• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/05874 in questi giorni grande preoccupazione sta assumendo, tra gli amministratori e nelle popolazioni pugliesi, la notizia di autorizzazioni da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-05874presentato daCAPONE Salvatoretesto diMercoledì 24 giugno 2015, seduta n. 449

CAPONE, GINEFRA, MONGIELLO, VENTRICELLI, GRASSI, MARIANO, MICHELE BORDO, PELILLO, MASSA, CASSANO, VICO e LOSACCO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della difesa . — Per sapere – premesso che:
in questi giorni grande preoccupazione sta assumendo, tra gli amministratori e nelle popolazioni pugliesi, la notizia di autorizzazioni da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e da parte del Ministero dello sviluppo economico per la prospezione delle coste pugliesi finalizzate alla ricerca, meglio coltivazione, di idrocarburi;
più specificamente dai siti istituzionali dei due Ministeri e da quanto riportato dagli organi di stampa si apprende di una autorizzazione su un milione 400 mila ettari di area del mar Adriatico dal Gargano a Santa Maria di Leuca, a quanto si legge l'ultima in ordine di tempo, rilasciata alla Petroleum Geo Service Asia Pacific a conclusione della Via presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, mentre negli stessi giorni è stato dato il via libera anche a Enel Longanesi per la ricerca di petrolio sulla costa jonica, al largo di Gallipoli;
è sufficiente – in ogni caso – osservare la mappa sul sito del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, relativa alle procedure di Via-Vas in corso, e nello specifico alle prospezioni idrocarburi, mappate in verde, e alla ricerca idrocarburi, mappata in fucsia, per una idea aggiornata sullo stato dell'arte e sul coinvolgimento intensivo della regione Puglia e dell'ultimo segmento del canale adriatico in fatto di ricerca/prospezioni idrocarburi;
secondo quanto riportato da organi di stampa «nell'intera area sarà dunque possibile esplorare i fondali utilizzando la tecnica dell'air gun, la pistola sottomarina ad area compressa in grado di generare onde sismiche utili per poter individuare i possibili giacimenti petroliferi. Non le trivellazioni, quelle arriverebbero solo una volta accertata la presenza del petrolio, ma la nuova tecnica che negli anni ha sostituito l'esplosivo in mare, ritenuta meno dannosa per l'ambiente ma letale per la fauna marina, in particolare per i cetacei»;
si legge inoltre: «Con il nuovo decreto, datato 12 giugno, il Ministero autorizza dunque la Petroleum Geo-service Asia Pacific ad effettuare prospezioni di idrocarburi liquidi e gassosi sull'intero tratto pugliese, una linea di mare spessa e lunghissima, che assorbe al suo interno anche le aree richieste – e ottenute – dalla Northern Petroleum, una sovrapposizione che comunque non scoraggia le compagnie, abituate anche a capitalizzare sul mercato ogni singolo atto autorizzativo»;
alla linea lungo il basso Adriatico deve aggiungersi quella jonica che per quanto riguarda la regione Puglia è relativa all'autorizzazione rilasciata ad Enel Longanesi Development «con un progetto che prevede l'Air Gun nell'area centrale del Golfo di Taranto, di fronte alle coste di Gallipoli e Nardò e, sull'altra sponda, di Rossano Calabro». Anche in questa area, secondo la mappa presente sul sito del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sono cinque i siti autorizzati per la ricerca di idrocarburi e sei finalizzati alla prospezione idrocarburi;
è dunque questo stato di cose che fa osservare: «L'accerchiamento denunciato dalle istituzioni locali e dagli ambientalisti è un dato di fatto, soprattutto tenuto conto che alle richieste più vecchie arrivate al traguardo in queste ore si sono aggiunte successivamente quelle della texana Schlumberger Italia, per 4.285 chilometri quadrati, che si estendono dal Salento a Taranto, e interessano i comuni salentini di Porto Cesareo, Nardò, Galatone, Gallipoli, Melissano, Racale, Sannicola, Taviano, Alliste, Ugento, Castrignano del Capo, Morciano di Leuca, Patù, Salve e nel Tarantino, oltre al capoluogo anche Torricella, Lizzano, Manduria, Pulsano, Maruggio, Castellaneta, Palagiano, Leporano, Ginosa, Massafra nel tarantino, proseguendo verso Basilicata e Calabria. E poi ci sono quelle della Global Med, con sede in Colorado, che la scorsa estate bussò alla porta di 24 comuni salentini del Basso Salento con la richiesta di prospezione per 1.493,7 chilometri quadrati al largo di Leuca (oltre che di Crotone e Capo Colonna). Solo una delle due istanze è bloccata per il contenzioso con Petroceltic Italia-Edison, anche lei interessata alla medesima area. Per il resto, l’iter è in corso e non è detto che non si concluda a breve, dando il via a quella che da parte dei territori si annuncia come una resistenza a oltranza»;
per opporsi a tale stato di cose lo scorso 18 giugno la giunta regionale pugliese ha approvato d'urgenza la delibera con cui dà mandato all'Avvocatura di impugnare dinanzi al TAR del Lazio i nove decreti di Via del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, e tale linea sarebbe stata anticipata e confermata anche nel corso dell'incontro organizzato dal comune di Polignano a Mare il 17 giugno scorso allo scopo di concordare una strategia unitaria;
nello stesso incontro svoltosi a Polignano la presidenza del consiglio regionale ha presentato una scheda tecnica dove si sottolinea: «il 71 per cento delle richieste di permessi per prospezioni di idrocarburi in mare riguarda la Puglia; ... le tecniche geosismiche adottate per risultano estremamente dannose per l'ambiente e la fauna sottomarina e marina; ... ad un chilometro di distanza dal sito in cui si effettua la prospezione l'intensità sonora si mantiene sui 150 decibel (120 possono causare negli uomini danni irreversibili)», E ancora: «la probabilità di trovare idrocarburi secondo i tecnici è stimata intorno al 17 per cento, mentre il petrolio adriatico è classificato col grado 9 della scala internazionale Api (fino a 25 è petrolio pesante, oltre i 40 leggero). Le torri petrolifere possono elevarsi dalle acque marine fino a 60 metri, visibili dalla costa; le più vicine sorgerebbero all'interno delle 12 miglia dal litorale». Nel corso dell'incontro il presidente del consiglio regionale ha poi ricordato come già nei primi anni ’70 «l'Enfi di Mattei aveva scartato gli idrocarburi dell'Adriatico perché troppo costoso estrarli, troppo scadenti e buoni al massimo per bitumare strade»;
tale parete negativo espresso dai vertici del Governo regionale viene confermato tecnicamente anche dall'autorità di bacino che per voce dell'assessore alle opere pubbliche della Puglia sottolinea come nella regione «negli ultimi anni siano state istituite numerose aree protette costiere e parchi marini che, pur introducendo vincoli nell'uso del territorio hanno sviluppato una cultura ambientale della popolazioni locali interessate e di quelle extraregionali»;
nel frattempo contro le prospezioni in mare si sono pronunciati anche i vertici nazionali di Federalberghi che in una nota ufficiale afferma: «I sei decreti emessi dal Ministero dell'Ambiente nei primi mesi di giugno hanno di fatto consegnato tutto il mare pugliese nelle mani delle società multinazionali che avevano richiesto le autorizzazioni alla trivellazione per la ricerca di giacimenti petroliferi. Sono interessati a questa operazione 1,6 milioni di ettari di mare: una superficie paragonabile a quella dell'intera Puglia». E prosegue: «L'impatto dell'intera operazione è dirompente per il futuro della nostra regione: il settore del turismo non può permettersi il lusso di vedere vanificati gli importanti investimenti, pubblici e privati, degli ultimi cinque anni, e proprio adesso che l'intera filiera comincia i registrare i primi segnali positivi rispetto alla drammatica crisi che ci ha aggredito negli ultimi tre anni e che il brand Puglia naviga a piene vele nei mercati internazionali». Mentre il presidente regionale di Federalberghi si dichiara «al fianco dei sindaci e della gente di Puglia nella mobilitazione per salvare le bellezze della nostra costa»;
a questo stato di cose va sommato l'allarme del rischio connesso alla presenza di ordigni inesplosi nel mare Adriatico. Rischio che coinvolge il fronte italiano, quello croato e, più in generale, anche le coste delle altre sponde adriatiche come si evince dalla comunicazione del Ministero dell'economia della Croazia del 2 gennaio 2015 circa la concessione da parte del Governo di Zagabria di dieci licenze per esplorazione e sfruttamento di idrocarburi in Adriatico in seguito alla prima gara pubblica conclusasi il 2 novembre 2014 e come d'altra parte confermano anche numerosi atti parlamentari prodotti in questi anni;
in particolare il Governo, rispondendo nell'aprile scorso a una interrogazione in merito, per voce della sottosegretaria all'ambiente onorevole Silvia Velo, si è detto consapevole della presenza di «numerosissimi ordigni bellici inesplosi, caricati anche con aggressivi chimici, distribuiti in svariate aree di fondale marino in Adriatico, la cui esplosione accidentale potrebbe causare danni diretti agli organismi marini o provocare la fuoriuscita incontrollabile di prodotti petroliferi dai pozzi in via di perforazione» e che a tal fine era stata prevista sia una azione di bonifica degli ordigni in capo al Nucleo Sdai della marina militare con uno stanziamento di 5 milioni di euro, sia la condizione di una «adeguata attività di survey» relativamente alle autorizzazione alle attività di ricerca cui le società sarebbero, a quanto pare, obbligate anche in Croazia;
d'altra parte anche nell'Alto Adriatico la regione Veneto si è dichiarata per voce del suo Governatore contraria alle trivellazioni paventando il rischio di incidenti sulle piattaforme con gravissime ripercussioni sull'ecosistema causa il cosiddetto fenomeno di subsidenza;
va ricordato inoltre, e stavolta sotto il profilo prettamente energetico, che la Puglia in modo rilevante (pari circa all'80 per cento eccedente il proprio fabbisogno di energia) ha contribuito e contribuisce al bilancio energetico nazionale con le centrali a carbone di Brindisi, con la raffineria petrolifera, con l'oleodotto di Taranto, con gli impianti per la produzione di energia eolica e fotovoltaica e, da ultimo, con i gasdotti che attraversando l'Adriatico potrebbero a breve collegare il sistema produttivo dell'est europeo alla dorsale appenninica, e che alla produzione di energia ha pagato un prezzo altissimo in termini di tutela e salvaguardia territoriale, di minacce alla salute delle popolazioni, di aumento dell'incidenza tumorale –:
quale sia, ad oggi lo stato, dell'arte relativamente alla situazione descritta;
quali iniziative intendano intraprendere a tutela del mare Adriatico e delle coste pugliesi;
quali iniziative intendano intraprendere in relazione ai rischi più volte paventati relativamente agli ordigni inesplosi nel Mare Adriatico;
se in relazione a quanto sopra descritto e anche in considerazione di analogo stato d'animo tra le popolazioni e gli amministratori locali croati non si renda opportuno l'avvio di una moratoria in sede europea tale da definire protocolli comuni e condivisi relativamente alle richieste di prospezioni e autorizzazioni alla ricerca e coltivazione di idrocarburi e, contemporaneamente, non si ritenga necessaria e opportuna la definizione di un protocollo condiviso tra i Paesi che si affacciano sul corridoio Adriatico a tutela dell'ambiente marino e costiero, a salvaguardia dell'unicità di quell'ambiente e degli sforzi sviluppatisi negli anni verso un turismo di qualità. (5-05874)