• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/00792 BARANI - Ai Ministri della salute e della giustizia - Premesso che: il settimanale "l'Espresso" in edicola il 28 agosto 2013, in un articolo a firma Ilaria Lonigro intitolato "In galera...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-00792 presentata da LUCIO BARANI
mercoledì 4 settembre 2013, seduta n.094

BARANI - Ai Ministri della salute e della giustizia - Premesso che:

il settimanale "l'Espresso" in edicola il 28 agosto 2013, in un articolo a firma Ilaria Lonigro intitolato "In galera il medico pro cannabis", riferisce la vicenda del dottor Fabrizio Cinquini, medico specializzato in chirurgia vascolare, finito in carcere per la coltivazione di piante di marijuana "con cui stava sviluppando ibridi di alta qualità terapeutica: per curare gli effetti collaterali della chemio e altre patologie";

il dottor Fabrizio Cinquini è finito in carcere il 22 luglio e ha condotto per ben 16 giorni uno sciopero della fame interrotto dopo il trasferimento dal carcere di Lucca all'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino;

secondo quanto riportato da "l'Espresso", il dottor Cinquini, il 22 luglio è stato condotto in carcere «quando i carabinieri hanno trovato 277 piante di cannabis nel giardino della casa di Pietrasanta dove abita con moglie e figlia. Altre erano in essiccazione. Meno di 5 mesi e il dottore avrebbe concluso gli arresti domiciliari, che non gli impedivano di continuare i suoi studi sulla cannabis. Cinquini avrebbe sviluppato, tramite autoimpollinazioni controllate, degli ibridi di alta qualità terapeutica, che secondo lui nemmeno le Asl avrebbero a disposizione»;

come tutti i nonviolenti che praticano la disobbedienza civile, Fabrizio Cinquini, era recidivo, oltre che reo confesso: «Chi lo conosce lo chiama ''testardo'', ''kamikaze''. Già nel 2007 i carabinieri avevano trovato nella sua abitazione 1.167 bustine di semi, accompagnate da controindicazioni (''possibili crisi paranoidee reversibili'') e da indicazioni terapeutiche: contro l'anoressia, la depressione monopolare, la nausea post chemio. Recidivo convinto, Cinquini si era pure autodenunciato. Adesso è sospeso dall'Ordine e rischia 20 anni di carcere, con l'accusa di produzione e coltivazione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. ''Il lavoro di questo medico era senza fini di lucro e con spirito esclusivamente scientifico'' mette in chiaro il giornalista Fabrizio Dentini, che lo ha intervistato, insieme ad altri esperti e pazienti, nel suo libro-inchiesta "Canapa Medica" (240 pp., 15 euro, Chinaski Ed.) in uscita a settembre. In cui Cinquini dichiara: ''Dal 2000 ad oggi pago la mia ostinazione e la mia coerenza, anche professionale, che deriva dal giuramento di Ippocrate, con continue carcerazioni'»;

interessante è anche la parte dell'articolo riguardante la vita passata del medico toscano: «Ma Cinquini non è sempre stato il Don Chisciotte della cannabis che è oggi. Non fino a una piega maledetta presa dal destino, un giorno come tanti di servizio in ambulanza, più di 10 anni fa. Un intervento di emergenza eseguito a bordo. Fabrizio contrae l'epatite C. Inizia le cure: chemioterapia a cicli semestrali. In 18 mesi perde 15 chili dei già scarsi 69. Gli mancano le energie, fisiche e mentali. Si mette in testa allora di cercare una via diversa dalla chemio, una cura che faccia risalire gli anticorpi senza togliere l'appetito. Mette a punto una terapia nutrizionale a base di canapa, papaia e aloe che in 6 mesi gli restituisce il peso perduto. E un nuovo pallino: studiare gli innumerevoli effetti benefici della cannabis. Terapie che la comunità scientifica internazionale oggi non mette più in dubbio, ma che la politica italiana stenta ad accogliere, a differenza di molti altri Paesi, da Israele al Canada, dalle Hawaii alla Finlandia»;

il servizio si conclude con alcune considerazioni sugli effetti terapeutici della cannabis e sulle leggi in vigore in Italia: «''Gli effetti sono riconosciuti: serve contro la nausea e il vomito della chemio, come antispastico e antidolorifico nella paraplegia e nella tetraplegia, pure in casi di sclerosi multipla, glaucoma e epilessia. E, al contrario di tutte le altre medicine, non ha una dose letale''. Nunzio Santalucia, medico penitenziario specializzato in tossicologia e fondatore dell'associazione Canapa Terapeutica, elenca i benefici della cannabis. Ha conosciuto Cinquini a un convegno, ne condivide l'antiproibizionismo anche se trova i suoi metodi di lotta ''garibaldini''. Ma Cinquini ha le idee chiare: ''Chi usa questa terapia non deve sentirsi un criminale. Gli ammalati di cancro e Aids sono costretti a usare farmaci molto più forti. Il proibizionismo fa comodo alle industrie farmaceutiche''. Così si era espresso nel 2007 all'incontro bolognese di Cannabis Tipo Forte, l'associazione da lui fondata, con cui ha organizzato convegni con esperti internazionali. Don Chisciotte, kamikaze, garibaldino, testardo fedele più a Ippocrate che alle leggi dello Stato, Cinquini attende la prossima udienza il 26 settembre. Anche dietro alle sbarre, non si sente un criminale»;

in Italia anche l'ex deputata, esponente del Partito radicale, Rita Bernardini, ha condotto e sta conducendo iniziative di disobbedienza civile sulla cannabis terapeutica in sintonia con i malati dell'Associazione Lapiantiamo, che hanno messo in piedi il Cannabis social club di Racale (Lecce);

nella XVII Legislatura sono state depositate le seguenti proposte di legge: Atto Camera 1286, "Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di coltivazione, detenzione e cessione della cannabis indica a fini terapeutici" (ancora da assegnare); Atto Camera 76, "Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di utilizzo di farmaci contenenti derivati naturali e sintetici della cannabis indica a fini terapeutici"; Atto Senato 901, "Misure urgenti per la tutela del diritto alla salute e della libertà di cura. Modifiche al Testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

quali siano le condizioni di salute del dottor Fabrizio Cinquini e se esse siano compatibili con lo stato di detenzione in un ospedale psichiatrico giudiziario;

quanti siano in Italia, regione per regione, i malati che hanno accesso alla cannabis terapeutica;

se il Ministro della salute intenda affrontare urgentemente il problema delle enormi difficoltà di accesso ai farmaci a base di cannabis da parte di quei malati che, in base ad una copiosissima letteratura scientifica internazionale, potrebbero trarre comprovati vantaggi terapeutici.

(4-00792)