• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/00259 CANDIANI - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali - Premesso che: i dazi antidumping sono miranti a scoraggiare la pratica del dumping, cioè l'esportazione di beni...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-00259 presentata da STEFANO CANDIANI
martedì 23 luglio 2013, seduta n.074

CANDIANI - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali - Premesso che:

i dazi antidumping sono miranti a scoraggiare la pratica del dumping, cioè l'esportazione di beni ad un prezzo inferiore rispetto a quello praticato nel Paese d'origine. Con questa azione il produttore si assicura un certo grado di penetrazione nei mercati grazie alla concorrenzialità dei suoi prezzi;

la libera circolazione delle merci all'interno dell'Unione europea in una fase iniziale era stata concepita nell'ambito di un'unione doganale tra gli Stati membri con l'abolizione dei dazi doganali, delle restrizioni quantitative agli scambi e di tutte le altre misure di effetto equivalente, e con la fissazione di una tariffa doganale comune nei rapporti della Comunità con i Paesi terzi. In seguito, è stato posto l'accento sull'eliminazione di tutti gli ostacoli restanti alla libera circolazione in modo da realizzare il mercato interno, definito come uno spazio senza frontiere interne, ove le merci circolano liberamente come all'interno di un mercato nazionale;

la politica commerciale dell'Unione e il suo ruolo in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) riguardano la fissazione delle tariffe doganali per l'ingresso nell'Unione di beni prodotti in Paesi terzi, così come fatto con il regolamento della Commissione europea che istituisce i dazi antidumping sulle importazioni di fotovoltaici di provenienza della Repubblica popolare cinese;

la globalizzazione, oltre ad alcune conseguenze positive, come l'apertura di nuove opportunità di mercato per il nostro tessuto produttivo, ne ha prodotte altre assai nefaste. Il venir meno, secondo le regole imposte dall'OMC, delle barriere di carattere protezionistico alla libera circolazione delle merci ha indubbiamente alimentato il diffondersi di fenomeni negativi. Tra essi figurano: la dilagante violazione dei diritti di proprietà intellettuale, la contraffazione dei prodotti e dei marchi dei Paesi europei, l'ingresso nell'Unione di prodotti che non rispettano le normative ambientali, sociali e gli standard di sicurezza. Si tratta, quasi sempre, di pericoli provenienti da produttori situati nell'area asiatica e, in particolare, della Cina. Gli effetti negativi di questi fenomeni sono particolarmente preoccupanti per i settori produttivi del cosiddetto made in Italy e per i distretti produttivi locali che ne costituiscono l'ossatura portante;

la lentezza e l'atteggiamento renitente con cui la Commissione europea sta operando, si manifesta con l'assenza dei necessari provvedimenti antidumping che penalizza le molte piccole e medie imprese, in particolare del Nord che hanno scelto di produrre prodotti di qualità sul proprio territorio, e che oggi sono seriamente minacciate dalla sleale concorrenza proveniente dai Paesi del Sud-Est asiatico, dove i metodi di produzione sono difficilmente controllabili dall'Unione europea e la qualità dei prodotti non è sempre garantita;

il tessuto produttivo del comparto agricolo, già fortemente provato dalla crisi economica in atto, si trova anche a dover affrontare la concorrenza di Paesi, come la Cina, che non osservano le regole di un mercato equilibrato e leale, che usufruiscono di manodopera a bassissimo costo e di politiche di dumping a discapito dei lavoratori e dei consumatori italiani ed europei;

il 6 settembre 2012 l'Unione europea ha avviato il procedimento antidumping con riguardo all'importazione di pannelli fotovoltaici di provenienza dalla Cina e il 5 giugno 2013 (regolamento n. 513/2013) la Commissione ha imposto dei dazi provvisori nella misura dell'11,8 per cento per i primi due mesi, sino al 6 agosto 2013 e, successivamente, tra il 37,3 e il 67,9 per cento per i mesi successivi;

non si è fatta attendere la reazione da parte della Repubblica popolare cinese, che ha ufficialmente aperto un'indagine antidumping e antisussidi nei confronti del vino europeo;

otto delle principali associazioni della filiera produttiva del settore vinicolo nazionale hanno chiesto al Governo italiano e ai Ministri competenti un maggiore impegno nella vicenda;

il comparto vitivinicolo italiano non può essere sottomesso alle autorità cinesi nel confronto apertosi a seguito dei dazi che l'Unione europea intende applicare all'importazione di pannelli fotovoltaici prodotti in Cina;

l'Italia nel 2012 ha esportato vini in bottiglia di qualità e in piccola parte sfuso per 80 milioni di euro, con un trend di crescita negli ultimi anni molto promettente, in termini sia di volume sia economici. L'iniziativa cinese rischia di frenare la crescita delle esportazioni di vino made in Italy, che nel primo trimestre del 2013 è stata da record, registrando un aumento di ben il 377 per cento rispetto ai livelli del 2008 e cioè ai livelli pre-crisi;

si auspica che entro i primi giorni di agosto 2013 si possa giungere ad una soluzione del problema con le autorità cinesi, onde evitare che sia compiuta la selezione delle aziende campione da inserire nella lista di realtà esportatrici che dovranno partecipare alla procedura cinese. Si tratta di un iter molto complesso e costoso sia dal punto di vista economico, cui le singole società selezionate non potranno far fronte singolarmente, sia in termini di dati sensibili che, qualunque sia l'esito del confronto in essere, appartengono alle aziende e resteranno invece in mano alle autorità cinesi;

la Repubblica popolare cinese rappresenta anche il Paese nel quale si è registrato il più elevato tasso di crescita nei consumi mondiali, visto che gli acquisti di vino hanno raggiunto a livello nazionale quota 18 milioni di ettolitri. Un dato non molto lontano dai 20 milioni di ettolitri che rappresentano il volume dei consumi in un Paese di grande tradizione vitivinicola come l'Italia,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda chiarire la posizione del Governo su quanto sopra, facendosi portavoce in sede europea di una politica intesa ad applicare, quando possibile ed opportuno, le misure doganali necessarie per impedire pratiche di concorrenza sleale a tutela prodotti made in Italy, e tutelare le imprese italiane dai rischi e dai costi della procedura sui dazi attivata dalla Cina.

(3-00259)