• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00083 premesso che: il documento del Parlamento europeo «Vademecum per evitare un uso sessista delle lingue» raccomandava nel 2009 un impegno degli Stati nazionali per impedire un uso...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00083presentato daAGOSTINI Robertatesto diLunedì 5 agosto 2013, seduta n. 65

La I Commissione,
premesso che:
il documento del Parlamento europeo «Vademecum per evitare un uso sessista delle lingue» raccomandava nel 2009 un impegno degli Stati nazionali per impedire un uso discriminatorio di genere della lingua nei documenti e nella comunicazione;
tali indicazioni raccoglievano, a loro volta, precedenti documenti della Commissione europea sul tema del linguaggio sessuato, dei diritti della donna;
del linguaggio sessuato trattano anche la direttiva del Consiglio dei ministri 27 marzo 1997 (Azioni positive per l'imprenditoria femminile), il V Programma di Azione comunitaria (Azioni a sostegno dell'applicazione del mainstreaming e della diffusione di una cultura delle Pari Opportunità tra uomini e donne), la direttiva del Governo italiano del 24 maggio 2007 (misure per attuare parità e pari opportunità tra uomini e donne nelle amministrazioni pubbliche);
la lingua rispecchia la cultura di una società e ne è una componente fortemente simbolica; le parole non si limitano a descrivere le categorie sociali ed epistemologiche esistenti, ma hanno il potere di costruire e rafforzare vecchi e nuovi stereotipi culturali rispetto ai ruoli attribuiti a donne e uomini; pertanto, un uso della lingua rispettoso della parità di genere è di fondamentale importanza per un effettivo superamento delle disuguaglianze;
a fronte di un'ascesa in ruoli, carriere, professioni e visibilità delle donne non esiste un'adeguata trasformazione della lingua, che usa il maschile attribuendogli una falsa neutralità;
l'oscuramento linguistico della figura professionale e istituzionale femminile ha come conseguenza a sua non-comunicazione e, in sostanza, la sua «negazione»; il linguaggio monosessuato discrimina le donne in quanto tali, esclude il genere femminile;
nella generalità delle istituzioni pubbliche il neutro-maschile impera, quasi non esistono documenti ufficiali in cui sia indicata la differenza di genere;
in Italia il dibattito su un uso non sessista della lingua è ancora agli esordi e nella lingua correntemente usata dai media e, in particolare, dalla stampa, nonché nel parlato e nello scritto comuni, si utilizzano a tutt'oggi pochissimi neologismi e si tende a utilizzare il maschile con funzione neutra. In ambito istituzionale la declinazione delle cariche al femminile (sindaca, ministra, assessora), già oggetto di esplicito pronunciamento ufficiale in altri Stati europei non è per lo più regolamentata ed è lasciata alla responsabilità individuale;
in molti Paesi europei i mezzi di comunicazione, le istituzioni, e la produzione di materiale formativo, hanno adottato regole di comportamento comune, diffuso buone pratiche e messo in atto una decisa svolta rispetto alla possibilità di declinare ruoli e competenze al femminile, di nominare donne e uomini nel, riferimento generale e particolare;
Alma Sabatini è stata una delle prime studiose italiane che hanno parlato di linguistica applicata all'analisi dei contenuti sessisti della lingua; i suoi studi si mossero insistendo sui contenuti discriminatori del linguaggio sessista, che danneggiano le donne proprio perché passano inosservati;
in ragione dei suoi studi, Alma Sabatini propose ed ottenne, nella Commissione nazionale pari opportunità, l'autorizzazione a condurre una ricerca, attraverso una apposita Sottocommissione istituita ad hoc, sul sessismo nella lingua italiana; si applicò ad elaborarne le possibili sostituzioni;
il lavoro di Alma Sabatini, firmato da lei e pubblicato nel 1987 con il titolo «Il sessismo nella lingua italiana», a cura della stessa Commissione, sotto il patrocinio della Presidenza del Consiglio trovò larga eco e fu la base di partenza di un lungo cammino sul tema che, purtroppo, però ad oggi non sembra aver ancora prodotto risultati reali;
più recentemente, da notizie di stampa, si è appreso che l'università di Lipsia, una delle più autorevoli in Germania, ha diramato un protocollo per l'uso del femminile anche per gli uomini; per indicare i ruoli svolti negli atenei, i biglietti da visita, i siti web e la carta intestata dovranno essere aggiornati alla luce di questa rivoluzione linguistica: la professora (o professoressa), la ricercatrice la rettora o rettrice sono le parole usate per individuare chiunque, docenti maschi compresi; a proporre questo esperimento di rivoluzione linguistica concreta (e anche fortemente simbolica) è stato proprio un uomo, il fisico Kosef Kaes; si tratta del primo caso al mondo di sessuazione del linguaggio che adotta il femminile per indicare l'umanità: una provocazione per segnalare che la neutralità, se è maschile, non è neutra;
appare evidente che è ormai ampiamente sentita l'esigenza di adeguare al genere il linguaggio, e definire quindi le persone, a seconda se uomini o donne, con aggettivi e parole adeguate al sesso di appartenenza,

impegna il Governo:

a produrre atti di propria competenza al fine di:
a) porre l'uso del linguaggio, ed in particolare la declinazione al femminile di ruoli e funzioni di potere e di prestigio, tra i principali strumenti da sviluppare, rendendo esplicita la presenza delle donne nella società, nella consapevolezza dell'impatto del linguaggio sulla definizione dei ruoli e sulla creazione di identità di genere;
b) emanare apposite disposizioni che portino alla diffusione dell'uso dei termini femminili dei ruoli nel caso essi siano riferiti a donne, a partire dal termine Ministra per la titolare del dicastero, e promuova questo tipo di comunicazione istituzionale a tutti i livelli, non escluso quello legislativo e le raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana;
c) ad intraprendere la pianificazione di analisi ed azioni che abbiano l'obiettivo di diffondere una maggiore consapevolezza circa la necessità di un linguaggio rispettoso delle differenze di genere a partire dal mondo dell'istruzione in tutti suoi gradi.
(7-00083) «Roberta Agostini, Murer».