• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/00859 con sentenza n. 18368 del 31 luglio 2013, la Corte di cassazione, sezione lavoro, ha confermato in via definitiva la sentenza della corte di appello di Potenza che ha sancito l'antisindacalità...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-00859presentato daPLACIDO Antoniotesto diMartedì 6 agosto 2013, seduta n. 66

PLACIDO, AIRAUDO e DI SALVO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
con sentenza n. 18368 del 31 luglio 2013, la Corte di cassazione, sezione lavoro, ha confermato in via definitiva la sentenza della corte di appello di Potenza che ha sancito l'antisindacalità del licenziamento senza preavviso di tre operai della Fiat Sata di Melfi, iscritti al sindacato della FIOM;
già la sentenza della corte di appello di Potenza aveva reintegrato i lavoratori nel proprio posto di lavoro, ma la Fiat Sata si era rifiutata di ricollocarli effettivamente in azienda e nelle proprie mansioni, comunicando di voler rinunciare alle prestazioni lavorative dei detti lavoratori originariamente licenziati provvedendo unicamente al pagamento della retribuzione;
gli emolumenti da versare ai lavoratori non possono che essere la cosiddetta retribuzione globale di fatto;
la mancata prestazione di lavoro derivante da atto o contegno del datore di lavoro ha determinato per il periodo in cui ha prodotto effetti il licenziamento e determina dal momento in cui persiste la volontà di rinunciare a dette prestazioni il diritto dei lavoratori ad una prestazione da parte del datore di lavoro consistente nel pagamento della retribuzione, in una entità almeno pari alla perdita del coacervo delle utilità che lo svolgimento della prestazione avrebbe comportato;
in altri termini i lavoratori non reintegrati hanno diritto a percepire, secondo ciò che viene chiarito dalla giurisprudenza, una retribuzione pari al coacervo degli emolumenti, non eventuali, occasionali o eccezionali, ma aventi normale e continuativa connessione con le modalità proprie della prestazione lavorativa, ancorché eccedenti la retribuzione base;
in questo modo è possibile conseguire per i lavoratori illegittimamente licenziati (in generale) il risultato di neutralizzare gli effetti di un provvedimento sanzionatorio illegittimo e, nel caso di specie, di impedire che una condotta dell'azienda tesa ad eludere una pronuncia della magistratura possa produrre risultati penalizzanti per i lavoratori licenziati e non reintegrati; immaginare un trattamento economico minore di quello che i lavoratori avrebbero percepito qualora avessero continuato a svolgere le loro consuete mansioni significherebbe addossare a questi ultimi le conseguenze negative di una scelta aziendale;
da quello che emerge sugli organi di stampa: «La cosa certa è che i 3 lavoratori ad oggi non sono stati ancora reintegrati sul posto di lavoro, ma in maniera illegittima sono pagati dall'INPS con la Cassa Integrazione Straordinaria senza rotazione», come ha dichiarato il segretario generale della Fiom CGIL di Basilicata, Emanuele De Nicola;
questo elemento, qualora dovesse risultare confermato, si rivelerebbe estremamente grave in considerazione del fatto che la scelta dell'Azienda circa il mancato reintegro dei lavoratori nel proprio posto e nelle proprie mansioni non può essere scaricata sulle casse dell'INPS e, in ultima analisi, sulla collettività;
in altri termini i lavoratori non reintegrati devono essere pagati dall'Azienda con la retribuzione globale di fatto e non dall'INPS, avendo, la Fiata Sata, rinunciato alle prestazioni lavorative dei lavoratori in questione e non potendo, per conseguenza, collocarli in cassa integrazione;
va precisato che, con la sentenza ormai definitiva della Cassazione, non v’è dubbio che i tre operai debbono poter tornare a svolgere effettivamente le proprie mansioni in azienda senza ulteriori ritardi e senza la possibilità che sia usata a pretesto del mancato reintegro il procedimento penale ora aperto a carico degli operai per violenza privata e turbata libertà dell'industria con riferimento ai fatti contestati nel 2010, la cui udienza si terrà a dicembre 2013. La Cassazione, infatti, ha definitivamente riconosciuto che l'azienda, li ha puniti per un comportamento che in realtà ha riguardato una quarantina di operai non sanzionati in alcun modo dalla Fiat –:
qualora corrispondano al vero le informazioni di cui in premessa, quali misure il Governo intenda adottare per assicurare la corretta applicazione della legge, senza che all'INPS vengano addossati costi dovuti dall'Azienda. (5-00859)