• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/01816 LUCIDI, BUCCARELLA, CAPPELLETTI, SANTANGELO, GIARRUSSO - Al Ministro dell'interno - Premesso che: nella serata tra il 12 ed il 13 marzo 2015 nella città di Terni è avvenuto uno degli...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-01816 presentata da STEFANO LUCIDI
martedì 31 marzo 2015, seduta n.420

LUCIDI, BUCCARELLA, CAPPELLETTI, SANTANGELO, GIARRUSSO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nella serata tra il 12 ed il 13 marzo 2015 nella città di Terni è avvenuto uno degli episodi di più brutale violenza che si siano registrati nel territorio a danno della vita di un cittadino;

a seguito di fatti e circostanze ad oggi ancora da chiarire, un giovane marocchino, Amine Aassoul, detto Aziz, provocava il ferimento e quindi il decesso di un giovane ternano;

la vittima, David Raggi, un ragazzo di 27 anni, era presente per caso sul posto, totalmente estraneo alla vicenda che ha comportato il suo decesso;

l'aggressore risultava già essere destinatario di provvedimento di espulsione viste le molteplici sentenze di condanna a suo carico; infatti in passato, a seguito di alcuni furti compiuti nelle Marche, gli era stato revocato il permesso di soggiorno ed era stato espulso e rimpatriato. La sua fedina penale era gravata da una lunga serie di precedenti per furto aggravato, lesioni personali, calunnia, spaccio di stupefacenti, danneggiamento, rissa, evasione e resistenza a pubblico ufficiale;

il giovane marocchino successivamente aveva fatto clandestinamente rientro in Italia, sbarcando a Lampedusa, e aveva presentato domanda di asilo politico. La sua richiesta di asilo era stata respinta nel mese di ottobre 2014 e la squadra volante di Terni gli aveva notificato la decisione. Il marocchino aveva però fatto ricorso nei 30 giorni previsti ed era in attesa di una decisione in merito;

nelle ore e giorni immediatamente successivi al delitto il Ministro in indirizzo ha dichiarato che non sarebbe stato possibile espellere l'aggressore, in quanto: "Ha fatto una richiesta d'asilo che è stata respinta e ha poi presentato ricorso; in attesa del pronunciamento non può esserci un provvedimento di espulsione", come si legge in un articolo pubblicato su "il Giornale" il 13 marzo 2015;

in data 16 marzo 2015 il Gip di Terni Maurizio Santoloci ha convalidato l'arresto del marocchino accusato di avere ucciso il giovane David Raggi. Nel provvedimento, una decina di pagine, il giudice sottolinea però anche le "maglie larghe" della procedura amministrativa che ha permesso allo straniero di sfruttare le pieghe della normativa;

in particolare il gip di Terni, infatti, oltre a richiamare la pericolosità dell'uomo (Santoloci lo definisce una "vera e propria macchina da guerra criminale"), mette sotto accusa "le maglie larghe" delle procedure amministrative legate alla legge sull'immigrazione. "È sfruttando i buchi neri dell'ordinamento amministrativo nazionale in materia di espulsioni e i paradossi normativi"", scrive Santoloci, che Amine "è riuscito a muoversi nelle pieghe della normativa", come è riportato in un articolo di "umbriadomani" del 19 marzo;

considerato che:

con riferimento alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, l'impugnazione o ricorso avverso il diniego dello status di rifugiato (o della protezione sussidiaria) sono disciplinati dagli artt. 32, 35 e 36 del decreto legislativo n. 25 del 2008 e dal decreto legislativo n. 159 del 2008;

l'art. 35, comma 2, del decreto legislativo n. 25 del 2008 rinvia ad altra norma stabilendo che le controversie di impugnazione o ricorso sono disciplinate dall'art. 19 del decreto legislativo n. 150 del 2011. Detta ultima norma prescrive, ai commi 4 e 5, quanto segue: "La proposizione del ricorso sospende l'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato, tranne che nelle ipotesi in cui il ricorso viene proposto: a) da parte di soggetto ospitato nei centri di accoglienza ai sensi dell'articolo 20, comma 2, lettere b) e c), del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, o trattenuto ai sensi dell'articolo 21 del medesimo decreto legislativo, ovvero b) avverso il provvedimento che dichiara inammissibile la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato o di persona cui è accordata la protezione sussidiaria, ovvero c) avverso il provvedimento adottato dalla Commissione territoriale nell'ipotesi prevista dall'articolo 22, comma 2, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, ovvero d) avverso il provvedimento adottato dalla Commissione territoriale che ha dichiarato l'istanza manifestamente infondata ai sensi dell'articolo 32, comma 1, lettera b-bis), del citato decreto legislativo. Nei casi previsti dal comma 4, lettere a), b), c) e d), l'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato può essere sospesa secondo quanto previsto dall'articolo 5. Quando l'istanza di sospensione viene accolta, al ricorrente è rilasciato un permesso di soggiorno per richiesta di asilo e ne viene disposta l'accoglienza ai sensi dell'articolo 36 del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25";

considerato inoltre che:

si sottolinea come la disposizione stabilisce che l'eventuale ricorso avverso il provvedimento di diniego della protezione internazionale sospende l'efficacia del medesimo (provvedimento di diniego), ma non chiarisce esplicitamente se esso sospenda o meno (anche) un provvedimento di espulsione;

la giurisprudenza, sia di legittimità, sia di merito, si è più volte pronunciata sulla materia, anche con toni molto chiari ed espliciti, ben diversi dalle fumose ed intricate formulazioni legislative: "La pendenza di un ricorso avverso il diniego dello status di rifugiato non ingenera l'obbligo di sospendere il procedimento di espulsione dello straniero", come da sentenza della Cassazione civile, sez. I, n. 11264 del 14 maggio 2009;

inoltre: "La normativa vigente prevede il divieto d'espulsione e di respingimento per i soli casi in cui lo straniero, rientrando nel proprio paese, tenuto conto delle condizioni in cui verrà a trovarsi, possa essere oggetto in concreto di persecuzioni. Si tratta, dunque, di una valutazione probabilistica, da accertarsi non in base a mere ipotesi astratte, ma in base a condizioni concrete esistenti nel paese di origine, la cui sussistenza deve essere dimostrata dal richiedente, quanto meno in termini di prova logica e/o circostanziale. Ciò, in quanto le ragioni della solidarietà umana non possono essere affermate al di fuori di un concreto bilanciamento dei valori in gioco, di cui deve farsi carico il legislatore con regole a difesa della collettività nazionale, stabilite in funzione di un ordinato flusso migratorio e di una adeguata accoglienza. Analoghe considerazioni valgono con riferimento alla protezione sussidiaria di cui agli artt. 14 e 17 d.lgs. n. 251/2007, richiamata dagli artt. 2 e 32 d.lgs. n. 25/2008, sulla cui scorta ha quindi diritto alla protezione soltanto chi provi di poter essere oggetto in concreto di persecuzioni in base a precise situazioni individualizzanti esistenti nel paese di origine. Diversamente argomentando intere popolazioni straniere, sulla base di contrasti socio-politici od inter-etnici, potrebbero ottenere il permesso di soggiornare in Italia, ponendo nel nulla qualsiasi regola a difesa di un ordinato flusso migratorio e di un'adeguata accoglienza", nella sentenza della Corte d'appello di Bari, sez. I, del 4 settembre 2012, n. 951;

oltre a ciò l'art. 15 del decreto del Presidente della Repubblica 16 settembre 2004, n. 303, recante "Regolamento relativo alle procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato", al comma 5, stabilisce: "Lo straniero al quale non sia stato riconosciuto lo status di rifugiato è tenuto a lasciare il territorio dello Stato, salvo che gli sia stato concesso un permesso di soggiorno ad altro titolo";

il regolamento attuativo, ancorché formalmente abrogato dal decreto legislativo n. 25 del 2008 più volte citato, continua/continuava a trovare applicazione e vigenza (ai sensi degli artt. 38 e 40 del medesimo decreto legislativo n. 25 del 2008), fino all'emanazione di nuovo regolamento attuativo da doversi emanare entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore dello stesso decreto legislativo n. 25 del 2008;

ebbene il regolamento di attuazione è stato emanato solo con decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio 2015, n. 21, entrato in vigore il 20 marzo 2015 (una settimana dopo l'omicidio di Terni e quasi 7 anni dopo il termine previsto dalla legge);

si sottolinea come il citato art. 19 del decreto legislativo n. 150 del 2011 stabilisca come la proposizione del ricorso in ogni caso non sospende l'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato, nelle ipotesi in cui il ricorso viene proposto dal richiedente la cui domanda è stata rigettata per manifesta infondatezza (ravvisando la palese insussistenza dei presupposti o ritenendo essere stata presentata al solo scopo di impedire o ritardare un provvedimento di espulsione o di respingimento) o da chi è stato inviato ai centri accoglienza richiedenti asilo perché irregolarmente presente o ai centri di identificazione ed espulsione;

peraltro, ai sensi dell'art. 20 del decreto legislativo n. 25 del 2008 il richiedente asilo "è ospitato in un centro di accoglienza richiedenti asilo nei seguenti casi: a) quando è necessario verificare o determinare la sua nazionalità o identità, ove lo stesso non sia in possesso dei documenti di viaggio o di identità, ovvero al suo arrivo nel territorio dello Stato abbia presentato documenti risultati falsi o contraffatti; b) quando ha presentato la domanda dopo essere stato fermato per aver eluso o tentato di eludere il controllo di frontiera o subito dopo; c) quando ha presentato la domanda dopo essere stato fermato in condizioni di soggiorno irregolare";

ai sensi dell'art. 21, comma 1, lettera b) e c), del decreto legislativo n. 25 del 2008 è disposto il trattenimento del richiedente asilo che è stato condannato in Italia per uno dei delitti indicati dall'articolo 380, commi 1 e 2, del codice di procedura penale, o che è destinatario di un provvedimento di espulsione o di respingimento,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni per cui il giovane marocchino non sia stato respinto e non gli sia stato fatto divieto di rientro alla frontiera ai sensi del testo unico dell'immigrazione di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni ed integrazioni, in base al pregresso provvedimento di espulsione e, in subordine, qualora il pregresso provvedimento di espulsione fosse decaduto per decorso dei termini, in base a quale esplicita norma non sia stato emesso nei suoi confronti un nuovo decreto di espulsione;

se, nonostante la pendenza del ricorso avverso il diniego di asilo, la posizione del giovane marocchino rientrasse o meno nelle fattispecie di cui al comma 4 o comma 5 dell'articolo 19 del decreto legislativo n. 150 del 2011;

quali siano i motivi per cui, nonostante i precedenti penali ed il provvedimento di espulsione pregresso, la sua domanda non sia stata rigettata per manifesta infondatezza, nonché i motivi per i quali, in ragione dei precedenti penali e del provvedimento di espulsione pregresso, lo stesso non sia stato respinto o inviato ai centri di accoglienza per richiedenti asilo perché irregolarmente presente o ai centri di identificazione ed espulsione, e non vi sia stato trattenuto;

se siano in corso azioni volte ad accertare i fatti, stabilire eventuali responsabilità e sanzioni, nonché adottare provvedimenti (ivi incluso emanare circolari di chiarificazione) che impediscano il ripetersi di quanto avvenuto;

quali siano le modalità e la procedura che hanno consentito allo straniero, sbarcato clandestinamente a Lampedusa, di presentare richiesta d'asilo, essendo stato destinatario di un provvedimento di espulsione, e di allontanarsi dai centri di accoglienza anziché essere trattenuto in attesa della decisione sull'istanza;

quale sia il motivo per cui il rigetto dell'istanza non ha reso immediatamente esecutivo o attuabile un decreto di espulsione;

quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo al fine di verificare la presunta legittimità della permanenza dello straniero in Italia nelle more dell'impugnativa presentata contro il provvedimento di rigetto dell'asilo politico;

se a seguito dei fatti descritti sia stato deciso il ricorso dello straniero avverso il diniego della richiesta di asilo e se nelle more siano stati emessi un decreto di espulsione efficace e definitivo, un dispositivo atto a trattenere lo straniero, ove scarcerato, nei centri di accoglienza in attesa della decisione sulla richiesta d'asilo e il rigetto esecutivo dell'istanza;

se risulti se a seguito dei pregressi delitti sia stata mai chiesta dagli inquirenti l'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere.

(3-01816)