• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/00662 BARANI - Ai Ministri della giustizia e della salute - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: il detenuto D.M., condannato con sentenza passata in giudicato della Corte di...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-00662 presentata da LUCIO BARANI
lunedì 29 luglio 2013, seduta n.081

BARANI - Ai Ministri della giustizia e della salute - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

il detenuto D.M., condannato con sentenza passata in giudicato della Corte di appello di Palermo del 19 settembre 2011 confermata dalla Corte di cassazione in data 20 dicembre 2012, si costituiva il 21 dicembre 2012 nel carcere di Rebibbia nuovo complesso di Roma e dopo circa un mese, 19 gennaio 2013, lo stesso veniva trasferito nella casa di reclusione di Rebibbia, istituto nel quale è rimasto 2 mesi;

nel periodo trascorso nella casa di reclusione di Rebibbia, D.M. ha intrapreso un attento percorso di riabilitazione sotto la guida di un'équipe composta da educatori ed appartenenti alla Polizia penitenziaria; ha altresì avuto modo di iscriversi al corso di laurea in giurisprudenza presso l'università "La Sapienza" di Roma, di frequentare corsi di archeologica, di botanica e di lingua spagnola, e di partecipare con particolare impegno a numerose attività culturali;

al suo ingresso in carcere al detenuto veniva riscontrata una positività alla tubercolosi, un risultato, questo, del tutto prevedibile; infatti, nell'esercizio della sua professione di medico-chirurgo, D.M. si era dovuto sottoporre a numerose vaccinazioni di routine, ivi compresa quella contro la tubercolosi; conseguentemente, la positiva reazione cutanea alla tubercolosi integrava un'evidente ipotesi di "falso positivo", riconducibile ad una vaccinazione eseguita in precedenza; tale circostanza, tuttavia, veniva completamente ignorata dal personale medico, il quale diagnosticava la presenza di una patologia tubercolare;

il 22 marzo 2013, in modo del tutto inaspettato ed in assenza di qualsiasi comunicazione ufficiale, il condannato veniva trasferito presso la casa circondariale di "Regina Coeli" di Roma, dove egli è attualmente detenuto da oltre 4 mesi;

il trasferimento veniva giustificato al detenuto con le esigenze di carattere sanitario riconducibili alla positività al test cutaneo della tubercolosi, essendo il carcere di Regina Coeli dotato di un reparto clinico e che tale trasferimento sarebbe stato del tutto temporaneo e limitato nel tempo; all'arrivo a Regina Coeli, D.M. è stato inizialmente condotto presso la 7a sezione, destinata al transito, alle punizioni e all'isolamento dei detenuti; tale circostanza risulta all'interrogante quantomeno anomala visto che, se il detenuto è stato trasferito per ragioni medico-sanitarie, egli non è mai stato collocato nelle apposite sezioni del centro clinico;

le condizioni di detenzione a cui D.M. è stato sottoposto in questo periodo sono in palese violazione del rispetto degli standard minimi della dignità umana tanto da indurre i difensori dello stesso ad interporre motivato e documentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo;

da un lato infatti si segnalano le carenti condizioni igieniche legate alla mancanza di acqua, anche per lunghi periodi, dall'altra la compromissione del "passeggio" per lunghi periodi, passeggio che per alcuni giorni è stato del tutto precluso per la ritenuta necessità dell'isolamento sanitario; egli ha sofferto, inoltre, per un'intera settimana la mancanza di luce nella cella, del televisore e la chiusura della porta blindata, condizioni rimosse solo per la revoca dell'isolamento sanitario a seguito della ferma protesta del difensore che aveva constatato durante i colloqui il forte stato di prostrazione fisica e psichica del detenuto;

sin dal suo arrivo a Regina Coeli, il condannato è stato sottoposto ad una pluralità di esami e terapie altamente invasive e nocive per la salute umana, rivelatesi, peraltro, del tutto ingiustificate, atteso il successivo accertamento, da parte del personale medico, dell'insussistenza di qualsivoglia patologia tubercolare in atto; tale circostanza veniva definitivamente certificata il 30 aprile 2013, a seguito di visita medica, in cui lo pneumologo accertava l'assenza di patologia e dichiarava cessate le esigenze sanitarie che ne avevano richiesto il trasferimento a Regina Coeli, rilasciando parere conforme al suo ritorno a Rebibbia, circostanza in seguito ribadita in un'ulteriore visita;

in sostanza, dunque, a circa 3 mesi dal primo parere medico, successivamente confermato da un altro parere di analogo tenore, il signor D.M. si trova ancora a Regina Coeli, senza che tale permanenza sia in alcun modo giustificata e senza che sia stato preso alcun provvedimento in tal senso da parte dell'amministrazione penitenziaria;

ai sensi dell'art. 14, commi 2 e 3, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario), e dell'art. 30 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, i condannati in via definitiva vengono collocati presso istituti di pena preposti alla loro condizione; per ragioni ancora oggi mai formalmente comunicate al signor D.M. ed ai suoi difensori (e, dunque, soltanto supposte), egli è stato trasferito, in data 22 marzo 2013, presso la casa circondariale di Regina Coeli e, in particolare, in sezioni (la 7a, prima, e la 2a, poi) normalmente riservate a detenuti in transito o appena arrestati; si tratta, evidentemente, di strutture del tutto inadeguate a soddisfare le esigenze di riabilitazione e rieducazione proprie di detenuti condannati in via definitiva, pregiudicando la finalità rieducativa della pena sancita dall'art. 27 della Costituzione;

in data 29 aprile 2013, il signor D.M., per il tramite del suo difensore, l'avvocato De Federicis, presentava al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria un'istanza di trasferimento rappresentando come la sua permanenza presso Regina Coeli fosse priva di alcuna giustificazione ed altresì incoerente con le finalità rieducative della pena, chiedendo, dunque, che il proprio assistito potesse fare ritorno a Rebibbia; tale istanza è inevasa da circa 3 mesi;

in data 3 giugno, l'avvocato De Federicis ha presentato un'ulteriore istanza per la sollecita decisione sull'istanza di trasferimento precedentemente proposta, rilevando come il permanere dell'illegittima modalità di detenzione integri una violazione dei diritti soggettivi del condannato e si ponga in evidente contrasto con le norme riguardanti l'assegnazione dei detenuti: ad oggi, nessuna delle due istanze ha ricevuto ancora risposta;

dalla data del suo arrivo a Regina Coeli egli non ha mai potuto incontrare alcun operatore penitenziario né, tantomeno, educatori o altre figure simili; gli è stata, inoltre, negata la possibilità di partecipare alle funzioni religiose ed è stato vanificato il notevole impegno profuso negli studi universitari; con riguardo a tale ultimo profilo, infatti, al signor D.M. è stata preclusa la possibilità di sostenere l'esame "istituzioni di diritto pubblico", contrariamente a quanto inizialmente concordato, nell'ambito del corso di laurea al quale è attualmente iscritto;

la casa circondariale di Regina Coeli, come noto, è una struttura di prima accoglienza, riservata a detenuti in transito o in attesa di giudizio; essa ospita una popolazione carceraria eterogenea e non è, per le finalità cui è adibita, dotata delle strutture e del personale necessari ad assistere e soddisfare le esigenze di detenuti condannati in via definitiva, come il signor D.M.;

la struttura penitenziaria di Regina Coeli è obsoleta, fatiscente e notoriamente sovraffollata: secondo gli ultimi dati ufficiali, la popolazione detenuta è costantemente al di sopra delle 1.000 unità a fronte di una capienza regolamentare di 725 posti, conteggio nel quale sono comprese anche le due sezioni attualmente chiuse per ristrutturazione, otre a 200 posti dunque che, pur conteggiati, non sono realmente disponibili,

si chiede di sapere:

se e di quali informazioni dispongano i Ministri in indirizzo in merito ai fatti descritti e se questi corrispondano al vero;

se intendano verificare se vi siano responsabilità di funzionari dell'amministrazione penitenziaria con particolare riferimento a coloro che abbiano autorizzato l'illegittimo trasferimento e che abbiano omesso qualsiasi risposta alla perdurante situazione di illegittimità;

quale risulti essere effettivamente la capienza regolamentare attuale della casa circondariale di Regina Coeli e che cosa intenda fare il Ministro della giustizia per riportare urgentemente la popolazione detenuta a livelli di ricettività legali;

quali ulteriori urgenti provvedimenti intenda assumere per rimuovere la persistente situazione di trattamenti disumani, crudeli e degradanti nei confronti dei detenuti, trattamenti che preannunciano un'ulteriore condanna dello Stato italiano da parte della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per la violazione della relativa Convenzione.

(4-00662)