• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/00885 il leasing in costruendo, categoria rientrante nel leasing immobiliare, è l'operazione contrattuale mediante la quale un ente pubblico demanda ad un soggetto terzo la costruzione o il...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-00885presentato daMISIANI Antoniotesto diMercoledì 7 agosto 2013, seduta n. 67

MISIANI e MARCHI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il leasing in costruendo, categoria rientrante nel leasing immobiliare, è l'operazione contrattuale mediante la quale un ente pubblico demanda ad un soggetto terzo la costruzione o il completamento di un'opera pubblica e, contestualmente, procede alla sua locazione finanziaria per un determinato periodo ad un canone prefissato, riservandosi alla scadenza l'opzione di acquisto definitivo del bene, ad un prezzo prestabilito;
il problema relativo alla possibilità, da parte della pubblica amministrazione, di fare ricorso ad un contratto di leasing immobiliare, ha trovato un'esplicita risposta mediante la legge n. 296 del 2006, (legge finanziaria 2007) che, all'articolo 1, commi 907, 908, 912 e 913, ha consentito il ricorso alla locazione finanziaria per la realizzazione, l'acquisizione ed il completamento di opere pubbliche, o di pubblica utilità, da parte dei committenti tenuti all'applicazione del codice dei contratti pubblici, e quindi anche degli enti locali. Il leasing in costruendo, in particolare, è disciplinato dall'articolo 160-bis del decreto legislativo n. 163 del 2006, introdotto dal decreto legislativo n. 113 del 2007;
la figura in analisi rappresenta un valido strumento per la realizzazione di opere pubbliche, in quanto evita l'esborso del capitale in un'unica soluzione;
il leasing immobiliare è un particolare tipo di contratto che ha come finalità principale la realizzazione di un'opera, ma che può talora comprendere anche un'importante componente di finanziamento ed è per questo che gli enti locali non possono utilizzare il leasing in costruendo per aggirare i limiti all'indebitamento;
si è in tale senso espressa la Corte dei conti della sua funzione consultiva che, perseguendo la linea del rigore, alla luce del principio della prevalenza della sostanza sulla forma, come previsto dal SEC 95, dallo IAS 17 per i quali il leasing finanziario ed i contratti assimilati costituiscono debito che finanzia l'investimento, ha precisato che la configurazione del rapporto e le sue conseguenze contabili dipendono dalla ripartizione dei rischi inerenti l'esecuzione e la gestione dell'opera: ove questi ultimi ricadano sul soggetto pubblico, l'operazione si configura sostanzialmente come indebitamento. Solo nel caso in cui il privato si assuma i predetti rischi, il leasing non ha effetti sull'indebitamento: in tal caso, il bene entra nel patrimonio dell'ente solo al momento del riscatto e il canone periodico viene contabilizzato fra le spese correnti;
il finanziamento del leasing viene così formalmente e sostanzialmente assimilato all'assunzione di un debito: l'ente pubblico utilizzatore contabilizza il valore del bene nel titolo V, fra le «entrate da assunzione di prestiti» e contestualmente iscrive la spesa impegnata per il pagamento dei canoni al titolo III, rubricato «spese per rimborso prestiti», relativamente alla quota di capitale rimborsato, e al titolo I quale onere finanziario per spese correnti, in relazione alla quota d'interessi (articolo 165 TUEL). Ci si trova essenzialmente in presenza di una spesa per investimento finanziata attraverso un'operazione d'indebitamento che è rappresentata dallo stock di debito da pagare periodicamente con i canoni di leasing comprensivi della quota di capitale e interessi;
tuttavia, in concreto, l'ampia formulazione della norma, che lascia notevoli margini di manovra all'autonomia negoziale, può rendere estremamente difficoltoso per le amministrazioni pubbliche determinare una ripartizione dei rischi coerente con le decisioni Eurostat. In altri termini, non prevedendo la norma uno schema rigido o ben definito, il corretto inquadramento anche ai fini contabili di ciascuna operazione non può che scaturire da un'attenta valutazione, caso per caso, delle singole fattispecie;
tale situazione, così rappresentata dalla stessa Corte dei conti, pone in evidente difficoltà gli enti locali poiché un'operazione, un contratto, potrebbe essere definito elusivo delle norme sul Patto di stabilità se l'ente, pur adottando prassi teoricamente legittime, non ha correttamente inquadrato la fattispecie con le conseguenze previste dal decreto-legge n. 98 del 2011, della nullità dei contratti e delle sanzioni pecuniarie per i responsabili;
si aggiunge che a legislazione vigente, gli schemi di bilancio sono obbligatoriamente costituiti dagli schemi approvati con decreto del Presidente della Repubblica n. 194 del 1996 (bilanci) e decreto del Presidente della Repubblica n. 326 del 1998 (relazione previsionale e programmatica) che non sono sempre coerenti con i sistemi approvati con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 dicembre 2011 recante le disposizioni per la sperimentazione dei nuovi principi contabili con la conseguenza che operazioni avviate negli anni precedenti, potrebbero produrre impatti dirompenti sui bilancio dei comuni in ordine al rispetto del patto di stabilità;
se al momento della consegna del bene oggetto del contratto, si rileva il debito pari all'importo oggetto di finanziamento, da iscrivere tra le «accensioni di prestiti» e si registra l'acquisizione del bene tra le spese di investimento (si accerta l'entrata, si impegna la spesa e si emette un mandato versato in quietanza di entrata del proprio bilancio) gli enti avranno contabilizzato, pur senza effettivo esborso, una spesa rilevante per il patto di stabilità di importo corrispondente all'intero valore dell'opera;
la spesa viene contabilizzata per intero nonostante la proprietà del bene rimanga fino all'esercizio del riscatto alla società concedente;
non può essere disconosciuta la circostanza che la principale funzione economica del contratto di leasing traslativo si concretizza nel trasferimento della proprietà del bene solo al momento della conclusione del contratto, e cioè all'atto del pagamento del prezzo di riscatto. Tutti gli oneri di diretta imputazione al bene che si manifestano prima del riscatto sono capitalizzati e ammortizzati dalla società concedente;
il bene utilizzato, che come viene indicato agli enti locali, deve essere rilevato tra le immobilizzazioni nel bilancio dell'ente, è lo stesso che è rilevato nello stato patrimoniale della società di leasing;
si determina una duplicazione che non corrisponde alla esigenza di salvaguardare la sostanza dei rapporti giuridici perché interviene, alterandola, anche sulla situazione patrimoniale e di bilancio delle società di leasing;
di tale circostanza occorre tener conto se non si vuole compromettere il principio che vuole rappresentata in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale degli enti;
è invero possibile adottare una diversa soluzione per conciliare la natura giuridica del contratto di leasing con l'esigenza di far emergere la natura di indebitamento dell'operazione nella prospettiva del suo contenimento;
potrebbe sopperire una modifica dell'articolo 204 del Testo unico enti locali n. 267 del 2000;
la norma chiarisce che gli enti locali possono assumere nuovi mutui e accedere ad altre forme di finanziamento reperibili sul mercato solo se l'importo annuale degli interessi, sommato a quello delle operazioni in essere (mutui, prestiti obbligazionari, aperture di credito, garanzie fideiussorie) e assunto al netto dei contributi statali e regionali in conto interessi, non supera una certa percentuale delle entrate relative ai primi tre titoli del rendiconto del penultimo anno precedente quello in cui viene prevista l'assunzione del nuovo debito;
il tetto all'indebitamento, ripetutamente modificato dal legislatore negli ultimi anni, è stato infine decisamente abbassato dall'articolo 8, comma 1, della legge n. 183 del 2011, che ne ha previsto la progressiva riduzione fissandolo all'8 per cento per il 2012, al 6 per cento per il 2013 e al 4 per cento a regime dal 2014;
la previsione espressa che anche i canoni corrisposti a fronte di operazioni di leasing concorrono a formare tale tetto permetterebbe di far rilevare la sostanziale natura di indebitamento del leasing traslativo senza alterarne la forma giuridica –:
se, a fronte della situazione descritta, e delle possibili soluzioni sia intenzione del Governo dettare una specifica disciplina per la contabilizzazione del leasing in costruendo affinché l'operazione, pur rilevata nel limite di indebitamento degli enti, possa essere contabilizzata con imputazione dei canoni a spesa corrente. (5-00885)