• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/03979 MOSCARDELLI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che: il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010 n. 122,...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-03979 presentata da CLAUDIO MOSCARDELLI
martedì 19 maggio 2015, seduta n.452

MOSCARDELLI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010 n. 122, ha introdotto norme volte a modificare i requisiti per la determinazione dei trattamenti pensionistici;

le disposizioni previste dai commi da 12-sexies a 12-undecies dell'articolo 12 hanno abrogato tutte le norme che prevedevano il trasferimento della contribuzione all'Inps gratuitamente, ovvero:

a) legge 2 aprile 1958, n. 322 recante "Ricongiunzione delle posizioni previdenziali ai fini dell'accertamento del diritto e della determinazione del trattamento di previdenza e quiescenza";

b) articolo 3, comma 14, del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 562 rubricato "Fondo di previdenza per gli elettrici";

c) articolo 28, della legge 4 dicembre 1956, n. 1450 "Fondo di previdenza per i telefonici";

d) articolo 40 della legge 22 novembre 1962, n. 1646 "Personale dipendente delle amministrazioni statali, anche con ordinamento autonomo, personale iscritto agli istituti di previdenza ora Inpdap, personale iscritto all'Istituto postelegrafonici (IPOST)";

e) articolo 124 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092 "Dipendenti civili e militari in servizio permanente e continuativo";

f) articolo 21, comma 4 e articolo 40, comma 3, della legge 24 dicembre 1986, n. 958 "Carabinieri, graduati e militari di truppa, sergenti di complemento";

preso atto che:

per effetto della modifica introdotta i lavoratori che nel corso della loro vita lavorativa hanno avuto diverse gestioni previdenziali, diversamente da quanto previsto per coloro che hanno avuto un'unica gestione, potranno accedere ai criteri "retributivi" per la determinazione della prestazione pensionistica soltanto attraverso l'istituto della ricongiunzione onerosa;

a titolo esemplificativo si richiama il caso di una ricongiunzione onerosa da ex Inpdap in Inps (oggi unico ente per effetto del decreto-legge 6 dicembre 2011 n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011 n. 214) di un periodo dal 2003 al 2014, con un contributo a carico del dipendente pari a 51.887 euro, che dilazionato in 180 rate si trasforma in un importo mensile di 370 euro. Determinando così un trattamento pensionistico mensile lordo al netto della rata di 1.030 euro;

considerato che:

per effetto della modifica introdotta i lavoratori interessati potranno accedere al trattamento pensionistico attraverso l'istituto della totalizzazione all'interno del quale si applica il criterio "contributivo" di determinazione del relativo trattamento;

attualmente per effetto delle modifiche introdotte non si è raggiunta una maggiore equità ed omogeneità del sistema pensionistico, ma al contrario si sono accentuati i tratti di ingiustizia prodotta attraverso l'onerosità della ricongiunzione di contributi previdenziali verso l'INPS;

l'obiettivo di garantire una maggiore sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico, fine ispiratore dell'intervento legislativo, è stato raggiunto facendo ricadere l'onere su una sola parte delle vecchie generazioni, quella che nel corso della propria vita lavorativa ha dovuto affrontare passaggi lavorativi con conseguente modifica delle rispettive gestioni previdenziali, creando di fatto a giudizio dell'interrogante una forte disuguaglianza rispetto a chi a parità di età anagrafica e lavorativa ha potuto e potrà accedere alla determinazione della prestazione pensionistica con il più favorevole criterio "retributivo",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivarsi per correggere la norma richiamata che sta comportando pesanti e negative penalizzazioni per lavoratori e lavoratrici, al fine di garantire, oltre alla necessaria sostenibilità del sistema pensionistico, equità intergenerazionale e intragenerazionale;

se non ritenga opportuno attivarsi, nei limiti delle proprie attribuzioni, per l'introduzione nella legge di stabilità per il 2016 di norme volte a riformare le disposizioni introdotte in questi ultimi anni in tema di trattamenti pensionistici, anche alla luce della recente sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015 che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici", nella parte in cui prevede che «In considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall'art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 per cento».

(4-03979)