• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00734 premesso che: sono in fase istruttoria i progetti preliminari relativi al Progetto: Adeguamento e messa in sicurezza della strada statale 131 «Carlo Felice» dal km 108+300 al km...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00734presentato daPILI Maurotesto diMartedì 14 luglio 2015, seduta n. 461

La VIII Commissione,
premesso che:
sono in fase istruttoria i progetti preliminari relativi al Progetto: Adeguamento e messa in sicurezza della strada statale 131 «Carlo Felice» dal km 108+300 al km 209+500 – Risoluzione nodi critici 1o e 2o stralcio;
il progetto prevede la messa in sicurezza della strada statale 131 dal km 108+300 al km 209+500 mediante la realizzazione di 6 nuovi svincoli, l'adeguamento di 21 svincoli esistenti, la riqualificazione delle strada provinciale 124 e strada provinciale 125, la sistemazione degli accessi diretti sulla strada statale 131 e l'adeguamento della viabilità a servizio degli accessi chiusi, l'inserimento di nuove piazzole di sosta e la realizzazione di impianti di illuminazione in tutte le intersezioni;
il soggetto proponente ANAS spa Tipologia di opera: Opere stradali;
il termine di presentazione osservazioni era fissato per il 12 luglio del 2015;
sono interessate le province: Sassari, Nuoro, Oristano;
l'arteria viaria interessa i Comuni di: Cargeghe, Torralba, Muros, Mores, Giave, Bonnanaro, Bauladu, Florinas, Macomer, Bortigali, Bonorva, Abbasanta, Sassari, Borore, Birori, Paulilatino, Siligo, Aidomaggiore, Cheremule, Tramatza, Codrongianos, Norbello, Cossoine, Ploaghe;
si ritiene di formulare i seguenti rilievi:
1) Il tratto di strada oggetto dell'intervento, seppur parziale, riguarda un'area della Sardegna di grande rilevanza archeologica nuragica;
2) Gli innesti proposti non risultano verificati rispetto alla panoramica (skyline) relativamente ai siti nuragici di cui l'area di intersezione stradale è particolarmente densa;
3) Non risulta esaminata la possibilità di rendere funzionale le intersezioni stradali e relativi svincoli relativamente agli stessi siti archeologici;
4) Non risulta esaminata la straordinaria opportunità di rendere l'arteria stradale strumento indispensabile, proprio per la sua importanza viaria, per la valorizzazione e la tutela delle esclusive emergenze archeologiche nuragiche;
5) Si valuti la possibilità di porre come condizione per la valutazione strategica ambientale la connotazione di «autostrada dei Nuraghi» al fine della tutela, valorizzazione e fruizione dell'immenso patrimonio archeologico nuragico della Sardegna;
nel merito delle singole osservazioni proposte in questo documento si ritiene di dover sottolineare l'importanza e il rilievo nuragico delle seguenti aree nuragiche, attraversate e intersecate con il tratto strada statale 131 oggetto dell'istruttoria in oggetto:
a) Il santuario nuragico di Santa Cristina è un sito archeologico situato nel comune di Paulilatino, in Sardegna. L'area archeologica si trova nei pressi della chiesa campestre di Santa Cristina, da cui prende il nome. Il sito si compone essenzialmente di due parti: la prima, quella più conosciuta e studiata, costituita dal tempio a pozzo, un pozzo sacro risalente all'età nuragica, con strutture ad esso annesse: capanna delle riunioni, recinto e altre capanne più piccole. La seconda parte del complesso a circa duecento metri a sud-ovest è costituita da un nuraghe monotorre, da alcune capanne in pietra di forma allungata di incerta datazione ed un villaggio nuragico, ancora da scavare, di cui sono visibili solo alcuni elementi affioranti.
b) Il nuraghe Losa di Abbasanta: il complesso archeologico del Nuraghe Losa è stato oggetto di diverse campagne di scavo già dalla fine dell'Ottocento e per tutto il corso del Novecento. Non è stato portato alla luce del tutto, ma sono state evidenziate soprattutto le strutture megalitiche di età nuragica. Restano ancora da indagare sia l'originario agglomerato di abitazioni nuragiche sia quelli sovrappostisi in età successive. Il nucleo delle strutture preistoriche è costituito da un nuraghe a tholos di tipo complesso a pianta trilobata, svettato in corrispondenza del piano superiore. Il nuraghe si articola in una torre principale troncoconica intorno alla quale sono disposte tre torri minori unite da cortine murarie a contorno concavo-convesso.
c) Villaggio nuragico Macomer: il complesso nuragico di Tamùli è un importante sito archeologico risalente all'età del Bronzo medio (1500-1200 a.C.). È situato ad una altezza di 720 m, sul declivio del monte di Sant'Antonio, dove la catena del Marghine si congiunge con il Montiferru e fa parte del comune di Macomer, provincia di Nuoro, da cui dista circa 5 chilometri. Il sito era ben noto già nella prima metà dell'Ottocento grazie soprattutto alla descrizione che lo studioso gen. Alberto Della Marmora fece nel suo Voyage en Sardaigne, pubblicato nel 1840. Nell'atlante allegato illustrò compiutamente con numerosi disegni il nuraghe, due delle tre tombe dei giganti presenti, i betili ed alcuni conci presenti sul posto; A circa 150 metri dal villaggio è presente la necropoli, composta da tre tombe dei giganti del tipo isodomo con pareti a filari e lastra di testata.
d) La valle dei nuraghi è una denominazione moderna, coniata nel XX secolo, che definisce un'area del Logudoro Meilogu, in Sardegna, estesa nei territori dei comuni di (senza fonte) Torralba, Giave, Bonorva, Mores, Thiesi, Bonnanaro, Borutta, Cheremule e Ittireddu, nella quale sono presenti i resti di oltre trenta nuraghi e di dieci tombe di giganti. In quest'area favorevoli fattori ambientali e climatici hanno contribuito alla formazione di insediamenti umani, attestati da resti di stanziamenti all'aperto, di insediamenti in grotta e di necropoli a ipogeo (domus de janas: tra queste quella di Sant'Andrea Priu, presso Bonorva, riutilizzata come chiesa rupestre da religiosi di osservanza bizantina, e quella di Mandra Antine, nelle campagne di Thiesi, che presenta decorazioni dipinte di protomi taurine. Vi si trova inoltre il dolmen Sa Coveccada, posto in agro di Mores. Tra i resti di numerosi nuraghi e dei relativi villaggi, l'esempio più imponente è costituito dal nuraghe Santu Antine, a pianta trilobata. Nel territorio della Valle sono state rinvenute sedici pietre miliari (attualmente conservate nel locale Museo della Valle dei Nuraghi) da riferirsi alle due importanti direttrici viarie (tra Cagliari e Porto Torres e Olbia e una seconda strada disposta in senso est-ovest, che la collegava ad un'altra direttrice nord-sud dell'isola.
e) Il nuraghe Santu Antine: il nuraghe, uno dei gioielli dell'architettura protosarda, è costituito da una torre centrale e da un bastione trilobato con ai vertici tre torri circolari. Fu costruito durante l'età del Bronzo, probabilmente nel corso del XVI secolo a. C. Si tratta dunque di un edificio preistorico, edificato quando in Sardegna fioriva la Civiltà Nuragica, della quale il Nuraghe Santu Antine rappresenta una delle testimonianze più significative sia per le dimensioni che per le caratteristiche architettoniche. I materiali provenienti dagli scavi sono visibili presso il Museo della Valle dei nuraghi del Logudoro-Meilogu di Torralba.
f) Monte d'Accoddi talvolta scritto Akkoddi, è un importante sito archeologico attribuito alla Cultura di Abealzu-Filigosa e più precisamente della Sardegna prenuragica. Per la concentrazione di differenti tipologie costruttive, il monumento è a tutt'oggi considerato unico non solo in Europa ma nell'intero bacino del Mediterraneo, tanto singolare da essere accomunato morfologicamente a una ziqqurat mesopotamica. Monte d'Accoddi è situato nella Nurra, regione della Sardegna nordoccidentale, e più precisamente nel comune di Sassari, in prossimità del vecchio tracciato della Strada statale 131 Carlo Felice, in direzione di Porto Torres. Il complesso si trova all'interno di una porzione di territorio che registra una rilevante presenza di monumenti preistorici distanti fra loro poche centinaia di metri. Tra i più importanti da segnalare, oltre a Monte d'Accoddi, le necropoli di Su Crucifissu Mannu, Ponte Secco, Li Lioni, Sant'Ambrogio, Su Jaiu, Spina Santa e Marinaru, i dolmen e menhir di Frades Muros, oltre ad una decina di nuraghi. Il monumento, unico nel bacino del Mediterraneo, faceva parte di un complesso di epoca prenuragica, sviluppatosi sul pianoro a partire dalla seconda metà del IV millennio a.C. e preceduto da tracce di frequentazione riferibili al neolitico medio. Il secondo santuario, conosciuto anche come «Tempio a gradoni» ricorda nel suo complesso le contemporanee ziqqurat mesopotamiche è stato attribuito alla cultura di Abealzu-Filigosa;
gli innesti proposti non risultano verificati rispetto alla panoramica (skyline) relativamente ai siti nuragici di cui l'area di intersezione stradale è particolarmente densa;
nella relazione archeologica allegata al progetto che pure prende in esame l'esistenza di emergenze archeologiche diffuse non si considera l'impatto paesaggistico in relazione ai siti archeologici contigui e prossimi all'arteria viaria. Non risultano simulate le visuali panoramiche sui siti archeologici e sul paesaggio archeologico. Appare indispensabile verificare tale impatto visivo delle intersezioni sia in grado di tutelare e proteggere la visuale dalla strada delle insorgenze archeologiche. A questo, oltre all'elencazione asettica dei siti archeologici, occorre una valutazione strategica areale in grado di meglio tutelare non solo i singoli episodi archeologici ma il paesaggio nuragico nel suo insieme;
non risulta esaminata la possibilità di rendere funzionale le intersezioni stradali e relativi svincoli relativamente agli stessi siti archeologici;
risulta assente, conseguentemente, l'esame di un possibile sviluppo progettuale in grado di valorizzare e rendere più efficacemente fruibili i siti e i compendi nuragici che proprio in virtù del contesto viario finirebbero per caratterizzare l'opera viaria in chiave archeologica nuragica configurando di fatto un investimento infrastrutturale e immateriale culturale di notevole rilevanza per l'area oggetto di intervento. Le diverse intersezioni stradali e gli svincoli non risultano studiati nei posizionamenti in situ al fine di favorire anche attraverso le complanari l'accesso alle principali aree archeologiche richiamate nelle presenti osservazioni;
non risulta esaminata la straordinaria opportunità di rendere l'arteria stradale strumento indispensabile, proprio per la sua importanza viaria, per la valorizzazione e la tutela delle esclusive emergenze archeologiche nuragiche;
come già richiamato non risulta affrontata con la dovuta attenzione l'opportunità strategica, che altrimenti ne sarebbe compromessa per sempre, di realizzare sul piano strategico una vera e propria Autostrada dei nuraghi predisponendo nel piano di valorizzazione della stessa arteria una caratterizzazione nuragica tale da renderla unica nella sua progettazione, realizzazione e gestione. Un piano progettuale che come condizione sul piano strategico paesaggistico e ambientale rendesse fruibili le aree archeologiche con connessioni viarie, segnaletica e attraverso l'uso di energia rinnovabile la stessa illuminazione;
è fin troppo evidente che, prescindendo dall'applicazione rigorosa della normativa in materia di valutazione d'impatto ambientale, la caratteristica areale circostante del sedime stradale oggetto dell'intervento proposto pone in essere con evidenza macroscopica l'esigenza di tener conto dell'importanza archeologica non solo del singolo episodio nuragico ma del sistema in termini più ampi paesaggistici, ambientali, antropici e culturali. La valutazione di impatto ambientale (VIA) nazionale è stata introdotta in Italia sulla base di norme transitorie che traggono origine da quanto definito dall'articolo 6 della legge n. 394 del 1986 istitutiva del Ministero dell'ambiente e conformemente alla direttiva del Consiglio della Comunità europea n. 85/337 del 1985 modificata ed integrata dalla direttiva CEE 97/11. Secondo la normativa comunitaria i progetti che possono avere un effetto rilevante sull'ambiente, inteso come ambiente naturale e ambiente antropizzato, devono essere sottoposti a valutazione di impatto ambientale. Tale esame non può prescindere dall'obiettivo di perseguire la sostenibilità ambientale delle scelte contenute negli atti di pianificazione, indirizzo e infrastrutturazione primaria che guidano la trasformazione del territorio. In particolare il richiamo legislativo e concettuale all'antropizzazione si propone di verificare che gli obiettivi individuati nei piani siano coerenti con quelli propri dello sviluppo sostenibile, e che le azioni previste nella struttura degli stessi siano idonee al loro raggiungimento,

impegna il Governo:

porre come indirizzo per la progettazione definitiva e la stessa valutazione ambientale strategica della principale arteria viaria della Sardegna la connotazione strategica, ambientale e paesaggistica di «autostrada dei Nuraghi» al fine della tutela, valorizzazione e fruizione dell'immenso patrimonio archeologico nuragico della Sardegna funzionale;
valutare la possibile realizzazione sul piano ambientale, paesaggistico, strategico, antropologico e culturale di un piano di valorizzazione che tenga conto dello straordinario e unico insieme archeologico nuragico racchiuso nel tratto viario oggetto di valutazione al fine di realizzare una sostanziale «autostrada dei nuraghi» che faccia interagire il sistema viario con la tutela e la valorizzazione del complesso e articolato compendio archeologico nuragico prenuragico della Sardegna.
(7-00734) «Pili».