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Atto a cui si riferisce:
C.1/00176 premesso che: Taverna del Re è una frazione di Giugliano in Campania in provincia di Napoli dove sono depositate circa 7 milioni di eco balle occupanti una superficie equivalente...



Atto Camera

Mozione 1-00176presentato daMICILLO Salvatoretesto diVenerdì 6 settembre 2013, seduta n. 72

La Camera,
premesso che:
Taverna del Re è una frazione di Giugliano in Campania in provincia di Napoli dove sono depositate circa 7 milioni di eco balle occupanti una superficie equivalente quasi a 360 campi di calcio;
il territorio del Giuglianese presenta un gravame di circa 35 discariche ed attualmente risulta incompatibile con qualsiasi altro tipo di impianto volto al trattamento dei rifiuti;
in considerazione di tale grave condizione ambientale, secondo la vigente normativa, è fatto divieto, nel territorio del Giuglianese di costruire inceneritori o comunque altri siti di smaltimento finale dei rifiuti;
in particolare l'articolo 3 del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61 recante «Interventi straordinari per superare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per garantire l'esercizio dei propri poteri agli enti ordinariamente competenti», convertito con modificazioni dalla legge 5 luglio 2007, n. 87, rubricato «divieto di localizzazione di nuovi siti di smaltimento finale di rifiuti» stabilisce che: «1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto ed in assenza di interventi di riqualificazione o di opere di bonifica nel territorio dell'area “Flegrea” – ricompresa nei comuni di Giugliano in Campania, Villaricca, Qualiano e Quarto in provincia di Napoli, per il territorio contermine a quello della discarica “Masseria Riconta” – e nelle aree protette e nei siti di bonifica di interesse nazionale, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 1, comma 1, non possono essere localizzati ulteriori siti di smaltimento finale di rifiuti»;
nonostante tale perentoria disposizione normativa il 1o agosto 2013 il sito regioni.it dava notizia che l'assessore regionale all'ambiente in Campania, Giovanni Romano, aveva dichiarato: «Il sopralluogo di oggi ha confermato, caso mai ci fosse ancora bisogno, la assoluta necessità di eliminare i rifiuti imballati durante il periodo emergenziale che, lo ricordo, sono di circa 6 milioni di tonnellate allocati su tutto il territorio regionale. I due terzi sono stoccati tra Villa Literno e Giugliano. Resta quindi una priorità la realizzazione dell'impianto di incenerimento previsto dalle leggi statali e dal Piano Regionale. Il commissario straordinario Alberto Carotenuto pubblicherà il bando di gara entro questo mese»;
in data 18 gennaio 2012 il quotidiano Repubblica nell'edizione di Napoli in un articolo a firma di Conchita Sannino scriveva: «la Protezione civile ha comprato quei suoli (Taverna del Re – Giugliano) per 2 milioni (di euro), a emergenza già chiusa. Perché, visto che sarebbe intervenuto il capitale del futuro impianto ? Non è tutto: i 4 milioni di balle sono ancora “patrimonio” di Impregilo. Vanno riscattate. Con quale denaro ? Un impianto che costerà non meno di 500 milioni. Un inceneritore che, stando alle buone intenzioni, dovrebbe essere pronto entro il 2015 per cominciare ad abbattere i primi 4 milioni di ecoballe che, pure, insistono al momento nel “patrimonio” della vecchia proprietà Impregilo»;
in data 6 agosto 2013 è stato pubblicato un video nel quale l'assessore regionale della giunta Caldoro Giovanni Romano ha affermato che un inceneritore sarà costruito sul territorio di Giugliano così come previsto dalla legge, e il 12 agosto 2013 il Commissario delegato del Governo ha pubblicato il bando per la sua realizzazione;
nello stesso video, l'assessore Romano ha affermato che: «Altre soluzioni non ce ne sono, abbiamo cercato di far cambiare la città destinata ad ospitare l'impianto ma non ci siamo riusciti». Sempre dalla parole dell'assessore risulta che nell'impianto non verranno solo bruciate le ecoballe di Taverna del Re ma quelle di tutta la regione. Inoltre, secondo Romano, sono stati effettuati dei carotaggi sulle ecoballe che sono risultate senza rifiuti speciali ma essenzialmente «secche» e quindi bruciabili;
l'articolo 3 del decreto-legge n. 61 del 2007 subordina tuttavia in maniera chiara alla realizzazione di interventi di riqualificazione o ad opere di bonifica la possibilità di localizzare in tale area ulteriori impianti di smaltimento dei rifiuti: pertanto, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, tale decisione amministrativa è in contrasto con quanto stabilito dal citato articolo 3 del decreto-legge n. 61 del 2007;
ad oggi peraltro nessuna caratterizzazione è stata fatta delle ecoballe di Taverna del Re, pertanto risulta assolutamente sconosciuto l'effettivo contenuto delle stesse mentre il geologo Giovanni Balestri, consulente tecnico d'ufficio per conto della procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli, direzione distrettuale antimafia, per il procedimento n. 15968/08 innanzi al pubblico ministero dottor Alessandro Milita – in occasione della sua consulenza redatta a seguito del sequestro probatorio disposto dalla DDA di Napoli in data 17 agosto 2008 – ha denunciato un disastro ambientale vero e proprio nell'area del Giuglianese, sussistendo i presupposti di cui all'articolo 434 del codice penale. A detta del consulente tecnico d'ufficio infatti, nella piana Giuglianese, coesistono tutti i cinque fattori che determinano, secondo la giurisprudenza, la fattispecie del reato di disastro ambientale e vale a dire:
a) ampiezza importante dell'inquinamento in termini spaziali;
b) durata in termini temporali;
c) danno (o pericolo di danno) ambientale di eccezionale gravità, non necessariamente irreversibile;
d) danno non riparabile con normali opere/tecniche di bonifica;
e) coinvolgimento (anche potenziale) di un numero imprecisato di persone;
non risulta ad oggi ancora attuato e terminato l'impianto di compostaggio di San Tammaro, così come previsto dal piano regionale dei rifiuti;
a tali considerazioni, che giustificherebbero, a parere dei firmatari del presente atto di indirizzo, un intervento dello Stato alla luce della citata disposizione normativa, si possono aggiungere i rischi derivanti dall'impianto, in una zona nella quale sussiste già una tale situazione di degrado ambientale, che dimostrano anche la fondatezza sostanziale del divieto di cui alla citata disposizione normativa;
esiste infatti una mirata quanto copiosa bibliografia italiana ed internazionale di testi e studi che mettono in guardia dagli effetti dannosi provocati sulla popolazione residente vicina alla zona di realizzazione di impianti di incenerimento;
la letteratura medica segnala circa un centinaio di lavori scientifici a testimonianza dell'interesse che l'argomento riveste. Fra questi, diverse decine sono costituiti da studi epidemiologici condotti per indagare lo stato di salute delle popolazioni residenti intorno a tali impianti e/o dei lavoratori addetti e, nonostante le diverse metodologie di studio applicate ed i numerosi fattori di confondimento, sono segnalati numerosi effetti avversi sulla salute, sia neoplastici che non;
nelle zone limitrofe o adiacenti agli impianti di incenerimento sono stati descritti presso la popolazione: alterazione nel metabolismo degli estrogeni, incremento dei parti gemellari, incremento di malformazioni congenite, ipofunzione tiroidea, disturbi nella pubertà, ed anche diabete, patologie cerebrovascolari, ischemiche cardiache, problemi comportamentali, tosse persistente, bronchiti, allergie;
un ampio studio, condotto in Giappone, ha analizzato lo stato di salute di 450.807 bambini da 6 a 12 anni della prefettura di Osaka – ove sono attivi 37 impianti di incenerimento per rifiuti solidi urbani (RSU) – ed ha evidenziato una relazione statisticamente significativa fra vicinanza della scuola all'impianto di incenerimento e sintomi quali: difficoltà di respiro, mal di testa, disturbi di stomaco, stanchezza;
l'indagine francese «Etude d'incidence des cancers à proximité des usines d'incenèration d'ordures ménagerer» dell'Invs – Departement Santè Environnement 2006 (32) ha esaminato 135.567 casi di cancro insorti negli anni 1990-99 su 25.000.000 persone/anno residenti in prossimità di inceneritori. In questo studio è stato considerato come indicatore l'esposizione alle diossine e passando dal minor al maggior grado di esposizione si registra un aumento statisticamente significativo (p<0.05) di rischio riferito al cancro nelle donne dal +2.8 per cento al +4 per cento, cancro alla mammella dal +4.8 per cento al +6.9 per cento, linfomi dal +1.9 per cento al +8.4, tumori al fegato dal +6.8 per cento al +9.7 per cento; per i sarcomi il rischio passa dal +9.1 per cento al +13 per cento (p=0.1); dunque, le neoplasie che più appaiono correlate all'esposizione ad inquinanti emessi da inceneritori sono i linfomi non Hodgkin (LNH), i tumori polmonari, le neoplasie infantili ed i sarcomi; gran parte del mondo scientifico afferma in modo unanime che gli inceneritori creano danni enormi alla salute ed all'ambiente;
esistono peraltro soluzioni alternative all'inceneritore che consentirebbero di trasformare i rifiuti da problema a risorsa;
la normativa europea prevede una scala di priorità strategica che non vede con favore la costruzione di tali impianti e favorisce e promuove invece soluzioni quali la raccolta differenziata, il riciclo e scomposizione di materiali e loro uso;
l'Unione europea (UE) dispone misure intese a prevenire o ridurre l'inquinamento dell'atmosfera, dell'acqua e del terreno provocato dall'incenerimento e dal coincenerimento dei rifiuti e i relativi rischi per la salute umana. Tali misure impongono in particolare l'ottenimento di un'autorizzazione per gli impianti di incenerimento o di coincenerimento e limiti per le emissioni di taluni inquinanti scaricati nell'atmosfera e nell'acqua;
con la Direttiva 2000/76/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 4 dicembre 2000 sull'incenerimento dei rifiuti si stabilisce che «Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro un termine di due anni a decorrere dalla data della sua entrata in vigore. Essi ne informano immediatamente la Commissione. Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri»;
gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni di diritto interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva;
nel 2012 il Parlamento Europeo ha approvato due rapporti su ambiente e biodiversità. Si tratta della relazione «sulla revisione del sesto programma d'azione in materia di ambiente e la definizione delle priorità per il settimo programma» (approvato a stragrande maggioranza) e di quella sulla «Strategia europea per la biodiversità 2020» (approvato con 414 favorevoli, 55 contrari e 64 astenuti);
nell'ambito degli indirizzi della risoluzione del Parlamento europeo approvata il 24 maggio 2012 (Un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse) si legge, al punto 33, quanto segue: «invita la Commissione Europea a razionalizzare l’acquis in materia di rifiuti, tenendo conto della gerarchia dei rifiuti e della necessità di ridurre i rifiuti residui fino a raggiungere livelli prossimi allo zero; chiede pertanto alla Commissione di presentare proposte entro il 2014, allo scopo di introdurre gradualmente un divieto generale dello smaltimento in discarica a livello europeo e di abolire progressivamente, entro la fine di questo decennio, l'incenerimento dei rifiuti riciclabili e compostabili; ritiene che queste iniziative debbano essere accompagnate da idonee misure transitorie, tra cui l'ulteriore sviluppo di norme comuni basate sul concetto di ciclo di vita; invita la Commissione a rivedere gli obiettivi per il riciclaggio per il 2020 della direttiva quadro sui rifiuti»,

impegna il Governo

alla luce del citato articolo 3 del decreto legge 11 maggio 2007, n. 61 convertito con la legge 5 luglio 2007, n. 87, che vieta la costruzione di nuovi impianti di smaltimento nell'area del giuglianese, ad assumere ogni iniziativa di competenza, anche valutando la sussistenza dei presupposti per sollevare un conflitto di attribuzioni in merito alla decisione di realizzare un inceneritore nel citato territorio.
(1-00176) «Micillo, Agostinelli, Businarolo, Colonnese, Luigi Di Maio, Silvia Giordano, Mannino, Pisano, Sibilia, Tofalo».