• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/06370 Fabio Calassi, esperto di servizi informatici, dopo essere stato messo in mobilità dall'azienda per la quale lavorava in Italia, nel 2010 si è trasferito insieme al figlio Filippo in Guinea...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-06370presentato daANZALDI Micheletesto diVenerdì 11 settembre 2015, seduta n. 480

ANZALDI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . — Per sapere – premesso che:
Fabio Calassi, esperto di servizi informatici, dopo essere stato messo in mobilità dall'azienda per la quale lavorava in Italia, nel 2010 si è trasferito insieme al figlio Filippo in Guinea Equatoriale per curare un progetto di informatizzazione della Tesoreria di quel Paese;
nel corso di cinque anni ha scalato le posizioni all'interno della società General Work, nella quale accanto a capitali italiani esiste una rilevante presenza del governo, guidato dal presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, fino a diventarne CEO;
tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015 il crollo del prezzo del barile ha creato forti difficoltà al Paese, e i pagamenti del Governo alla General Work si sono interrotti creando non poche difficoltà all'azienda che conseguentemente non ha potuto onorare i suoi debiti con fornitori e dipendenti;
il 21 marzo 2015, i signori Fabio e Filippo Galassi sono stati arrestati con l'accusa di voler lasciare il Paese portando con sé fondi della General Works;
Filippo Galassi, al quale in un primo tempo sono stati concessi gli arresti domiciliari, è stato poi riportato in carcere a Bata, la più importante città della Guinea equatoriale;
con i Galassi è tuttora detenuto anche un altro italiano, Daniel Candio, di 24 anni, amico di Filippo Galassi e anche lui dipendente della General Work;
la detenzione dei nostri connazionali, ormai protratta da oltre cinque mesi in condizioni durissime, presenta numerosi profili di ingiustizia;
le accuse contro i tre risulterebbero non essere state ancora formulate, contrariamente ai principi più elementari del diritto e alle leggi della stessa Guinea, che, prevedono un termine di 72 ore;
le autorità della Guinea non avrebbero finora esibito alcuna prova a supporto dell'accusa quali biglietti aerei che certificassero l'intenzione di fuggire, o i trolley «pieni di soldi», tantomeno confessioni o parziali ammissioni dei diretti interessati;
finora gli unici contatti avuti con Galassi sono stati un sms inviato ad un amico e una telefonata alla sua ex compagna nel mese di agosto, evidentemente digitando i due soli numeri che ricordava a memoria e utilizzando un apparecchio prestato da qualcuno;
la salute di Fabio Galassi, in base ad una breve intervista mandata in onda dalla tv di stato, la Tvge, due mesi dopo l'arresto, risulta, dalle immagini, essere molto provata;
le condizioni delle carceri della Guinea equatoriale – come ha potuto testimoniare un altro nostro connazionale, l'imprenditore pontino Roberto Berardi, liberato e tornato in Italia lo scorso luglio dopo una detenzione di due anni e mezzo – sono terribili, e in esse viene praticata spesso la tortura;
nella citata intervista lo speaker della tv di Stato dice testualmente: «lo hanno preso con le mani nel sacco, questo cabron» il che non fa presagire la presenza di presupposti per un equo processo;
considerati i tempi fin qui trascorsi in carcere senza che siano state neppure formulate le accuse, vi è ragionevolmente da temere tempi processuali lunghissimi, tali da far temere seriamente per le condizioni di salute dei due Galassi e di Manuel Candio –:
si chiede pertanto di conoscere se e quali iniziative il Governo italiano ha già intrapreso ed intende assumere per accertarsi delle condizioni di salute e processuali dei tre connazionali attualmente detenuti e affinché vengano garantite condizioni detentive e processuali rispettose dei diritti civili e delle convenzioni internazionali. (5-06370)