• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00043 Risoluzione in commissione 7-00043presentato daDI STEFANO Manliotesto diMercoledì 26 giugno 2013 in Commissione III (Affari esteri) 7-00043 Manlio Di Stefano: Sulla ratifica del...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00043presentato daDI STEFANO Manliotesto diMercoledì 26 giugno 2013 in Commissione III (Affari esteri)

7-00043 Manlio Di Stefano: Sulla ratifica del Trattato sul commercio delle armi.

NUOVA FORMULAZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE

La III Commissione (Affari esteri e comunitari),
premesso che:
ogni giorno, nel mondo, milioni di persone soffrono a causa delle conseguenze dirette o indirette di un commercio di armi poco regolamentato. A tal proposito le statistiche di Amnesty International, aggiornate a tutto il 2012 sono eloquenti: 1.500 persone muoiono ogni giorno, vittime della violenza armata; 26 milioni di persone sono state costrette a lasciare la propria casa a causa di un conflitto armato; 12 miliardi di pallottole sono prodotte ogni anno; il 74 per cento delle armi esistenti nel mondo è prodotto in 6 paesi: Cina, Germania, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti;
la maggior parte delle vittime dei conflitti sono civili; oltre alle vittime dirette, milioni di esseri umani sono costretti a vivere sotto la minaccia costante delle armi utilizzate per commettere migliaia di violazioni dei diritti umani ogni anno;
numerose sono state le campagne della società civile in tutto il mondo a favore di un forte e solido trattato sul commercio di armi, tra cui la campagna sul controllo delle armi e l'appello lanciato dai vincitori del Premio Nobel per la Pace avvicendatisi fino ad oggi;
la risoluzione riconosce che le donne ed i fanciulli rappresentano i gruppi più colpiti dai conflitti armati; riconosce altresì che le donne svolgono un ruolo fondamentale e imprescindibile nella prevenzione e risoluzione dei conflitti, nonché nelle attività di ricostruzione della pace; invita tutti gli Stati Membri dell'ONU ad assicurare una più ampia partecipazione delle donne a tutti i livelli decisionali, in particolare nei meccanismi di prevenzione, gestione e risoluzione del conflitto;
la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite 61/89 del 6 dicembre 2006, intitolata: «Verso un trattato sul commercio di armi: stabilire norme internazionali comuni per l'importazione, l'esportazione e il trasferimento di armi convenzionali,» aveva dato il via ad un'iniziativa, sostenuta da 153 Stati membri delle Nazioni Unite, che ha segnato l'avvio formale del processo di adozione di un trattato sul commercio di armi. In seguito, con la risoluzione 64/48 del 2 dicembre 2009 sul Trattato sul commercio di armi (Arms Trade Treaty, ATT), sostenuta anch'essa da 153 Stati membri, è stato deciso di convocare una Conferenza delle Nazioni Unite, relativa al trattato sul commercio di armi incaricata di riunirsi dal 2 al 27 luglio 2012 con lo scopo di elaborare uno strumento giuridicamente vincolante sulle norme comuni internazionali più rigorose possibili sul trasferimento di armi convenzionali e a concludere un forte e solido trattato. Il trattato serve a regolamentare il commercio di armi a livello internazionale e a creare degli standard per i trasferimenti puntando ad abbassare la vendita stessa delle armi, nel tentativo di disciplinarne anche da un punto di vista morale la compravendita;
l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha, inoltre, affidato agli Stati il compito di garantire che i propri sistemi nazionali e controlli interni siano basati su norme quanto più rigorose onde evitare che le armi convenzionali siano dirottate dal mercato lecito al mercato illecito, in cui possono essere utilizzate a fini di attentati terroristici, criminalità organizzata e attività illecite diverse;
il Trattato è stato aperto alla firma il 3 giugno 2013 presso il quartier generale delle Nazioni Unite a New York e la firma dell'Italia, tra i primi paesi che hanno scelto di sottoscrivere il Trattato internazionale sul commercio delle armi, ha rappresentato certamente un momento storico importante per tutti coloro che da anni si battono contro la diffusione indiscriminata di armamenti nel mondo, e soprattutto per tutte le vittime (una al minuto) che subiscono violenza e morte per causa delle armi;
pur nella convinzione che il testo del Trattato sul commercio delle armi convenzionali rappresenta un compromesso al ribasso voluto da diversi paesi (tra cui Stati Uniti, Russia, India e Cina), finalmente, il 2 aprile 2013, è stato adottato il testo del Trattato con il voto favorevole di 154 Paesi tra cui l'Italia e gli Stati Uniti; le categorie di armi prese in considerazione dal Trattato sono otto: carri armati, mezzi corazzati da combattimento, sistemi di artiglieria a largo calibro, velivoli da combattimento, elicotteri da attacco, navi da guerra, missili e lanciamissili, e le armi leggere e di piccolo taglio;
il Parlamento europeo si è espresso nel merito con alcune risoluzioni (quella del 21 giugno 2007 relativa al trattato sul commercio di armi e la fissazione di criteri internazionali comuni per l'importazione, l'esportazione e il trasferimento di armi convenzionali, quelle del 13 marzo 2008 e del 4 dicembre 2008, entrambe sul codice di condotta dell'UE per le esportazioni di armi) che hanno sottolineato l'urgente necessità di un trattato sul commercio di armi;
nonostante la direttiva 2009/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio europeo del 6 maggio 2009 abbia semplificato le modalità e le condizioni dei trasferimenti all'interno delle Comunità di prodotti per la difesa e sia stata recepita con il decreto legislativo 22 giugno 2012, n. 105, secondo l'articolo 2 essa non incide sulla discrezionalità degli Stati membri in materia di politica di esportazione dei prodotti per la difesa;
il 13 giugno 2012, a sostegno di quanto poi adottato in sede ONU, era stata approvata anche una risoluzione del Parlamento europeo, proprio relativa ai negoziati per il trattato delle Nazioni Unite sul commercio di armi;
il nostro Paese si è impegnato, in maniera attiva nel corso del lungo iter diplomatico, affinché lo spirito del Trattato fosse in linea con le proprie priorità negoziali e con quanto da sempre sostenuto nell'ambito della tutela e della promozione dei diritti umani, del disarmo, della cooperazione e dello sviluppo e nel rispetto delle norme di diritto internazionale umanitario e con il richiamo all'obbligo di risolvere le controversie internazionali con mezzi pacifici;
la legge n. 185 del 1990 rappresenta una delle più avanzate normative sul controllo dei materiali di armamento e con il recepimento della citata direttiva la direttiva sul controllo dei trasferimenti dei materiali di armamento il nostro sistema normativo risulta essere già in grado di poter attuare il Trattato sul commercio delle armi convenzionali;
non esiste alcun trattato globale vincolante sulla regolamentazione dei trasferimenti di armi convenzionali e oltre 40 Stati membri delle Nazioni Unite non dispongono né di un quadro normativo nazionale per il controllo del trasferimento di armi né adempiono ad alcuna norma regionale o internazionale;
il commercio di armi non controllato e non regolamentato costituisce una grave minaccia alla pace, alla sicurezza e alla stabilità a livello locale, nazionale, regionale e internazionale, ma anche alla democrazia, allo Stato di diritto e allo sviluppo sostenibile sociale ed economico; inoltre, è un fattore che contribuisce ai conflitti armati, allo sfollamento di popolazioni, alla criminalità organizzata e al terrorismo;
certamente, il testo di Trattato è un primo livello di regole sui trasferimenti di armamenti, con sostegno e partecipazione da parte di tutti i principali Paesi produttori di armi e sarebbe oltremodo significativo che il percorso legislativo della ratifica si concludesse entro agosto 2013 per consentire il deposito dell'avvenuta approvazione in vista del prossimo appuntamento della sessione delle Nazioni Unite, previsto il 23 e 24 settembre 2013 a New York;
considerata la peculiare rilevanza che il deposito della ratifica dell'ATT avrebbe per la proiezione internazionale del nostro Paese in vista del prossimo appuntamento della sessione ordinaria di Settembre prossimo, dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

impegna il Governo:

a presentare nel più breve tempo possibile il disegno di legge di ratifica del Trattato sul Commercio delle armi (ATT) al fine di depositare lo strumento di ratifica presso il quartier generale delle Nazioni Unite a New York in occasione dell’UN Treaty Event (24-26 settembre 2013) consentendo all'Italia di essere tra i 50 paesi che attraverso la ratifica contribuiranno all'entrata in vigore di questo storico Trattato;
a promuovere l'universalizzazione del Trattato sviluppando apposite iniziative diplomatiche per coinvolgere ed invitare la comunità internazionale all'adozione della Convenzione (ATT);
a promuovere in ambito di cooperazione internazionale le buone pratiche italiane della legge n. 185 del 1990 e sistemi di tracciabilità a supporto e sostegno dello sviluppo di normative nazionali propedeutiche o di implementazione del Trattato ATT.
(8-00005) «Manlio Di Stefano, Grande, Spadoni, Di Battista, Tacconi, Sibilia, Del Grosso, Scagliusi, Mogherini, Gianluca Pini, Locatelli, Scotto, Palmizio, Marazziti».