• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/10586 il 6 marzo 2011 è entrata in vigore la nuova legge (legge 3 febbraio 2011, n. 4) «Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari» che, all'articolo 4, recita:...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10586presentato daMINARDO Antoninotesto diVenerdì 2 ottobre 2015, seduta n. 495

MINARDO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
il 6 marzo 2011 è entrata in vigore la nuova legge (legge 3 febbraio 2011, n. 4) «Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari» che, all'articolo 4, recita: «Per i prodotti alimentari non trasformati, l'indicazione del luogo di origine o di provenienza riguarda il Paese di produzione dei prodotti. Per i prodotti alimentari trasformati, l'indicazione riguarda il luogo in cui è avvenuta l'ultima trasformazione sostanziale e il luogo di coltivazione e allevamento della materia prima agricola prevalente utilizzata nella preparazione o nella produzione dei prodotti»;
secondo il regolamento (CE) n. 178/2002, articolo 18, i prodotti non trasformati sono: i prodotti alimentari non sottoposti a trattamento, compresi prodotti che siano divisi, separati, sezionati, affettati, disossati, tritati, scuoiati, frantumati, tagliati, puliti rifilati, decorticati, macinati, refrigerati, congelati, surgelati o scongelati, più semplicemente si tratta della carne fresca, del pesce fresco, delle uova e altro. Per questi alimenti se si trova scritto che è prodotto in Italia si può essere certi che il prodotto è al 100 per cento made in Italy;
le cose sono diverse quando ci si riferisce ai prodotti trasformati: passate, affettati, conserve e altro. In questi casi la legge stabilisce che l'indicazione da etichetta riguarda «il luogo in cui è avvenuta l'ultima trasformazione». Pertanto basta che il confezionamento avvenga in Italia che il prodotto diventa prodotto in Italia. Quindi, a parere dell'interrogante, risulta che l'Italia importa passata di pomodoro dall'estero ed in particolare dalla Cina. Ovviamente la produzione di tali alimenti rispetta le normative del Paese dove sono prodotti: dall'uso dei pesticidi (in Italia sono vietati alcuni pesticidi utilizzati all'estero) alla qualità dei mangimi dati agli animali. Le regole sono diverse per i prodotti biologici; questi, infatti, devono portare in etichetta obbligatoriamente il luogo di produzione. Invece, i prodotti DOP (denominazione di origine protetta) IGP (indicazione geografica protetta) garantiscono un prodotto italiano al 100 per cento;
occorre, pertanto, garantire, attraverso misure adeguate, che anche per i prodotti trasformati debbano valere le stesse regole che concernono i prodotti non trasformati. Infatti, molte aziende del nostro Paese si recano ad acquistare la materia prima in Nazioni dove il costo della stessa risulta più conveniente per poi diffonderlo sul territorio italiano;
si è, pertanto, di fronte alla diffusione di prodotti di scarsa qualità per di più trattati in modo non congruo secondo regole che come descritto non rispondono a quelle italiane;
la situazione è particolarmente difficile per le aziende produttrici del nostro Paese e, in particolare, nella zona della provincia di Ragusa, dove esistono numerose aziende che producono, ad esempio, pomodoro di alta qualità, che non vengono prese in considerazione proprio perché lo stesso ortaggio viene comprato a condizioni più vantaggiose in Paesi come la Cina che ha costi inferiori;
la situazione sopra descritta compromette la produzione e quindi la sopravvivenza di molte piccole aziende della stessa provincia di Ragusa già colpita da una grave crisi economica –:
se sia a conoscenza della situazione descritta in premessa e quali iniziative intenda avviare per rivedere la normativa vigente che compromette in modo ingiusto l'economia del nostro Paese e, in particolare, quella della provincia di Ragusa;
se non sia opportuno promuovere una campagna informativa a tutela delle esigenze dei concittadini che devono essere a conoscenza della qualità dei prodotti acquistati. (4-10586)