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Atto a cui si riferisce:
C.1/00179 premesso che: dopo oltre due anni dall'inizio del conflitto la situazione in Siria non accenna a migliorare e, anzi, appare costretta in una pericolosa situazione di stallo, nella...



Atto Camera

Mozione 1-00179presentato daMELONI Giorgiatesto diMartedì 10 settembre 2013, seduta n. 74

La Camera,
premesso che:
dopo oltre due anni dall'inizio del conflitto la situazione in Siria non accenna a migliorare e, anzi, appare costretta in una pericolosa situazione di stallo, nella quale appare in modo sempre più evidente come nessuna delle due parti abbia ragionevoli possibilità di prevalere definitivamente sull'altra, né, tantomeno, di riuscire a stabilizzare il Paese, anche se una delle parti dovesse guadagnare ulteriore terreno;
sinora, né gli sforzi della comunità internazionale volti a fermare i massacri, né, tantomeno, la ferma condanna delle violenze, espressa a più riprese, hanno potuto impedire la continua escalation dello scontro tra le forze governative e quelle di opposizione riunite nella Coalizione nazionale siriana;
secondo l'ultimo bilancio delle Nazioni Unite, dall'inizio del conflitto sono state uccise oltre novantamila persone, tra le quali anche migliaia di donne e bambini, e vi sarebbero circa oltre quattro milioni di sfollati nel Paese e un milione e mezzo di rifugiati siriani, riparati nei Paesi limitrofi (Giordania, Libano, Turchia, Iraq ed Egitto);
la crisi siriana è ancora una volta il segno del profondo mutamento in atto nel contesto regionale del Mediterraneo, ma la sua peculiarità sta proprio nel fatto di non essere più una crisi regionale, ma di aver assunto una dimensione mondiale, all'interno della quale si muovono i soggetti internazionali che hanno condotto la partita sin qui e attraverso la quale appare pienamente la complessità dello scenario siriano;
mentre, infatti, il Governo di Damasco riceve da parte di Russia e Iran rifornimenti in strumenti, armi, oltre a uomini di Hezbollah provenienti dal Libano, tra gli Stati che sostengono con mezzi e armamenti l'insurrezione vanno annoverati il Qatar, l'Arabia Saudita, la Giordania e la Turchia;
il dieci per cento della popolazione siriana è di fede cristiana ed è già stata oggetto di attacchi da parte dei ribelli, che hanno colpito con ferocia sia le aree cristiane delle città di Damasco ed Aleppo, sia la cittadina di Homs e, da ultimo, anche il villaggio di Maaloula, uno dei siti cristiani più importanti di tutta la Siria, saccheggiando alcune chiese e monasteri e minacciando i cristiani di vendicarsi su di loro dopo il trionfo della rivoluzione;
pur essendo rappresentata all'interno del Consiglio nazionale siriano, per la comunità cristiana si prefigura quindi il rischio, in una Siria senza Assad, di perdere le garanzie dei propri diritti e quella tolleranza religiosa che il regime laico le aveva finora garantito;
in ambito europeo, con la decisione del Consiglio degli affari esteri di lasciar decadere a partire dal 1o giugno 2013 l'embargo sulla vendita di armi (sia al regime che ai ribelli), prolungando di ulteriori dodici mesi le sole sanzioni economiche, si è di fatto spaccato il fronte comune dell'Unione europea rispetto al conflitto in corso nel Paese, e se anche un accordo politico tra i 27 Stati membri prevedeva che non ci sarebbe stato alcun invio di armi almeno fino alla fine del mese di agosto, allo stato attuale ciascun Paese può decidere autonomamente;
in Italia, i Ministri della difesa e degli affari esteri hanno sinora espresso la propria personale contrarietà in merito all'eventuale invio di armi alla Siria, una decisione che, tuttavia, compete al Governo nella sua collegialità;
in ambito internazionale, inoltre, rimangono incerti sia la tempistica sia lo stesso formato della conferenza di pace Ginevra II, per la quale si sono impegnate negli scorsi mesi le diplomazie di Russia e Stati Uniti, la quale dovrebbe realizzare l'intento di fare sedere intorno allo stesso tavolo forze di governo e oppositori, nonché tutti i Paesi che siano in grado di influenzare la crisi e possano poi contribuire all'attuazione delle intese che verranno auspicabilmente decise, tra i quali i Paesi confinanti (Libano, Giordania, Iraq e Turchia) e i principali attori regionali, tra cui l'Arabia Saudita o l'Egitto;
nelle intenzioni della comunità internazionale, la conferenza Ginevra II dovrebbe, inoltre, passando attraverso il rafforzamento delle strutture organizzative dell'opposizione sul terreno e dando un forte segnale politico al regime, rappresentare un primo passo per convincere il Presidente siriano Assad che il negoziato dovrà condurre ad una vera transizione politica nel Paese;
in quest'ambito, «l'Italia e i partner del Gruppo Amici della Siria si stanno adoperando per convincere la Coalizione nazionale siriana ad alleggerire le precondizioni per l'avvio del negoziato e ad aumentare la sua rappresentatività e quindi la sua credibilità al tavolo negoziale», come riferito dal Ministro degli affari esteri durante una recente audizione parlamentare;
il Governo di Damasco è stato accusato di aver perpetrato, nelle prime ore dell'alba del 21 agosto 2013 nei quartieri est di Damasco, un attacco con armi chimiche, causando la morte di oltre mille persone, perlopiù civili;
ai sensi dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale, l'uso di armi chimiche caratterizzato dalla sistematicità e consapevolezza dell'attacco contro la popolazione civile è configurabile anche come crimine di guerra;
rispetto all'attacco del 21 agosto 2013 è stata disposta un'ispezione dell'Onu, volta ad accertare l'effettivo impiego delle armi chimiche, ma gli ispettori, che si trovavano nel Paese già da due giorni prima dell'attacco, e cioè dal 18 agosto 2013, sono stati ammessi a visitare i siti interessati solo a partire dal 26 agosto 2013;
il tempo concesso agli ispettori per ultimare il proprio lavoro è di tre settimane, ma il suo risultato non sarà dirimente, posto che il rapporto, come da mandato, si limiterà a confermare o meno l'utilizzo del gas, senza però attribuire precise responsabilità;
la notizia dell'attacco chimico ha suscitato non solo l'immediata ed energica condanna internazionale, ma anche l'avvio di una valutazione relativa ad una risposta adeguata da parte della stessa comunità internazionale;
in quest'ambito, la Francia e gli Stati Uniti hanno sostenuto la necessità di un intervento militare, mentre il resto della comunità internazionale auspica ancora una soluzione negoziale, che passi anche attraverso un'interlocuzione con la Russia;
il Governo italiano si è associato alla condanna degli attacchi, ma il Ministro degli affari esteri ha espresso la convinzione che «debba essere il Consiglio di sicurezza ad assumersi con tempestività e pienamente le responsabilità che discendono dal suo ruolo e dalle sue funzioni di garante supremo della pace e sicurezza internazionali. Riteniamo quindi che sia il Consiglio di sicurezza che debba pronunciarsi in modo inequivocabile e senza distinguo»;
allo stato attuale, l'Onu ha dichiarato di non ritenere opportuno un intervento militare nel Paese;
sul versante Nato, il Segretario generale Anders Fogh Rasmussen, in occasione della conferenza stampa mensile del 3 settembre 2013, ha comunicato che la Nato non parteciperà all'operazione militare contro la Siria prospettata dagli Usa, ma, anche in assenza di questo coinvolgimento diretto nella guerra, è stato già da tempo posto in essere il rafforzamento delle difese aeree della Turchia, Paese chiave dell'Alleanza atlantica;
l'Europa è ancora vista dai Paesi mediterranei come un interlocutore importante e, in questo ambito, l'Italia dovrebbe riappropriarsi di un ruolo da protagonista, considerata la sua posizione strategica nell'area e facendo leva sulla propria credibilità internazionale, rendendosi promotrice di un'iniziativa negoziale che consenta una via politica di uscita dalla crisi e, in un'ottica più a lungo raggio, di una nuova politica europea per il Mediterraneo;
l'Italia rimane fortemente impegnata anche sul fronte umanitario, sia attraverso l'impegno annunciato alla Conferenza dei paesi donatori per la Siria di Kuwait City, di complessivi 22 milioni di euro per il 2013 (secondo contributo a livello europeo dopo la Gran Bretagna), che vanno ad aggiungersi ai 7,5 milioni di euro del 2012, sia sotto il profilo delle iniziative sul piano umanitario, realizzate sia sul piano bilaterale sia d'intesa con le agenzie Onu, con interventi destinati alle fasce più deboli della popolazione, in particolare bambini e donne;
un intervento militare in Siria avrebbe implicazioni su scala mondiale, tenuto conto che in questa partita giocano un ruolo la Russia, la Turchia, l'Arabia Saudita, il Qatar, la Giordania e il Libano, che sullo sfondo c’è il problema della sicurezza di Israele e che i Paesi confinanti con la Siria appaiono minacciati in maniera crescente dagli effetti destabilizzanti del conflitto;
altri 14 Paesi, tra cui gli Emirati arabi uniti e il Qatar, hanno aderito alla dichiarazione che condanna la Siria per l'attacco con armi chimiche del 21 agosto 2013 e in cui si chiede una risposta internazionale forte perché il Governo siriano si assuma la propria responsabilità, in precedenza siglato da 11 Paesi, tra cui l'Italia, in occasione del G20 a San Pietroburgo;
lunedì 9 settembre 2013 la Siria ha accolto favorevolmente la proposta russa di mettere sotto il controllo della comunità internazionale le proprie armi chimiche, proposta che avrebbe incassato anche il sostegno dell'Iran;
dapprima la posizione interventista della Francia e poi la proposta russa ed il suo accoglimento da parte siriana evidenziano, ancora una volta, l'incapacità europea di agire in modo concordato ed incisivo nell'ambito delle crisi internazionali;
una volta messo in sicurezza l'arsenale chimico di Assad, la negoziazione di una soluzione politica alla crisi continua a rappresentare l'unica via percorribile al fine di realizzare una stabilizzazione di lungo periodo della Siria e dell'intera regione,

impegna il Governo:

a non appoggiare un eventuale intervento militare in Siria, nemmeno attraverso l'uso delle basi militari, se non deciso e attuato in ambito sovranazionale sotto l'egida dell'Onu;
a ricercare, al contempo, una via di uscita politica dal conflitto siriano, anche attraverso il sostegno alla proposta di requisizione delle armi chimiche siriane su cui già diverse diplomazie europee si sono pronunciate favorevolmente, mantenendo un dialogo costante con i partner del Gruppo Amici della Siria, e valutando l'opportunità dell'avvio di contatti diretti con la Russia e l'Iran, anche con l'obiettivo di agganciare quest'ultimo Paese al processo di Ginevra;
a sostenere nelle competenti sedi internazionali l'avvio dei negoziati tra le parti attraverso la tempestiva convocazione della conferenza internazionale «Ginevra II», atta a definire una via d'uscita al conflitto in Siria che favorisca la cessazione delle ostilità e l'avvio della transizione democratica nel Paese;
ad attivarsi affinché alla comunità cristiana residente in Siria continuino ad essere garantite sia la sicurezza sia la libertà di culto;
a sostenere in sede europea la necessità di un rafforzamento della politica estera comune;
a farsi protagonista in ambito europeo dell'elaborazione di una nuova politica per il Mediterraneo, che consenta una stabilizzazione dell'intera regione.
(1-00179) «Giorgia Meloni, Cirielli, Corsaro, La Russa, Maietta, Nastri, Rampelli, Taglialatela, Totaro».