• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/00186 nel maggio del 2011, a margine di un'inchiesta per riciclaggio denominata «Salus Iniqua», svolta dalla questura, dai carabinieri e dalla guardia di finanza di Trapani, riguardante l'ex...



Atto Camera

Interpellanza 2-00186presentato daOTTOBRE Maurotesto diMercoledì 7 agosto 2013, seduta n. 67

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia, il Ministro della difesa, per sapere – premesso che:
nel maggio del 2011, a margine di un'inchiesta per riciclaggio denominata «Salus Iniqua», svolta dalla questura, dai carabinieri e dalla guardia di finanza di Trapani, riguardante l'ex deputato regionale della Democrazia Cristiana Giuseppe Giammarinaro, sono stati ipotizzati una «regia occulta» e «un vero e proprio condizionamento mafioso di tutta l'attività amministrativa del comune di Salemi» da parte dello stesso Giammarinaro durante la sindacatura di Vittorio Sgarbi;
l'indagine – secondo quanto denunciato dallo stesso Sgarbi a diverse autorità – «costituisce una inquietante e sistematica falsificazione della realtà amministrativa del comune di Salemi da parte di rappresentanti delle Forze dell'Ordine come il questore di Trapani Carmine Esposito e il maresciallo dei Carabinieri della Stazione di Salemi Giovanni Teri. I due, per finalità ancora non chiare, ma di evidente efficacia politica, hanno rappresentato un'immagine totalmente distorta e infedele delle realtà politica ed amministrativa di Salemi. Tutta la ricostruzione del questore e del maresciallo dei Carabinieri è in senso contrario, palesemente e gravemente diffamatoria nei confronti degli amministratori del comune, con il ridicolo alibi di agire a tutela del sindaco in carica, descrivendolo come un ingenuo circondato da famelici gruppi di interesse che “si contendono l'egemonia politica del Comune e la gestione di risorse e finanziamenti”. Conclusioni palesemente non vere dal momento che neppure la maggioranza eletta è stata messa nella condizione di potere esercitare alcuna egemonia. E non risulta in alcun modo che nessuna delle persone arbitrariamente indicate come “mafiose” abbia gestito o ottenuto risorse o finanziamenti»;
sempre secondo l'esposto risulta al contrario delle ricostruzioni investigative, che il ruolo del suddetto Giammarinaro non fosse affatto «occulto», essendo lo stesso commissario comunale della Democrazia Cristiana (con nomina della segreteria provinciale di Trapani del 9 giugno 2007), e in quanto tale, animatore e sostenitore della candidatura a sindaco di Vittorio Sgarbi, come risulta su tutti gli organi d'informazione dell'epoca e dallo stesso Sgarbi raccontato nel libro, «Clausura a Milano. Da Suor Letizia a Salemi. E ritorno »;
avendo vinto le elezioni, ed essendo il gruppo politico di Giammarinaro maggioranza in Consiglio comunale con l'elezione di 12 consiglieri, risulta illogico interpretare e presentare come «regia occulta» la normale attività politica e la dialettica trasparente tra sindaco, assessori e consiglieri comunali di maggioranza. In democrazia le decisioni si prendono anche e inevitabilmente consultando la maggioranza, la quale aveva nell'ex parlamentare Giuseppe Giammarinaro non un «regista occulto», ma un referente politico esplicito;
nell'ambito dell'indagine «Salus Iniqua» si è messa in atto quella che all'interpellante appare un'abnorme attività investigativa con intercettazioni sull'utenza di Vittorio Sgarbi, del Vice Sindaco e dei collaboratori del sindaco per arrivare a conclusioni insensate e contraddittorie. Pur essendo Vittorio Sgarbi dotato di scorta, che lo ha seguito in ogni suo movimento si e arrivati al punto di disporre, per esempio, un servizio di videoripresa in prossimità dell'ingresso dell'albergo in cui pernottava a Mazara del Vallo, per registrare le persone da lui convocate a riunioni né segrete né clandestine, essendo consuetudine che Sgarbi svolgesse riunioni a Mazara come altrove, fuori orario, e di contenuto politico e amministrativo;
a parere dell'interpellante nell'azione deviata dall'inchiesta su Giammarinaro, densa di pregiudizi, si è cercato di avvalorare una realtà inesistente di condizionamenti con il continuo riferimento allo status, ripetuto con malizia, di «ex sorvegliato speciale» di Giuseppe Giammarinaro, come per attribuirgli una pericolosità prevalente sul riconoscimento delle regole democratiche e dei diritti costituzionali di ognuno;
sulla base delle ricostruzioni degli investigatori nel giugno del 2011 il prefetto di Trapani Marilisa Magno ha nominato una commissione di accesso agli atti, composta in particolare dal viceprefetto Giuseppe Ranieri (in servizio alla prefettura di Trapani), dal commissario capo Agatino Emanuele (in servizio alla questura di Trapani) dal tenente colonnello dei carabinieri Mario Polito (in servizio al comando provinciale di Trapani);
il 16 gennaio del 2012, il prefetto di Trapani Marilisa Magno, facendo proprie le conclusioni della Commissione di accesso agli atti, chiede al Ministro dell'interno lo scioglimento del comune di Salemi per supposti «condizionamenti esterni»;
nella seduta del consiglio comunale del 15 febbraio 2012 Vittorio Sgarbi, rassegna le dimissioni da sindaco con un duro atto di accusa contro prefetto di Trapani, Marilisa Magno, il maresciallo dei carabinieri della locale stazione, Giovanni Teri e gli investigatori della questura di Trapani, guidati dal capo della divisione anticrimine Giuseppe Linares, che «per dare forza alle loro indagini su Giammarinaro attraverso quelle che sono solo ipotesi, suggestioni, ricostruzioni infondate e veri e propri falsi, hanno prospettato un condizionamento di Giammarinaro sull'amministrazione, per consentire poi al Prefetto di chiedere la Commissione di accesso agli atti. Me ne vado con perfetta convinzione costretto da una palese ingiustizia. Dopo una sempre corretta amministrazione, non ho altra scelta, in forza di una regia occulta di funzionari della Prefettura della Questura e dell'Arma dei Carabinieri, contestualmente denunciati al Ministro dell'interno, che rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Regione. Alla Cancellieri ho chiesto che se l'influenza politica di Giammarinaro costituisse di per sé un “condizionamento”; l'accesso agli atti dev'essere fatto in tutti gli altri comuni (Mazara, Castelvetrano, Partanna, Alcamo, Poggioreale, Gibellina, Calatafimi, Marsala) dove Giammarinaro, a differenza di Salemi dove è stato presente esponendosi alla luce del sole (perfino in pubblici comizi) e con liste ufficiali approvate dalla stessa Prefettura, ha fatto politica, senza la presentazione di liste, avendo però suoi uomini nei consigli comunali e nelle giunte. Diversamente il Prefetto si rende responsabile del reato di omissione di atti d ufficio. Quello che ha fatto il Prefetto è un atto di sfregio contro la storia e la città. Io prima ancora che me stesso voglio difendere la città. Quello di carabinieri e polizia è stato un abuso. Io difendo le istituzioni, ma chi le rappresenta può sbagliare. La Prefettura ha perseguito aria di mafia non fatti di mafia, secondo stereotipi indegni di teleromanzi. Mi ribello però ad un atto ingiusto. Se hanno arrestato 6 carabinieri ad Altamura, perché non possono arrestarne uno a Salemi? Ho rispetto dell'Arma dei Carabinieri, ma il Maresciallo dei Carabinieri ha mentito, non solo a me ma anche a se stesso. L'impotenza di Giammarinaro era manifesta e lui lo sapeva»;
successivamente alle dimissioni, Vittorio Sgarbi, avendo la convinzione del pregiudizio che muove sia l'azione del prefetto di Trapani che della commissione di accesso agli atti, chiede un incontro urgente al Ministro dell'interno dell'epoca, Anna Maria Cancellieri, accompagnato dal magistrato Guglielmo Serio, nel frattempo nominato dalla regione siciliana, commissario straordinario del comune di Salemi. Sgarbi chiede al Ministro di valutare con particolare attenzione la richiesta di scioglimento del comune, ravvisandogli le false ricostruzioni del prefetto di Trapani, e della commissione di accesso agli atti;
il 23 marzo 2012 il Consiglio dei ministri scioglie il comune di Salemi;
durante la sindacatura a Salemi, Vittorio Sgarbi ha condotto una dura campagna di sensibilizzazione pubblica contro lo sfregio al paesaggio causato dagli impianti eolici e fotovoltaici. La sua contrarietà alla realizzazione di impianti fotovoltaici ed eolici, lo ha reso inviso a numerosi soggetti, anche a Salemi, che hanno condotto contro di lui una campagna di delegittimazione sfociata, in alcune circostanze, anche in un tentativo di aggressione all'interno del palazzo comunale. Infatti, con l'agricoltura in crisi, gli imprenditori dell'eolico e del fotovoltaico hanno prospettato ai contadini facili guadagni, tanto che in molti hanno estirpato vigneti e uliveti per ospitare gli impianti. In questo, contesto Sgarbi è stato additato come «nemico dello sviluppo». Sono così arrivate lettere e telefonate anonime, oltre a una testa mozzata di un maiale recapitata davanti la sede del comune. In una dichiarazione alla stampa Sgarbi ha osservato come «le pale eoliche rappresentano letteralmente il più evidente punto di congiunzione fra potere politico, potere economico e potere criminale, ma oltre agli interessi mafiosi rappresentano una truffa oggettiva per l'assoluta inadeguatezza, insufficienza ed inefficienza, producendo energia in misura assolutamente inferiore a quella promessa». Per denunciare gli interessi della mafia nell'eolico e nel fotovoltaico, già nel gennaio del 2009 Sgarbi chiede un incontro al capo della procura di Marsala Alberto Di Pisa, anni addietro sospettato – e poi scagionato – di essere il «Corvo» del palazzo di giustizia di Palermo, ovvero l'autore di lettere anonime contro Giovanni Falcone. Durante quell'incontro vengono verbalizzate le dichiarazioni di Sgarbi ma non si è mai saputo se la procura le abbia riscontrate o meno;
con decreto del Presidente della Repubblica del 30 marzo 2012 viene nominata la commissione straordinaria con il compito di gestire l'attività amministrativa del comune di Salemi sino a nuove elezioni, composta dal vice prefetto Nicola Diomede (nel frattempo trasferito a Roma come capo della segreteria tecnica del Ministro Alfano, e sostituito con il vice prefetto Maria Pia Dommarco), dal funzionario Vincenzo Lo Fermo e dal prefetto Leopoldo Falco. Il 4 aprile del 2013 la direzione investigativa antimafia di Trapani sequestra un patrimonio di 1 miliardo e 300 milioni di euro a Vito Nicastri, imprenditore di Alcamo, sospettato di essere il prestanome di Matteo Messina Denaro. Il Nicastri, secondo le indagini, ha avuto rapporti anche con imprenditori di Salemi attivi nel business dell'eolico, e tra questi Salvatore Angelo e Melchiorre Saladino;
negli anni della sindacatura di Salemi, aspre sono state le polemiche sui cosiddetti «professionisti dell'antimafia». Sgarbi ha rifiutato i luoghi comuni secondo cui c’è una mafia che pervade e controlla tutto, ed ha osteggiato quanti, pur di perpetuare ruoli istituzionali, carriere nelle strutture investigative, trarne anche vantaggi economici monopolizzando per esempio, la gestione dei beni confiscati, vedono la mafia anche là dove non c’è. Sgarbi ha sostenuto che il modo migliore per combattere la mafia è la cultura. E che solo attraverso la cultura, ha dichiarato, «uno come Matteo Messina Denaro sarà costretto a vivere nelle fogne». Un lavoro prezioso, coraggioso, controcorrente, quello di Sgarbi a Salemi testimoniato dalle considerazioni che Agnese Piraino Leto, vedova di Paolo Borsellino, ha espresso nei confronti del critico d'arte durante una sua visita a Salemi nel 2009: «Come siciliana sono felicissima della scelta di Sgarbi che dal Nord ha scelto di fare il sindaco in una cittadina siciliana. Credo che non l'abbia fatto per curare la sua immagine, perché non ne ha bisogno; vedo nel lavoro di Sgarbi un'azione missionaria. Sono convinta che grazie anche a lui, comincerà una nuova stagione. È stata scelta una persona che viene da lontano per far sì che, non con le chiacchiere ma l'azione, e soprattutto il linguaggi eterno dell'arte, si possano trasmettere valori positivi. Auguriamoci ci siano tanti Vittorio Sgarbi che possano portare qualcosa di nuovo in altre realtà della Sicilia»;
durante la sindacatura di Vittorio Sgarbi la città di Salemi è assurta agli onori delle cronache nazionali e internazionali per le numerose iniziative culturali che hanno contrassegnato l'attività amministrativa: il progetto delle «Case a 1 euro», il polo museale (museo della mafia, museo del paesaggio, museo del risorgimento), le collaborazioni con festival di Spoleto e la Biennale di Venezia, il festival del Cinema religioso, l'acquisto della celebre collezione «Kim's Video» di New York, la visita a Salemi di Dolma Gyari, il vice presidente del Parlamento del Tibet in esilio, i festival di cinema e di letteratura, l'esposizione al pubblico, per la prima volta in Sicilia, di capolavori di Rubens, Picasso, Guercino, Caravaggio, Lotto, Modigliani;
il 10 maggio del 2010 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nell'ambito delle celebrazioni per la ricorrenza del 150o dell'Unità d'Italia, si è recato in visita ufficiale in città. Salemi è stata infatti la Prima Capitale d'Italia. Il 14 maggio del 1860 Giuseppe Garibaldi dalla sede del palazzo municipale, emanò un decreto in cui dichiarava di assumere i poteri della dittatura in nome del re Vittorio Emanuele II. Salemi fu dunque il primo paese ad inalberare il tricolore. Questi episodi della storia, fino a pochi anni fa conosciuti solo dagli addetti ai lavori, grazie al clamore mediatico suscitato da Vittorio Sgarbi, hanno richiamato nella cittadina siciliana migliaia di turisti;
la città di Salemi durante la sindacatura di Vittorio Sgarbi è stata indicata, ad evidenza, come modello di riscatto culturale di una realtà che prima era conosciuta come «la città dei Salvo», proprio come oggi accade a Castelvetrano nota come «la città di Matteo Messina Denaro» e non quella del filosofo Giovanni Gentile;
il «modello Salemi» ha rappresentato per molti giovani provenienti da tutte le regioni d'Italia una grande opportunità di crescita culturale e professionale, avendo avuto la possibilità di partecipare ai «Laboratori della creatività», ideati dall'amministrazione, diventati ben presto fucina di progetti non solo per Salemi ma per altre città italiane;
vasta eco ha avuto all'estero il «caso Salemi», tanto da suscitare l'interesse di giornali e televisioni che hanno indicato nella cittadina siciliana l'esempio di un nuovo modo di amministrare le città, nel segno dell'arte e della creatività;
l'enorme visibilità mediatica si è presto tradotta per gli operatori turistici in un notevole aumento dei visitatori;
Vittorio Sgarbi il 21 febbraio del 2012 ha rassegnato le dimissioni, dichiarando, tra le altre cose: «...Se l'influenza politica di Giammarinaro costituisce di per sé un “condizionamento”, l'accesso agli atti dev'essere fatto in tutti gli altri comuni (Mazara, Castelvetrano, Partanna, Alcamo, Poggioreale, Gibellina, Calatafimi, Marsala) dove Giammarinaro, a differenza di Salemi dove è stato presente esponendosi alla luce del sole (perfino in pubblici comizi) e con liste ufficiali approvate dalla stessa Prefettura, ha fatto politica, senza la presentazione di liste, avendo però suoi uomini nei consigli comunali e nelle giunte. Diversamente il Prefetto si rende responsabile del reato di omissione di atti d'ufficio, rispetto al quale, comunque, io l'ho già denunciata. Me ne vado con perfetta convinzione costretto da una palese ingiustizia. Dopo una sempre corretta amministrazione, non ho altra scelta, in forza di una regia occulta di funzionari della Prefettura, della Questura e dell'Arma dei Carabinieri, contestualmente denunciati al Ministro dell'interno, che rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Regione. È assurdo oggi che si debba patire l'onta di una richiesta di scioglimento. Non c’è speranza, e dunque non c’è via d'uscita se non quella delle dimissioni, non solo per me ma soprattutto per i 12 consiglieri di maggioranza indicati da, da autorità deviate, come strumento di condizionamento di Giammarinaro. Porterà con me l'amarezza di uno Stato che condanna Salemi e la schiaccia al pregiudizio e all'onta di una mafia che qui non esiste, e la cui presenza, ovunque, va dimostrata. Forze dell'Ordine deviate hanno denunciato una cosa che non c’è. E lo sanno tutti, da destra e sinistra» –:
se si intenda verificare l'operato della commissione di accesso agli atti del comune di Salemi, il metodo di verifica adottato sugli atti della giunta Sgarbi, se si sia proceduto con imparzialità e nel rispetto del contraddittorio, e sottoporre dunque a un riscontro oggettivo le conclusioni della stessa commissione che hanno indotto il Consiglio dei ministri a votare lo scioglimento del comune di Salemi;
se siano state avviate indagini a seguito delle denunce di Vittorio Sgarbi sulle infiltrazioni della mafia nel settore dell'eolico e del fotovoltaico;
se risulti se dalle dimissioni di Sgarbi da sindaco di Salemi, e cioè se dal 15 febbraio ad oggi siano stati autorizzati nel territorio comunale nuovi impianti eolici e fotovoltaici, e se risulti chi siano i proprietari e i beneficiari.
(2-00186) «Ottobre».