• Testo RISOLUZIONE CONCLUSIVA

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Atto a cui si riferisce:
C.8/00122 Risoluzione conclusiva 8-00122presentato daSCUVERA Chiaratesto diMartedì 23 giugno 2015 in 7-00682 Scuvera: Sul regime linguistico nelle istituzioni dell'UE e il brevetto...



Atto Camera

Risoluzione conclusiva 8-00122presentato daSCUVERA Chiaratesto diMartedì 23 giugno 2015 in

7-00682 Scuvera: Sul regime linguistico nelle istituzioni dell'UE e il brevetto unitario europeo.

NUOVA FORMULAZIONE DELLA RISOLUZIONE

Le Commissioni X e XIV,
premesso che:
il Parlamento italiano ha costantemente sostenuto la necessità, in coerenza con il regime linguistico previsto dai Trattati, di promuovere il multilinguismo e tutelare l'uso della lingua italiana in seno alle Istituzioni dell'Unione europea e nelle procedure e strumenti previsti dalla normativa europea;
il multilinguismo concorre ad assicurare la legittimità democratica e la trasparenza dei lavori e delle decisioni dell'Unione nonché ad assicurare la parità di trattamento tra i cittadini e tra le imprese dei diversi Stati membri;
si registrano numerose e crescenti violazioni del regime linguistico dell'Unione europea, in contrasto con il principio di non discriminazione in base alla nazionalità e quindi alla lingua di cui all'articolo 18 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e in violazione del regolamento del Consiglio n. 1 del 1958. È infatti crescente il ricorso, sia nelle prassi interne delle Istituzioni dell'Unione europea sia nella disciplina di specifici istituti giuridici, ad inglese, francese e tedesco quali lingue di lavoro o di comunicazione con gli Stati membri e i loro cittadini;
tali pratiche determinano un'ingiustificata discriminazione a vantaggio dei membri e i funzionari delle istituzioni dell'Unione europea provenienti dai Paesi aventi quale lingua madre inglese, francese e tedesca e dei relativi cittadini ed imprese e a danno di quelli provenienti dagli altri Stati membri, dall'altro. L'affermazione del trilinguismo appare inoltre suscettibile di incidere negativamente sul ruolo dell'Italia nel processo di integrazione europea e sulla competitività del sistema produttivo italiano, costretto a sostenere costi di traduzione ulteriori rispetto alle imprese dei paesi che utilizzano una delle tre lingue in questione;
con la mozione Pescante e altri, approvata la scorsa legislatura il 19 aprile 2011, la Camera impegnava il Governo, a definire una strategia organica per la tutela e la promozione della lingua italiana nelle istituzioni dell'Unione europea e a contrastare con intransigenza ogni tentativo di violazione del regime linguistico previsto dai Trattati e di marginalizzazione della lingua italiana;
tale pur condivisibile presa di posizione, tuttavia, non può considerarsi quella dirimente in termini di tutela della competitività delle imprese italiane e non può, anzi, risolversi in una perdita di chance per lo stesso sistema produttivo;
a tale ultimo proposito si ricorda come la non coerenza con il regime linguistico dei Trattati nel 2011 era stata posta dall'allora Governo, con il pieno sostegno delle Camere, alla base della decisione di non aderire al primo pilastro del nuovo sistema di brevettazione unificata dell'Unione europea, costituito dal rilascio di un unico titolo brevettuale valido nel territorio di tutti gli Stati membri aderenti, disciplinato da due regolamenti dell'Unione europea, uno recante la disciplina sostanziale con l'istituzione di una tutela brevettuale unitaria (regolamento (UE) n. 1257/2012) e l'altro concernente il regime linguistico applicabile (regolamento (UE) n. 1260/2012), entrambi in vigore dal 20 gennaio 2013, in attuazione di una cooperazione rafforzata tra 25 Stati membri dell'Unione;
il secondo pilastro è costituito da un sistema giurisdizionale unitario che si basa su un accordo internazionale per l'istituzione del tribunale unificato dei brevetti, sottoscritto il 19 febbraio 2013 da 25 Stati membri, tra cui l'Italia (tutti tranne Spagna e Polonia), ma ratificato sinora da cinque Stati firmatari. L'accordo entrerà in vigore una volta ratificato da almeno 13 Stati membri;
Italia e Spagna non hanno aderito alla cooperazione rafforzata relativa al brevetto unitario in ragione della previsione per cui il brevetto viene rilasciato in una delle tre lingue ufficiali dell'Ufficio europeo per i brevetti, inglese, francese e tedesco e pubblicato nella medesima lingua unitamente a una traduzione delle rivendicazioni nelle altre due lingue. Il brevetto è altresì tradotto, mediante un sistema automatico, nelle altre lingue ufficiali dell'Unione europea che tuttavia non fanno fede;
sulla base di tali valutazioni, entrambi i Paesi hanno presentato ricorso alla Corte di giustizia dell'Unione europea nel 2011 (causa C-274/11 e causa 2951) per chiedere l'annullamento della decisione che autorizzava la cooperazione rafforzata contestando la compatibilità del trilinguismo con il regime linguistico previsto dai Trattati e la legittimità del ricorso alla stessa cooperazione rafforzata. Il ricorso è stato rigettato dalla medesima Corte con sentenza del 16 aprile 2013;
la sentenza non prende espressamente in considerazione la questione della coerenza del regime linguistico del brevetto unitario con i Trattati, ritenendo che essa debba essere affrontata dalla decisione che la Corte emetterà su un ulteriore ricorso presentato dal solo Regno di Spagna, con cui si contesta la legittimità dei due regolamenti attuativi della cooperazione rafforzata sopra richiamati Causa (C 146/13 – Regno di Spagna contro Parlamento europeo, Consiglio dell'Unione europea). Nelle conclusioni sulla causa in questione, depositate il 18 novembre 2014, l'Avvocato generale dell'Unione europea, Yves Bot, ha affermato che il ricorso della Spagna deve essere respinto poiché «(...) la protezione unitaria fornisce un autentico beneficio dal punto di vista dell'uniformità e dell'integrazione, mentre la scelta linguistica riduce in modo significativo i costi di traduzione e garantisce meglio il principio di certezza del diritto», ritenendo, altresì, che sia appropriato «(...) limitare il numero di lingue del brevetto europeo a effetto unitario, poiché ciò garantisce una tutela unitaria dei brevetti sul territorio degli Stati membri partecipanti alla cooperazione rafforzata pur permettendo una riduzione notevole dei costi di traduzione»;
le conclusioni dell'Avvocato generale sembrano dunque prefigurare il rigetto integrale, sul piano giuridico, delle argomentazioni contro il regime linguistico del brevetto unitario. Occorre pertanto valutare con urgenza se, a fronte di tale quadro giuridico, sia opportuna l'adesione del nostro Paese al brevetto unitario, portando comunque avanti la discussione per porre fine alle violazioni del regime linguistico dell'Unione europea;
appare, infatti, necessario seguire un approccio pragmatico che consenta di combinare l'esigenza di tutelare la lingua italiana con quella di garantire la competitività del sistema produttivo nazionale, evitando che esse subiscano pregiudizi sul piano competitivo;
la XIV Commissione della Camera aveva chiesto a tale scopo al Governo, in occasione dell'esame della Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2014, di predispone una relazione tecnica che stimasse i costi e i benefici dell'adesione o non adesione del nostro Paese a ciascuno dei due pilastri del sistema di brevettazione unitaria. Tale relazione non è stata ancora trasmessa, ma è all'attenzione del Governo, come confermato dalla Sottosegretaria allo sviluppo economico Vicari nel corso dell'audizione del 24 febbraio 2015 presso la XIV Commissione della Camera;
in attesa di tale relazione, va tuttavia rilevato che, attualmente le imprese italiane, non avendo la possibilità di avvalersi del sistema di brevetto unitario, possono accedere solo ad una protezione brevettuale «nazionale», in Italia e in ciascuno degli altri Paesi membri dell'Unione europea, con costi a carico delle imprese stimati in oltre 9 milioni di euro annui. Analisi di impatto della Commissione europea calcolano che un brevetto valido nei 28 Stati membri attualmente costi circa 36.000 euro (di cui 23.000 euro solo per costi di traduzione). L'avvio del brevetto unitario – secondo un'analisi di impatto dell'EPO – porterebbe a un risparmio di circa il 70 per cento dei costi attualmente richiesti per la validazione di un brevetto per venti anni, nei 25 paesi aderenti al progetto. Il sistema UPO consente infatti la registrazione di un brevetto unitario presso l'Ufficio europeo dei brevetti (EPO – European Patent Office) da cui discende una protezione uniforme in tutta l'Unione europea, garantendo alle imprese la possibilità di depositare, tramite un'unica procedura, un titolo di proprietà intellettuale valido in tutti i Paesi membri, con evidenti risparmi in termini di costi vivi e burocratici;
anche la piena attuazione del secondo pilastro del sistema di tutela brevettuale unica presenta evidenti benefici, prevedendo essa un'unica Corte per la risoluzione delle controversie brevettuali a livello europeo, con un regime transitorio di 7 anni (rinnovabile di altri 7) e la possibilità per le imprese di avvalersi della clausola «opt out» (facoltà di rimanere fuori dalla giurisdizione esclusiva del TUB, ricorrendo ai tribunali nazionali). L'adesione al TUB impatterebbe positivamente, in quanto eviterebbe alle imprese complesse, costose e lunghe procedure giurisdizionali presso i singoli Stati Ue e offrirebbe un sistema di soluzione delle controversie rapido ed equo. Per l'Italia rappresenterebbe un importante passo avanti per il rafforzamento della propria attrattività per gli investimenti esteri e per l'internazionalizzazione passiva;
l'adesione al nuovo sistema rafforzerebbe il contrasto alle contraffazioni particolarmente importante per la tutela del made in Italy – in quanto il foro competente sarebbe quasi sempre unico e per le imprese che operano solo in Italia sarebbe italiano, con due dei tre giudici del collegio giudicante italiani e discussione del contenzioso in italiano; inoltre, i giudici italiani entrerebbero a far parte anche di collegi giudicanti in sedi estere, dove le aziende italiane potrebbero essere coinvolte in contenziosi;
il sistema italiano della media, piccola e micro (più del 90 per cento del nostro tessuto produttivo) ma anche della grande impresa ha bisogno di un salto di qualità per superare alcune situazioni di arretratezza e andare oltre una visione ristretta alla sola dimensione nazionale. L'Italia, pur essendo un Paese ad alta densità manifatturiera, deposita attualmente poco più di 4-5 mila brevetti l'anno – molte piccole e medie imprese si limitano a brevettare solo a livello nazionale – ma i confini nazionali non bastano più a tutelare le innovazioni; l'UPO può contribuire a invertire la tendenza sostenendo la competitività internazionale anche delle piccole e medie imprese;
certamente incoraggianti sono i dati pubblicati dal recente Rapporto annuale dell'EPO relativamente al 2014, in quanto segnalano un aumento della domanda di protezione dei brevetti nello spazio europeo per il quinto anno consecutivo (+3.1 per cento rispetto al 2013) e anche dopo quattro anni di segno negativo, registra un aumento di richieste di nuovi patents (+0.5 per cento) il nostro Paese, sebbene occupi posizioni inferiori rispetto ad altri, con appena il 2 per cento di tutte le richieste, dal 2014 ribalta il trend negativo costituito dal calo dei consumi. Il medesimo rapporto sembra, dunque, evidenziare che il nostro continente può esercitare ancora un ruolo chiave a livello globale in settori industriali ad alta intensità di brevetti;
l'adesione alla cooperazione rafforzata sul brevetto unitario europeo deve pertanto diventare, nell'ambito di altre misure volte a rafforzare il nostro sistema produttivo, una priorità dell'azione dell'esecutivo; in tal senso si è espressa anche la Ministra dello sviluppo economico Federica Guidi, in risposta al question time (3-01310) svoltosi in Aula il 18 febbraio 2015. Tale orientamento è stato ribadito dalla Sottosegretaria allo sviluppo economico Vicari nel corso dell'audizione del 25 febbraio presso la XIV Commissione della Camera;
mentre, per quanto attiene alle azioni di sostegno delle piccole e medie imprese italiane, sono previste già alcune importanti misure transitorie. Infatti, per 12 anni, sarà applicabile il regime dell’«english always», secondo cui tutti i brevetti unitari dovranno obbligatoriamente essere tradotti in inglese. Pertanto sarà sempre disponibile, anche per i brevetti depositati in francese e tedesco, una traduzione in inglese e, successivamente, sarà possibile ricorrere al sistema di traduzione automatica di alta qualità in tutte le lingue dell'Unione europea. Le piccole e medie imprese di Paesi che, come l'Italia, non hanno come lingua ufficiale una delle lingue di lavoro dell’European Patent Office (inglese, francese e tedesco) potranno ricevere, con riferimento al brevetto unitario, un rimborso di spese, anche di traduzione, di natura forfettaria che si stima non inferiore a 500 euro (anche se l'importo esatto è ancora oggetto di discussione in sede europea). Questa somma si aggiungerà alla riduzione del 30 per cento delle tasse di deposito e di esame in sede di EPO cui le piccole e medie imprese, le università e gli enti pubblici di ricerca italiani hanno già oggi diritto con riferimento alla procedura per il rilascio di un brevetto europeo tradizionale (Ministra Guidi, Assemblea Camera, 18 febbraio 2015);
il nuovo sistema di brevetto unitario potrà avvantaggiare le piccole e medie imprese innovative italiane, più numerose di quelle di qualsiasi altro Paese dell'Unione europea;
dal rapporto «EU SMEs-in 2012: at the crossroads», Annual report on small and medium-sized enterprises in the EU, 2011/12, si evince che l'Italia ha il numero più elevato (43.287) di piccole e medie imprese ad alta/medio-alta tecnologia fra i Paesi dell'UE. In caso di non adesione dell'Italia alla cooperazione rafforzata, queste stesse piccole e medie imprese italiane sarebbero penalizzate rispetto alle altre piccole e medie imprese europee, per la circostanza di dovere ottenere una doppia protezione nel proprio Paese e nel resto d'Europa;
inoltre, insieme alle suddette misure, già oggi l'EPO, allo scopo di facilitare l'accesso alla conoscenza depositata in altre lingue, ha messo a disposizione un servizio nato da una partnership di tecnologia con Google, per fornire una Patent Translate per avere traduzioni automatiche in 32 lingue (da e verso le 28 europee, più russo, cinese, giapponese, coreano verso l'inglese);
come già avviene in altri Paesi europei, con il cosiddetto Investment Compact sono state recentemente introdotte anche nel nostro ordinamento alcune agevolazioni fiscali mirate come la Patent Box, ossia la detassazione degli utili per le aziende che brevettano e investono in ricerca e sviluppo;
con riferimento al medesimo provvedimento (Investment Compact), l'11 marzo 2015, il Governo ha accolto l'ordine del giorno n. 9/02844-A/005 Scuvera con cui si impegna a valutare l'opportunità di semplificare le procedure di accesso alle privative industriali, sostenere la competitività delle piccole e medie imprese innovative del Paese, puntando al brevetto unitario europeo quale condizione essenziale per una reale concorrenza,

impegnano il Governo:

a procedere all'adesione italiana alla cooperazione rafforzata relativa al Brevetto Unitario dell'Unione europea, allo scopo di sostenere la competitività delle imprese italiane sui mercati europei e internazionali;
ad adoperarsi, per quanto di competenza, per assicurare il pieno ed effettivo rispetto del regime linguistico previsto dai trattati in seno alle istituzioni ed organi dell'Unione europea, sostenendo, nei casi in cui le esigenze di riduzione dei costi lo giustifichino, il ricorso alla sola lingua inglese, in quanto lingua veicolare di gran lunga più diffusa a livello europeo;
a promuovere e a tutelare, per quanto di competenza, il multilinguismo in tutte le sedi decisionali dell'Unione europea, in coerenza con le previsioni dei Trattati e con i principi di democraticità delle istituzioni dell'Unione europea, anche mediante azioni specifiche, eventualmente concomitanti all'adesione alla cooperazione rafforzata sul brevetto unitario europeo, volte ad escludere l'accettazione del ricorso trilinguismo inglese, francese, tedesco nel funzionamento delle Istituzioni e delle politiche dell'Unione europea;
a definire, per quanto di competenza, in stretto raccordo con le Camere, una strategia organica ed efficace per la tutela e la promozione della lingua italiana nelle istituzioni dell'Unione europea;
in vista del negoziato tecnico in sede europea, che dovrà concludersi entro giugno 2015, circa la definizione di aspetti di carattere finanziario – su ammontare delle tasse di rinnovo del brevetto unitario europeo, tariffe annuali e a lungo termine, modalità di distribuzione di tali tasse e ripartizione dei costi del tribunale tra i Paesi aderenti – a mettere in campo tutte le azioni possibili, affinché tali oneri non impattino negativamente sul «sistema Italia» e sui costi delle imprese di piccole dimensioni;
a promuovere specifiche azioni di formazione e sensibilizzazione sui territori, rivolte alle realtà produttive, circa i benefici di un brevetto unitario a carattere sovranazionale ed europeo, capaci di accrescere innovazione e competitività dell'intero sistema Paese.
(8-00122) «Scuvera, Berlinghieri, Benamati, Garavini, Albini, Basso, Battaglia, Bergonzi, Bonomo, Camani, Cani, Chaouki, Donati, Gianni Farina, Galperti, Ginefra, Gitti, Giuseppe Guerini, Iacono, Lacquaniti, Montroni, Moscatt, Peluffo, Schirò, Senaldi, Taranto, Tidei, Ventricelli».