata del deficit di bilancio, per di più perseguita attraverso aumenti di pressione fiscale piuttosto che riduzioni e riqualificazione della spesa, fosse sufficiente a far recuperare competitività alle economie attraverso la riduzione di costi e prezzi, senza l'adeguato accompagnamento di forti misure anticicliche, sia da parte dei Paesi in surplus, sia da parte dell'Unione, è risultata insufficiente: come hanno dimostrato, in Italia, il crollo della domanda interna, la caduta della produzione, la crescita della disoccupazione (soprattutto giovanile), il calo del reddito e l'aumento del rapporto debito/PIL, mentre in altri Paesi simili effetti sono stati accompagnati anche da un aumento del rapporto deficit/PIL;
politiche di bilancio procicliche, adottate in periodi di decrescita del PIL, hanno contribuito a un approfondimento della recessione nei Paesi dell'Eurozona (specialmente del Sud) in misura significativamente maggiore rispetto a quella prevista, come ha dimostrato il Fondo Monetario Internazionale, finendo per ridurre drasticamente l'efficacia della stessa politica monetaria, nonostante gli sforzi compiuti dalla BCE, per limitare le asimmetrie che, ancora oggi, purtroppo si registrano e che hanno determinato, in Italia, un onere aggiuntivo a carico delle imprese;
la pur positiva decisione della BCE di ridurre il tasso di interesse di riferimento, si dimostra purtroppo insufficiente per attivare un circuito virtuoso banche-imprese, stante l'attuale statuto giuridico della stessa BCE, che, pur avendo adottato nell'ultimo anno e mezzo comportamenti più flessibili sia sul versante dell'acquisto di titoli del debito pubblico dei Paesi più esposti alla speculazione, sia immettendo ingenti liquidità nel sistema, deve poter disporre dell'intera gamma dei poteri di garanzia di ultima istanza generalmente attribuiti alle banche centrali;
il ritardo, dell'Unione Europea e degli Stati membri, nel prendere coscienza delle conseguenze di una crisi non nata in Europa, ha alimentato derive populiste e antieuropeiste e più in generale ha eroso in misura significativa il consenso popolare nei confronti dell'Europa, imponendo nuovi vincoli politici e democratici nella definizione delle strategie da adottare, delle soluzioni da proporre e della loro calendarizzazione;
secondo le ultime previsioni della Commissione europea, su 17 Paesi dell'Eurozona, ben 10 (Cipro, Slovenia, Spagna, Irlanda, Francia, Portogallo, Malta, Olanda, Belgio e Slovacchia) assai difficilmente riusciranno a rispettare, nel 2013, il parametro del 3 per cento nel rapporto tra disavanzo pubblico annuale e PIL; la stessa criticità si riscontra nell'andamento del deficit annuale strutturale, corretto per il ciclo, visto che ben 11 Paesi (Austria, Olanda, Slovacchia, Belgio, Portogallo, Francia, Slovenia, Malta, Irlanda, Cipro e Spagna) su 17, sempre secondo le ultime previsioni della Commissione europea, non sembrano in grado di garantire, nel 2014, il rispetto del Fiscal Compact (un deficit strutturale compreso tra 0 e -0,5 per cento);
l'Italia invece, con un deficit strutturale previsto pari a -0,7 per cento del PIL, appare tra i Paesi più virtuosi: le previsioni della Commissione europea, di cui si è detto in precedenza, prendono atto dell'efficacia del consolidamento fiscale svolto dal nostro Paese negli anni della crisi e proiettano un'evoluzione della nostra finanza pubblica che vede un indebitamento netto inferiore al limite del 3 per cento e un saldo strutturale, al netto cioè della componente ciclica e delle misure una tantum, che si avvicina al pareggio nei prossimi anni, evidenziando come vi siano tutte le premesse per una immediata, positiva chiusura della "procedura di disavanzo eccessivo", attualmente aperta;
dal punto di vista della normativa rilevante, già con il governo Berlusconi, l'Italia ha approvato a larga maggioranza i regolamenti del cosiddetto Six Pack, mentre la riforma dell'articolo 81 della Costituzione, avviata da quello stesso Esecutivo, è giunta a compimento durante il governo Monti, insieme alla ratifica del Fiscal Compact; con l'approvazione della legge costituzionale di attuazione del nuovo articolo 81, è stata altresì prevista l'istituzione dell'Ufficio parlamentare del Bilancio, quale organismo di garanzia e certificazione indipendente della base analitica congiunturale delle decisioni di politica economica e finanziaria; già oggi l'Italia si pone pertanto tra gli Stati più avanzati nell'Unione europea, dal punto di vista del controllo della finanza pubblica, ed è quindi pienamente credibile e affidabile;
così come molti Stati membri, a cominciare dall'Italia, hanno mantenuto gli impegni relativi al consolidamento dei rispettivi bilanci nazionali, è ora necessario che siano mantenuti a livello di Unione tutti gli impegni formalmente assunti al Consiglio europeo del 28-29 giugno 2012 con l'adozione del Patto per la crescita e l'occupazione, nonché del documento "Verso un'autentica unione economica e monetaria", presentato dai presidenti del Consiglio europeo, della Commissione europea, della BCE e dell'Eurogruppo; documento che prevede un'unione bancaria, economica, di bilancio e politica nell'Eurozona, la cui versione definitiva è stata presentata al Consiglio europeo del 13-14 dicembre 2012;
ad oggi, il Meccanismo Europeo di Stabilità non può ricapitalizzare direttamente le banche, non essendo ancora operativa l'unione bancaria, a causa di lentezze nelle discussioni e dei dubbi di alcuni Paesi, come la Germania;
alla pur necessaria politica di rigore vanno immediatamente associate politiche volte a creare crescita sostenibile e occupazione; a tal fine, mentre deve continuare l'azione di contenimento e riduzione della spesa pubblica, sono necessari margini di flessibilità finanziaria, che dovranno essere utilizzati per attenuare il carico tributario che attualmente grava sulle famiglie e sulle imprese e per finanziare investimenti pubblici produttivi;
sulla strategia macroeconomica europea e nazionale, nonché sulla necessità di superare politiche di mera austerità e imboccare la via di un vero consolidamento fiscale (come sopra definito), in Italia la maggioranza parlamentare, con il supporto attivo di forze dell'opposizione, è su posizioni convergenti, che sono alla base, tra l'altro, dell'accordo politico del Governo;
già lo scorso anno, pochi giorni prima del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2012, il Parlamento italiano ha approvato all'unanimità la risoluzione con cui il Governo si è impegnato a sostenere e promuovere iniziative europee per lo sviluppo, la crescita e l'occupazione, con l'obiettivo di creare nell'Eurozona un'unione bancaria, economica, di bilancio e politica, nonché di modificare i Trattati europei, al fine di consentire alla Banca Centrale Europea di svolgere un ruolo a sostegno dello sviluppo, pur in un contesto non inflazionistico, come avviene, del resto, per tutte le altre banche centrali mondiali;
le conclusioni della riunione del Consiglio Ecofin del 14 maggio 2013 sanciscono l'importanza di una stretta cooperazione tra i Paesi dell'UE per contrastare le diverse forme di evasione ed elusione fiscale, e conferiscono mandato alla Commissione europea di stabilire un più stretto raccordo informativo tra gli Stati membri dell'Unione, nonché di negoziare gli accordi in materia di scambio di informazioni con Andorra, Liechtenstein, San Marino, Monaco e Svizzera;
la necessaria ed urgente costruzione del mercato unico europeo dell'energia elettrica e del gas non esaurisce le politiche energetiche quali fondamento strategico, ancorché non esclusivo, della competitività dei 27 sul mercato mondiale: nel momento in cui il Nord America sta abbattendo radicalmente i costi dell'energia grazie all'uso sistematico del gas e dell'olio non convenzionali e l'Asia utilizza sempre più largamente il carbone, l'Europa deve infatti darsi anche una politica energetica globale;
dal 1° luglio 2014, l'Italia avrà la presidenza di turno dell'Unione europea,
impegna il Governo:
a far valere nei confronti dell'Unione europea il grande sforzo di risanamento dei conti pubblici attuato in Italia negli anni della crisi economica globale, al fine di avviare fin da subito strategie a favore di una crescita sostenibile, tenendo conto del fatto che la crisi dell'economia reale in Italia è ben più grave rispetto a quella di altri Paesi, anche perché l'azione di risanamento è stata più profonda e duratura;
a proporre al Consiglio europeo una strategia europea coordinata e immediatamente concretizzabile sulla lotta alla disoccupazione giovanile, che è la piaga sulla quale si riverberano gli effetti della crisi economica e finanziaria;
a far valere i progressi compiuti dall'Italia nel risanamento, al fine di catalizzare il consenso politico necessario affinché il Consiglio europeo prenda in esame senza ulteriori rinvii e ritardi, in vista del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2013, le proposte individuate dal documento "Verso un'autentica unione economica e monetaria" presentato al Consiglio europeo del dicembre 2012, a cominciare da quelle relative: 1) all'unione bancaria nelle sue tre componenti: un fondo comune di garanzia sui depositi, un sistema unico di sorveglianza sugli istituti di credito affidato alla BCE, una regolamentazione comune per i fallimenti bancari, nonché per l'istituzione di un'agenzia europea di rating del credito; 2) all'unione economica, attraverso l'attivazione immediata di Project bond e il lavoro comune su Eurobond e Stability bond; 3) all'unione fiscale, che preveda un'autorità centrale di controllo delle politiche di bilancio dei singoli Stati e l'armonizzazione delle politiche economiche; 4) all'unione politica, con il relativo rafforzamento del quadro istituzionale attuale e l'elezione diretta del presidente della Commissione europea;
a promuovere, in particolare su quest'ultimo punto relativo alla unione politica, una iniziativa che assuma e rilanci la positiva svolta segnata dalle recenti, impegnative dichiarazioni del presidente francese Hollande, che fanno seguito a precedenti proposte della cancelliera tedesca Merkel, schierando così in modo chiaro e netto l'Italia tra i Paesi che, in modo realistico e pragmatico, intendono promuovere un salto di qualità in senso federalista del processo di integrazione politica europea;
ad attivare, conformemente alle opportunità e ai vincoli esplicitamente indicati nelle conclusioni del Consiglio europeo del marzo 2013, forme di "investimenti pubblici produttivi" che possano contribuire a rilanciare l'economia, svolgendo il ruolo di catalizzatori di risorse private;
a favorire un processo riformatore volto ad attribuire alla Banca Centrale Europea un ruolo di supporto attivo a favore della crescita, valutando la possibilità di utilizzare come collaterali, ai fini del finanziamento diretto delle piccole e medie imprese, Asset Backed Securities confezionati dai singoli Paesi e dalla Banca Europea degli Investimenti, al fine di contrastare la frammentazione e le asimmetrie del mercato finanziario nell'Eurozona;
sollecitare l'apertura nelle sedi opportune di una seria riflessione circa la necessità che i Paesi in surplus nelle partite correnti delle bilance dei pagamenti sviluppino politiche di reflazione, al fine di contribuire, in questo modo, a garantire una crescita equilibrata all'interno dell'Unione Europea e a livello mondiale;
ad adoperarsi affinché sia data effettiva applicazione alle misure prospettate nelle due raccomandazioni della Commissione europea sui paradisi fiscali e sulla pianificazione fiscale aggressiva, in particolare al fine di individuare, secondo criteri comuni, i paradisi fiscali e di inserirli in apposite "liste nere", nonché di adeguare, con l'inserimento di clausole appropriate, le convenzioni sulla doppia imposizione;
ad adoperarsi affinché sia avviato un progetto pilota per lo scambio di informazioni sui risparmi dei non residenti, secondo quanto proposto nella lettera congiunta indirizzata alla Commissione europea, il 9 aprile scorso, dai Ministri delle finanze di Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna;
a rimuovere gli ostacoli che ancora esistono per una vera liberalizzazione del mercato interno;
a sollecitare la costruzione del mercato unico europeo dell'energia elettrica e del gas, al fine di sfruttare le opportunità di riduzione dei costi offerte da politiche di sviluppo energetico e dalle nuove tecnologie del settore, nel contesto degli sforzi dell'Unione europea per promuovere crescita, occupazione e competitività;
a recuperare la forza di integrazione che i programmi di scambio dell'Unione europea hanno avuto nei decenni passati, a partire da un rafforzamento delle politiche di mobilità dei lavoratori, all'avvio di nuovi e più strutturati programmi di apprendistato, all'aumento degli scambi e della mobilità tra studenti, stagisti e apprendisti;
a promuovere il conferimento, da parte del Consiglio europeo, di un mandato alla Commissione finalizzato ad elaborare proposte per regolare sia lo scambio transatlantico delle commodity energetiche, sia il mercato dei prodotti petroliferi, nonché, nel rispetto degli accordi WTO e del Trattato di Kyoto, per valorizzare le merci che incorporano le minori emissioni inquinanti.
(6-00009)
SUSTA, DELLA VEDOVA, ROMANO, GIANNINI.