• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/01561 in data 2 luglio 2009 il Parlamento ha approvato il disegno di legge di ratifica del cosiddetto «decreto sicurezza» (poi legge 94 del 2009) recante modifiche all'articolo 14, comma 5 del testo...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01561presentato daMURER Deliatesto diVenerdì 2 agosto 2013, seduta n. 64

MURER. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno, al Ministro per l'integrazione. — Per sapere – premesso che:
in data 2 luglio 2009 il Parlamento ha approvato il disegno di legge di ratifica del cosiddetto «decreto sicurezza» (poi legge 94 del 2009) recante modifiche all'articolo 14, comma 5 del testo unico di cui al decreto legislativo del 25 luglio 1988 n. 286;
il testo di legge introduce, tra le altre misure, anche il reato di clandestinità per gli stranieri che entrano e soggiornano illegalmente nel territorio dello Stato italiano;
in vigore dall'8 agosto 2009, il reato di immigrazione clandestina è di competenza del giudice di pace, si concreta nell'ingresso (flagrante) o nel soggiorno illegali, è punito con un'ammenda e con la conseguente espulsione;
la contestazione del reato si è rivelata ardua e complessa, a causa dell'accavallarsi di diverse fattispecie di reati di competenza, per legge, di giudici diversi;
questo vale, ad esempio, per il reato di ingresso o soggiorno irregolari, di competenza del giudice di pace, e la mancata esibizione di documenti, di competenza del giudice ordinario, fattispecie che si presentano spesso contestualmente; ne deriva una duplicazione di processi per l'applicazione di pene irrisorie e spesso ineseguibili;
l'espulsione è, al contempo, conseguenza del reato di ingresso o soggiorno illegali, per via giudiziaria, ma anche provvedimento amministrativo disposto dal prefetto della provincia dove viene rintracciato lo straniero clandestino, secondo i dettami della vigente legge n. 189 del 2002, provvedimento che a tutt'oggi risulta di più facile e veloce applicazione per le forze dell'ordine;
il reato di immigrazione clandestina cade inoltre, per legge, e diventa circostanza aggravante, nel caso di contestazione di altri e più gravi reati;
secondo la direzione generale della giustizia penale, che ha controllato il 79 per cento dei fascicoli iscritti nei tribunali italiani nei primi 18 mesi di vita della legge, sono appena 172 i fascicoli aperti nel 2009 e nel 2010 per il reato di clandestinità; di questi, solo 55 sono stati definiti; sono appena 12 le sentenze di condanna per il reato di clandestinità e 18 i patteggiamenti;
i risultati appaiono, dunque, un fallimento: sono calate le espulsioni; è quasi impossibile chiedere il pagamento dell'ammenda da cinquemila a diecimila euro a persone che sono in condizioni di povertà; si sono per lo più intasati i tribunali dei giudici di pace cui compete l'espulsione;
di recente una commissione di saggi istituita dall'allora Ministro della giustizia Paola Severino, composta da magistrati, avvocati e docenti universitari, presentando uno studio per depenalizzare alcuni reati minori ha bocciato il reato di «ingresso e soggiorno clandestino nel territorio dello Stato», proponendo l'abolizione di due norme del testo unico sull'immigrazione (decreto legislativo n. 286 del 1998): l'articolo 6, comma 3, che prevede una disciplina speciale per il cittadino extracomunitario che non ottempera, senza giustificato motivo, all'ordine di esibizione del passaporto o di altro documento di identificazione e del permesso di soggiorno o di altro documento attestante la regolare presenza nel territorio dello Stato, e l'articolo 10-bis che ha introdotto il reato cosiddetto di «immigrazione clandestina»;
la Commissione propone l'abrogazione, parlando di «una norma penale del tutto inefficace e simbolica, che prevede un regime sanzionatorio irrazionale, in quanto alla pena principale, di carattere pecuniario, che sicuramente il soggetto non sarà in grado di pagare, viene sostituita la sanzione dell'espulsione, più grave della pena principale. A garantire la disciplina dei flussi in ingresso, è quindi sufficiente il procedimento amministrativo di espulsione, presidiato anche dalla sanzione penale»;
resta, a parere dell'interrogante, oltre alla palese inefficacia della misura, e alla sua inutile gravosità sugli uffici giudiziari, un giudizio negativo sul tema in sé del reato di clandestinità dal momento che esso travalica il senso di dignità della persona, si afferma come elemento di grave discriminazione; trasforma una semplice condizione, come quella di essere privi di documenti, in un reato penale senza che si sia commessa alcuna azione delittuosa;
il reato di clandestinità risponde, a pare della scrivente, a una logica solo di paura e di difesa che non serve per affrontare in modo civile e solidale, inclusivo e moderno, un fenomeno complesso come l'immigrazione –:
se dispongono di dati aggiornati in merito alla reale applicazione del reato di clandestinità, e cioè quanti siano i fascicoli aperti dalla magistratura dall'entrata in vigore della legge, quante siano le condanne, o i patteggiamenti, e le relative espulsioni conseguenti all'applicazione del reato di clandestinità; se il Governo non ritenga opportuno, alla luce di tutto quanto esposto in premessa, di assumere una iniziativa al fine di procedere ad una profonda revisione della normativa che ha introdotto, nel 2009, il reato di immigrazione clandestina. (4-01561)