• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/01509 l'opportunità di stabilire un limite massimo agli stipendi/emolumenti di manager e dirigenti pubblici è stato oggetto nella XVI legislatura di diverse iniziative (emendamenti, ordini del...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-01509presentato daGUIDESI Guidotesto diMartedì 19 maggio 2015, seduta n. 430

GUIDESI, FEDRIGA, ALLASIA, ATTAGUILE, BORGHESI, BOSSI, BUSIN, CAPARINI, GIANCARLO GIORGETTI, GRIMOLDI, INVERNIZZI, MARCOLIN, MOLTENI, GIANLUCA PINI, RONDINI, SALTAMARTINI e SIMONETTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
l'opportunità di stabilire un limite massimo agli stipendi/emolumenti di manager e dirigenti pubblici è stato oggetto nella XVI legislatura di diverse iniziative (emendamenti, ordini del giorno, proposte di legge, atti di sindacato ispettivo) da parte della Lega Nord;
finalmente, il principio di prefissare un tetto per chiunque percepisca a carico delle finanze pubbliche emolumenti o retribuzioni nell'ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni statali è entrato nel nostro ordinamento con le norme contenute nel cosiddetto «decreto salva-Italia» (che ha fissato un tetto al primo presidente della Corte di cassazione, di circa 300 mila euro) e con la previsione di una «sforbiciata» del 25 per cento di «tutti i compensi a qualunque titolo determinati» contenuta nel cosiddetto «decreto del fare»;
la Lega Nord, tuttavia, ha da subito denunciato l'inutilità di tale novella legislativa, in quanto a rischio di non produrre gli effetti sperati per la scelta di fissare un limite troppo alto, parametrato al primo presidente della Corte di cassazione, cioè al magistrato con funzioni direttive apicali, proponendo – di contro – un'assimilazione al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di sezione della Corte di cassazione ed equiparate;
alle predette norme di legge hanno fatto seguito: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri attuativo dell'articolo 23-ter del «salva-Italia» (XVI legislatura – atto Governo n. 439 – Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri concernente la definizione del limite massimo riferito al trattamento economico annuo onnicomprensivo per i pubblici dipendenti indicati nell'articolo 23-ter del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214) ed il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze che ha fissato a 294 mila euro il tetto massimo per i compensi degli amministratori con deleghe di Rai, Anas e Ferrovie, mentre per le altre 18 società controllate dal Ministero dell'economia e delle finanze si fissano compensi all'80 o al 50 per cento del trattamento economico del primo presidente della Corte di cassazione (i circa 300 mila euro) (XVII legislatura – atto Governo n. 27 – Schema di decreto del Ministro dell'economia e delle finanze relativo ai compensi per gli amministratori con deleghe delle società controllate dal Ministero dell'economia e delle finanze);
con il decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, recante «Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale», all'articolo 13, in materia di limite massimo al trattamento economico del personale pubblico e delle società partecipate, tale limite viene fissato dal Governo Renzi, con decorrenza 1o maggio 2014, in 240.000 annui al lordo dei contributi previdenziali ed assistenziali a carico del dipendente;
benché dalla norma siano escluse le società quotate e quelle che emettono strumenti finanziari in mercati regolamentati, il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato di volere esercitare una moral suasion tesa ad indurre anche tali manager ad una autoriduzione degli emolumenti;
stando alle sue stesse dichiarazioni, rilasciate pochi giorni fa, l'amministratore delegato di Poste (100 per cento capitale pubblico), Francesco Caio, nominato a maggio 2014, godrebbe di un trattamento economico pari ad 1 milione e 200 mila euro annui, quasi 5 volte il tetto imposto dal Governo Renzi alle società di proprietà dello Stato –:
quanti e quali siano gli amministratori di società a partecipazione pubblica, benché quotate o che emettono strumenti finanziari in mercati regolamentati, che registrano trattamenti economici complessivi superiori al tetto fissato dall'articolo 13 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, e quale risparmio si sia ottenuto dal 1o maggio 2014 ad oggi con l'applicazione della norma citata insieme alla cosiddetta moral suasion esercitata dal Presidente del Consiglio dei ministri per un'autoriduzione degli stipendi dei manager esclusi dall'applicazione dell'articolo. (3-01509)