• Testo MOZIONE

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Atto a cui si riferisce:
S.1/00403 premesso che: l'articolo 21 del decreto-legge n. 104 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 128 del 2013 recante "Misure urgenti in materia di istruzione, università e...



Atto Senato

Mozione 1-00403 presentata da ROSETTA ENZA BLUNDO
martedì 21 aprile 2015, seduta n.434

BLUNDO, SANTANGELO, CASTALDI, AIROLA, BERTOROTTA, BOTTICI, BUCCARELLA, CAPPELLETTI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, NUGNES, PAGLINI, PUGLIA, SERRA, TAVERNA, VACCIANO - Il Senato,

premesso che:

l'articolo 21 del decreto-legge n. 104 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 128 del 2013 recante "Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca", ha modificato l'articolo 36, comma 1, del decreto legislativo n. 368 del 1999, sulle modalità di ammissione alle scuole di specializzazione, stabilendo che ci sia un'unica commissione preposta all'ammissione alle scuole di specializzazione e la formazione di un'unica graduatoria nazionale all'esito delle prove anziché, come previsto in precedenza, di singole graduatorie locali;

con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca n. 85 del 2014, sono state stabilite modalità e contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea e laurea magistrale a ciclo unico ad accesso programmato a livello nazionale per l'anno accademico 2014/2015. Nel decreto ministeriale è stato indicato il Cineca, consorzio interuniversitario, per il supporto tecnico-informatico connesso alle procedure di selezione;

considerato che:

da martedì 28 a venerdì 31 ottobre 2014 si sono tenuti i quiz del primo concorso nazionale per l'ammissione alle scuole di specializzazione in Medicina. Le prove si sono svolte in 117 sedi e in 456 aule ed hanno coinvolto complessivamente 11.712 candidati il 28 ottobre, 10.444 il 29, 6.986 candidati il 30 e 9.117 il 31. I quiz sono stati divisi in tre aree (medica, chirurgica, servizi clinici) da svolgersi in 4 giorni, con una prima prova propedeutica costituita da 70 domande uguale per tutti, e quindi un test diversificato per ciascuno dei 3 settori, formato da 30 quiz comuni per area e 10 quiz specifici per ogni singola scuola di specializzazione;

venerdì 31 ottobre 2014 il consorzio Cineca ha dichiarato al Ministero che si era verificato «un errore nella fase di codifica delle domande durante la fase di importazione». A causa di questo errore, si legge in un comunicato ministeriale del 1° novembre 2014, "sono stati invertiti i quesiti delle prove del 29 ottobre con quelli del 31 ottobre. L'inversione ha riguardato esclusivamente le 30 domande comuni a ciascuna delle due Aree, Medica e dei Servizi Clinici. Nessuna anomalia, invece, sarebbe stata riscontrata nei 10 quesiti specifici per ciascuna tipologia di Scuola e comunque non si sono verificati problemi per le prove del 28 ottobre (quella con i 70 quiz comuni a tutti i candidati) e del 30 ottobre (quella dell'Area chirurgica)";

il Ministero aveva inizialmente stabilito di annullare le prove oggetto dell'errore determinato dal consorzio Cineca, ovvero i 30 quiz comuni all'area medica e i 30 comuni all'area dei servizi clinici. Sono stati 8.319 i candidati che hanno sostenuto le prove di tutte e due le aree; 2.125 hanno affrontato esclusivamente l'area medica e 798 solo quella dei servizi clinici. Tutti i candidati, si legge nel comunicato ministeriale del 1° novembre 2014, che si sono trovati a sostenere una prova invertita si sarebbero trovati pertanto costretti a ripeterla il 7 novembre 2014 in un'unica giornata e nelle sedi già utilizzate il 29 e il 31 ottobre 2014; pertanto il Ministero consapevole dell'errore del Cineca, ente controllato e dipendente dallo stesso, e a cui erano state devolute le prove, aveva inizialmente deciso, a fronte del primo e unico caso di inversione di parte dei quiz, di annullare e ripetere il concorso;

le irregolarità finora esposte non sono le uniche ad aver inficiato il regolare svolgimento del concorso nazionale per specializzazioni mediche. Dalle testimonianze di molti candidati e da numerosi articoli di stampa (tra i quali "l'Espresso" dell'11 febbraio 2015) le prove concorsuali sono state influenzate anche da altre anomalie: sedi non tutte idonee ad ospitare le selezioni, controlli poco severi da parte delle varie commissioni, ingiustificabile vicinanza tra i candidati durante lo svolgimento delle prove e personal computer in molti casi collegati ad internet. A ciò si aggiungono i molteplici black out verificatisi in molte sedi di concorso, che hanno portato alla mancata simultaneità delle prove in alcune sedi; difatti ove si sono verificate interruzioni del servizio elettrico o guasti elettronici alcune prove sono state ripetute in orari successivi con possibilità da parte dei candidati di conoscere i quesiti ormai noti a tutti. I candidati hanno avuto così tutto il tempo necessario per consultarsi anche con l'esterno tramite cellulari o tramite gli stessi personal computer (con cui veniva svolta la prova a test) che erano collegati a internet (in alcune sedi vi è anche la verbalizzazione da parte dei commissari di esame di tale circostanza);

il consorzio Cineca si è successivamente assunto la "piena responsabilità per l'errore commesso" dichiarando di farsi carico di spese e eventuali danni procurati agli studenti per il rifacimento della prova; il presidente di Cineca, Emilio Ferrari, ha riconosciuto l'errore "umano" e ha dichiarato di rimettere il suo mandato; tuttavia non è chiaro il motivo per cui il Cineca in questo ultimo anno commetta errori grossolani nella gestione parziale dei test e il motivo per cui a fronte di ciò il Ministero si ostini a devolvergli compiti senza vigilare sul suo corretto operato;

dopo aver inizialmente paventato, in data 1° novembre 2014, con un comunicato ufficiale la necessità di ripetere le prove, il successivo 3 novembre il Ministro dell'istruzione, Stefania Giannini, "tornava indietro" e dichiarava che "le prove per l'accesso alle Scuole di specializzazione in Medicina del 29 e 31 ottobre non dovranno essere ripetute. Abbiamo trovato una soluzione che ci consente di salvare i test ". La commissione nazionale, successivamente incaricata di validare le domande del quiz, ha vagliato i quesiti proposti ai candidati per l'area medica (29 ottobre) e quella dei servizi clinici (31 ottobre) stabilendo che "sia per l'una che per l'altra Area, 28 domande su 30 sono comunque valide ai fini della selezione. I settori scientifico-disciplinari di ciascuna Area sono, infatti, in larga parte comuni. A seguito di un confronto avuto con l'Avvocatura dello Stato e del verbale della Commissione si è deciso di procedere, dunque, con il ricalcolo del punteggio dei candidati neutralizzando le due domande per Area che sono state considerate non pertinenti dal gruppo di esperti". Il Ministro decideva così di non annullare più il concorso rilevando altresì come le domande interessate fossero "solo" 4 e come non fossero state fortunatamente interessate le domande più importanti delle varie scuole di specialità. In seguito le domande neutralizzate sono però diventate 6 e se ne sono aggiunte 2 proprio delle scuole di specialità ritenute le più importanti;

ad oggi il verbale in cui si attesta la cosiddetta inversione delle prove, ovvero l'imbustamento dei quesiti in una busta al posto di un'altra, pare non esistere. A prescindere da quello che emergerà nella sede giurisdizionale e che in parte è già emerso, sussistono diversi quesiti non risolti, considerando che risponde al canone della trasparenza dell'attività della pubblica amministrazione l'obbligo di verbalizzazione (ad onor del vero presente in tutte le attività da una semplice riunione condominiale in poi, e ciò lascia intendere l'arroganza della gestione politica del Ministero e del suo massimo rappresentante);

ulteriore anomalia è che successivamente a queste domande annullate (non è neanche chiaro l'organo che ha poi effettivamente decretato l'annullamento delle singole domande) non si è proceduto ad aumentare o modificare i punteggi dei candidati con una semplice operazione aritmetica, ma il Ministero ed il Cineca hanno "preferito" modificare dall'interno le risposte dei candidati, facendo irrimediabilmente venire meno quella segretezza e quell'anonimato degli stessi che avrebbero dovuto essere tra le caratteristiche principali del nuovo concorso a graduatoria nazionale; a ciò si aggiunge la scelta ministeriale di non sommare i punti per le domande annullate (abbonate) dalla graduatoria, ma di entrare a livello informatico nelle prove (svolte al computer) modificando le singole risposte date dai concorrenti su quelle domande. Anche tale operazione è priva di verbalizzazioni e alimenta dubbi sull'incompetenza di soggetti che hanno proseguito scientemente nei loro errori, su chi non ha vigilato e su chi appare andare avanti nell'arroganza di non voler rendere pubblico il proprio operato;

il Ministero ed il Cineca hanno così deciso di entrare nelle prove informatiche inserendo il codice fiscale e comunque identificando la prova di ogni singolo candidato. La violazione della segretezza delle prove risulta politicamente grave se si consideri che il fatto è immediatamente successivo alla similare, anche se minore, violazione dell'anonimato del test di ingresso a Medicina;

il già riferito vizio della mancata verbalizzazione dell'operazione più oscura di questa vicenda concorsuale, cioè l'inversione delle prove, si unisce alla circostanza che la conoscenza delle domande da annullare e da abbonare per validare è intervenuta dopo la pubblicazione dei risultati e non si può escludere che la scelta dei quesiti da abbonare sia stata in favore di alcune categorie al posto di altre; a prescindere dalla probabile indimostrabilità dell'accaduto si ritiene che vi sia una responsabilità politica che allontana i giovani dalle istituzioni e dal mondo del lavoro e delle professioni;

il 5 novembre 2014 i medici che hanno partecipato al concorso, provenienti da tutta Italia, si sono riuniti davanti al Ministero per chiedere garanzie sul loro futuro alla luce delle ultime dichiarazioni del ministro Giannini, e il Ministero ha ricevuto solo alcune delle sigle sindacali interessate all'accaduto e che tutelano i soggetti che sono già dentro al concorso, rilevando ancora una volta una mancata imparzialità che non si addice ai princìpi costituzionali del buon andamento della pubblica amministrazione previsti dall'art. 97 della Costituzione. La decisione del Ministro di non annullare le prove ha suscitato divisioni tra i medici manifestanti, tra chi avrebbe preferito la ripetizione degli esami e chi avrebbe invece voluto l'ammissione per tutti i partecipanti al concorso e in queste divisioni il comportamento del Ministero è apparso tutelare più la propria responsabilità politica per l'accaduto, che invece riferirsi all'interesse generale della collettività e dei medici giovani interessati;

il concorso è stato oggetto, sulla base delle irregolarità evidenziate, di numerosi ricorsi, ai quali si sono affiancate le pressanti richieste di maggiore chiarezza e trasparenza da parte dei partecipanti alla selezione, soprattutto in merito al ricalcolo del punteggio ed alle modalità di individuazione dei due quesiti "neutralizzati" e alle 2 aree invertite del test;

nonostante il caos prodottosi, il Ministero ha deciso di procedere con il semplice scorrimento della graduatoria contenuta nel decreto ministeriale n. 892 del 2014, assegnando regolarmente i posti in base ai criteri previsti dal bando e obbligando i candidati ad iscriversi alla scuola alla quale sono stati assegnati per non essere del tutto esclusi e rischiare di perdere la possibilità di iscriversi nelle altre scuole di specializzazione nel caso gli scorrimenti permettessero loro di entrare a farne parte successivamente. Si è verificato così che candidati che aspiravano a diventare, ad esempio, cardiologi diventeranno otorini, pur se successivamente si accorgeranno di ricevere un punteggio utile per diventare cardiologi;

su questo specifico motivo lo scorso 18 dicembre il Tar Lazio ha, però, emesso un decreto cautelare con il quale ha accolto il ricorso di una candidata al concorso, e "sospeso la graduatoria unica del concorso per l'ammissione alle scuole di specializzazione in medicina a.a. 2013-14". Tale pronuncia ha aperto un'ulteriore differenziazione tra coloro che hanno optato per il ricorso e congelare così il posto ad esempio come "cardiologo o otorino" e chi invece si troverà assegnato ad un futuro professionale diverso nonostante si sia accorto successivamente di avere i requisiti "di merito" e punteggio per quella specializzazione;

preoccupato delle "conseguenze economiche" che si potrebbero generare dall'accoglimento dei ricorsi presentati, il Ministero ha depositato presso il Tribunale amministrativo del Lazio un documento che recita: "nella denegata ipotesi che i ricorsi relativi al contenzioso venissero accolti una ammissione in sovrannumero comporterebbe ripercussioni economiche considerevoli, in quanto imporrebbe allo Stato il reperimento delle risorse finanziarie necessarie all'erogazione di ulteriori contratti di formazione specialistica". Sempre nel documento si specifica, in toni alquanto minacciosi, che "l'ammissione di un solo medico in più comporterebbe l'onere di reperire risorse aggiuntive", fondi che sarebbero attualmente di complicata reperibilità. Il documento svolge anche calcoli economici che si ritengono errati poiché molti di questi medici giovani hanno già la borsa di studio e dunque il documento depositato al Tar, oltre ad essere di natura intimidatoria, si presenta anche falso. Allo stato attuale il risultato sorprendente è che tutti i ricorsi depositati al Tar Lazio sono stati rigettati ed i candidati coinvolti sono stati condannati al pagamento in favore dell'amministrazione delle spese di giudizio anche per somme di alcune migliaia di euro, nonostante la decisione iniziale dello stesso Ministero di annullare la prova;

contestualmente alla presentazione dei ricorsi al Tar Lazio i medici lesi dalle irregolarità del concorso si sono organizzati nel "Coordinamento mondo medico", realtà associativa apartitica, nata per colmare un vuoto di rappresentanza della compagine giovane della professione medica ed immediatamente impegnata nel richiedere una riforma del percorso formativo, oltre che nel proporre soluzioni utili ad assicurare il completamento della formazione specialistica per tutti i medici attraverso un sistema "a cilindro", come si può leggere su articoli pubblicati su "Agenparl" il 2 marzo 2015, e su "Quotidiano Sanità" il 28 marzo;

il 26 marzo il Consiglio di Stato ha accolto 5 ricorsi straordinari al Presidente della Repubblica mediante un parere del Consiglio di Stato in cui è stato riconosciuto il diritto dei medici giovani ad entrare in sovrannumero e a formarsi una volta entrati nel percorso formativo dell'ateneo. Il massimo organo di giustizia amministrativa ha così preso atto che i provvedimenti ministeriali recano un danno grave e irreparabile, pertanto i 300 medici, sostenuti nella loro azione legale dal sindacato Funzione Pubblica CGIL Medici, devono essere immediatamente ammessi alle scuole di specializzazione così come stabilito dallo stesso Consiglio di Stato;

ad oggi il Governo non ha ancora ottemperato al provvedimento esecutivo, nonostante lo stesso esprimesse "l'ammissione temporanea dei ricorrenti alle scuole di specializzazione in medicina, fino alla decisione di merito", invitando "l'amministrazione a provvedere con la massima sollecitudine possibile agli adempimenti rinviando nelle more l'esame del merito del ricorso" (provvedimenti del Consiglio di Stato n. 955, n. 956, n. 957, n. 958 e n. 959 del 26 marzo 2015);

in seguito a tale parere espresso dalla sezione consultiva del Consiglio di Stato gli organi di stampa hanno rappresentato l'ignobile volontà di far rivedere il giudizio o trasporre la causa al Tar. Tale condizione, mai verificatasi soprattutto dopo che il Consiglio di Stato si è già pronunciato, è un gesto di poco spessore istituzionale e morale. Si fa presente che trasposizione e riesame sono metodi mai usati e considerati al pari di una sfiducia agli organi giudiziali e che rappresentano un messaggio di scorrettezza in termini di legalità e moralità politica, nei confronti di medici e migliaia di famiglie che per mesi hanno vissuto in un limbo politico e burocratico, danneggiati dall'incapacità di una classe dirigente che non ha saputo preservare i principi di regolarità, correttezza, merito e legalità di un concorso pubblico dopo anni di sacrifici e rinunce;

in data 3 e 14 aprile il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, ha nuovamente ritenuto fondate le istanze dei medici: è stato accolto l'appello cautelare su 3 ricorsi rigettati al Tar Lazio (Consiglio di Stato Sez. VI n. 1440 del 3 aprile 2015, e del 15 aprile 2015 n. 1585 e n. 1598);

in tale situazione in cui il massimo organo della giustizia amministrativa ha più volte accolto i ricorsi dei medici specializzandi in sede consultiva e giurisdizionale nonostante i reparti degli ospedali siano ancora con posti vuoti e non assegnati (gli stessi Ministeri della salute e dell'università avevano stabilito che i posti da assegnare erano 8.200, ma poi li hanno ridotti a 5.000 salvo lasciarne molti vuoti e vacanti come sempre emerge dalle stesse dichiarazioni degli addetti ai lavori del settore medico (come si legge in un articolo su "Quotidiano sanità");

i 300 medici del ricorso vinto non sono stati ancora accettati nei reparti e gli atenei sollecitano da giorni il Ministero ad una presa di posizione e all'ingresso negli ospedali; ciononostante il Ministro ancora oggi esprime una volontà politica contraria all'apertura solamente per cancellare i propri errori personali nella vicenda, determinando anche un palese danno erariale per il Paese;

valutato che:

l'articolo 34, comma terzo, della Costituzione sancisce che «I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi»;

il meccanismo della graduatoria locale per l'accesso alle singole scuole, poteva determinare disomogeneità nei livelli qualitativi degli specializzandi e sui criteri di valutazione a livello nazionale, mentre la previsione di un'unica graduatoria nazionale punta a premiare gli studenti "capaci e meritevoli";

l'organizzazione del concorso nazionale ha presentato lacune e criticità che potevano essere evitate o quanto meno corrette in corsa; trattandosi del primo concorso nazionale che aveva il compito di superare il nepotismo e clientelismo dei concorsi gestiti dagli atenei nello spirito dello ius loci doveva essere gestito in altra maniera affinché non si verificasse un movimento critico diretto a ripristinare tali meccanismi ormai frutto del passato;

il test nazionale, secondo il ministro Giannini, "è la migliore scelta per la qualità e la sicurezza dell'accesso alle scuole di medicina", e tenta di ergersi quale metodo di selezione apparentemente meritocratico che deve salvaguardare la dignità della professione medica, ma quanto accaduto si riduce al mero trionfo della sconfitta del merito a favore dell'illegalità e della casualità, tanto da condividere in questa situazione la scelta del massimo organo della giustizia amministrativa di ammettere i concorrenti in sovrannumero;

al fine di garantire il regolare svolgimento dell'iter concorsuale, e per evitare le inefficienze amministrative che si sono verificate, il Ministero aveva la responsabilità di vigilare, verificare e controllare l'intero impianto organizzativo; invece non sono stati assunti provvedimenti adeguati e si è dapprima contraddittoriamente avallato l'annullamento concorsuale (con lesione dei diritti e interessi degli ammessi) e poi osteggiato gli ingressi soprannumerari e le decisioni della giustizia amministrativa, calpestando a più riprese i diritti costituzionali alla formazione e al lavoro di tanti medici giovani ormai laureati, ma privi della necessaria specializzazione che consente loro l'ingresso nel mondo del lavoro;

visto l'articolo 95 della Costituzione che afferma al comma secondo che "I Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri";

visto l'articolo 94 della Costituzione e visto l'articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica,

esprime la propria sfiducia al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Stefania Giannini, e la impegna a rassegnare le proprie dimissioni.

(1-00403)