• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/01861 MONTEVECCHI, CIOFFI, BULGARELLI, MORRA, CAPPELLETTI, CIAMPOLILLO, SANTANGELO, DONNO, LEZZI, MORONESE, BERTOROTTA, PAGLINI, PUGLIA, CATALFO, BOTTICI, AIROLA, TAVERNA, BUCCARELLA, SCIBONA - Ai...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-01861 presentata da MICHELA MONTEVECCHI
giovedì 16 aprile 2015, seduta n.432

MONTEVECCHI, CIOFFI, BULGARELLI, MORRA, CAPPELLETTI, CIAMPOLILLO, SANTANGELO, DONNO, LEZZI, MORONESE, BERTOROTTA, PAGLINI, PUGLIA, CATALFO, BOTTICI, AIROLA, TAVERNA, BUCCARELLA, SCIBONA - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'interno - Premesso che per quanto risulta agli interroganti:

in data 2 agosto 2013 è stata emanata la delibera di Giunta regionale n. 1138 recante «Approvazione dello schema del Protocollo d'intesa tra Regione Emilia-Romagna, Provincia di Bologna, Comune di Bologna e C.A.A.B. s.c.p.a. per l'attuazione del progetto F.I.CO. (Fabbrica Italiana COntadina) nell'ambito del polo funzionale del "CAAB" a Bologna»;

con la deliberazione ordine del giorno n. 365/2013 del 1° luglio 2013 «recante "C.A.A.B. s.c.p.a: autorizzazione alla costituzione di un fondo immobiliare per il finanziamento del progetto di valorizzazione di parte delle aree, modifica alla convenzione Rep. n. 60078 del 31 ottobre 1994 tra Comune di Bologna e C.A.A.B. s.c.p.a. e autorizzazione alla sub-cessione onerosa del diritto di proprietà sulle aree interessate dal progetto» il Consiglio comunale di Bologna ha approvato la proposta inerente all'ampliamento dell'attività sociale di C.A.A.B. s.c.p.a. per la realizzazione del progetto di valorizzazione F.I.CO., definendo successivamente in un Protocollo d'intesa (sottoscritto anche dalla Provincia di Bologna e dalla Regione Emilia-Romagna) le modalità di adeguamento degli strumenti urbanistici vigenti, provinciali e comunali, necessarie per determinare le condizioni di attuabilità del progetto FICO all'interno del "polo funzionale CAAB";

nel «Protocollo d'intesa tra Regione Emilia-Romagna, Provincia di Bologna, Comune di Bologna e CAAB s.c.p.a. (Centro Agro Alimentare di Bologna società consortile per azioni) per l'attuazione del progetto F.I.CO. (Fabbrica Italiana Contadina) nell'ambito del polo funzionale del CABB a Bologna» sottoscritto dalla Regione in data 17 settembre 2013 si parla, esplicitamente, di «inserimento del progetto nel più complessivo quadro di trasformazioni urbanistiche finalizzate alla riqualificazione del quartiere San Donato (Aree annesse a sud e area Pioppe, rigenerazione del Pilastro, miglioramento dei collegamenti attraverso il trasporto pubblico locale - prolungamento linea 6 del SFM, politiche dei servizi)»;

nel verbale del consiglio di amministrazione di CAAB del 3 giugno 2013 viene così descritto un nuovo progetto interessante il CAAB: «grande parco giochi, con la stessa attrattività mondiale che ha Disneyworld, ma riferito all'agro-alimentare italiano, il quale, come ben sappiamo, è il più desiderato al mondo. Per questo si chiama EATALY WORLD, di cognome. Il nome non poteva che essere Fabbrica Italiana Contadina acronimo F.I.CO. in quanto l'enogastronomia italiana sarà rappresentata musealmente dalla sua genesi in una logica sequenza: stalle, acquari, campi, orti, officine di produzione, laboratori, banchi serviti, grocery, ristoranti, eccetera";

il 3 marzo 2014 è stata emanata la delibera di Giunta regionale n. 262, «Indirizzi per la partecipazione all'assemblea straordinaria di CAAB e approvazione del progetto di attività di sviluppo immobiliare di parte delle aree sociali»;

considerato che:

i principali soci di CAAB sono il Comune di Bologna 80,04 per cento, la Regione Emilia-Romagna 6,12 per cento, la Camera di Commercio di Bologna 7,57 per cento, la Provincia di Bologna 1,54 per cento, mentre i soci privati detengono il 4,73 per cento;

CAAB svolge attività di interesse pubblico, così come stabilito dalla deliberazione consiliare P.G. n. 118222/2009, con la quale il Consiglio comunale di Bologna ha autorizzato, ai sensi del comma 27 dell'art. 3 della legge n. 244 del 2007, il mantenimento della propria partecipazione, in ragione della rilevanza strategica e patrimoniale che questa rappresenta per il Comune, con riferimento sia agli elementi patrimoniali caratterizzanti la relazione con la società, sia all'interesse che la struttura ed il servizio gestito dalla medesima rappresentano per l'utilizzo e lo sviluppo economico del territorio;

il consiglio di amministrazione della società C.A.A.B., a seguito della seduta del 3 giugno 2013, ha inviato ai soci una proposta relativa alla realizzazione del progetto "F.I.CO." che consiste «nella creazione a Bologna, all'interno del Mercato Agro-alimentare del CAAB, di un contenitore nel quale condensare le eccellenze dell'enogastronomia italiana, in un rapporto diretto di produzione, commercializzazione e somministrazione, attraverso l'apporto da parte di CAAB degli immobili interessati dal progetto ad un Fondo Immobiliare chiuso riservato di nuova costituzione» incarico affidato alla società Prelios SGR SpA che cura l'istituzione, costituzione e gestione del fondo comune di investimento immobiliare di tipo chiuso denominato "Fondo parchi agroalimentari italiani";

nello stesso fondo, che curerà il progetto F.I.CO. attualmente la maggioranza, 55 milioni di euro, è detenuta dai soci pubblici (CAAB) mentre i soci privati detengono quote per 40-45 milioni di euro, ma come si può leggere nella presentazione ufficiale di F.I.CO. «il Fondo ha durata 40 anni e un ammontare compreso tra 95 e 400 milioni di euro», quindi, sulla carta è possibile anche che i soci privati passino a detenere, un giorno, la maggioranza del capitale sociale;

i contenuti del progetto sono sviluppati da Eataly, «che cura l'individuazione dei gestori e dei conduttori di tutti i reparti»;

secondo i fautori del progetto il flusso di visitatori annui sarà dell'ordine dei 5-6 milioni di unità (dopo una prima stima iniziale inverosimile, nella seduta del consiglio di amministrazione CAAB del 3 giugno 2013, per cui «Eataly World potrà avere oltre 10 milioni di visitatori l'anno, diventando così il monumento più visitato in Italia»); si pone, quindi, anche il tema della gestione della mobilità di questo grande flusso di visitatori;

il consiglio di amministrazione di TPER SpA (Trasporto passeggeri Emilia-Romagna) ha deliberato una gara, in un lotto unico, per l'acquisto di 8 nuovi autobus ibridi, da 18 metri, che secondo il progetto condiviso tra le istituzioni locali Regione, Provincia e Comune, con TPER e soprattutto con CAAB, che ospiterà il progetto F.I.C.O., consentiranno un servizio di trasporto pubblico locale verso questa destinazione;

si tratterebbe di un investimento complessivo previsto di circa 4 milioni di euro, reso possibile da un cofinanziamento della Regione per circa 3 milioni di euro, e per la restante parte in autofinanziamento da parte di TPER SpA: la Regione in particolare contribuirebbe alla spesa complessiva in attuazione delle misure del progetto cosiddetto "Mi muovo elettrico - Free Carbon City";

gli assessorati regionali per le "Attività produttive, piano energetico e sviluppo sostenibile, economia verde, edilizia, autorizzazione unica integrata" e per la Programmazione territoriale, urbanistica, reti di infrastrutture materiali e immateriali, mobilità, logistica e trasporti hanno previsto di «cofinanziare la realizzazione del sopracitato servizio nell'ambito dell'Attività III.2.1 (Progetti pilota di mobilità a finalità energetica) dell'Asse 3 "Qualificazione energetico ambientale e sviluppo sostenibile" del POR-FESR 2007-2013» (lettera degli ex assessori regionali Muzzarelli e Peri P.G.2014.0037281 del 10 febbraio 2014 al presidente di TPER avente ad oggetto "Progetto Mi Muovo Elettrico-Free Carbon City");

la lettera così si conclude: «per attuare le misure del progetto "Mi Muovo Elettrico-Free Carbon City", e specificamente per l'acquisto di una flotta di autobus destinati a servire la linea sopra menzionata, la Regione, nelle more del perfezionamento degli atti amministrativi, intende sostenere l'acquisto attraverso un contributo corrispondente a circa tre milioni di euro a favore di TPER SpA, quale cofinanziamento entro il 70% rispetto alla spesa presunta, per l'acquisto di almeno 8 autobus ibridi da 18 metri. Tale acquisto dovrà essere completato in modo da far entrare in servizio gli autobus entro maggio 2015, al fine di consentire l'avvio del servizio in corrispondenza dell'apertura di F.I.C.O., previsto in concomitanza con EXPO 2015»;

considerato inoltre che, per quanto risulta agli interroganti:

come ammesso nella stessa delibera di Giunta regionale n. 1138/2013, le aree a disposizione di CAAB sono «sovradimensionate rispetto all'utilizzo a mercato all'ingrosso, in un momento nel quale il rilevante sviluppo della grande distribuzione ha da tempo soppiantato la tradizionale filiera commerciale»;

già 20 anni fa era facilmente prevedibile l'evoluzione della rete del commercio al dettaglio, e delle funzioni logistiche associate, che ha determinato a livello nazionale una drastica riduzione delle esigenze di poli logistici di questo tipo, che sono stati progressivamente abbandonati da una quota rilevante degli operatori tradizionali, cosa che avrebbe dovuto sconsigliare un sovradimensionamento, come invece è stato fatto, del CAAB che nasce «malato di gigantismo fin dall'inizio, nasce pieno di debiti»;

c'è stata una mancanza di condivisione del progetto con i cittadini e la società bolognese e regionale. Nessuno, a partire dai primi 2 soci di CAAB Comune e Regione, ha messo il problema sul "tappeto" nei suoi termini reali: il CAAB è sovradimensionato già dalla sua nascita, sia per le necessità odierne che per le tendenze future ed ha un debito pesante (15,7 milioni di euro cui si sommano 4 milioni di interessi residui) frutto essenzialmente di questo sovradimensionamento, nessuno ha compiuto un'analisi preventiva dell'impatto sociale (ulteriore desertificazione del centro storico), dell'impatto occupazionale (posti di lavoro creati e di quale tipo versus posti di lavoro distrutti), dell'impatto ambientale (milioni di visitatori, ampie cementificazioni in aree di ricarico della falda acquifera);

il progetto F.I.CO. è un'operazione che, sotto una superficiale patina di ecologismo, nasconde un coacervo di sprechi, in quanto: si interviene pesantemente su una struttura (in pratica si demolisce quasi tutto ad eccezione delle coperture) che è nuova, ha appena 14 anni di vita; si creano strutture quali serre, campi, laboratori, locali di vendita (è un grande centro commerciale seppur parcellizzato) tutti fortemente energivori (posizionati, tra l'altro, a poche centinaia di metri dall'inceneritore dei rifiuti di Bologna, posto in via del Frullo); i prodotti offerti saranno tutt'altro che a chilometro zero e sostenibili; si attiva sostanzialmente una grande speculazione edilizia sulle aree che contornano il CAAB, area ex ASAM, aree annesse a sud, ambito Pioppe, aree a nord, a cui questo progetto fa "da molla" (già negli anni precedenti, su una di queste c'era stata una conversione da "produttivo" ad "usi abitativi e commerciali" per 85.000 metri quadri); da un'iniziale ipotesi di trasporto dei visitatori su ferrovia si è già passati al trasporto su strada (senza peraltro spiegarne le reali motivazioni);

solo nelle ultime fasi della realizzazione del progetto sono previste forme di partecipazione e di consultazione, ma a quel punto l'operazione sarà ormai in fase così avanzata da risultare irreversibile nei fatti, tornare indietro vorrebbe dire a parere degli interroganti bruciare le ingenti risorse già investite;

considerato altresì che, a quanto risulta:

il progetto F.I.CO, per la sua attuazione necessita di apposita variante agli strumenti: Ptcp, Psc, Poc, Pip e Rue;

i tempi della prima fase della realizzazione del progetto F.I.CO., come previsti dal protocollo d'intesa citato dovevano essere: settembre 2013 per la presentazione del progetto di intervento di prima fase; dicembre 2013 per la conclusione dell'iter di approvazione sia per la parte edilizia sia per la parte commerciale; gennaio 2014 per l'avvio dei lavori; settembre 2014 per l'avvio dell'attività;

appare del tutto evidente come questa scansione temporale sia stata disattesa;

la scelta di abbandonare la soluzione su ferro di più lunga realizzazione, riguardo al trasporto dei visitatori di F.I.CO., a favore di quella su gomma, certamente più impattante, appare oggi, a giudizio degli interroganti, precipitosa;

è già ampiamente venuto meno l'obiettivo iniziale di aprire F.I.CO. in concomitanza con l'apertura di EXPO 2015, cioè il 1° maggio 2015;

è già facilmente prevedibile che verrà meno anche l'obiettivo di aprire F.I.CO. in concomitanza con la chiusura di EXPO 2015, cioè il 1° novembre 2015, realizzando una sorta di "passaggio del testimone";

si parla ormai, in maniera quasi ufficiale, di apertura a maggio 2016, ben sapendo che anche questa data non verrà rispettata;

la quotazione di Eataly in borsa era stata prevista nel 2016 o più probabilmente nel 2017, proprio con l'idea di capitalizzare al massimo il portato mediatico dei 2 eventi EXPO e F.I.CO.;

considerato infine che, per quanto risulta:

a parere degli interroganti nel progetto F.I.CO. c'è un palese asservimento degli interessi pubblici a quelli privati, infatti, basta leggere che cosa dice il memorandum stilato da Ernst&Young per il battesimo dell'operazione: «CAAB partecipa al progetto attraverso la messa a disposizione dei propri asset immobiliari e della sua rete di relazioni istituzionali, in particolare con Comune e Regione, tra l'altro deputati all'approvazione edilizia ed urbanistica del progetto stesso», che è così traducibile: i soci pubblici oltre al patrimonio edilizio (valutato in 55 milioni di euro, mentre i debiti restano a CAAB) ci mettono la garanzia di condurre in porto l'intero progetto, dato che Comune e Regione sono gli stessi soggetti che dovranno dare tutte le approvazioni ed autorizzazioni. Ecco quindi il fulcro dell'affare, i soci pubblici mettono soprattutto il potere dell'ente regolatore di cambiare le destinazioni d'uso delle aree e la garanzia di un percorso amministrativo senza intoppo alcuno. Ben diverso dovrebbe essere, invece, il compito dell'istituzione pubblica, dovendo valutare l'interesse generale;

come si evince dalla delibera del Consiglio comunale di Bologna che approva il progetto F.I.C.O. «il Fondo immobiliare, ferma la piena autonomia gestionale della SGR (Società di Gestione del Risparmio), costituirà una "Operating Company", di cui deterrà il 100% delle quote, la quale avrà la titolarità delle licenze commerciali e sottoscriverà un contratto di general contract con Eataly, alla quale verrà affidata la progettazione degli interventi edilizi e della realizzazione degli investimenti, nonché un contratto di consulenza gestionale, sempre con Eataly, che svolgerà inoltre le attività di selezione degli operatori insediati nel Centro e le attività di promozione commerciale, operando anche direttamente all'interno del Centro, sia attraverso la vendita di prodotti alimentari, sia attraverso la ristorazione e la gestione di spazi espositivi e divulgativi»;

la scelta di Eataly di Farinetti, come general contractor di tutta l'operazione, è avvenuta senza nessuna procedura concorsuale o ad evidenza pubblica e senza che la società prescelta potesse vantare una esperienza pregressa in un'operazione di tale portata, quasi come si trattasse di un'investitura messianica e necessaria perché «le caratteristiche di Eataly sono state ritenute da CAAB e dall'Amministrazione comunale di Bologna tali da renderlo un partner ideale ed insostituibile per la realizzazione di F.I.CO.» e, quindi come già richiamato sopra, Eataly «cura l'individuazione dei gestori e dei conduttori di tutti i reparti»;

il 7 aprile 2015 l'Unità operativa speciale Expo 2015 dell'Autorità nazionale anticorruzione, nella persona del presidente Raffaele Cantone, ha chiesto nuova documentazione all'amministratore delegato di Expo 2015 relativamente alla concessione ad Eataly Distribuzione Srl del servizio pubblico di ristorazione e di somministrazione di alimenti e di bevande al pubblico (appalto diretto affidato ad Eataly per 8.000 metri quadrati, 20 ristoranti e circa 2,2 milioni di pasti da distribuire) dopo una prima richiesta del 29 gennaio;

l'Autorità nazionale anticorruzione avrebbe sollevato numerosi dubbi sulla legittimità del contratto di affidamento stesso basato su una presunta "unicità" di Eataly nell'ambito dei servizi di ristorazione;

l'Autorità tra le altre cose chiede «sulla base di quali valutazioni è stata determinata l'unicità tecnica della Eataly Distribuzione srl atteso che non risulterebbe effettuata alcuna preventiva ricerca di mercato»;

a giudizio degli interroganti apparirebbe incontestabile la sostanziale analogia tra il ruolo, dovuto ad un affidamento diretto senza possibilità di valutare altri soggetti, giocato da Eataly in Expo 2015 a Milano e quello giocato da Eataly nel progetto F.I.CO. a Bologna, con l'aggravante che in quest'ultimo caso ad Eataly è stato affidato, senza alcun preventivo confronto o procedura di ricerca con altri soggetti ma perché le caratteristiche di Eataly sarebbero stati tali da renderlo un partner ideale ed insostituibile per la realizzazione di F.I.CO, un ruolo ancora più centrale essendo il fulcro dell'intera operazione (a fronte di un rischio d'impresa sostanzialmente nullo);

risulta agli interroganti che anche la Corte dei conti si sarebbe interessata a questo affidamento senza gara ad Eataly nell'ambito di Expo 2015;

a parere degli interroganti sarebbe opportuna e necessaria una segnalazione all'Autorità nazionale Anticorruzione di quanto operato all'interno del progetto F.I.CO. con l'affidamento diretto e senza gara ad Eataly, che ne diventa il general contractor, ripensando contemporaneamente alla radice l'intero progetto F.I.CO.,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;

se corrisponda al vero che l'operazione in premessa sia stata assegnata a Eataly di Farinetti con un affidamento diretto, senza alcuna possibilità di valutare altri soggetti, e, in caso affermativo, quali siano le ragioni per cui nel caso di specie non si sia proceduto ad indire una gara pubblica d'appalto;

se non intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, attivarsi nelle opportune sedi di competenza affinché vengano verificate le ragioni che hanno determinato l'unicità della scelta di Eataly nel progetto F.I.C.O., considerato che anche in questo caso, come per la concessione ad Eataly distribuzione Srl del servizio pubblico di ristorazione in Expo 2015, non risulterebbe effettuata alcuna preventiva ricerca di mercato, dissipando così ogni possibile dubbio sulla legittimità del suddetto contratto di affidamento;

se non ritengano che al centro dell'azione amministrativa debba vigere il principio imprescindibile del rispetto della legge e della trasparenza normativa.

(3-01861)