• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/10122 il caporalato pugliese sfrutta ogni anno circa 40 mila donne braccianti che vengono dislocate e trasportate in tutta la regione Puglia verso i campi, per lavorare giorno e notte in qualsiasi...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10122presentato daCOSTANTINO Celestetesto diMartedì 4 agosto 2015, seduta n. 475

COSTANTINO e DURANTI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
il caporalato pugliese sfrutta ogni anno circa 40 mila donne braccianti che vengono dislocate e trasportate in tutta la regione Puglia verso i campi, per lavorare giorno e notte in qualsiasi condizione climatica per la raccolta di frutta e olive;
si tratta di un lavoro molto pesante che non viene compensato con retribuzioni adeguate e garanzie sulla salute e sui diritti sindacali;
la raccolta dell'uva, in particolare, come ci spiega nel suo articolo di Repubblica Antonello Cassano, pubblicato il 3 agosto 2015, è un lavoro sfiancante: «le donne diradano gli acini per fare più belli i grappoli di uva da tavola, scartando i chicchi piccoli che impediscono agli altri di crescere. Un lavoro duro a cui non corrisponde una paga adeguata, visto che l'acinellatura è tra i lavori pagati meno in agricoltura: 27-30 euro a giornata, nonostante i contratti provinciali stabiliscano un salario di 52 euro»;
sempre nell'articolo sopra citato, la CGIL denuncia la morte di una bracciante, Paola, quarantanovenne di San Giorgio Jonico, in provincia di Taranto. La morte è avvenuta il 13 luglio 2015 ad Andria, per un malore, senza che siano stati disposti accertamenti sul suo corpo;
Paola lavorava sui campi da 15 anni, con turni massacranti dall'alba al tramonto, affrontando un viaggio di 5 ore tra l'andata e il ritorno;
Giuseppe Deleonardis, segretario pugliese della CGIL denuncia inoltre le numerose incongruenze rispetto al nulla osta da dato dal pubblico Ministero: «L'hanno sepolta senza autopsia e con il nulla osta del magistrato di turno. Il pm – sostiene Deleonardis – non si è recato sul posto perché, riferisce la polizia di Andria, il parere del medico legale è che si sia trattato di una morte naturale, forse un malore per il caldo eccessivo. Una morte che precede quella di Mohamed, ma intorno a questa storia non ci sono fiaccolate, proteste o cortei»;
appena una settimana prima era infatti morto un migrante, anch'egli bracciante agricolo in Puglia, Mohamed, quarantasettenne sudanese ucciso da un malore a causa del caldo torrido nei campi di pomodori a Nardò;
le compagne di lavoro affermano che Paola lamentava di stare male da giorni;
il fascicolo della morte della bracciante è stato archiviato –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intendano avviare per potenziare i controlli nel comparto agricolo per impedire lo sfruttamento e garantire dignitose condizioni lavorative. (4-10122)