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Atto a cui si riferisce:
C.4/00209 le guide spirituali di religioni non cattolica, presenti sul territorio dello Stato italiano, per ottenere il riconoscimento di «Ministri di culto acattolico» da parte dello Stato stesso...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Venerdì 9 agosto 2013
nell'allegato B della seduta n. 69
4-00209
presentata da
DADONE Fabiana

Risposta. — La questione sollevata con l'interrogazione in esame sulla presunta violazione della libertà di religione e di culto attuata nei confronti delle chiese evangeliche, va contestualizzata nel quadro delineato dal vigente assetto normativo.
La nomina dei ministri di culto viene fatta in assoluta libertà e autonomia delle singole chiese, o dalle confessioni religiose, sulla base dei propri ordinamenti interni. Il ministro di culto, così nominato, può esercitare tutte le attività inerenti il pieno esercizio della libertà di religione e di culto, come previsto dall'articolo 19 della Costituzione.
Solo per taluni atti del ministro di culto, affinché possano produrre effetti giuridici validi per l'ordinamento statale, la chiesa o la confessione a cui il ministro appartiene può richiedere l'approvazione governativa della nomina.
Tale ipotesi trova la propria regolamentazione nella legge 24 giugno 1929, n. 1159, recante «disposizioni sull'esercizio dei culti ammessi nello Stato e sul matrimonio davanti ai ministri di culto medesimi».
Pertanto, il potere di nomina del ministro di culto spetta alla chiesa di appartenenza che vi provvede in attuazione delle norme statutarie.
Diversa invece la natura dell'approvazione governativa della nomina – di competenza statale – finalizzata soltanto a consentire che particolari atti come la celebrazione del matrimonio producano effetti giuridici.
L'assenza dell'approvazione governativa della nomina a ministro di culto, così come il diniego della stessa, non configura una limitazione della funzione.
Negli ultimi anni va ricordato che con l'espansione dei nuovi culti, ancorata ad un forte aumento migratorio, si è registrata una frequente presentazione di domande di approvazione di nomine di ministri culto appartenenti alle più diversificate associazioni religiose formate, in alcuni casi, anche da uno sparuto numero di aderenti. Tale circostanza ha indotto questa amministrazione a riflettere sul concetto giurisprudenziale di «comunità di fedeli qualitativamente e quantitativamente consistente».
A tal riguardo l'amministrazione ha ritenuto di ancorare le proprie decisioni a quanto espresso dal Consiglio di Stato sul riscontro concreto del concetto di «consistenza numerica di fedeli».
In particolare si è recepito il parere n. 1834 del 2011 con il quale è stato definito che la soglia minima di fedeli necessaria per l'approvazione governativa vada individuata nel collegamento quantitativo del ministro di culto ad «un gruppo sociale nel quale gli eventi legati ad atti di culto produttivi di effetti giuridici per il nostro ordinamento abbiano una frequenza apprezzabile su base annuale».
Il Supremo Consesso ha ritenuto, inoltre, che il criterio di nomina dei ministri di culto, per garantire la giusta attuazione del principio costituzionale, vada coniugato con la distribuzione sul territorio dei gruppi di fedeli della stessa confessione religiosa.
A tal fine, ha indicato la soglia di cinquecento persone per un ambito territoriale ristretto e di cinquemila unità per l'intero territorio nazionale.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Domenico Manzione.