• Testo della risposta

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.5/05350 la Banca d'Italia emette le banconote in euro, in circolazione dal 1o gennaio 2002, in base ai princìpi e alle regole fissati nell'Eurosistema, e ha il controllo di tutta la circolazione...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 16 aprile 2015
nell'allegato al bollettino in Commissione VI (Finanze)
5-05350

Con l'interrogazione a risposta immediata in Commissione, l'On. Causi, nel richiamare le notizie di stampa sulla circolazione dei biglietti da 500 euro, chiede se le circostanze che potrebbero aver determinato un anomalo afflusso di banconote possano essere legate a fenomeni di riciclaggio.
Al riguardo, la Banca d'Italia, ha comunicato di aver pubblicato nei giorni scorsi dati statistici su prelievi, versamenti e prelievi netti (pari alla differenza tra prelievi e versamenti) di banconote presso le proprie Filiali negli anni 2010-2014, (tabelle allegate), consultabili anche sul sito internet dell'istituto: http://www.bancaditalia.it/compiti/emissioneeuro/banconote/statistiche emissionebanconote.pdf).
I dati in questione evidenziano per vari tagli (es., 5 euro, 10 euro, 100 euro, 200 euro, 500 euro) valori negativi dei «prelievi netti» che possono determinarsi in relazione al riversamento da parte di residenti di banconote accumulate in anni precedenti o anche ad afflussi dall'estero di banconote in euro emesse da altri Paesi dell'area. Infatti, in un'area monetaria integrata è normale (almeno in parte) che una quota delle banconote emesse in uno Stato «migri» in altri Stati dell'area, a seguito di transazioni tra soggetti residenti in Stati diversi.
Con riguardo al taglio da 500 euro, in Italia, il divario tra versamenti e prelievi di banconote negli anni 2010-2014, maggiore rispetto ai restanti tagli, può essere messo in relazione, almeno in parte, all'introduzione, a fine 2011, di più stringenti limiti alle transazioni in contanti (1.000 euro), nonché a una consistente attenzione, anche a fini di contrasto al riciclaggio, all'utilizzo dei tagli alti nelle transazioni economiche. I due fattori hanno avuto l'effetto di limitare le richieste di banconote da 500 euro da parte del pubblico; di conseguenza, negli ultimi anni, i quantitativi di banconote da 500 euro emessi dalla Banca d'Italia sono divenuti trascurabili. Per questo motivo, gli intermediari nazionali hanno cominciato a riversare presso la Banca d'Italia gran parte dei biglietti di taglio apicale ricevuti in versamento dai propri clienti, mentre in passato mantenevano presso di sé giacenze per soddisfare le richieste di prelievo da parte del pubblico.
La Banca d'Italia ha, inoltre, precisato che una situazione analoga non si riscontra negli altri Paesi dell'area dell'euro dove le banconote da 500 rappresentano una quota rilevante della circolazione totale (in valore). Il fenomeno dell'afflusso in Italia di banconote da 500 euro provenienti dall'estero potrebbe quindi risultare, entro certi limiti, fisiologico. Tali afflussi non sono compensati da flussi in uscita di analoga entità, stante la rarefazione nelle richieste di tale taglio in Italia. Naturalmente, i versamenti di banconote da 500 euro presso la Banca d'Italia possono derivare anche dallo smobilizzo di scorte accumulate da residenti in passato.
Il fenomeno dei prelievi e dei versamenti di biglietti di taglio apicale è monitorato dalla Banca d'Italia, la quale chiede informazioni agli intermediari che movimentano maggiormente tali tagli e, laddove emergano elementi di sospetto, segnala le relative operazioni alla UIF.
Con riferimento, poi, al tema del ritiro dalla circolazione della banconota da 500 euro, tale ipotesi è stata oggetto di recenti considerazioni da parte della Banca Centrale Europea in relazione a quesiti pervenuti in materia dal pubblico e da esponenti di Istituzioni Europee. In tali circostanze, la BCE, nel premettere di essere a favore di un maggiore impegno contro l'evasione fiscale e le altre attività illegali, ha osservato che il ritiro dalla circolazione della banconota da 500 euro non servirebbe a ridurre il fenomeno dell'evasione fiscale e indurrebbe, inoltre, l'effetto negativo di un aumento dei costi economici e gestionali della circolazione monetaria.
Secondo la BCE, la disponibilità di banconote di taglio elevato in tutti i Paesi dell'area dell'euro a partire dal 2002 – contestualmente a tassi d'interesse contenuti, aspettative d'inflazione bassa e stabile e, più di recente, in condizioni di turbolenza economica – ha contribuito a diffondere l'uso delle suddette banconote come riserva di valore. Dagli studi effettuati emergerebbe, infatti, che solo una parte residuale delle banconote di grosso taglio in circolazione, per circa il 15 per cento del volume, sia effettivamente utilizzata a scopo transattivo (e in parte ovviamente per regolare operazioni del tutto legittime), mentre il rimanente 85 per cento verrebbe usato come riserva di valore all'interno dell'area euro o detenuto all'estero.
Per contro, il ritiro dei tagli elevati non porrebbe fine all'accumulo di riserve di valore in contanti né è ipotizzabile che gli operatori economici effettuerebbero, soltanto per questo motivo, operazioni in contanti in minor numero o per un valore inferiore. Di conseguenza, sarebbe necessario immettere in circolazione un notevole quantitativo supplementare di banconote di tagli più bassi, con un considerevole aumento dei costi fissi e correnti su base annua per la loro produzione, sicura gestione e distribuzione. Tali costi si aggiungerebbero a quelli connessi con il ritiro dalla circolazione delle banconote del taglio in questione (la BCE stima che, ipotizzando un ritiro delle banconote da 500 e 200 euro, sarebbe necessario immettere in circolazione un ulteriore contingente di 3,3 miliardi di banconote da 100 euro, circa il doppio di quelle attuali).