• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/05433 il Ministero interrogato, in qualità di azionista unico di Enav Spa – la Società che fornisce servizi essenziali di controllo del traffico aereo – ha convocato, in data 13 aprile 2015,...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-05433presentato daROMANO Paolo Nicolòtesto diGiovedì 23 aprile 2015, seduta n. 414

PAOLO NICOLÒ ROMANO e PETRAROLI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il Ministero interrogato, in qualità di azionista unico di Enav Spa – la Società che fornisce servizi essenziali di controllo del traffico aereo – ha convocato, in data 13 aprile 2015, un'assemblea per deliberare una riduzione di capitale sociale (pari a euro 1,122 miliardi) di euro 180 milioni, avviando contestualmente le procedure per emettere un prestito obbligazionario di importo equivalente finalizzato a finanziare tale riduzione;
in base al comunicato stampa della stessa società, tale riduzione è stata motivata come un primo passo «nell'ambito del processo di valorizzazione e privatizzazione della Società» pertanto tale prestito obbligazionario «consentirà non solo di reperire la necessaria liquidità per far fronte alla riduzione di capitale, ma soprattutto, rappresenta un passo importante verso la privatizzazione, utile ad accreditare l'Azienda presso i mercati finanziari e testare concretamente l'interesse degli investitori»;
tali motivazioni non soddisfano l'interrogante poiché lascia perplessi la ratio di indebitare di 180 milioni di euro un'Azienda sana per obbligarla a ripianare tale «riduzione» con un prestito obbligazionario e questo giustificandolo come «un passo importante verso la privatizzazione, utile ad accreditare l'Azienda presso i mercati finanziari e testare concretamente l'interesse degli investitori». Anche la tesi che la società è eccessivamente capitalizzata non giustifica una riduzione del suo capitale, infatti non si comprende perché ricorrere ai mercati finanziari per ripianare tale «riduzione», e nemmeno la necessità del Governo di un anticipo dell'importo stimato dalla sua privatizzazione, da destinate all'ammortamento dei titoli pubblici, non convince dal momento che spingere l'Azienda all'indebitamento potrebbe compromettere paradossalmente l'esito favorevole dell'intera operazione di privatizzazione;
il debito pubblico ormai e arrivato a livelli di guardia, raggiungendo la cifra monstre di 2.169,20 miliardi di euro (132.5 per cento previsioni del Def per il 2015), e 180 milioni di anticipo non avranno certamente un effetto significativo ai fini del a sua riduzione. All'opposto, come sopradetto, questa operazione finanziaria rischia di minare il raggiungimento delle stime di riduzione del volume globale del debito pubblico, di all'incirca un miliardo di euro, ottenibili dalla vendita del 49 per cento del capitale di Enav spa. Stime che nelle ultime proiezioni del Governo sono già state ridotte a 700 milioni di euro;
Enav spa, pur avendo chiuso il bilancio 2013 con un utile di 50,5 milioni (+ 9,4 per cento), presenta già un'esposizione debitoria di altrettanti 180 milioni di euro con la Banca europea degli investimenti (BEI) per un programma globale di investimenti di 500 milioni di euro per l'ammodernamento dei suoi sistemi di controllo come richiesto a tutti i Paesi dell'Unione europea dalla Commissione europea per il progetto comunitario del Single European Sky;
la stampa nazionale ha dato ampio risalto a questa operazione e non poche sono le perplessità emerse sulle ragioni sottostanti questa manovra. Da indiscrezioni di stampa si evince, chiaramente che tale decisione del Governo è stata assunta anche per superare lo stallo della nomina del nuovo amministratore delegato che da oltre sette mesi è incomprensibilmente bloccata. Attualmente, infatti, l'azienda è ancora guidata ad interim dal presidente Maria Teresa Di Matteo vice capo di gabinetto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
l'articolo 23-bis del decreto-legge n. 201 del 2011, Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici, dispone che «il compenso stabilito ai sensi dell'articolo 2389, terzo comma, del codice civile, dai consigli di amministrazione delle società non quotate, direttamente o indirettamente controllate dalle pubbliche amministrazioni non può comunque essere superiore al trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione» (compenso che per l'anno 2012 è stato pari a 301.320,29 euro come da Nota del 17 luglio 2013 del Ministero della giustizia);
successivamente l'articolo 13 del decreto-legge n. 66 del 2014, Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale, ha imposto il limite massimo retributivo, riferito al primo presidente della Corte di Cassazione, di «euro 240 mila annui al lordo dei contributi previdenziali ed assistenziali e degli oneri fiscali a carico del dipendente»;
il suddetto limite, disposto per condivisibili ragioni di spending review, non si applica, come viceversa sarebbe auspicabile, ai dirigenti delle società a controllo pubblico quotate e quelle non quotate che emettono titoli negoziati su mercati regolamentati, in pratica le obbligazioni;
consentendo pertanto alle società partecipate dallo Stato di emettere bond questo autorizzerebbe di fatto i suoi manager a derogare dal limite imposto dalla legge alle retribuzioni massime dei dirigenti pubblici, in quanto Società attiva in borsa, e questo spiegherebbe il perché della decisione del Governo (MEF) del 13 aprile 2015 relativa ad Enav spa che da sette mesi attende la nomina dei nuovi vertici;
se fosse confermata questa ipotesi, ossia di un'operazione finalizzata a permettere la deroga dall'obbligo di applicazione del limite massimo retributivo, ci troveremo di fronte ad un fatto gravissimo passibile di denuncia alla procura della Corte dei conti poiché rappresenterebbe un chiaro aggiramento della normativa nazionale con evidenti elementi di dolo per l'erario pubblico quantificabili sia per i costi diretti, sostenuti per avviare l'operazione di allocazione dei titoli obbligazionari sul mercato finanziario con relativi oneri per il suo rimborso, e sia indiretti poiché indebitando un'azienda sana si rischierebbe di minarne la sua solidità finanziaria e quindi il suo rating tale da impattare sulla sua quotazione in Borsa in occasione della vendita prossima del 49 per cento di capitale che è opportuno ribadire trattasi pur sempre di capitale pubblico;
tale operazione finanziaria in Enav spa non rappresenta un caso isolato, poiché altre società pubbliche non quotate stanno adottando analoghi meccanismi di accesso al mercato finanziario come nel caso più noto della Rai che, in data 25 marzo 2015, ha annunciato l'emissione di un bond da 350 milioni. Anche in questo caso adducendo motivazioni discutibili quale quella di sostituire vecchi debiti bancari, che hanno un tasso di interesse più penalizzante, con del nuovo debito a condizioni più vantaggiose. In realtà, come attenti analisti hanno già osservato, sembra che anche questa operazione sia esclusivamente finalizzata a permettere ai vertici aziendali di bypassare i vincoli retributivi imposti dalla legge;
riprovevole che in epoca di grave crisi economica i dirigenti pubblici di Enav spa e di altre partecipate pubbliche utilizzino questi stratagemmi per derogare alla normativa nazionale sul tetto delle retribuzioni pubbliche, contravvenendo così alle condivisibili politiche di spending review messe in campo per ridurre l'enorme mole debitoria del Paese, e agli stessi principi di economicità, efficacia ed efficienza dell'azione amministrativa sanciti dall'articolo 97 della Costituzione –:
se il Ministro interrogato possa chiarire le ragioni sottostanti la sua decisione di consentire ad un'azienda sana e strategica come Enav spa di indebitarsi di 180 milioni di euro per recuperare, attraverso l'emissione di strumenti finanziari, la riduzione di analogo importo del suo capitale sociale;
se il Ministro interrogato non ritenga inoltre opportuno assumere iniziative normative per contrastare quello che ormai sta assumendo i caratteri di un modus operandi dall'alta dirigenza pubblica assumendo iniziative per estendere il limite massimo retributivo previsto dalla legge anche ai consigli di amministrazione delle società per Azioni a controllo pubblico quotate in borsa. (5-05433)