• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/06274 in data 29 aprile 2015 l'associazione indipendente Openpolis, attiva nella elaborazione di open data, ha pubblicato un dossier denominato «Piove sempre sul bagnato. Il lavoro durante la crisi...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-06274presentato daCIPRINI Tizianatesto diMercoledì 5 agosto 2015, seduta n. 476

CIPRINI, GALLINELLA, CHIMIENTI, COMINARDI, DALL'OSSO, LOMBARDI e TRIPIEDI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
in data 29 aprile 2015 l'associazione indipendente Openpolis, attiva nella elaborazione di open data, ha pubblicato un dossier denominato «Piove sempre sul bagnato. Il lavoro durante la crisi in Italia e in Europa», sulla portata dei cambiamenti avvenuti nel mercato del lavoro durante gli ultimi sette anni di crisi economica;
l'approfondimento è una analisi comparata tra gli Stati membri della Unione europea che ha come focus disoccupazione, la sicurezza sul lavoro, l'occupazione giovanile e delle donne;
il documento parte da una analisi dei principali indicatori macroeconomici, dai quali emergono importanti differenze tra i vari Paesi europei aderenti all'Unione in merito agli effetti della crisi ed i cambiamenti intervenuti nel mercato del lavoro;
dallo studio si apprende come in Europa la percentuale dei disoccupati sia aumentata del 3 per cento negli ultimi sette anni (dal 7,2 per cento del 2007, al 10,2 per cento del 2014), con l'eccezione di tre Stati europei — Polonia, Malta e Germania — dove il trend è stato opposto, con una diminuzione dei disoccupati;
tuttavia l'analisi dei principali indicatori macro-economici evidenzia come i cambiamenti avvenuti nel mercato del lavoro durante la crisi non siano stati uguali per tutti. Ad esempio, in un contesto europeo di peggioramento la Svezia ha mantenuto valori occupazionali quasi invariati confermandosi al primo posto in Europa. Oppure, se in media la disoccupazione in Europa è aumentata del 41,67 per cento, in Germania è invece diminuita del 41,18 per cento;
il nostro Paese è uno di quelli che ha maggiormente risentito degli effetti della crisi. Infatti dal 2007 al 2014 l'Italia ha visto raddoppiare la disoccupazione, è diventato il primo Stato UE per percentuale di giovani che non lavorano e non studiano (22,2 per cento), uomo/donna è aumentato del 43 per cento e dopo una progressiva riduzione nell'ultimo anno le morti bianche sono tornate ad aumentare;
come rileva il dossier: «dopo una lunga crisi che ancora non sembra finire, i giovani continuano ad essere la categoria più colpita. A livello europeo la disoccupazione giovanile è aumentata del 50 per cento, con il dato che era del 15,6 per cento nel 2007, arrivato nel 2013 al 23,5 per cento. Proprio nel 2013, 2 paesi avevano oltre la metà dei giovani fra i 15 e 24 in cerca di occupazione che non avevano un lavoro, in ordine la Grecia (58 per cento) e la Spagna (55 per cento). L'Italia non se la passa certamente bene, con un aumento del 96 per cento della disoccupazione giovanile, passando dal 20,4 del 2007 al 40 per cento del 2013. Con il dato in aumento in quasi tutti gli Stati Membri, Malta e Germania segnano una contrazione dei giovani disoccupati, rispettivamente del 3,7 per cento e del 34.45 per cento. A livello locale aumento costante in tutte e 20 le regioni, con il picco minimo in Sicilia (+50 per cento) e quello massimo nelle Marche (+300 per cento). Ma oltre a quelli in cerca di lavoro, un'altra categoria di giovani è finita per diventare protagonista di questa fase storica: i Neet. Stiamo parlando di quei ragazzi fra i 15 ed i 24 anni che né cercano lavoro né sono inseriti nel sistema scolastico. Con la crisi, l'Italia è diventato il paese con la percentuale più alta di Neet, ben il 22,2 per cento. Nessun paese in Europa fa peggio di noi, con una media per gli altri Stati Membri ferma al 13 per cento. Le regioni italiane sono tutte tranne una, il Trentino Alto-Adige, sopra la media europea, con la Sicilia che ha il 33 per cento dei giovani fra i 15 ed i 24 anni fuori sia dal mercato del lavoro che dai circuiti scolastici. Il maggior peggioramento è stato registrato nelle regioni del centro e del nord, come ad esempio l'Abruzzo (+144,44 per cento), l'Emilia-Romagna (+125 per cento) e l'Umbria (+111 per cento)»;
di particolare effetto il dato che riguarda anche l'Umbria regione – insieme alla Marche-caratterizzata in passato da un solido tessuto manifatturiero;
dunque il dossier di Openpolis consegna all'Italia il triste primato del Paese europeo con il più alto numero di giovani tra i 15 e 24 anni che non lavorano e non studiano (cosiddetti NEET, Not engaged in Education, Employment or Training), passando dal 16,2 per cento del 2007 al 22,2 per cento del 2013, la maggior parte dei quali situati nel Sud Italia tra Sicilia, Calabria e Campania;
in data 30 aprile 2015 l'Istat ha reso noti i dati sulla occupazione relativi al mese di marzo 2015, dove si evince un nuovo incremento del dato generale della disoccupazione (al 13 per cento) mentre quello relativo ai giovani si attesterebbe al 43,1 per cento. Rispetto a marzo 2014, l'occupazione è in calo dello 0,3 per cento; anche il programma europeo denominato Garanzia Giovani, rivolto proprio alla categoria dei giovani NEET, in Italia sta trovando una applicazione caratterizzata da documentati disservizi ed inefficienze;
proprio per tali ragioni è nato il progetto dell'istituzione di una Garanzia per i Giovani fondato sulla raccomandazione del Consiglio del 22 aprile 2013 (2013/C 120/01): «Il termine «garanzia per i giovani» si riferisce a una situazione nella quale, entro un periodo di quattro mesi dall'inizio della disoccupazione o dall'uscita dal sistema d'istruzione formale, i giovani ricevono un'offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio. Un'offerta di proseguimento degli studi potrebbe anche comprendere programmi di formazione di qualità sfocianti in una qualifica professionale riconosciuta.»: lo strumento contribuirà a raggiungere tre degli obiettivi della strategia Europa 2020, vale a dire il 75 per cento delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni abbia un lavoro, che gli abbandoni scolastici siano inferiori al 10 per cento e che almeno 20 milioni di persone siano sottratte alla povertà e all'esclusione sociale;
tuttavia il progetto europeo sposato dall'Italia e denominato Garanzia Giovani, destinato ai Neet (not in education, employment, or training) di età compresa tra i 15 e i 29 anni, ad un anno dalla sua partenza, oltre ad avere deluso le aspettative dei numerosi giovani iscritti al programma, sta facendo attendere il pagamento dei tirocini per quei pochi fortunati a cui questi sono stati proposti;
con un tasso di disoccupazione che è tornato a crescere, facendo registrare a febbraio ben un 42,6 per cento, Garanzia Giovani è riuscito ad offrire solo 69.811 proposte di stage, o contratti di lavoro, che non superano mai la durata di 6 mesi, agli oltre 500 mila giovani iscritti. Molti dei ragazzi registrati sul portale non hanno nemmeno sostenuto il primo colloquio orientativo, mentre i più fortunati sono stati chiamati ben oltre i 4 mesi dall'uscita dal sistema di istruzione formale o dall'inizio della disoccupazione, come richiesto dalla raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea del 22 aprile 2013;
anche la regione Umbria, con l'avviso pubblico tirocini Garanzia Giovani, approvato con D.D. n. 8222 del 20 ottobre 2014, ha dettato le disposizioni per la costituzione di una specifica categoria del catalogo unico regionale dell'offerta formativa, rivolta ai tirocini extracurriculari finanziati con risorse pubbliche, che ospita i tirocini finanziati ai sensi del Piano esecutivo regionale «Garanzia Giovani»:
nel dettaglio, la regione Umbria dispone di quasi 22,8 milioni di euro, nell'ambito del Piano di attuazione italiano della Garanzia per i Giovani;
la maggior parte dei fondi (8,5 milioni), così si legge nella pagina web del Programma, sono destinati alla formazione, al fine di allineare i profili degli under 30 con le figure richieste dalle aziende del territorio; mentre 3,7 milioni sono destinati ai bonus occupazionali per le imprese che assumono giovani. Il resto delle risorse, come ha enunciato la regione, sono riservati all'accoglienza, accompagnamento al lavoro, tirocini, servizio civile, sostegno all'autoimpiego e mobilità professionale;
come denunciato anche dal Fattoquotidiano.it del 15 giugno 2015 (con un articolo a firma di Giorgio Velardi «Garanzia Giovani flop: tirocinanti e stagisti senza stipendio da mesi: delusi, scoraggiati, arrabbiati. Per molti ragazzi l'adesione al piano europeo di contrasto alla disoccupazione si sta trasformando in una vera odissea. Fra ritardi e inadempienze. Ecco alcune storie esemplari raccontate a il fattoquotidiano.it. Mentre nel Lazio la Cisl lancia l'allarme: «La Regione non paga e in tanti abbandonano»), accade che molti giovani iscritti ad esempio al portale umbro, hanno presentato innumerevoli candidature senza aver avuto nessun riscontro e, in alcune occasioni, hanno ricevuto semplicemente un messaggio con il quale si comunicava al candidato che il suo profilo non era in linea con la ricerca. Ma c’è di più. Il catalogo pubblico dei tirocini non è altro che una vetrina senza reali e seri progetti formativi. Non a caso diverse schede riassuntive delle proposte di tirocinio presentano form (a titolo di esempio si citano «descrizione del tirocinio» – «attività del tirocinante» «modalità di svolgimento» — «obiettivi del tirocinio») carenti delle informazioni necessarie per il candidato di scegliere consapevolmente la proposta più confacente ai propri studi, attitudini, inclinazioni e desideri personali. Si registrano, persino, casi in cui il soggetto promotore ha inserito, nei predetti campi descrittivi, termini puramente di fantasia, come il tirocinio offerto da un ente di Acquasparta (Perugia), nella cui scheda si leggono termini come «rtrgd», «waerf», «arfg» e così via. In altre parole, la qualità delle offerte caricate nel portale è qualitativamente dubbia, oltre a non essere stata adeguatamente vagliata;
dunque se è pur vero che si assiste al crescere delle domande di partecipazione al programma (il numero degli utenti complessivamente registrati presso i punti di accesso della Garanzia Giovani ha raggiunto le 688.925 unità) e in Umbria – secondo gli ultimi dati disponibili – sarebbero 13.935, è altrettanto vero che forte è la frustrazione da parte dei partecipanti rispetto alle aspettative e agli obiettivi dichiarati e il gap tra la realtà e le finalità dichiarate;
emblematiche le esperienze e le storie comuni a tanti giovani e riportate dal Fattoquotidiano.it del 15 giugno scorso: «Barbara G. sta svolgendo il proprio tirocinio in un supermercato di Narcao, un paesino di circa tremila abitanti in provincia di Carbonia-Iglesias (Sardegna). Racconta di aver iniziato la propria esperienza, inserita nell'ambito della Garanzia Giovani, a marzo. Sono passati quattro mesi e la Regione, tramite l'Inps, avrebbe già dovuto versarle i soldi che le spettano. Ma ad oggi, dice, «non mi hanno ancora pagata». Il motivo ? «Ad aprile ho ricevuto una telefonata, mi hanno spiegato che c'era un errore nella documentazione che avevo consegnato: possibile che se ne siano accorti dopo un mese ?», domanda. Ma non è tutto. «A fine maggio — aggiunge — non avendo ancora visto un centesimo, sono andata a chiedere informazioni all'Inps, dove mi è stato detto che dovevo rivolgermi alla Regione. La quale, a sua volta, ha risposto dicendomi che i soldi li aveva già mandati all'Inps e che loro, quindi, non c'entravano nulla. Insomma: una vera e propria presa in giro». È questo lo stato d'animo della maggior parte dei ragazzi che hanno aderito al piano europeo di lotta alla disoccupazione giovanile partito il 1o maggio 2014, ma che in Italia, nonostante gli 1,5 miliardi di euro stanziati da Bruxelles, si sta dimostrando un autentico fallimento. Più dei numeri, non certo incoraggianti — secondo l'ultimo report del Ministero del lavoro guidato da Giuliano Poletti gli iscritti sono 617 mila ma solo 107.859, il 17,48 per cento, hanno ricevuto un'offerta –, lo testimoniano le storie di giovani delusi e arrabbiati raccolte da ilfattoquotidiano.it. Tutto fuorché «bamboccioni» che si ritrovano, loro malgrado, senza un euro in tasca. Quella di Barbara, infatti, non è una testimonianza isolata. Anzi. Senza garanzia. Come lei, in tutta Italia, ce ne sono a decine. Tanti si sfogano nei forum e sui social network. Su Facebook, ad esempio, sono nati numerosi gruppi nei quali i ragazzi si ritrovano per raccontare le loro storie. Quasi a farsi coraggio a vicenda. Fra questi c’è anche Maria K., per la quale la Garanzia Giovani si sta rivelando un vero e proprio disastro. La sua odissea è iniziata ad aprile 2014 ma «solo a marzo di quest'anno ho ottenuto il primo colloquio – spiega –. Ho cominciato il 16 aprile in un'azienda di Pescara che si occupa di gestioni amministrative, firmando un contratto che prevede un'indennità di 600 euro al mese. Ad oggi, comunque, dei soldi neppure l'ombra. Navigando in rete ho scoperto di essere in buona compagnia perché in tanti sono arrivati già al quinto mese di tirocinio senza essere mai stati retribuiti». Al punto che «io e molti altri stiamo consigliando ai ragazzi ancora in attesa di una chiamata o di un colloquio di lasciar perdere. Personalmente – racconta la giovane – mi ritrovo in una situazione molto pesante: abito in affitto, il tirocinio non lo svolgo nella città in cui vivo e quindi, oltre alle spese domestiche, ogni giorno ho anche quelle di sostentamento da mettere in conto. In questo mese e mezzo ho anticipato tutte le spese con i miei risparmi: a breve, molto probabilmente, dovrò rinunciare perché non ho più un centesimo da spendere», conclude. Tempo perso. Valeria S., invece, ha 29 anni, vive a Perugia e ha una laurea in Economia. «Da dieci anni, per tre-quattro volte la settimana, faccio la pizzaiola senza contratto: i soldi che guadagno mi permettono di pagare l'affitto e le rate della mia sudatissima auto», racconta. Anche per lei lo Youth Guarantee avrebbe potuto rappresentare un punto di svolta. Ma così non è stato. «A fine gennaio, dopo due colloqui al centro per l'impiego della mia città, la sottoscrizione del patto di servizio e la candidatura a qualche tirocinio, ho trovato un'azienda che si occupa di commercio all'ingrosso di imballaggi flessibili e che mi ha selezionata per svolgere attività di segreteria. Dalla comunicazione del buon esito del colloquio all'inizio effettivo del tirocinio è trascorso più di un mese, durante il quale ho prestato spontaneamente servizio». Un gesto generoso: «Mi era stato detto che l'attivazione avrebbe richiesto un paio di settimane – dice la ragazza – così ho pensato di approfittarne per imparare qualcosa e mettermi in buona luce». Peccato che le settimane siano raddoppiate e che «solo il 9 marzo il tirocinio è partito ufficialmente. Ad oggi non sono stata ancora pagata. Cinquecento euro non sono una cifra astronomica, ma sarebbero sufficienti ad affrontare le spese vive quali carburante e pasti fuori casa, che riesco a sostenere solo perché concluse le mie otto ore di lavoro giornaliere salgo in macchina, guido per trenta chilometri e raggiungo il locale in cui presto servizio per altre sei ore, che mi vengono retribuite con i voucher. Poi torno a casa sfinita». Ecco perché, arrivata a questo punto, Valeria ha deciso di interrompere il suo percorso con la Garanzia Giovani. E oggi attacca: «Per molte aziende i tirocini finanziati dagli enti pubblici rappresentano l'occasione per assicurarsi manodopera gratis. Questa non è che l'ennesima dimostrazione»;
a rendere ancora più grave la situazione è infatti il mancato pagamento dell'indennità da riconoscere ai tirocinanti, i quali da mesi risultano essere in attesa dei compensi sull'intero territorio nazionale. Le indennità, oltre a non arrivare, sono state ridotte, innescando il consueto scarico di responsabilità tra Ministero, regioni e Inps;
numerosi sono i giovani che per mesi sono «rimbalzati» da un Ente ad un altro (soggetto promotore; provincia; regione; INPS) senza riuscire a comprendere né le cause né le responsabilità dei ritardi e seppur recentemente, l'indennità mensile che deve percepire uno stagista, come accade ad esempio in Umbria, è salita da 400 a 500 euro lordi per 40 ore di lavoro settimanale, tuttavia, anche lo stesso calcolo delle trattenute fiscali ancora non è chiaro e su che basi viene fatto;
così strutturata la garanzia Giovani non appare rispondente a quanto previsto nella raccomandazione del Consiglio del 22 aprile 2013 (2013/C 120/01): «Il termine “garanzia per i giovani” si riferisce a una situazione nella quale, entro un periodo di quattro mesi dall'inizio della disoccupazione o dall'uscita dal sistema d'istruzione formale, i giovani ricevono un'offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio. Un'offerta di proseguimento degli studi potrebbe anche comprendere programmi di formazione di qualità sfocianti in una qualifica professionale riconosciuta»;
a subire le conseguenze dei malfunzionamenti e dei ritardi sono i giovani Neet che, allo stato attuale, risulta stiano lavorando o abbiano lavorato gratis –:
quali iniziative urgenti il Ministro intenda attuare o abbia attuato per favorire lo sblocco ovvero eliminare il ritardo dei pagamenti di cui in premessa a favore dei partecipanti al progetto Garanzia Giovani anche prevedendone l'anticipazione nei casi di ritardo della regione;
quali misure o azioni intenda intraprendere il Ministro interrogato per attivare e/o favorire inserimenti mirati e personalizzati che tengano conto della congruità tra offerta del percorso formativo e gli aspetti biografici e curricolari del giovane;
in quali termini si intenda procedere o si sia proceduto al monitoraggio delle offerte formative e di lavoro pubblicate sul portale e sui cataloghi, in modo da rendere l'offerta più congrua ai curricula degli iscritti e in linea con il programma della raccomandazione europea e quale siano stati i risultati di tale monitoraggio;
quali misure correttive intenda adottare o abbia adottato il Governo per ovviare alle criticità segnalate in premessa anche prevedendo l'innalzamento dell'importo delle indennità dovute, favorendo la fattibilità dei percorsi di tirocini e di formazione attraverso il rafforzamento di forme di reddito indirette come i servizi alla mobilità, la sanità, buoni-pasto nonché limiti all'inserimento di altri tirocinanti per l'impresa che non proceda all'assunzione di una percentuale di tirocinanti entro l'anno solare dalla fine del tirocinio e infine limiti al numero di tirocinanti per lo stesso ufficio dell'azienda al fine di correggere l'uso improprio o distorto degli strumenti previsti da Garanzia giovani;
quali iniziative il Governo abbia adottato o intenda adottare per individuare strumenti per accelerare il corretto processo di attuazione della misura secondo quanto previsto nella raccomandazione europea in materia;
quali iniziative intenda adottare per contrastare l'uso improprio dello strumento Garanzia Giovani. (5-06274)