• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
S.2/00054 VACCARI, ORRU', LO GIUDICE, FEDELI, MANCONI, PUGLISI, GHEDINI Rita, MIRABELLI, BROGLIA, CALEO, CAPACCHIONE, CARDINALI, COCIANCICH, CORSINI, DE BIASI, DEL BARBA, ESPOSITO Stefano, FAVERO,...



Atto Senato

Interpellanza 2-00054 presentata da STEFANO VACCARI
mercoledì 17 luglio 2013, seduta n.069

VACCARI, ORRU', LO GIUDICE, FEDELI, MANCONI, PUGLISI, GHEDINI Rita, MIRABELLI, BROGLIA, CALEO, CAPACCHIONE, CARDINALI, COCIANCICH, CORSINI, DE BIASI, DEL BARBA, ESPOSITO Stefano, FAVERO, FORNARO, GOTOR, LAI, LO MORO, MANASSERO, MATTESINI, MINEO, MORGONI, MOSCARDELLI, PADUA, PAGLIARI, PARENTE, PUPPATO, ROSSI Gianluca, SANGALLI, SOLLO, TOMASELLI, VATTUONE, VERDUCCI, ZANONI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

la gestione del CIE (Centro per l'identificazione e l'espulsione) di Trapani, fino all'estate 2015, è stata affidata a seguito del bando del dicembre 2011, dal Ministero dell'interno alla cooperativa "l'Oasi" di Siracusa, che ha battuto il consorzio "Connecting people", il quale aveva presentato un'offerta al rialzo. L'aggiudicazione definitiva al nuovo ente gestore è avvenuta il 30 marzo 2012. L'ingresso definitivo della cooperativa l'Oasi è avvenuto in data 10 agosto 2012;

la cooperativa l'Oasi gestisce anche il CIE di Modena dal 1° luglio 2012 e quello di Bologna dal 1° ottobre 2012;

le aggiudicazioni della gestione dei CIE sono avvenute in presenza di criteri di valutazione difformi: infatti, nel settembre 2012, aveva luogo la gara per l'affidamento del CIE di Lampedusa a cui concorreva anche il consorzio Connecting people. La prefettura di Agrigento aveva ritenuto anomala l'offerta presentata da Connecting people onlus con un ribasso di quasi il 17 per cento sulla base d'asta (a differenza di quanto avvenuto a Bologna e Modena dove i ribassi proposti dalla cooperativa l'Oasi sono stati superiori). A seguito di tale rilievo, il consorzio Connecting people forniva alla prefettura di Agrigento la documentazione giustificativa richiesta rispetto alla congruità dell'offerta presentata ed otteneva l'aggiudicazione provvisoria della gestione del centro in data 25 settembre 2012. A fronte di un atto stragiudiziale di significazione presentato dalla cooperativa "Sisifo" (operatore economico anch'esso partecipante all'avviso di gara per l'affidamento della gestione del CIE di Lampedusa) alla prefettura di Agrigento in data 25 ottobre 2012, quest'ultima sospendeva l'aggiudicazione provvisoria della gestione del CIE di Lampedusa, richiedendo un parere al locale ispettorato del lavoro di Agrigento e ne dava notizia al Ministero dell'interno - Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, Direzione centrale servizi civili, Immigrazione asilo, Area V (con nota numero 0041776 - classifica 29.04 del 30 ottobre 2012). Il consorzio Connecting people, con nota n. 420 del 12 novembre 2012 inoltrata con raccomandata ai medesimi Dipartimento, Direzione ed Area del Ministero, nel richiedere di confermare i provvedimenti già assunti e di procedere alla stipula della convenzione, riassumeva la vicenda e segnalava che, in attesa delle verifiche per l'aggiudicazione definitiva, la stazione appaltante consentiva alla cooperativa Sisifo di accedere agli atti del procedimento senza alcuna comunicazione al controinteressato, denunciando, inoltre, che la prefettura di Agrigento, nonostante fossero trascorsi più di 30 giorni dall'aggiudicazione provvisoria e nonostante avesse già provveduto a ritenere congrua l'offerta a seguito del procedimento di verifica dell'anomalia, avesse riaperto il procedimento di verifica. A tutt'oggi non è stato dato riscontro;

in un'interpellanza presentata il 20 novembre 2012 al Senato (2-00547), peraltro rimasta senza risposta, si sottolineavano i precedenti delle cooperative siciliane da cui era scaturita la cooperativa l'Oasi, con vicende di procedimenti penali a carico dei rappresentanti e revoca degli affidamenti per irregolarità amministrative, rilevando che dal 20 settembre 2012 i lavoratori della cooperativa non ricevevano più lo stipendio; che da più parti era stata segnalata la "scarsa qualità dei servizi" erogati dalla cooperativa e che, in particolare, a Trapani era intervenuto l'Ispettorato del lavoro, riscontrando una serie di irregolarità, e si chiedeva al Ministro in indirizzo quali fossero le ragioni per cui non si procedeva alle revoche degli affidamenti di Modena e Trapani e per quali ragioni, di fronte all'evidenza di circostanze negative, il Ministero intendesse affidare alla stessa cooperativa l'Oasi dal 1° dicembre 2012 anche la struttura di Modena;

nonostante le irregolarità rilevate dagli ispettori del lavoro nella gestione del CIE, il 16 gennaio 2013 la cooperativa l'Oasi aveva espresso l'intenzione di assumere 15 nuovi dipendenti per la gestione del CIE di Milo, pur non riuscendo a pagare con regolarità gli stipendi agli oltre 50 lavoratori già in servizio presso la struttura. Infatti dal mese di settembre 2012 i dipendenti del CIE di Milo sono in stato di agitazione, poiché la cooperativa non paga gli stipendi né le fatture ai fornitori;

da notizie di stampa, la prefettura di Trapani ancora il 12 febbraio 2013 avrebbe diffidato la cooperativa l'Oasi a pagare gli stipendi arretrati, minacciando la revoca della concessione, mentre le prefetture di Modena e Bologna annunciavano l'intenzione di anticipare almeno una parte dei soldi necessari al pagamento degli stipendi dei dipendenti dei CIE che si trovano sul loro territorio;

il 22 marzo la cooperativa l'Oasi ha presentato una richiesta di mobilità per 9 lavoratori;

considerato che:

nel maggio 2012 la Prefettura di Bologna metteva a bando la gestione del CIE di via Mattei con il criterio del prezzo più basso e la base d'asta di 30 euro al giorno per persona;

la cooperativa l'Oasi si è aggiudicata la gestione del CIE di Bologna con un'offerta di 28 euro a persona al giorno, a fronte dei 69 euro corrisposti al precedente gestore;

l'appalto aveva per oggetto la fornitura dei seguenti servizi: servizio di gestione amministrativa e di minuta sussistenza e manutenzione; servizio di assistenza generica alla persona; servizio di assistenza sanitaria; servizio di pulizia e igiene ambientale; fornitura dei seguenti beni: pasti, prodotti per l'igiene personale, vestiario, generi di conforto;

con delibera del 17 settembre 2012 il consiglio comunale di Bologna chiedeva al Governo di rivedere i criteri dei bandi di gara previsti per i contratti di gestione dei CIE e delle strutture affini, ritornando all'opzione dell'offerta più vantaggiosa, e alla prefettura di Bologna di verificare la reale possibilità di offrire i servizi richiesti dal bando di gara al prezzo al quale era stato aggiudicato e di intensificare le attività di controllo per prevenire eventuali infiltrazioni mafiose, come da protocollo d'intesa tra prefetture e Regione Emilia-Romagna, oltre a monitorare costantemente la situazione all'interno della struttura per evitare un ulteriore deterioramento delle già precarie condizioni degli stranieri ospitati;

in data 28 settembre 2012 il prefetto di Bologna sospendeva l'affidamento della gestione del CIE di Bologna alla cooperativa a causa dell'emergere di una condanna penale a carico del Presidente del suo consiglio di amministrazione, per poi affidare effettivamente il centro a l'Oasi a partire dal 1° dicembre 2012;

in più occasioni, nei mesi successivi, il Garante delle persone private della libertà della Regione Emilia-Romagna ha segnalato alla prefettura e alle altre autorità l'insostenibilità della situazione, chiedendo la chiusura del centro, in relazione a casi di malattie infettive, insufficienti condizioni igieniche, assenza di biancheria e di altri beni essenziali, totale carenza di servizi alla persona e di attività di volontariato, inadeguatezze strutturali;

a sua volta il Garante del Comune di Bologna ha evidenziato la situazione di invivibilità del CIE di Bologna e di incompatibilità con una vita dignitosa per gli esseri umani, chiedendone la chiusura;

sin dall'avvio della nuova gestione la cooperativa assegnataria non ha pagato gli stipendi ai 29 dipendenti e al personale medico utilizzato, cifre anticipate dalla prefettura di Bologna, e analoghe inadempienze nei pagamenti del personale si sono verificate anche nel CIE di Modena, gestito ad analoghe condizioni contrattuali dalla stessa cooperativa;

una visita dell'Azienda sanitaria locale, sollecitata dal Garante regionale e autorizzata dalla prefettura di Bologna, effettuata il 14 gennaio 2013, ha confermato la situazione di degrado delle condizioni igienico-sanitarie del centro;

nel marzo 2013 la prefettura di Bologna ha deciso di chiudere temporaneamente il CIE di Bologna per procedere a lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria e, a conclusione dei lavori, ha annunciato l'avvenuta rescissione del contratto con l'Oasi;

le persone recluse nei CIE subiscono una limitazione della libertà personale non a causa della commissione di reati, ma solo per la loro presenza irregolare sul territorio italiano;

la restrizione è stata nel tempo estesa dai 60 giorni ai 18 mesi, utilizzando una possibilità prevista dalla direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, ma assai distante dall'effettiva media europea di permanenza nei CIE;

la popolazione ospite del CIE di Bologna mostra un'elevata incidenza di persone provenienti da uno stato di detenzione in carcere, dove inspiegabilmente non viene completata la procedura di identificazione; di stranieri presenti in Italia da moltissimi anni, frequentemente con famiglia e incensurate, che hanno perso il permesso di soggiorno per mancato rinnovo o revoca, spesso a causa della perdita del posto di lavoro; di richiedenti asilo; di tossicodipendenti o affetti da patologie non compatibili con uno stato di detenzione e di donne straniere vittime del racket della prostituzione;

considerato altresì che:

dal 2007 fino al 30 giugno 2012 il CIE di Modena è stato gestito in appalto dalla confraternita della Misericordia di Modena che riceveva dalla prefettura di Modena 75 euro al giorno per trattenuto;

il 15 febbraio 2012 è stato pubblicato il bando per l'affidamento della gestione che ha stabilito come base d'asta la quota di 30 euro al giorno per trattenuto, con presentazione dell'offerta entro il 15 marzo 2012 ed aggiudicazione prevista attraverso il criterio del prezzo più basso (ex art. 82 del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006);

la Cgil di Modena ha da subito sostenuto che la base d'asta non era sufficiente a garantire il rispetto di quanto previsto nel capitolato ed al tempo stesso il rispetto delle leggi, delle norme e dei contratti, e che il criterio del prezzo più basso finisce di fatto con l'impedire la partecipazione ai bandi di affidamento proprio a quelle imprese che offrono maggiori garanzie di affidabilità;

l'unica offerta presentata è stata quella della confraternita della Misericordia di Modena, che, tuttavia, non è stata presa in quanto superiore alla base d'asta stabilita; la prefettura di Modena ha quindi attivato una procedura ristretta tramite inviti a presentare offerte (ex art. 67 del decreto legislativo n. 163 del 2006); si è presentata solamente la cooperativa "l'Oasi" di Siracusa, che si è aggiudicata la gestione con un ribasso del 3 per cento, rispetto alla base d'asta (29,1 euro al giorno per trattenuto) subentrando in tal modo nella gestione alla confraternita della Misericordia a partire dal 1° luglio 2012;

sin dall'inizio della gestione, i dipendenti de l'Oasi hanno avuto difficoltà a ricevere i propri stipendi e, dopo varie promesse disattese, si è arrivati a più riprese alla proclamazione di uno sciopero;

solo il pagamento degli stipendi da parte della prefettura, in virtù dell'articolo 1676 del codice civile a norma del quale «Coloro che, alle dipendenze dell'appaltatore, hanno dato la loro attività per l'opera o per prestare il servizio possono proporre azione diretta contro il committente per eseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l'appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda», ha consentito, a più riprese, di sbloccare una situazione sempre più insostenibile;

tale situazione si è però ripresentata sistematicamente, arrivando, ad oggi, alla quinta giornata di sciopero, dovendosi quindi la prefettura fare integralmente carico del pagamento delle diverse mensilità;

dall'inizio della gestione del CIE di Modena si sono avvicendati ben 4 direttori, talvolta per il mancato pagamento del loro stesso stipendio, rendendo impossibile ogni stabile programmazione interna delle attività e ogni efficace relazione con tutti i soggetti coinvolti dentro e fuori dal centro;

in questi mesi, per lo stesso motivo, si sono allontanati i medici e gli psicologi impiegati presso il CIE che è rimasto, quindi, del tutto privo dell'assistenza psicologica adeguata, come invece prevede il capitolato d'appalto;

la Garante per i diritti delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale ha più volte segnalato problemi sulla qualità dei pasti;

i sindacati di polizia modenesi hanno segnalato un forte clima di tensione, sfociato in alcune rivolte, dovuto a mancanze elementari nei confronti dei trattenuti;

la cooperativa ad avviso degli interpellanti ha chiaramente dimostrato di non avere una propria necessaria autonomia finanziaria, sufficiente a garantire la gestione di una struttura di tale complessità ed importanza;

nella giornata di sabato 6 luglio 2013, a fronte del permanere e dell'acutizzarsi dei problemi menzionati, la Cgil di Modena ha proclamato 6 giorni di sciopero consecutivi, a partire dal martedì successivo, per i lavoratori che operano nel centro alle dipendenze de "l'Oasi";

tale fatto, senza precedenti quanto alla portata, oltre a rimarcare una volta di più l'insostenibilità della situazione e il grado di esasperazione a cui sono giunti i lavoratori, rappresenterebbe senz'altro un delicatissimo problema per la sicurezza del centro stesso, sapendo quali ripercussioni potrà avere sulla vita dei trattenuti una sospensione dei servizi, soprattutto nel periodo del Ramadan;

ancora una volta, solo l'intervento della prefettura ha determinato la sospensione dello sciopero, a fronte di impegni assunti dalla stessa nei confronti dei lavoratori; peraltro lo sciopero indetto risulterebbe solo sospeso e posticipato, permanendo inalterate le gravi carenze evidenziate;

una delegazione di parlamentari modenesi (i deputati Davide Baruffi e Edoardo Patriarca e il senatore Stefano Vaccari) dopo avere incontrato a più riprese i lavoratori, nella giornata di sabato 6 luglio hanno effettuato una lunga visita al centro, incontrando sia la direzione della cooperativa, sia gli operatori di sicurezza operanti nel centro, sia i trattenuti: in questa visita hanno potuto riscontrare direttamente le carenze lamentate dal sindacato, una qualità decisamente inadeguata delle strutture, una condizione igienico-sanitaria insostenibile e un'esasperazione dei trattenuti derivante anche da questo stato di cose, che diventa ancor più insostenibile nei mesi estivi dell'anno,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che l'adozione della modalità di aggiudicazione della gara secondo il meccanismo del prezzo più basso si sia rivelata inadeguata alla gestione del CIE di Bologna come degli altri centri gestiti alle stesse condizioni dalla cooperativa l'Oasi, da quello di Milo (Trapani) a quello di Modena;

quali azioni di propria competenza intenda adottare per garantire i lavoratori della cooperativa che operano presso i diversi CIE nel territorio nazionale;

se ritenga che vi siano state da parte della stessa cooperativa gravi, ripetute e sistematiche violazioni della convenzione tali da comportare la revoca della stessa e l'indizione di una nuova procedura per l'affidamento della gestione dei CIE;

se non ritenga utile avviare una seria riflessione sull'utilità dei centri di identificazione ed espulsione per valutare l'eventuale inadeguatezza dei CIE rispetto all'obiettivo di ridurre l'immigrazione irregolare (con una percentuale di raggiungimento degli obiettivi di identificazione al di sotto del 50 per cento), e visto che, a giudizio degli interpellanti, essi non corrispondono alle caratteristiche e ai requisiti fissati dallo stesso Ministero dell'interno;

se non ritenga eccessiva, come risulta agli interpellanti, la presenza in Emilia-Romagna di due CIE, che nel corso del 2012 non hanno mai raggiunto la capienza massima;

se non ritenga opportuno affrontare il tema del superamento dei CIE e della loro sostituzione con modalità di identificazione ed eventualmente di espulsione rispettose della dignità e dei diritti fondamentali delle persone;

se, in attesa di una più attenta ed organica revisione dell'intero sistema dei CIE, non ritenga opportuno prevedere all'interno degli stessi centri lo svolgimento di immediate attività para-lavorative al fine di rendere meno dolorosa e più umana la permanenza all'interno di strutture dove notoriamente si sopravvive per mesi in assenza delle minime condizioni sanitarie, igieniche ed umane.

(2-00054 p. a.)