• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/09576 l'interrogante in data 16 aprile 2015 ha presentato atto di sindacato ispettivo n. 4-08809, ancora senza risposta, denunciando una grave escalation criminale nella città di Catanzaro:...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09576presentato daPARENTELA Paolotesto diMercoledì 24 giugno 2015, seduta n. 449

PARENTELA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che:
l'interrogante in data 16 aprile 2015 ha presentato atto di sindacato ispettivo n. 4-08809, ancora senza risposta, denunciando una grave escalation criminale nella città di Catanzaro: esplosione di una bomba davanti ad una macelleria nella notte tra il 25 e il 26 marzo, incendio di origine dolosa al lido balneare «Sunrise» lo scorso 12 aprile, uccisione di un giovane imprenditore all'ingresso della macelleria di famiglia il 14 aprile, lancio di due bottiglie incendiarie, come atto intimidatorio, davanti agli uffici di una impresa edile lo scorso 16 aprile e ultima, ieri, l'esplosione di una bomba carta davanti ad un call center Smile Contact;
il quartiere Aranceto, uno dei quartieri a sud della città di Catanzaro dove illegalità regna sovrana e le uniche istituzioni presenti sono le forze di polizia, è tornato alle cronache dopo l'uccisione del boss Bevilacqua alias Toro Seduto ad opera di sicari a bordo di uno scooter. Notizia di questi giorni è quella di un'altra aggressione, questa volta ai danni dei militari dell'Arma dei carabinieri, da parte di cittadini di etnia rom, durante un controllo;
è bastato un semplice controllo ad un sorvegliato speciale per scatenare l'ira dei rom i quali hanno accerchiato, in breve tempo, due carabinieri, costretti ad allontanarsi, per tornare poco dopo a portare a termine il lavoro – supportati da militari delle compagnie limitrofe – tra lanci di patate e limoni provenienti dai palazzi del quartiere Aranceto. L'operazione è finita con due carabinieri feriti e quattro arresti per violenza, minaccia, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, lesioni violazione della sorveglianza, a vario titolo. Il giudice del tribunale dopo aver convalidato gli arresti ha disposto la misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per i 4 malviventi;
prima un gruppo unico, poi diviso dagli interessi, i rom – oggi catanzaresi a tutti gli effetti – si sono impossessati del capoluogo accontentandosi di essere affiliati – quando non solo manovalanza – delle ‘ndrine;
se da un lato c’è una parte di città che trema per le continue intimidazioni a scopo estorsivo, dall'altra c’è una parte di città che invece continua a foraggiare i rom con l'acquisto di grossi quantitativi di droga;
il presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi, al termine della missione della delegazione parlamentare a Catanzaro che, lo scorso 22 giugno, è stata dedicata al confronto con la Conferenza Episcopale Calabra sui temi del comune impegno nella lotta alla criminalità organizzata ha affermato: «negli ultimi mesi la Calabria ha vissuto un periodo fecondo di inchieste, come quelle che hanno portato al sequestro di ingenti beni e allo smantellamento di cosche a Lamezia Terme, e di episodi legati al fenomeno dei rom che nella provincia di Catanzaro ha assunto tratti inquietanti per i suoi legami con la ’ndrangheta locale. In una fase di riorganizzazione della criminalità sul territorio le mafie sono più fragili e possono essere oggetto di indagini più efficaci». La giornata è servita anche a riportare l'attenzione sulle carenze della procura di Catanzaro già all'attenzione della delegazione parlamentare: «Continueremo a vigilare – ha continuato la Bindi – perché qui c’è bisogno di più uomini e mezzi. Ci siamo interessati della questione in occasione della missione precedente e abbiamo informato sia il Ministro della giustizia che il Csm con cui a breve terremo un'audizione per sottolineare una problematica che qui è ancora più forte che altrove;
è giunto il momento di bonificare Catanzaro dai nuclei delinquenziali che si annidano nella comunità rom e che danneggiano anche chi ne condivide l'etnia ma si differenzia lavorando onestamente e sforzandosi di integrarsi con la città, rispettandone le regole;
l'impegno dovrebbe partire in primis dalla classe politica e dall'impegno sul territorio che dovrebbe muoversi in direzione opposta alle scelte scellerate del passato. «Nel 1999 il Comune di Catanzaro» – riporta un articolo dello scorso 4 giugno de Il Fatto Quotidiano – «ha sfornato la famigerata delibera numero 586 con la quale, a pochi giorni dal voto il sindaco Sergio Abramo (al suo primo mandato) e la sua giunta avevano concesso un'area comunale di circa 600 metri quadrati per la costruzione, in via Magna Grecia, di un'abitazione destinata ad una famiglia nomade. Guarda caso, la famiglia era quella del capo dei rom Domenico Bevilacqua che, in quel terreno, costruì non un'abitazione popolare ma una mega villa oggetto ancora oggi di un procedimento penale a carico di alcuni dirigenti del Comune che non solo hanno consentito la realizzazione di opere abusive ma non hanno mai ottemperato agli ordini di demolizione nonostante le numerose segnalazioni dei carabinieri. «Toro seduto» non c’è più. Ma la villa è ancora lì» –:
se, al fine di garantire l'efficace e capillare controllo del territorio, non ritengano più sensato tener conto dell'evoluzione delle minacce da affrontare assumendo tutte le iniziative economiche, compatibilmente con le risorse di bilancio, e normative per garantire un presidio di legalità costante e permanente nella città di Catanzaro che possa contare su un incremento di uomini, mezzi e dotazioni. (4-09576)