• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/00211 nella notte tra il 29 e il 30 maggio 2013, una cinquantina di uomini delle forze di polizia facevano irruzione durante la notte in una villetta a Casal Palocco (Roma), alla ricerca, da quanto si...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-00211presentato daNUTI Riccardotesto diMercoledì 17 luglio 2013, seduta n. 55

NUTI, VILLAROSA, LOMBARDI, NESCI, D'AMBROSIO, CANCELLERI, SPESSOTTO, AGOSTINELLI, ALBERTI, ARTINI, BALDASSARRE, BARBANTI, BARONI, BASILIO, BATTELLI, BECHIS, BENEDETTI, MASSIMILIANO BERNINI, PAOLO BERNINI, NICOLA BIANCHI, BONAFEDE, BRESCIA, BRUGNEROTTO, BUSINAROLO, BUSTO, CARIELLO, CARINELLI, CASO, CASTELLI, CATALANO, CECCONI, CHIMIENTI, CIPRINI, COLLETTI, COLONNESE, COMINARDI, CORDA, COZZOLINO, CRIPPA, CURRÒ, DA VILLA, DADONE, DAGA, DALL'OSSO, DE LORENZIS, DE ROSA, DEL GROSSO, DELLA VALLE, DELL'ORCO, DI BATTISTA, DI BENEDETTO, LUIGI DI MAIO, MANLIO DI STEFANO, DI VITA, DIENI, D'INCÀ, D'UVA, FANTINATI, FERRARESI, FICO, FRACCARO, FRUSONE, GAGNARLI, GALLINELLA, LUIGI GALLO, SILVIA GIORDANO, GRANDE, GRILLO, CRISTIAN IANNUZZI, L'ABBATE, LIUZZI, LOREFICE, LUPO, MANNINO, MANTERO, MARZANA, MICILLO, MUCCI, PARENTELA, PESCO, PETRAROLI, PINNA, PISANO, PRODANI, RIZZETTO, RIZZO, PAOLO NICOLÒ ROMANO, ROSTELLATO, RUOCCO, SARTI, SCAGLIUSI, SEGONI, SIBILIA, SORIAL, SPADONI, TACCONI, TERZONI, TOFALO, TONINELLI, TRIPIEDI, TURCO, VACCA, SIMONE VALENTE, VALLASCAS, VIGNAROLI e ZOLEZZI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
nella notte tra il 29 e il 30 maggio 2013, una cinquantina di uomini delle forze di polizia facevano irruzione durante la notte in una villetta a Casal Palocco (Roma), alla ricerca, da quanto si è poi successivamente appreso, di Mukhtar Ablyazov, uomo d'affari, oppositore e rifugiato politico kazako in esilio a Londra dal 2009;
in sua assenza, prelevavano sua moglie e sua figlia di 6 anni e le conducevano presso il centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria, sulla base della presunta circostanza dell'assenza di documenti legali di soggiorno, e, dopo un giorno di permanenza nel centro di identificazione e espulsione, sia la donna che la bambina sono state espulse dal territorio italiano e rimpatriate forzatamente sabato 1o giugno 2013 da Roma, dove risiedeva dal 2012, e imbarcate all'aeroporto di Ciampino su un aereo, appositamente noleggiato dal Governo kazako, per essere riportate nel Paese d'origine forzatamente;
Alma Shalabayeva, pur non avendo commesso alcun reato, potrebbe essere ora esposta all'elevatissimo rischio di procedure inquirenti non garantiste, analoghe a quelle cui fu sottoposto il marito nel 2003, quando si opponeva al regime di Nursultan Nazarbayev;
la procedura di espulsione appare gravemente viziata sotto il profilo costituzionale, normativo e politico;
in seguito una nota di Palazzo Chigi informava sull'annullamento dell'espulsione della moglie del dissidente kazako Ablyazov, ma essa, oltre ad essere tardiva, risulta insufficiente a restituire la libertà ad Alma Shalabayeva e alla piccola Alua;
di tutta evidenza appaiono una serie di «procedure insolite», quali il mancato utilizzo di documenti di fondamentale importanza nei procedimenti giudiziari di garanzia. Come può considerarsi, infatti, una serie di provvedimenti del tribunale dei minori che nel giro di 72 ore affida una bambina di 6 anni a tre persone diverse, quando normalmente per un affido di minorenne passano anni? Dai documenti risulta che la piccola Alua è stata, infatti, affidata prima a Venera, sorella di Alma Shalabayeva. Poi nel corso di una successiva visita nella villa di Casal Palocco, constatato che Venera era assente, la piccola è stata affidata addirittura a Semakin, autista della famiglia. E, infine, una volta sulla pista di Ciampino, è stata affidata nuovamente alla madre;
per il resto, il decreto di rimpatrio firmato dal giudice di pace all'interno del centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria, e poi convalidato dalla procura di Roma, è stato emanato senza visionare il documento del 30 maggio 2013 inviato dall'ambasciata kazaka alla questura in cui si avverte che la signora Alma Shalabayeva è in possesso di due passaporti validi rilasciati in Kazakistan (n. 0816235 e n. 5347890). Passaporti che evidentemente avrebbero permesso il rimpatrio volontario della signora e della bambina (coi tempi che si allungavano e la difesa che poteva intervenire) e non coatto. Così come lo stesso ufficio immigrazione è stato ben lesto il pomeriggio del 31 maggio 2013, quando l'aereo già era a Ciampino pronto al decollo, a inviare invece un fax in procura, firmato dal responsabile Maurizio Improta, in cui si avvisava che ogni ulteriore controllo era inutile. E che, quindi, si poteva procedere con il rimpatrio immediato;
non sarebbero stati neanche acquisiti, incredibilmente, nei procedimenti giudiziari in oggetto lo status di rifugiato di Ablyazov ottenuto a Londra nel 2011, esteso a moglie e figlia, che avrebbe impedito l'espulsione, né i regolarissimi permessi di soggiorno di Alma Shalabayeva: sia quello britannico che quello lettone –:
di quali elementi disponga sulla vicenda, nell'ambito delle proprie competenze, e se non intenda adottare iniziative ispettive in relazione all'attività del giudice di pace, del tribunale dei minori, della procura della Repubblica e del tribunale del riesame di Roma, ai fini dell'eventuale esercizio dell'azione disciplinare, anche a tutela del diritto di difesa costituzionalmente garantito. (3-00211)
(16 luglio 2013)