• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/00210 è stato approvato dalla Camera dei deputati e attualmente in discussione al Senato della Repubblica il progetto di legge n. 331-927, di iniziativa degli onorevoli Ferranti, Costa e altri,...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-00210presentato daGUIDESI Guidotesto diMercoledì 17 luglio 2013, seduta n. 55

GUIDESI, ALLASIA, ATTAGUILE, BORGHESI, BOSSI, MATTEO BRAGANTINI, BUONANNO, BUSIN, CAON, CAPARINI, FEDRIGA, GIANCARLO GIORGETTI, GRIMOLDI, INVERNIZZI, MARCOLIN, MOLTENI, GIANLUCA PINI, PRATAVIERA e RONDINI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
è stato approvato dalla Camera dei deputati e attualmente in discussione al Senato della Repubblica il progetto di legge n. 331-927, di iniziativa degli onorevoli Ferranti, Costa e altri, recante «Delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili»;
tale provvedimento, cosiddetto svuota-carceri, sarebbe improntato a finalità di riduzione del numero dei detenuti ristretti nelle carceri italiane, ma, in combinato disposto con il disegno di legge n. 896, recante «Conversione in legge del decreto-legge 1o luglio 2013, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena», assegnato alla Commissione giustizia al Senato della Repubblica, avrà invece un effetto deflattivo estremamente ridotto rispetto alle dimensioni reali del problema del sovraffollamento carcerario ed in realtà l'unico effetto certo e più rilevante sarà quello di rimettere in libertà delinquenti che si sono macchiati di reati di grave allarme sociale;
difatti, ai sensi dell'articolo 1 del disegno di legge, potranno beneficiare della detenzione domiciliare, quale pena principale per i delitti puniti con pene detentive fino a sei anni di reclusione, gli autori di gravissimi reati, quali, a titolo esemplificativo, truffa, furto, furto con strappo e in abitazione, violenza privata, pornografia minorile, atti persecutori (stalking), prostituzione minorile e altri, mentre invece tale provvedimento non prevede alcun investimento a favore delle forze dell'ordine, cui sarà demandato il compito di effettuare i controlli sull'effettività delle detenzioni domiciliari;
l'articolo 2 del disegno di legge, attraverso l'istituto della messa alla prova, consente poi una vera e propria impunità del delinquente che commette reati, sempre di grave allarme sociale, tra cui, peculato mediante profitto dell'errore altrui, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, corruzione per un atto d'ufficio, abuso d'ufficio e altri, oltre a quelli sopra richiamati, in quanto la commissione di tali reati «costerà» un brevissimo periodo di lavori di pubblica utilità e, poiché al termine del periodo il certificato penale del reo sarà «intonso», la persona offesa non potrà richiedere alcunché a titolo di risarcimento del danno, stante appunto l'estinzione del reato commesso;
il problema del sovraffollamento degli istituti penitenziari italiani è stato in passato risolto con amnistie, indulti e altri provvedimenti «tampone», come quelli in premessa, ma tali strumenti si sono rivelati del tutto inidonei a risolvere il problema, tanto che le carceri sono tornate in breve tempo stracolme come prima, creando però nel frattempo più problemi alla sicurezza dei cittadini;
ciò è anche dimostrato proprio dalla ciclicità di tali provvedimenti, in quanto l'atto Camera 331-927 segue di solo un anno il decreto-legge n. 211 del 2011, che sostanzialmente ha previsto, da un lato, l'estensione a 18 mesi della soglia di pena detentiva, anche residua, per l'accesso al beneficio dell'esecuzione della pena presso il domicilio (oltre 7.000 i condannati effettivamente scarcerati) e, dall'altro lato, la rinuncia, in attesa del giudizio per direttissima, all'applicazione della custodia cautelare in carcere per una serie di reati di grave allarme sociale (ad esempio, furto, furto con violenza o con destrezza, come quello commesso su mezzi pubblici di trasporto, o nei confronti di chi si stia o si sia appena recato presso sportelli automatici di prelievo di danaro o in banca), sostituita dalla detenzione presso il proprio domicilio;
gli ultimi casi di cronaca, confermati anche dai dati dell'Osservatorio nazionale stalking, dimostrano che almeno un persecutore su tre è recidivo e dopo la denuncia o condanna torna a perseguitare la vittima, spesso con una ferocia maggiore dettata da uno spirito di vendetta che non viene minimamente mitigato dall'intervento delle autorità;
sempre secondo un altro studio del Centro presunti autori, da un'indagine sui fatti di cronaca in casi di violenza, stalking, tentato omicidio e omicidio avvenuti nei primi 10 giorni di maggio 2013, il 70 per cento degli autori è recidivo;
dati ufficiali relativi al 2011 descrivono una realtà sconcertante: le misure cautelari contengono in circa il 50 per cento la recidiva nei casi di violenza e atti persecutori: in una percentuale significativa, gli omicidi avvengono dopo o durante l'adozione delle misure cautelari o dopo che la vittima ha sporto una o più denunce;
la recidiva non è solo confermata da questi dati, ma anzi la sua oggettiva e pericolosa incidenza ha portato alla formulazione di una vera e propria metodologia, denominata «sara», acronimo di «spousal assault risk assessment», da parte del Cesvis (Centro Studi e ricerche per la tutela delle vittime di reato e la valutazione del rischio di recidiva della violenza), per individuare se e quanto un uomo che ha agito violenza nei confronti della propria partner (moglie, fidanzata, convivente) o ex partner è a rischio nel breve o nel lungo termine di usare nuovamente violenza;
così le cronache riportano quasi quotidianamente notizie di pedofili arrestati e recidivi ed anche in questo caso, secondo i dati più recenti della meta-analisi di Hanson et al. (2012), si è posto in evidenza che le distorsioni cognitive, che stanno alla base di tali reati, costituiscono un fattore di rischio per la messa in atto della recidiva e questo è stato osservato in misura maggiore nei child molester addirittura rispetto agli stupratori;
solo a titolo esemplificativo si citano due recenti casi di cronaca che hanno suscitato sdegno nell'opinione pubblica: il primo riguarda otto ragazzi, che la notte tra il 31 marzo e il 1o aprile del 2007 immobilizzarono e stuprarono a turno una ragazzina di 14 anni in una pineta di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, e che, grazie alla sentenza del tribunale dei minori di Roma, potranno continuare a studiare o lavorare e, al termine dei due anni di messa alla prova, la «pena» che il tribunale ha loro comminato per l'efferato crimine commesso, potranno altresì ottenere la dichiarazione di estinzione del reato;
il secondo recente caso di cronaca si è verificato invece a Palermo, dove un uomo di 40 anni ha accoltellato e ucciso l'ex convivente con cui aveva avuto due anni fa un figlio, nonostante fosse già stato denunciato per stalking per ben sei volte;
il problema del sovraffollamento carcerario potrebbe, invece, fortemente ridimensionarsi se si perseguisse un'efficace politica di accordi bilaterali finalizzata a far scontare la pena ai detenuti stranieri nelle carceri dei Paesi di origine;
infatti, secondo recenti dati forniti dal Ministero della giustizia, la capienza regolamentare dei 206 istituti presenti nel nostro Paese è di 47.045 posti e se dal totale dei detenuti presenti nelle nostre carceri (65.917) vengono sottratti quelli stranieri (23.438), si ottiene un numero di detenuti (42.479), ben al di sotto della capienza regolamentare (47.045);
da un articolo apparso su Il Sole 24 ore di lunedì 17 giugno 2013, che riprende i dati forniti dal Ministero dell'interno e riferiti al 2012, si apprende che, se l'aumento dei crimini denunciati in generale ha avuto un incremento del 1,3 per cento (circa 2,8 milioni, ossia 36 mila in più rispetto al 2011), dall'analisi per tipologia di reato il peggioramento più pesante è per i cosiddetti reati predatori, che sono quelli che incidono direttamente sui beni personali, maggiormente legati alle fasi di crisi economica e in grado di destare particolare allarme nella collettività, ossia furti, scippi, borseggi e truffe, che vanno a colpire i singoli cittadini, anche con modalità particolarmente violente, ossia gli stessi previsti dal disegno di legge di cui in premessa;
sempre secondo tali dati, oltre la metà delle denunce riguarda la sottrazione di beni, ossia i furti: oltre 1,5 milioni, in aumento del 4 per cento rispetto al 2011, tra cui spiccano ancora di più i furti in casa, sia come numero (quasi 273 mila), sia come incremento (circa 16 per cento in più); seguono i borseggi, che si avvicinano a 150 mila con un aumento dell'11 per cento, le frodi (114 mila con un aumento dell'8 per cento), le rapine (42 mila, con aumento del 5 per cento) e gli scippi (20 mila, con un aumento del 14 per cento);
con riguardo allo stalking le cifre sono ancora più allarmanti: nel 2011 sono state denunciate 8.141 persone, nel 2012 invece 8.821 e solo nei primi mesi del 2013 7.094, per cui le previsioni parlano di oltre 20 mila casi a fine anno;
alla Commissione giustizia del Senato della Repubblica è in discussione il provvedimento atto Senato n. 896, recante «Conversione in legge del decreto-legge 1o luglio 2013, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena», come già indicato in premessa, presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro interrogato;
tali provvedimenti, secondo gli interroganti, costituiscono l'ennesima resa da parte dello Stato nella repressione dei reati, privando di ogni tutela il cittadino e la persona offesa del reato, e allo stesso tempo veicolano un messaggio di sostanziale impunità per chi delinque –:
quali iniziative il Governo intenda intraprendere per garantire il principio della certezza della pena nonché la tutela delle vittime dei reati, se, invece dei provvedimenti di cui in premessa, non intenda sostenere il già esistente piano di edilizia carceraria ed altresì risolvere il problema del sovraffollamento dei nostri istituti penitenziari mediante la stipula di accordi bilaterali per far scontare la pena detentiva dei detenuti stranieri nei loro Paesi di origine, quanti e quali accordi con tali Paesi siano ad oggi in essere, quale sia lo stato di effettiva applicazione degli stessi, quale sia il numero dei detenuti stranieri ad oggi inviati in patria. (3-00210)
(16 luglio 2013)