• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/01697 negli ultimi giorni il Presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi, in più occasioni e ricorrendo ad un'espressione a parere degli interroganti poco felice, ha preannunciato agli...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-01697presentato daMELILLA Giannitesto diMartedì 15 settembre 2015, seduta n. 482

MELILLA, PAGLIA, SCOTTO e MARCON. — Al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
negli ultimi giorni il Presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi, in più occasioni e ricorrendo ad un'espressione a parere degli interroganti poco felice, ha preannunciato agli italiani che il 16 dicembre 2015 «celebreranno il funerale» delle due imposte Imu e Tasi dovute per le abitazioni principali e che inoltre tale «shock fiscale» sarà corredato nel 2017 dall'abolizione di una buona parte dell'Ires e dal 2018 dalla rimodulazione degli scaglioni Irpef;
volendo trascurare l'ingente flusso di risorse che le suddette imposte generano per l'erario, pari, con riferimento alla sola Tasi, a 3,4 miliardi di euro in ragione annua, un taglio indiscriminato e generalizzato delle imposte sulla casa comporterebbe dannosi effetti redistributivi, andando a tutto vantaggio dei decili di reddito più elevati, che da soli, come risulta da un'elaborazione dei dati sulla distribuzione delle abitazioni di residenza svolta dalla Banca d'Italia, concorrono ad oltre il 40 per cento del relativo gettito;
sempre secondo la stessa fonte, la ricchezza netta media delle famiglie italiane è pari a circa 373 mila euro. Le attività reali rappresentano circa il 70 per cento (più di 6,2 mila miliardi di euro) e la ricchezza immobiliare è pari al 61,2 per cento. Fra le attività reali, poi, la ricchezza in abitazioni è circa 228 mila euro in media per famiglia; quasi il 77 per cento della ricchezza detenuta in immobili è rappresentato dalle prime case (4,2 mila miliardi di euro);
tutti i dibattiti che si sono intrecciati negli ultimi tempi hanno ignorato il ruolo che le suddette imposte hanno svolto fino ad oggi e cioè quello di rappresentare una pragmatica ed immediata risposta, seppur non ottimale (per gli economisti la cosiddetta second best), all'esigenza di tassare il patrimonio in un Paese profondamente pervaso dall'evasione fiscale, nel quale il 30 per cento dell'attività economica è sommersa, ma anche nel quale, come si è visto, l'80 percento della popolazione vive in una casa di proprietà, seppur con un elevato grado di concentrazione. Molte famiglie, infatti, detengono livelli modesti o nulli di ricchezza, a fronte di un 10 per cento delle stesse che detiene il 41 per cento della ricchezza totale;
sempre per capire come l'eventuale detassazione agirebbe sul tessuto sociale del Paese, si rilevano differenze anche sostanziali con riferimento alle fasce d'età. Il 76 per cento delle famiglie con un capofamiglia di più di 55 anni è proprietario di un'abitazione, situazione invece che è rovesciata nelle famiglie con capofamiglia fino ai 34 anni di età: tra i giovani solo il 44,7 per cento è soggetto a Tasi o Imu, tutti gli altri, che perciò corrispondono un canone di affitto, invece no ed in caso di abolizione del prelievo dovranno compensare con la quota a loro carico i comuni del mancato gettito;
l'obiettivo di perseguire tout court una riduzione della pressione fiscale complessiva non deve però tradire quello di realizzare contestualmente una maggiore equità, progressività ed efficienza nella distribuzione del prelievo. Nel settore immobiliare per aumentare l'equità sarebbe cruciale la riforma del catasto, già prevista nella legge di delega fiscale, ma che il Governo secondo gli interroganti, accortosi dalle simulazioni sugli effetti dell'algoritmo che avrebbe dovuto rivedere i valori catastali che le rendite sarebbero cresciute in misura esponenziale, toccando quindi gli interessi dei pochi e facoltosi abbienti, ha preferito congelare;
la mancata revisione dei valori catastali ha determinato, nel passaggio dell'aliquota standard dal 4 per mille (Imu 2012) all'1 per mille, salvo le variazioni deliberate dai comuni (Tasi 2014), da una parte un forte vantaggio per le abitazioni di maggior valore catastale e dall'altra, prevedendo anche un prelievo a carico degli affittuari, un peggioramento delle condizioni economiche di questi ultimi, spesso giovani coppie o studenti, a volte in misura anche superiore a quella dei proprietari stessi;
del resto, i valori degli immobili riflettono la qualità dell'amministrazione e degli investimenti locali, rappresentando un appropriato indicatore per i comuni responsabili di fronte ai cittadini della tassazione immobiliare e che sono pertanto sono incentivati, al fine di accrescere il loro gettito, ad adottare una politica di servizi più efficace ed efficiente;
la crisi ha fatto precipitare una situazione abitativa già critica ed in tale contesto è emersa una manifesta sottoutilizzazione del fondo di garanzia per l'accesso al credito per l'acquisto della prima casa da parte di giovani, segno dell'inadeguatezza di far fronte alla domanda di case di uno strumento anche poco promosso dagli stessi istituti di credito –:
se, in caso di un'effettiva ed indiscriminata soppressione dell'imposizione sulle abitazioni principali, intenda adottare iniziative per intervenire sul meccanismo di solidarietà che attualmente vincola proprietario ed affittuario, superando la quota d'imposta a carico di quest'ultimo e che grava, come si è visto, soprattutto sulle generazioni più giovani. (3-01697)