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Atto a cui si riferisce:
C.879 Riconoscimento del Centro di ricerche storiche di Rovigno e dell'Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata (IRCI) di Trieste e concessione di contributi per le spese di funzionamento


Frontespizio Relazione Progetto di Legge
XVII LEGISLATURA
 

CAMERA DEI DEPUTATI


   N. 879


PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
ROSATO, BLAZINA, COPPOLA, GARAVINI, GIGLI, MALPEZZI, MURER
Riconoscimento del Centro di ricerche storiche di Rovigno e dell'Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata (IRCI) di Trieste e concessione di contributi per le spese di funzionamento
Presentata il 6 maggio 2013


      

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Onorevoli Colleghi! Il riconoscimento, con la legge 30 marzo 2004, n. 92, della data del 10 febbraio quale «Giorno del ricordo», volto a conservare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe e dell'esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati avvenuto nel secondo dopoguerra, deve contribuire a favorire la conoscenza storica in vista di un comune futuro europeo fondato sui valori della tolleranza e della convivenza. Vanno dunque promosse tutte quelle iniziative atte a diffondere la ricerca e la divulgazione della storia dell'Istria, del Quarnero e della Dalmazia e, più in generale, della complessa vicenda del nostro confine orientale.
      A tal fine, la presente proposta di legge intende sostenere ed incentivare alcune delle istituzioni storico-culturali che alla predetta finalità più attivamente si applicano.
      Il Centro di ricerche storiche di Rovigno, fondato nel 1968 dall'Unione italiana, l'organizzazione di rappresentanza della minoranza nazionale italiana che vive in Slovenia e in Croazia, è una delle istituzioni della comunità nazionale italiana che da oltre trenta anni opera nel campo della ricerca storiografica, linguistica e sociologica.
      Esso svolge la sua attività nell'ambito di cinque sezioni: storia generale della regione; etnografia; dialettologia; storia del movimento operaio e della Resistenza; dal 1985 è stata costituita la sezione per le ricerche sociali. La sua sede è stata, sin dalla fondazione, a Rovigno in Istria, in un edificio di 600 metri quadrati nella città vecchia; dal 1999 il Centro è presente in internet tramite un suo dominio.
      Grande interesse è rappresentato, in seno al Centro, dalla biblioteca scientifica fondata nel 1976 che appartiene al tipo di biblioteche definite – secondo la classificazione della International federation of library associations (IFLA) – «biblioteche speciali», essendo destinate ad un'utenza qualificata e ristretta e possedendo materiale documentario ben determinato, aggiornato e completo (non solo libri e periodici, ma anche tesi di laurea, relazioni scientifiche, carte geografiche e topografiche, eccetera). Si tratta di 950 titoli di periodici, 430 di giornali, 60.000 libri. L'importanza rivestita dalla biblioteca le è valso, dal 1995, l'ambito titolo di «Biblioteca depositaria del Consiglio d'Europa»: da allora nei suoi fondi vengono depositate tutte le pubblicazioni dell'organismo europeo di Strasburgo – in lingua inglese o francese – attinenti ai diritti umani, alla tutela delle minoranze etniche e nazionali, alla tutela dell'ambiente. Questa parte della biblioteca dispone già di oltre 2.500 volumi messi a disposizione degli studiosi, mentre il suo fondo librario è costituito oggi da circa 92.000 unità di alto valore bibliografico. Nel 1988 è iniziata l'informatizzazione della biblioteca, con l'obiettivo principale di creare un catalogo per autori e topografico.
      Il tema portante del fondo librario è la storia regionale (comprendente il territorio dell'Istria, di Fiume, della Dalmazia e del Friuli-Venezia Giulia) e le materie ad essa attinenti (arte, archeologia, linguistica, dialettologia, araldica, sociologia, eccetera). La biblioteca è visitata annualmente da oltre 900 ricercatori, in massima parte da Italia, Croazia e Slovenia; vi sono inoltre più di 700 studenti provenienti da numerose università europee e americane che fruiscono dei fondi per la stesura delle tesi di laurea. Recentemente alcuni locali sono stati allestiti allo scopo di ospitare ricercatori nei loro soggiorni di studio.
      Nel 1973 è stata istituita l'attività documentaristica relativa alla comunità nazionale italiana del territorio dal 1943 ad oggi, cosicché sull'argomento è stata raccolta un'elevata quantità di materiale stampato, foto, film, documenti, video, cartine geografiche; finora sono state registrate oltre 50.000 unità archivistiche, pari a circa 270.000 documenti catalogati ed informatizzati.
      In quasi quaranta anni di attività, il Centro ha pubblicato 268 volumi, che corrispondono a circa 78.000 pagine stampate, tutte in italiano e in maggior parte distribuite, per un totale di circa 300.000 copie. Gli abbonati alle edizioni sono oltre 400, mentre 300 sono i titoli di scambio.
      Sono impiegati in pianta fissa quattordici tra ricercatori e personale ausiliario; settanta sono i collaboratori esteri. Il Centro ha voluto essere, sin dalla sua fondazione, non soltanto uno strumento di libera ricerca storica, ma anche un punto di riferimento per la tutela della cultura italiana di quest'area. Il suo contributo è stato quindi particolarmente significativo anche per come ha avvicinato il mondo dei ricercatori italiani, sloveni e croati che hanno accettato il confronto storiografico proposto. Tra le pubblicazioni, oltre un terzo sono di studiosi di lingua non italiana (in traduzione) che da più tre decenni seguono, pur nella diversità delle opinioni, la strategia di ricerca sino a qui adottata.
      Il Centro, caratterizzato da un atteggiamento di grande apertura nelle sue collaborazioni, ha sempre puntato al recupero di avvenimenti, notizie e personaggi di un contesto socio-linguistico, culturale ed umano che gli accadimenti della nostra storia hanno rischiato di far perdere alla memoria comune.
      L'Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata (IRCI), con sede a Trieste, la cui istituzione è stata promossa ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale del Friuli-Venezia Giulia 20 giugno 1983, n. 62, è divenuto operativo nel 1988 ed ha ricevuto dalla regione autonoma il riconoscimento della personalità giuridica secondo quanto previsto dall'articolo 7 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361.
      Ne sono soci fondatori: i comuni di Trieste e Muggia, l'Università popolare di Trieste, l'Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, l'Associazione delle comunità istriane. Hanno aderito: la provincia di Trieste, l'Università degli studi di Trieste, l'Unione degli istriani, l'Associazione giuliani nel mondo, il Circolo di cultura istro-veneta «Istria», la Società istriana di archeologia e storia patria, la Deputazione di storia patria della Venezia Giulia, la Società di studi fiumani, il Centro di cultura giuliano dalmata, la Società dalmata di storia patria di Venezia.
      Dopo il periodo iniziale di assestamento è iniziata la produzione libraria dell'istituto che dal 1991 ad oggi conta su 150 titoli, esiti quasi sempre di ricerche originali promosse dall'istituto stesso. In questo modo l'IRCI ha inteso valorizzare e diffondere in maniera rigorosamente scientifica numerose ricerche specificamente archivistiche o su fonti primarie nei diversi settori culturali, da quello storico a quello etnografico a quelli musicologico, sociologico, dialettologico, eccetera.
      L'Istituto promuove seminari di aggiornamento e corsi, convegni e conferenze sulle tematiche giuliano-dalmate. Numerose sono state, e continuano ad essere, le manifestazioni espositive che illustrano aspetti significativi ed a volte poco noti della cultura sia in campo etnografico che artistico. In parallelo vengono raccolti vari fondi archivistici che diventano patrimonio dell'IRCI, fra cui l'archivio completo del Comitato di liberazione nazionale (CNL) dell'Istria, che occupa uno spazio di circa 50 metri lineari con decine di migliaia di documenti, l'imponente archivio della famiglia Quarantotti Gambini che, oltre ai manoscritti dello scrittore e alla cospicua corrispondenza letteraria dello stesso, è costituito da un notevole fondo di storia patria fra il 1700 ed il secolo appena trascorso, con autografi di grande importanza per le vicende del confine orientale, e da numerosi fondi minori di raccolte patrie, già dichiarate di notevole interesse storico dalla soprintendenza archivistica regionale.
      La biblioteca, costantemente aggiornata e specializzata sull'area di competenza, oggi raggiunge una consistenza di circa 20.000 titoli che la rendono la più completa sugli argomenti specifici in territorio italiano e, di conseguenza, luogo di approfondimenti, di studi e di ricerche da parte di docenti, laureandi, dottorandi e cultori della materia.
      Complesso, poi, unico ed insostituibile, non solo per l'Istituto ma per tutte le genti istriane, fiumane e dalmate e per chiunque voglia conoscere e toccare nel vivo la vicenda istriana, è il grosso nucleo di masserizie degli esuli conservate in un magazzino del porto di Trieste, del volume di circa 2.000 metri cubi custodito dall'IRCI, a cui era stato affidato per decreto prefettizio già nel 1988. Si tratta di un unicum nella storia delle tragedie del secondo dopoguerra e dei conseguenti trasferimenti forzati di popolazione: il mobilio, le suppellettili, gli oggetti della vita quotidiana, i documenti offrono la testimonianza di una società nel momento esatto in cui viene spazzata via. La conservazione di questo materiale costituisce la fotografia di un momento storico visto nei suoi più intimi aspetti quotidiani ed è per questo esempio, e luogo di visita, anche per altre società europee analogamente disgregatesi dopo la seconda guerra mondiale.
      Questo materiale, che occupa uno spazio di circa 2.500 metri quadri, è accompagnato da un imponente archivio dell'ufficio che lo gestiva, che ne testimonia l'arrivo e l'eventuale partenza. Tutto ciò che è rimasto non è mai stato ritirato dagli esuli istriani, fiumani e dalmati.
      Si segnala inoltre la decennale attività nel campo della tutela e della cura dei beni cimiteriali italiani nel territorio sloveno e croato. Tale attività ha comportato la mappatura e la documentazione fotografica dei cimiteri e delle circa 23.000 tombe italiane in Istria. L'opera dell'IRCI, oltre ad essere di patronato nei confronti dei proprietari delle sepolture, è di continua relazione con le diverse amministrazioni sia slovene che croate, che hanno pertinenza sui cimiteri e con le comunità degli italiani dei luoghi, al fine di attuare una comune strategia di conservazione e di tutela con il salvataggio, attraverso la costruzione gratuita di lapidi, di tutti i manufatti a rischio di perenzione o di distruzione.
      La continua frequentazione dell'Istituto da parte degli studiosi, i numerosi contatti provenienti da ogni parte del mondo, l'attenzione che negli ultimi anni è stata rivolta da un numero molto elevato di figli di terza generazione degli esuli (dall'Argentina al Canada, all'Australia e a numerosi paesi europei), spesso alla ricerca delle proprie origini, fanno si che l'IRCI, in un'ottica di collaborazione transfrontaliera in un'Europa senza confini, si ponga come strumento di dialogo e di riferimento per tutti coloro che intendono, nell'ambito di una pacifica convivenza, conoscere, studiare ed approfondire la millenaria civiltà del confine orientale nella salvaguardia della propria specificità, che gli eventi della storia hanno messo a rischio con lo sradicamento della società dalla sua terra e con lo sventagliamento della sua gente in ogni parte del mondo.
      Gli articoli 1 e 2 della presente proposta di legge sanciscono le finalità e il riconoscimento delle due istituzioni in oggetto.
      L'articolo 3 autorizza la concessione di un contributo annuale di 100.000 euro per ciascuna delle medesime istituzioni e provvede alla relativa copertura finanziaria.
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PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.

      1. La Repubblica riconosce il Centro di ricerche storiche, con sede a Rovigno, in considerazione dell'importanza che esso riveste dal 1968 come istituzione di documentazione, ricerca e divulgazione della storia dell'Istria, del Quarnero e della Dalmazia, quale ente di carattere culturale, con finalità di valorizzazione del patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell'Istria, di Fiume e delle coste dalmate.

Art. 2.

      1. La Repubblica riconosce l'Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata (IRCI), con sede a Trieste, in considerazione dell'importanza che esso riveste dal 1983 come istituzione per la ricerca, la conservazione e la diffusione della cultura istriana, fiumana e dalmata, quale ente di carattere culturale con finalità di recupero e valorizzazione del patrimonio di ogni disciplina scientifica, linguistica, storica o relativa a tradizioni popolari e di tutti gli aspetti artistici degli italiani dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia.

Art. 3.

      1. Per il perseguimento delle finalità di cui all'articolo 1 è concesso al Centro di ricerche storiche di Rovigno un contributo per spese di funzionamento nella misura di 100.000 euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015. Le risorse di cui al presente comma sono utilizzate per le finalità definite mediante convenzione da stipulare tra il Ministero degli affari esteri, la regione Friuli-Venezia Giulia, l'Unione

italiana di Fiume e il Centro di ricerche storiche di Rovigno.
      2. Fermo restando il finanziamento al Museo della civiltà istriano-fiumano-dalmata, con sede a Trieste, di cui all'articolo 2, comma 1, della legge 30 marzo 2004, n. 92, è concesso all'IRCI un contributo per spese di funzionamento nella misura di 100.000 euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015.
      3. All'onere derivante dall'attuazione dei commi 1 e 2, pari a 200.000 euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2013-2015, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2013, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.
      4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.