• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.5/01014 la nuova sede dell'Archivio di Stato di Livorno fu, a suo tempo, individuata nell'ex convento, poi carcere, dei Domenicani, un grande edificio sorto ai primi del ’700 accanto alla chiesa di...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-01014presentato daROCCHI Maria Graziatesto diMartedì 17 settembre 2013, seduta n. 78

ROCCHI, PICCOLI NARDELLI e CENNI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
la nuova sede dell'Archivio di Stato di Livorno fu, a suo tempo, individuata nell'ex convento, poi carcere, dei Domenicani, un grande edificio sorto ai primi del ’700 accanto alla chiesa di Santa Caterina, nel cuore dello storico quartiere livornese della Venezia;
la tormentata vicenda dell'edificio comincia nel 1984 con la chiusura del carcere dei Domenicani: il vasto edificio, esteso su ben 3.800 metri quadrati complessivi, venne individuato come nuova sede per l'Archivio di Stato;
adibito inizialmente a convento, fu trasformato in carcere durante l'epoca napoleonica passando in capo al comune di Livorno. Una parte dell'edificio tornò quindi ai padri Domenicani venendo in seguito assorbita nel demanio statale: ad oggi l'immobile appartiene per il 70 per cento al comune di Livorno e per il resto al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo;
l'immobile fu consegnato all'amministrazione archivistica già nel 1987 (un quarto di secolo fa) con atti formali l'ultimo dei quali risale al 2002;
tralasciando il fatto che l'immobile, pur prestigioso, non fosse la soluzione più idonea ad ospitare un archivio per la presenza di celle sulle quali pesano vincoli storici posti dalla Soprintendenza di Pisa, ipotesi alternative non furono trovate ed, in forza di necessità, fu deciso ed approvato il progetto di restauro e di recupero che, nel 2005/2006, vide l'appalto del primo lotto di lavori destinati al consolidamento strutturale dell'edificio;
da allora la ristrutturazione è andata avanti fra lungaggini burocratiche e difficoltà nei finanziamenti ministeriali: si trattava di rinforzare la struttura interna con pilastri e solai in calcestruzzo armato tali da sostenere l'enorme peso degli svariati chilometri di scaffalature ricolme di faldoni contenenti i documenti storici di Livorno dalla fine del ’500 fino alla seconda metà del ’900: un patrimonio culturale di indubbio valore da salvaguardare e nel contempo da rendere consultabile;
ad oggi, nonostante ripetuti annunci di prossima apertura, l'ultimo risale al 2007, la situazione del progetto del nuovo Archivio di Stato di Livorno presenta un bilancio desolante:
a) risultano spesi direttamente dall'amministrazione circa 6 milioni di euro, a cui si deve aggiungere quanto a suo tempo speso dalla Soprintendenza di Pisa, che negli anni Novanta curò il rifacimento del tetto, la gabbia di Faraday e la sistemazione degli appartamenti all'ultimo piano;
b) si tratta di un prestigioso edificio storico sul quale sono stati apportati «discutibili» interventi di restauro ed attualmente, come si è personalmente constatato, in totale stato di abbandono;
c) le condizioni logistiche, gestionali, economiche e di fruibilità dell'immenso patrimonio dell'Archivio di Stato di Livorno appaiono gravemente compromesse;
dunque oggi, l'Archivio di Stato di Livorno non ha una propria sede istituzionale ma risiede nel Palazzo del Governo, con notevoli limiti di accesso, insufficienza di spazi ed impossibilità di ricevere nuovi materiali;
la vecchia sede aggiuntiva è stata chiusa nel 2004 così circa metà dei fondi archivistici fu stoccato in magazzini a Perugia (circa 2.250 ml), presso la Ditta Plurima (che vinse a suo tempo la gara di trasferimento e custodia); doveva essere una sistemazione provvisoria, in vista dei lavori per l'apertura della nuova che ancora si attende;
questa grave interruzione del progetto sta producendo ingenti oneri aggiuntivi, disagi per l'utenza, e, di fatto, impossibile fruibilità e gestione di un materiale di enorme valore storico e culturale. Va inoltre messo in evidenza che l'impossibilità di accogliere nuovo materiale, stoccato presso gli uffici competenti, rischia di provocare il suo deterioramento;
si ipotizza inoltre una situazione di nuovo stress dell'Archivio già con la prossima chiusura delle tre sezioni distaccate di tribunale (Cecina, Piombino, Portoferraio);
altri fondi archivistici dell'Archivio di Stato di Livorno risultano sparsi fuori sede: una parte dell'ampio fondo Cantiere Navale Orlando è «provvisoriamente» presso l'Archivio di Stato di Latina (dal 2008, 1.000 ml e con suo giustificato malumore); altro materiale è ospitato presso l'Archivio diocesano di Livorno; altro ancora presso l'Archivio dell'autorità portuale; con convenzione si è lasciato l'ex archivio delle società commerciali della cancelleria del tribunale alla camere di commercio industria e artigianato –:
se il progetto di completamento dei lavori strutturali del nuovo Archivio di Stato di Livorno, già destinatario di ingenti risorse, e della sua piena agibilità funzionale sia ancora concretamente attuabile e quali siano i tempi di attuazione;
in caso contrario, se siano state esplorate e valutate ipotesi alternative che consentano alla città di Livorno di riappropriarsi del bene e rendere fruibile l'enorme materiale che racconta la sua storia e connota la cultura di una città avente caratteri di multietnicità e multiculturalità per eccellenza, dei quali, caso pressoché unico in Italia, sopravvivono documentazioni e importanti vestigia e ricchezza di chiese, cimiteri nazionali, palazzi, ville, opere di pubblica utilità, indissolubilmente legate alle importanti comunità straniere che frequentarono il porto franco di Livorno fino alla seconda metà dell'Ottocento. (5-01014)