• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/01382 la Lama San Giorgio è tra le principali e più lunghe lame del territorio della provincia di Bari; l'incisione di Lama San Giorgio ha origine nella Muria barese, nei pressi di Monte...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01382presentato daSCAGLIUSI Emanueletesto diMartedì 23 luglio 2013, seduta n. 58

SCAGLIUSI, L'ABBATE, SIBILIA, MANLIO DI STEFANO, DE LORENZIS, D'AMBROSIO, MANNINO, DAGA, ZOLEZZI, DE ROSA, NICOLA BIANCHI, PAOLO NICOLÒ ROMANO, DI VITA, DALL'OSSO, GRILLO, LOREFICE, CARIELLO, MANTERO e COLLETTI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro della salute, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie, al Ministro per gli affari europei. — Per sapere – premesso che:
la Lama San Giorgio è tra le principali e più lunghe lame del territorio della provincia di Bari;
l'incisione di Lama San Giorgio ha origine nella Muria barese, nei pressi di Monte Sannace a 383 metri sul livello del mare, nel territorio di Gioia del Colle e scorre verso nord attraversando i territori dei comuni di Sammichele di Bari, Casamassima, Rutigliano, Noicattaro e Triggiano e sfocia nel mare Adriatico nel territorio di Bari;
con la legge regionale n. 91 del 1997 è stato individuato il tratto di lama San Giorgio insistente nell'agro di Triggiano come area da sottoporre a tutela ambientale;
in seguito ai moti di protesta dell'opinione pubblica e delle associazioni ambientaliste richiedenti un ampliamento dell'area da tutelare al fine di incorporare siti dalle peculiari caratteristiche naturalistiche, geologiche e archeologiche meritevoli di una più stretta tutela, in data 18 luglio 2002 l'ufficio parchi e riserve naturali della regione Puglia ha avviato una serie di incontri tecnici con le diverse amministrazioni comunali interessate all'istituenda area protetta (Bari, Triggiano, Noicattaro, Rutigliano, Sammichele di Bari e Casamassima, con una manifestazione di interesse da parte dell'amministrazione comunale di Gioia del Colle), giungendo ad un'intesa nella quale si è definito un perimetro per l'area della Lama San Giorgio;
il 20 settembre 2007 è stata convocata la conferenza dei servizi per l'istituzione dell'area naturale protetta «Parco Naturale Regionale delle lame S. Giorgio e Giotta» ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera A, della legge regionale n. 19 del 1997. In quella sede è stato stilato un documento d'indirizzo con allegata perimetrazione, al fine di fornire elementi ed indicazioni per la redazione del disegno di legge istitutivo dell'area naturale protetta;
in febbraio 2008, l'intero territorio della Lama San Giorgio è stato ufficializzato come area naturale di pregio;
mentre l'Ufficio parchi e riserve naturali della regione Puglia procedeva nella direzione appena descritta, nel 2005 l'autorità di bacino indicava, inspiegabilmente, alla regione Puglia la Lama San Giorgio come luogo di recapito ideale per i reflui da depuratori previsti a Casamassima e Sammichele;
il 2 ottobre 2008 l'acquedotto pugliese ha trasmesso il progetto relativo alla costruzione di un collettore di scarico dell'impianto di depurazione a servizio del comune di Casamassima. Il 6 novembre 2008 si riunisce il consiglio comunale di Rutigliano, all'unanimità ha espresso parere negativo per le seguenti motivazioni:
il progetto in questione non è previsto nel «Piano di Tutela delle Acque Regionali», tant’è che il commissario delegato con decreto 195 del 18 giugno 2002 aveva approvato e finanziato, in conformità al piano stesso, un progetto preliminare per la realizzazione di un collettore intercomunale, con recapito finale a mare, a servizio dei comuni di Gioia del Colle, Acquaviva, Putignano, Sammichele e Casamassima;
il progetto è carente delle valutazioni sull'effetto dello scorrimento dell'acqua nell'alveo della lama San Giorgio, con particolare riferimento all'impatto sulla vegetazione e sulla fauna, considerato che il letto alluvionale è prevalentemente secco durante tutto l'anno;
il progetto non prevede nulla sull'ipotesi di scarichi non conformi, così come previsto dal decreto legislativo n. 152 del 2006 che avvengono durante la gestione ordinaria di un impianto di depurazione, sversando acque non purificate e raffinate, con gravi conseguenze di tipo igienico e sanitario;
il progetto non dice nulla in ordine alla gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria della lama;
il progetto è incompatibile con la procedura di istituzione della «Riserva naturale Protetta di Lama San Giorgio», a tutt'oggi non ancora approvata dalla regione Puglia;
ancora una volta in contrapposizione al processo di tutela ambientale di Lama San Giorgio, il 19 marzo 2009 con determinazione dirigenziale n. 145 del servizio ecologia della regione, si afferma che il bacino idrografico della Lama San Giorgio potrebbe essere idoneo a recepire i reflui trattati dal depuratore di Casamassima a condizione che si realizzi una riqualificazione ambientale della Lama e che avviare le acque di scarico verso corsi d'acqua, è una soluzione tecnica sostenibile purché siano rispettati alcuni principi e siano osservate alcune prescrizioni, quali:
evitare la demolizione di ponti di pregio storico ed architettonico;
assicurare della funzionalità idraulica della lama;
realizzare opere di mitigazione e ri-funzionalizzazione della lama;
ripristinare una sezione di magra;
eseguire una pulizia della lama con estirpazione di alberature e quant'altro impedisca lo scorrimento delle acque;
realizzare tubazioni in acciaio con l'utilizzo di tecniche di ingegneria naturalistica;
proteggere le scarpate trasversali con gabbionate e/o materassi tipo Reno;
programmare una manutenzione costante della lama;
il 12 giugno 2009, senza alcuna ulteriore comunicazione o convocazione fatta ad alcuno dei comuni interessati, il Commissario delegato per le emergenze ambientali Vendola, con il decreto n. 92 approva il progetto del depuratore di Casamassima e del collettore di scarico in Lama San Giorgio, dando mandato all'Acquedotto pugliese di realizzare l'opera prevedendo testualmente: «di dare atto che l'approvazione del progetto in esame sostituisce visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali, comunali e costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico comunale», di fatto estromettendo tutti gli attori interessati, dalla procedura amministrativa;
il 4 novembre 2009 l'Acquedotto pugliese evidenzia in una nota che il progetto approvato il 12 giugno è carente delle prescrizioni necessarie e che «in mancanza di adeguate soluzioni e decorso il termine per l'ultimazione dei lavori, l'opera realizzata con ingenti finanziamenti pubblici possa rivelarsi inutilizzabile»;
il 25 febbraio 2010, il consiglio comunale di Rutigliano approva, sempre all'unanimità, una mozione di assoluta contrarietà allo sversamento nella Lama San Giorgio delle acque reflue del depuratore di Casamassima;
nell'aprile 2011 l'Acquedotto pugliese avvia le opere di scavo e messa a dimora della tubazione interrata dal depuratore fino al Vallone Guidotti che vengono sospese dopo diverse manifestazioni di protesta civile e per carenza del parere archeologico;
il 19 luglio 2012, nella causa C-565/10, avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell'articolo 258 Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la Commissione europea sentenzia l'inadempimento dello Stato italiano in riferimento alla Direttiva 91/271/CEE relativa al «Trattamento delle acque reflue urbane - Articoli 3, 4 e 10 - Rete fognaria - Trattamento secondario o equivalente - Impianti di trattamento - Campioni rappresentativi». L'articolo 10 della direttiva 91/271 prevede che la progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli 4-7 debbano essere condotte in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e tenendo conto delle variazioni stagionali di carico. Pertanto, il suddetto obbligo non può considerarsi assolto negli agglomerati in cui il trattamento secondario o il trattamento equivalente della totalità delle acque urbane che confluiscono nelle reti fognarie non è garantito mediante impianti di trattamento i cui scarichi soddisfino i requisiti di cui all'allegato I, sezione B, della direttiva 91/271. Ciò considerato, la Repubblica italiana, non avendo preso le disposizioni necessarie al fine di condurre la progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane, in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e per far fronte alle variazioni stagionali di carico nell'agglomerato di Casamassima, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell'articolo 10 della direttiva 91/271;
per questi motivi, la Corte (Settima Sezione) ha dichiarato e statuito che la Repubblica italiana è condannata alle spese; la sanzione prevista va da un minimo di 11.904 euro a un massimo di 714.240 euro per ogni giorno di ritardo nell'adeguamento, oppure una somma forfetaria calcolata sulla base del PIL, e alla possibile sospensione di finanziamenti europei, fino all'attuazione della sentenza;
i sistemi naturali, da sempre, interagiscono con le aree urbanizzate, agendo come termoregolatori, evitando l'eccessivo innalzamento della temperatura estiva indotto dall'irradiazione continua e dall'effetto riflettente delle matrici cementizie. È noto che la Puglia ospita una flora molto ricca in virtù di circa 2.200 specie spontanee. In questo contesto, le aree umide svolgono importanti funzioni sia di termoregolazione del microclima che di rifugio di specie animali e vegetali arricchendo la biodiversità. Costituiscono quindi luogo di sosta di uccelli migratori o luoghi privilegiati di riproduzione dell'avifauna selvatica;
il ricorso a tecniche di depurazione naturale per il trattamento dei reflui rappresenta ormai una scelta ampiamente diffusa. La fitodepurazione è una tecnologia che usa la capacità depurativa degli ecosistemi naturali mettendola al servizio delle attività umane;
gli impianti di fitodepurazione rappresentano un'alternativa ai sistemi di depurazione tradizionali, con vantaggi dal punto di vista economico (risparmio di energia elettrica, limitati costi di gestione) ed ambientale (eliminazione dei trattamenti di disinfezione e dei relativi sottoprodotti, miglior inserimento paesaggistico);
l'impianto di fitodepurazione di Melendugno, con il suo attuale potenziale di 21.25 AE (abitante equivalente), realizzato con il finanziamento della regione Puglia, è stato il primo in Italia e tra i primi in Europa, come bacino palustre naturale riprodotto artificialmente con queste caratteristiche. La struttura, alimentata dalle acque provenienti dall'impianto di depurazione a servizio dei Comuni di Melendugno, Calimera e Martignano, si estende su di una superficie di 8,3 ettari;
l'UNESCO ha avviato il programma WWAP (World water assessment programme o Programma mondiale di valutazione delle acque), la cui ratifica è attualmente all'esame del Parlamento, al fine di verificare il raggiungimento dell'obiettivo del Millennio consistente nel perseguire, entro il 2015, l'arresto dello sfruttamento non sostenibile delle risorse idriche. Tra le funzioni principali del Segretariato WWAP indicate all'articolo 4 del suddetto protocollo d'intesa ci sono:
il supporto agli Stati membri per la valutazione dell'efficienza e dell'efficacia di programmi e decisioni nazionali in materia di politica idrica e monitoraggio dello stato di attuazione dei diversi obiettivi, inclusi gli Obiettivi di sviluppo del Millennio;
la realizzazione di Rapporti sulla situazione delle acque con particolare riferimento alla disponibilità e all'utilizzo sui singoli piani nazionali; l'assistenza agli Stati membri perché sviluppino e migliorino le capacità di raccolta e analisi dei dati per le proprie iniziative in tema di politica idrica;
il 23 e 24 maggio 2013 si è tenuta a Bonn una conferenza organizzata dal Global Water System Project (GSWP), dal quale è scaturito un appello (cd. Dichiarazione di Bonn) per un uso più razionale dell'acqua, nella convinzione che sia possibile evitare la crisi dell'acqua in quanto questa si deve «solo a una cattiva gestione di una risorsa essenziale e insostituibile». I ricercatori convenuti hanno ribadito che con le attuali conoscenze non è possibile prevedere esattamente quando il limite planetario sarà superato ma se vi si dovesse arrivare «si potrebbero innescare cambiamenti irreversibili con potenziali, catastrofiche conseguenze». Sono state elaborate, quindi, sei raccomandazioni: potenziare la ricerca sul sistema idrico globale; elaborare una sintesi delle attuali conoscenze sul sistema acqua per migliorarne la protezione; formare la prossima generazione di ricercatori specializzati nel settore idrico; intensificare il monitoraggio dell'acqua; preferire soluzioni basate sulla salvaguardia degli ecosistemi a costosi interventi strutturali; stimolare l'innovazione nella gestione dell'acqua –:
se il Governo sia consapevole della necessità di convocare quanto prima un incontro tecnico tra la regione Puglia, il Commissario delegato per l'emergenza ambientale in Puglia, l'Acquedotto pugliese e una delegazione dei comuni interessati al fine di risolvere la questione, vista la sanzione comminata alla Repubblica italiana dalla Commissione europea in merito al trattamento delle acque reflue e se intenda comunque monitorare la situazione;
visto il malcontento manifestato a più riprese dai cittadini e dalle associazioni interessate e considerata l'inammissibile sordità da parte del presidente della regione Puglia nei confronti degli stessi, se il Governo non intenda attivarsi al fine di chiedere, in via cautelare, la sospensione dei lavori di realizzazione della condotta interrata di scarico delle acque provenienti dal nuovo depuratore di Casamassima che potrebbe determinare anche condizioni di rischio per l'assetto idrogeologico;
se il Governo ritenga opportuno valutare l'opportunità di promuovere una collaborazione con la regione Puglia al fine di avviare nell'area interessata, con la partecipazione attiva dei cittadini, così come stabilito dalla legge regionale n. 21 del 2008 della regione Puglia, interventi di progettazione e riqualificazione urbana in merito a rigenerazione ecologica finalizzata al risparmio delle risorse, con particolare riferimento a suolo, acqua ed energia, alla riduzione delle diverse forme di inquinamento urbano, al miglioramento della dotazione di infrastrutture ecologiche;
quali siano le azioni che il Governo intende attuare, visti i pareri degli esperti in materia di acqua risultanti dalla Conferenza di Bonn e le direttive della comunità Europea sul tema dell'acqua, con l'obiettivo di rafforzare le politiche ambientali per la tutela e la gestione sostenibile delle risorse idriche;
se il Governo intenda promuovere uno studio urgente per verificare la fattibilità di un impianto di fitodepurazione al fine di permettere il riutilizzo delle acque, in regioni, come la Puglia, che soffrono pesantemente la carenza di tale risorsa. (4-01382)