• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/00837 BERTOROTTA, SANTANGELO, CATALFO, BOCCHINO, GIARRUSSO, GAETTI, SCIBONA, ENDRIZZI, BLUNDO, PUGLIA, FATTORI, PAGLINI, BOTTICI, LUCIDI, BATTISTA, COTTI, VACCIANO, FUCKSIA, MANGILI - Al...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-00837 presentata da ORNELLA BERTOROTTA
giovedì 12 settembre 2013, seduta n.101

BERTOROTTA, SANTANGELO, CATALFO, BOCCHINO, GIARRUSSO, GAETTI, SCIBONA, ENDRIZZI, BLUNDO, PUGLIA, FATTORI, PAGLINI, BOTTICI, LUCIDI, BATTISTA, COTTI, VACCIANO, FUCKSIA, MANGILI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

la sensibilità verso le problematiche di protezione civile, aumentata nel corso di questi ultimi anni, ha portato il legislatore ad approntare una serie di norme, di carattere nazionale e regionale, per fronteggiare in modo sempre più adeguato le calamità naturali e/o antropiche, assegnando un ruolo fondamentale alle amministrazioni comunali;

con decreto-legge n. 59 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 100 del 2012, recante "Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile", è stata disciplinata la materia relativa al "piano di emergenza comunale";

il piano comunale di emergenza di protezione civile rappresenta lo strumento con il quale l'amministrazione comunale si prefigge di prevenire, se possibile, e comunque fronteggiare e gestire le emergenze derivanti da calamità che possono verificarsi nel territorio comunale. Esso consente di organizzare e razionalizzare le procedure di intervento delle strutture comunali, delle aziende erogatrici dei servizi, delle forze del volontariato, per fornire, in caso di emergenza, una risposta adeguata, tempestiva ed efficace. Con questo strumento si intende individuare i principali rischi presenti all'interno del territorio comunale, proporre misure di prevenzione dei rischi o mitigazione dei danni da essi derivanti e stabilire le procedure per la gestione dell'emergenza;

il decreto-legge n. 100 del 2012, integrando a tal fine l'articolo 15 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, ha previsto che entro 90 giorni dall'entrata in vigore del provvedimento di riordino della protezione civile, i Comuni debbano approvare il piano di emergenza comunale (redatto secondo i criteri e le modalità riportate nelle indicazioni operative del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri e delle Giunte regionali) e provvedere alla verifica e all'aggiornamento periodico di questo strumento. Tra l'altro sempre la normativa indica che copia del piano debba essere trasmessa alla Regione, alla Prefettura - Ufficio territoriale del Governo e alla Provincia territorialmente competenti;

considerato che:

il 12 ottobre 2012 il Dipartimento ha inviato una nota alle Regioni e alle Province autonome chiedendo una prima ricognizione sulla pianificazione di emergenza comunale;

da una comunicazione pubblicata sul sito internet del Dipartimento della protezione civile in data 19 agosto 2013, emergono i dati di dettaglio relativi alla trasmissione degli elenchi dei Comuni che si sono dotati di un piano di emergenza;

secondo tale comunicazione, dispongono di un piano comunale tutti i 136 Comuni del Molise e i 74 Comuni della Valle d'Aosta. Per le altre Regioni che hanno fornito il dato, si sono dotati di piano 292 dei 305 Comuni dell'Abruzzo, 120 dei 131 Comuni della Basilicata, 219 dei 409 Comuni della Calabria, 267 dei 348 dell'Emilia-Romagna, 139 dei 218 comuni del Friuli-Venezia Giulia, 153 dei 378 del Lazio, 153 dei 235 Comuni della Liguria, 1.209 dei 1.544 della Lombardia, 236 dei 239 Comuni delle Marche, 1.119 dei 1.206 del Piemonte, 242 dei 258 Comuni della Puglia, 208 dei 377 della Sardegna, 217 dei 287 Comuni della Toscana, 91 dei 92 dell'Umbria e 497 dei 581 del Veneto. La Regione Campania ha fornito i soli dati relativi al numero dei Comuni e dovrà integrare le informazioni trasmettendo anche l'elenco. In particolare, in Campania sono 214 i comuni che hanno realizzato il piano di emergenza sui 551 totali;

in totale, dunque, dei 7.369 Comuni di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria, Valle d'Aosta e Veneto, il 76 per cento, pari a 5.586 Comuni, dispone di un piano di emergenza;

rilevato che dalla suddetta comunicazione emerge che tutte le Regioni, ad eccezione della Sicilia e delle Province autonome di Trento e di Bolzano, hanno indicato il numero e l'elenco dei Comuni che si sono dotati di un piano di emergenza volto alla previsione e prevenzione dei rischi,

si chiede di sapere:

se la Regione Siciliana e le Province autonome di Trento e di Bolzano siano già in possesso delle copie dei piani di emergenza di tutti i Comuni e se l'attività ricognitiva del Dipartimento della protezione civile nei confronti di tale Regione e di tali Province abbia avuto inizio;

se la Regione Siciliana e le Province autonome di Trento e Bolzano abbiano trasmesso o intendano celermente trasmettere al Dipartimento della protezione civile e alla competente Prefettura-Ufficio territoriale del Governo l'elenco dei Comuni che hanno già inviato le copie;

quali iniziative il Presidente del Consiglio dei ministri intenda assumere, anche al fine di valutare la sollecitazione dei poteri sostitutivi eventualmente previsti dalla legislazione regionale vigente, al fine di assicurare la piena attuazione della pianificazione comunale di emergenza sul territorio nazionale e la sua conoscibilità da parte dei cittadini;

se non ritenga opportuno sollecitare, in coordinamento con le Regioni interessate e con le Province autonome, i Comuni inadempienti all'obbligo imposto dalla legge, al fine di rendere operativo il programma di previsione e prevenzione che consente di garantire il mantenimento del livello di vita civile che può essere messo in crisi da situazioni eccezionali, quali sono appunto quelle causate da calamità naturali.

(4-00837)