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Atto a cui si riferisce:
C.5/06330 la lotta all'evasione fiscale, male storico del nostro paese, deve rappresentare una costante priorità dell'azione del Governo e delle Agenzie fiscali, se non altro per perseguire evidenti...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 10 settembre 2015
nell'allegato al bollettino in Commissione VI (Finanze)
5-06330

Con il documento in esame, l'Onorevole interrogante chiede al Ministro quali iniziative intenda adottare per risolvere la questione relativa a circa 700 dipendenti dell'Agenzia delle entrate che, dopo essere passati, a seguito di concorso interno, dall'area B – posizione B3 – all'area C – posizione C1, sono stati recentemente retrocessi all'area inferiore a conclusione di un lungo iter giudiziario caratterizzato da sentenze di opposto tenore.
Al riguardo, l'Agenzia delle entrate riferisce quanto segue.
Nel contratto integrativo del Ministero delle finanze sottoscritto nel 2000 in applicazione del CCNL di comparto 1998-2001 (in data perciò antecedente all'istituzione delle agenzie fiscali) sono stati previsti concorsi interni per il passaggio dalle posizioni B1, B2 e B3 dell'area B (oggi area II) alla posizione iniziale C1 dell'area C (oggi area III) per un totale di circa 4.000 posti.
I bandi di concorso, emanati nel 2001 dalle nuove agenzie, prevedevano un percorso formativo di qualificazione e aggiornamento professionale, al quale era ammesso un numero di candidati pari ai posti messi a concorso maggiorato del 20 per cento. Al termine del percorso formativo era previsto un esame finale orale. L'ammissione al percorso formativo era determinata da una graduatoria basata sui titoli posseduti dai candidati, fra i quali assumeva un peso preponderante l'anzianità di servizio.
Tenuto conto del determinante fattore dell'anzianità di servizio, un gruppo consistente di dipendenti collocati nella posizione apicale B3 dell'area B, possedendo un'anzianità minore rispetto ad altri colleghi in posizione inferiore B1 o B2, avrebbero perso a priori qualunque chance di passaggio all'area superiore risultando per loro sarebbe risultato in partenza escluso il percorso formativo in argomento.
Secondo l'Agenzia delle entrate detta situazione avrebbe concretizzato una violazione della pronuncia con la quale la Corte Costituzionale aveva nel frattempo sancito il divieto del cosiddetto «doppio salto» nelle progressioni interne (sentenza n. 194 del 16 maggio 2002).
La Corte, nel quadro di un ragionamento più generale sulla qualità selettiva delle procedure interne di passaggio di qualifica nelle pubbliche amministrazioni, aveva inoltre criticato l'attribuzione di un peso eccessivo al fattore dell'anzianità di servizio, ritenendolo incoerente con il principio di concorsualità nell'accesso ai pubblici uffici, e quindi di selezione dei migliori, stabilito dall'articolo 97 della Costituzione. Infatti, secondo la Corte Costituzionale, nei concorsi interni delle pubbliche Amministrazioni rappresentavano una violazione del principio costituzionale del buon andamento dell'azione amministrativa sia il cosiddetto «doppio salto» di posizione che l'attribuzione di un peso eccessivo al parametro dell'anzianità di servizio.
Considerando che sulla base della pronuncia della Corte, il personale in posizione apicale B3 che fosse stato escluso dal percorso formativo e, conseguentemente, si fosse visto privare della possibilità di accesso all'area superiore, avrebbe potuto impugnare la procedura e farla invalidare, sostenendo che i colleghi in posizione inferiore B1 o B2 da cui fossero stati scavalcati nell'accesso al percorso formativo e che avessero poi superato la procedura avrebbero di fatto effettuato un «doppio salto», passando dalla posizione B1 (per questi si sarebbe addirittura trattato di un «triplo salto») o B2 a quella iniziale C1 dell'area superiore. L'Agenzia delle entrate decise di consentire anche al personale inquadrato nella posizione B3 di partecipare, anche in soprannumero, al percorso formativo e al conseguente esame finale.
Al termine della procedura, le graduatorie di merito venivano però impugnate da alcuni dipendenti B2 che erano stati ammessi al percorso formativo in base al punteggio dei titoli e che, dopo la prova orale, si erano trovati posposti ai dipendenti B3 ammessi in soprannumero al percorso di formazione.
La giurisprudenza amministrativa, che, inizialmente, aveva respinto i ricorsi si è poi consolidata in senso opposto. I giudici hanno infatti ritenuto (TAR Lazio sentenza n. 9352 del 2013 e sentenza n. 3007 del 2015) che nella fattispecie non ricorressero i presupposti per l'applicazione del principio di divieto del «doppio salto», in quanto le posizioni economiche all'interno di un'area si dovevano considerare tutte equivalenti dal punto di vista mansionale e pertanto, ai fini del passaggio all'area C, sarebbe stato del tutto indifferente l'inquadramento dei candidati nella posizione B1, B2 o B3.
Al riguardo, l'Agenzia delle entrate osserva che l'equivalenza delle mansioni all'interno di un'area è stata prevista per la prima volta dal CCNL delle Agenzie fiscali, sottoscritto a maggio 2004 e cioè tre anni dopo la pubblicazione dei bandi relativi al concorso interno di cui trattasi: quest'ultimo, come già detto, faceva riferimento al CCNL dei Ministeri 1998-2001, il quale non prevedeva l'equivalenza di mansioni tra le diverse posizioni interne a un'area, anzi la escludeva espressamente (articolo 24, comma 2), stabilendo altresì (articolo 15) che, nel passaggio dei dipendenti da una posizione all'altra all'interno dell'area, il dipendente inquadrato in una determinata posizione economica non potesse essere posposto in graduatoria a un dipendente di posizione economica inferiore: se questo valeva per i passaggi all'interno di un'area, a maggior ragione doveva valere per i passaggi da un'area all'altra.
L'Avvocatura dello Stato, preso atto della situazione, ha dato indicazione all'amministrazione di non coltivare ulteriormente il contenzioso.
Alla luce delle decisioni degli organi di giustizia amministrativa, l'Agenzia ha dovuto retrocedere dipendenti ex B3 cosiddetti «soprannumerari», che pure, afferma l'Agenzia, avevano superato la prova finale e, in virtù dei contratti di lavoro regolarmente sottoscritti all'epoca, svolgevano da oltre otto anni, con competenza e professionalità, le mansioni proprie dell'area superiore, assicurando la funzionalità di delicati servizi sia nell'attività di controllo che in quella di assistenza e informazione al contribuente.
In alcuni casi, agli interessati erano state attribuite anche posizioni organizzative (capo reparto e simili), anch'esse necessariamente revocate, dal momento che possono essere coperte solo da personale inquadrato nella terza area.
L'Agenzia delle entrate allo scopo di assicurare continuità all'azione amministrativa, si è fatta più volte promotrice di norme di legge che consentissero di sanare la situazione.
In sintesi, le norme proposte prevedevano che agli interessati («dipendenti dell'amministrazione economico-finanziaria cui sono state affidate le mansioni della terza area sulla base di contratti individuali stipulati in esito al superamento di concorsi banditi in applicazione del contratto collettivo di comparto del quadriennio contrattuale 1998-2001») venisse attribuito il relativo inquadramento giuridico e il corrispondente trattamento economico, tenendo conto delle mansioni effettivamente svolte e della professionalità conseguita, con decorrenza dalla data di entrata in vigore della norma. Una norma di questo tenore era stata inserita nel disegno di legge di conversione del decreto-legge 31 ottobre 2013, n. 126 (comma 8-bis dell'articolo 1); l’iter di conversione non venne però perfezionato e il decreto decadde, né la norma venne successivamente ripresentata.
Peraltro, l'Agenzia ricorda che l'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 24 settembre 2002, n. 209, convertito con modificazioni dalla legge 22 novembre 2002, n. 265, in analoga fattispecie ha stabilito che al personale interessato dalla sentenza della Corte Costituzionale continuasse ad essere corrisposto, a titolo individuale ed in via provvisoria, sino ad una specifica disciplina contrattuale, il trattamento economico in godimento. La «specifica disciplina contrattuale» si è concretizzata nell'articolo 102, comma 3, del CCNL del comparto agenzie fiscali, che di fatto ha sanato la situazione del personale interessato prevedendone la conferma nella nuova posizione.
Ad aprile 2015 l'Agenzia ha sottoscritto un verbale d'intesa con le Organizzazioni sindacali, nel quale si ipotizza un'interpretazione autentica del predetto articolo 102 che consenta di estenderne l'applicazione al caso dei B3 retrocessi.
Anche sulla scorta dell'avviso del Dipartimento della funzione pubblica, cui è stato sottoposto il citato verbale, sono pertanto in corso i necessari approfondimenti tecnici e le conseguenti valutazioni.