• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/06326 premesso che: la dimensione del caporalato nel nostro Paese sta assumendo caratteri drammatici e presenta numeri e dati che rappresentano una situazione in costante e continuo aumento come...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-06326presentato daIACONO Mariatesto diMercoledì 9 settembre 2015, seduta n. 478

IACONO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'interno . — Per sapere – premesso che:
premesso che: la dimensione del caporalato nel nostro Paese sta assumendo caratteri drammatici e presenta numeri e dati che rappresentano una situazione in costante e continuo aumento come testimoniato dalla tragedia consumatasi il mese scorso nelle campagne Pugliesi;
la morte della bracciante pugliese Paola Clemente e del cittadino di origini sudanesi colpito da infarto lo scorso mese luglio hanno messo in risalto una realtà d'illegalità, sfruttamento, connivenza e lesione di fondamentali diritti;
per la verità tali drammi sono solo gli ultimi di una lunga catena di soprusi e prepotenze che hanno come teatro le campagne italiane ed in special modo del Meridione, lo scorso hanno infatti le cronache hanno messo in luce il caso di diverse donne proveniente dall'est Europa sfruttate e sottopagate nelle campagne siciliane del ragusano;
un recente studio pubblicato dall'osservatorio Placido Rizzotto di Flai CGIL, ha fatto emergere dati assolutamente sconcertanti;
almeno 400 mila lavoratori agricoli (più dell'80 per cento stranieri) si confrontano ogni giorno con l'arcaica pratica dello sfruttamento, che ancora oggi nel terzo millenio rappresenta l'unica occasione per entrare nel mercato del lavoro, sia pur in modo sommerso ed illegale;
ben 100 mila lavoratori e braccianti agricoli vivono in condizioni estreme manifestando disagi abitativi, assenza di accessi ai servizi igienici, oltre a questi dati va ricordato che ben il 72 per cento, dei braccianti occupati nelle campagne è soggetto al rischio di contrarre gravissime malattie;
il caporalato in agricoltura, rappresenta ancora oggi fenomeno criminale presente in tutta Italia, da nord a sud, e costituisce un costo enorme per le casse dello Stato, in termini di evasione contributiva;
alcuni dati infatti testimoniano un ammontare di evasione superiore ai 500 milioni di euro l'anno;
sarebbero 80, come testimoniato dall'osservatorio della CGIL, in Italia i distretti agricoli nei quali il caporalato è particolarmente diffuso;
in almeno 30 distretti agricoli si sono riscontrate condizioni di lavoro che rasentato l'indecenza e l'inciviltà;
in 22 realtà agricole è possibile documentare, attraverso dati diffusi, condizioni di lavoro altamente sfruttato;
nella maggior parte dei casi il dato dominante è rappresentato dall'intermediazione illecita di manodopera, in un settore economico in cui il numero delle aziende censite è passato da oltre tre milioni nel 1990 a circa 2,4 milioni nel 2000, per poi ridursi a poco più di 1,6 milioni nel 2010;
la realtà del caporalato sempre più presente nelle nostre campagne ha ormai assunto i caratteri di una vera e propria organizzazione criminale ben radicata nel territorio;
le cifre di questa indecente pratica fatta di sfruttamento e mancanza assoluta di diritti sono impressionanti;
i caporali infatti impongono ai lavoratori agricoli un «pizzo» che ammonta al del 50 per cento del salario; la quota di reddito sottratta dai caporali ai lavoratori si attesta attorno al 50 per cento della retribuzione prevista dai contratti nazionali e provinciali di settore;
i lavoratori percepiscono un salario giornaliero tra i 25 e i 30 euro, per una media di 10 – 12 ore di lavoro;
ai già drammatici dati si deve aggiungere che i caporali, impongono anche le proprie «tasse» giornaliere ai lavoratori: 5 euro per il trasporto sui campi, 3,5 euro per un panino e 1,5 euro per ogni bottiglia d'acqua consumata;
in alcuni casi fanno pagare anche il fitto degli alloggi, spesso si tratta di abitazioni fatiscenti, maleodoranti e prive di acqua e servizi igienici in cui i lavoratori vengono ammassati;
lo sfruttamento della manodopera è il primo anello della penetrazione mafiosa in agricoltura;
negli ultimi anni le organizzazioni criminali che alimentano le proprie finanze con il malaffare sono diventate sempre più una entità economica in grado di confrontarsi con lo scenario mondiale acquisendo la capacità di avvalersi delle nuove frontiere aperte dal libero mercato e dalla globalizzazione;
la criminalità organizzata nel settore agroalimentare è arrivata a controllare e condizionare l'intera filiera agroalimentare, dalla produzione agricola all'arrivo della merce nei porti, dai mercati all'ingrosso alla grande distribuzione;
le agromafie starebbero concentrando le proprie attività preminenti nella tratta di essere umani finalizzata allo sfruttamento lavorativo e il caporalato in agricoltura;
il riciclaggio di capitali illeciti attraverso il lavoro nero e grigio, sarebbe il centro di ingenti investimenti industriali legati al ciclo della trasformazione;
tali attività sono finalizzate alla gestione della logistica e del trasporto dei prodotti ortofrutticoli e alimentari di derivazione industriale, con l'obiettivo di condizionare la borsa dei prezzi, nonché l'infiltrazione mafiosa nella filiera della distribuzione e dell’export;
il sommerso ed il lavoro nero, in questo contesto, diventano strumenti che favoriscono l'illegalità rafforzando economicamente le organizzazioni criminali e rappresentano un costo esorbitante per le casse dello Stato italiano –:
quali politiche il Governo intenda sviluppare al fine di arginare e combattere il tema del caporalato in agricoltura;
se il Governo ritenga utile prevedere l'estensione del reato di caporalato all'imprenditore che ne tragga vantaggio;
se si ritenga opportuna prevedere l'estensione delle misure di prevenzione patrimoniale antimafia agli imprenditori che si avvalgono dei caporali nel reclutamento della forza lavoro;
se e con quali misure il Governo intenda tutelare le vittime di grave sfruttamento lavorativo anche attraverso la costituzione ed il finanziamento di programmi specifici e volti a sostenere coloro i quali denunciano sfruttamento ed il dilagare del caporalato;
se il Governo intenda favorire il ritorno al collocamento pubblico in agricoltura con l'incontro in luoghi pubblici della domanda e dell'offerta di lavoro; l'applicazione degli indici di congruità, per fissare la forza di lavoro necessaria in base alle tonnellate di prodotto. (5-06326)