• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/02154 GATTI, D'ADDA, MANASSERO, BERTUZZI, PEGORER, GUERRA, GOTOR, CHITI, MIGLIAVACCA, FORNARO, DIRINDIN, FABBRI, VALENTINI, FASIOLO, DE BIASI, AMATI, RUTA, MATTESINI, BIANCO, FEDELI, PADUA,...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-02154 presentata da MARIA GRAZIA GATTI
mercoledì 5 agosto 2015, seduta n.498

GATTI, D'ADDA, MANASSERO, BERTUZZI, PEGORER, GUERRA, GOTOR, CHITI, MIGLIAVACCA, FORNARO, DIRINDIN, FABBRI, VALENTINI, FASIOLO, DE BIASI, AMATI, RUTA, MATTESINI, BIANCO, FEDELI, PADUA, RICCHIUTI, SILVESTRO, SANTINI, ZANONI, Elena FERRARA, TOCCI, SPOSETTI, COCIANCICH, CARDINALI, BROGLIA, FAVERO, FILIPPI, ALBANO, PIGNEDOLI, CIRINNA', VACCARI, SAGGESE, ORRU', PEZZOPANE, PUPPATO, LO MORO, SPILABOTTE, VALDINOSI, CASSON, LO GIUDICE, ANGIONI, LANZILLOTTA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il 20 luglio 2015 alle ore 14 è morto di infarto un bracciante agricolo che si trovava in uno dei tanti di campi di pomodoro della provincia di Lecce, di proprietà dell'azienda Mariano;

si chiamava Mahamat, era sudanese, di 47 anni, profugo, ed era arrivato in Salento solo due giorni prima per essere impiegato nella raccolta dei pomodori, raccolta che non conosce soste, neanche nelle ore più calde del giorno quando le temperature toccano persino i 40 gradi e lavorare sotto il sole può rivelarsi letale;

a seguito della morte la Procura di Lecce ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e ha iscritto 3 persone nel registro degli indagati: la responsabile dell'azienda agricola in cui lavorava; il titolare di fatto, cioè suo marito; il presunto caporale, anche lui sudanese, che avrebbe coperto il ruolo di intermediario tra gli stagionali e gli imprenditori;

considerato che:

la tragedia di Mahamat non è la prima che accade e lo stesso proprietario dei campi era già stato coinvolto in un'inchiesta sul fenomeno del caporalato nel 2012;

Mahamat aveva il permesso di soggiorno ma nessun contratto di lavoro; la mattina del 20 luglio aveva già accusato un malore per il troppo caldo nel campo presso cui si trovava, ma nessuno lo aveva condotto al pronto soccorso;

come sarebbe stato accertato dalla Procura, nessun dispositivo di tutela medica è stato adottato, né il bracciante è mai stato sottoposto ad alcuna visita medica;

tenuto conto che la condizione che vive la maggioranza dei braccianti agricoli è di estrema precarietà: le condizioni di lavoro sono disumane, l'orario va dall'alba al tramonto, il guadagno non supera i 6 euro all'ora, spesso vige il cottimo;

considerato, inoltre, che:

è notizia del 3 agosto, che 8 giorni prima della morte di Mahamat la stessa sorte è toccata a Paola, bracciante italiana di 49 anni di San Giorgio Jonico, nel tarantino, mentre si trovava nelle campagne di Andria intenta al lavoro di acinellatura sotto un tendone ad una temperatura di circa 40 gradi;

la notizia non era trapelata e solo una denuncia della Flai Cgil Puglia ha fatto sì che la tragedia non passasse in sordina e venisse liquidata come semplice morte naturale, come è invece accaduto;

il corpo di Paola non è stato neanche trasportato in ospedale e nessuna autopsia è stata eseguita;

Paola era una delle oltre 40.000 donne italiane vittime del caporalato pugliese, donne trasportate con gli autobus su e giù per tutta la regione che si ritrovano a dover svolgere lavori, come l'acinellatura, tra i meno pagati in agricoltura: 27-30 euro a giornata, nonostante i contratti provinciali stabiliscano un salario di 52 euro al giorno;

considerato infine che la grave crisi che colpisce il Sud Italia costringe sempre più le persone ad accettare di lavorare in nero; la stessa Paola pur di non perdere quel lavoro che svolgeva ormai da 15 anni aveva rinunciato a qualsiasi azione legale contro chi non le pagava i contributi,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo sono a conoscenza dei fatti esposti;

se non ritengano di dover intervenire presso i territori interessati dal bracciantato agricolo in stretto rapporto con le Regioni interessate per verificare che siano rispettati gli accordi territoriali esistenti che prevedono l'introduzione di presidi medici di primo intervento, pause dal lavoro e momenti di refrigerio;

se non ritengano di dover intensificare i controlli per verificare la regolarità del lavoro sia sotto il profilo della corretta stipula dei contratti e dell'erogazione del salario sia sotto quello delle condizioni igienico-sanitarie, affinché vengano combattute e prevenute le forme di caporalato a tutt'oggi esistenti nel nostro Paese;

se non ritengano di favorire, per quanto di competenza, l'approvazione definitiva del cosiddetto Collegato agricoltura ("Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo, agroalimentare, della pesca e dell'acquacoltura") approvato dal Senato il 13 maggio 2015 e ora all'esame della Camera (AC 3119), il cui articolo 30 prevede la realizzazione della "rete del lavoro agricolo di qualità", riconosciuta anche dai sindacati del settore come strumento importantissimo per la lotta al lavoro nero e il contrasto al caporalato in agricoltura.

(3-02154)