• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/00729 in data 18 luglio 2013, si è svolto un incontro pubblico tra il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, onorevole Nunzia De Girolamo, il presidente e il capogruppo Pd della...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-00729presentato daGELLI Federicotesto diMercoledì 24 luglio 2013, seduta n. 59

GELLI. — Al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . — Per sapere – premesso che:
in data 18 luglio 2013, si è svolto un incontro pubblico tra il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, onorevole Nunzia De Girolamo, il presidente e il capogruppo Pd della Commissione XIII Agricoltura della Camera, rispettivamente onorevole Luca Siani e onorevole Moderno Oliviero, i deputati del Pd Michele Anzaldi e Ernesto Magorno ed il presidente dell'Accademia del Peperoncino, signor Enzo Monaco;
lo stesso presidente dell'accademia citata ha fatto presente non solo le preoccupazioni dovute alla concorrenza sul mercato di peperoncini provenienti da altri Paesi, ma anche e soprattutto il pregiudizio per la salute a seguito dell'utilizzo degli stessi prodotti, in particolare di importazione indiana;
il Peperoncino indiano, secondo quanto riportato da fonti di stampa relativamente alle dichiarazioni del signor Monaco, viene essiccato in forno con tutte le foglie perdendo vitamine, gusto, aroma ed il colore, e proprio per quest'ultimo, al fine di riottenere la tonalità tipica, si userebbe il «Sudan I», un colorante non autorizzato per uso alimentare in quanto cancerogeno;
sempre secondo il presidente dell'Accademia circa il 70 per cento del peperoncino consumato dagli italiani proviene dall'India;
come si apprende dal sito del Ministero della salute «la legislazione europea lo esclude dalla lista positiva dei coloranti autorizzati e pertanto la sua presenza negli alimenti è da considerare fraudolenta. Tale sostanza viene infatti definita cancerogena dalla agenzia internazionale per la ricerca sul cancro e ciò costituisce motivo di rischio per la salute dei consumatori»;
sempre dalla citata fonte ministeriale si evince che: «l'Italia è lo Stato membro con il maggior numero di notifiche (68) effettuate per la rilevazione del colorante in prodotti trasformati. Ciò sta a significare che la contaminazione è generata da importazioni di materiale grezzo e che il nostro Paese è un grande utilizzatore di peperoncino»;
il documento del Ministero fa riferimento all'anno 2005;
da quanto risulta, la normativa vigente, non impone di indicare sull'etichetta l'origine del peperoncino, ma solo il Paese in cui viene confezionato, facendo credere al consumatore che il prodotto sia originario, ad esempio della Calabria, pur essendo stato lavorato in India –:
se non si ritenga urgente e doveroso fare le verifiche del caso per accertare quanto riportato in premessa e, nel caso, porre in essere quanto ritenuto opportuno al fine di salvaguardare la salute dei consumatori;
se non si reputi necessario promuovere, in tutte le sedi opportune, una normativa sulla tracciabilità del prodotto alimentare in grado di garantire meglio e con maggiore consapevolezza del consumatore, le origini del prodotto anche al fine di una più facile verifica di possibili alterazioni dello stesso prodotto. (5-00729)