• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.4/10695 da tempo si è posta la questione di prevedere, nell'ambito della riforma dell'adozione, l'immediata trascrizione in Italia della sentenza di adozione pronunciata in Paese straniero, prima...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10695presentato daZANIN Giorgiotesto diVenerdì 9 ottobre 2015, seduta n. 499

ZANIN. — Al Presidente del Consiglio dei ministri . — Per sapere – premesso che:
da tempo si è posta la questione di prevedere, nell'ambito della riforma dell'adozione, l'immediata trascrizione in Italia della sentenza di adozione pronunciata in Paese straniero, prima dell'effettivo ingresso del minore nel nostro Paese; tale pratica è già in uso in alcuni Stati dell'Unione europea, tra i quali il Belgio;
nel 2013 «Il diritto di bambini e ragazzi alla famiglia: come rilanciare adozioni e affidi» è stato il tema dell'evento organizzato il 20 novembre per celebrare la Giornata nazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, nella sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, dalla Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza, il dipartimento per le politiche della famiglia e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. In tale occasione le più alte autorità del nostro Paese si sono impegnate in appelli per riconoscere ai minori il diritto di poter essere adottati e accolti nelle loro famiglie, auspicando come emerso da interventi del Presidente della Repubblica pro tempore Giorgio Napolitano, che il legislatore affronti in modo organico le problematiche finora individuate in tema di adozione;
il problema dell'adozione appare all'interrogante ancora ostaggio di scarsa sensibilità sia sul fronte dei costi da sostenere in termini economici da parte dello Stato sia su quello degli eccessi di burocrazia;
nell'ambito dell'adozione internazionale, diversi Paesi — ad esempio la Repubblica democratica del Congo, ma anche Colombia e Bielorussia — hanno assunto decisioni che rischiano di compromettere la possibilità di portare a termine l’iter adottivo iniziato o in fase di completamento in base agli accordi precedentemente presi (nel caso della Colombia e della Bielorussia si tratta di Paesi firmatari della convenzione internazionale dell'Aia del 1993); in particolare, si segnala la situazione della Repubblica democratica del Congo, che pur riconoscendo in più occasioni la correttezza delle procedure adottate dall'Italia, il 25 settembre 2013 ha deciso di bloccare le adozioni internazionali per un anno senza garantire in alcun modo la ripresa delle pratiche adottive al termine di tale periodo, costringendo molti bambini a non poter uscire dalla Repubblica democratica del Congo, pur essendo stati essi adottati secondo la stessa legge congolese (con sentenza definitiva del tribunale del Congo) da coppie di genitori italiani; si segnala per altro nello stesso contesto che la situazione umanitaria che si è venuta a creare per i bambini della Repubblica democratica del Congo con il blocco delle adozioni è drammatica, poiché gli istituti — a corto di disponibilità economiche e non sostenuti dal Governo congolese — non sono in grado di poter accogliere altri minori bisognosi;
il 24 novembre 2014 anche il Kenia ha deciso sospensione a tempo indeterminato delle adozioni nazionali ed internazionali e della revoca delle licenze per operare nel campo delle adozioni internazionali;
al quarto vertice Europa-Africa tenutosi a Bruxelles il 2 e il 3 aprile 2014, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, rammaricato per non aver avuto occasione di parlare di persona con il Presidente della Repubblica democratica del Congo Joseph Kabila, ha dichiarato tuttavia la volontà di contattare telefonicamente quest'ultimo al fine di risolvere al più presto la situazione che si è venuta a creare relativamente alle adozioni;
sempre nell'ambito delle dichiarazioni rilasciate dal Presidente Renzi in occasione del summit Europa-Africa, il Presidente del Consiglio ha sottolineato la necessità di affrontare la questione ponendola all'attenzione dell'ONU e del segretario generale Ban Ki-Moon (cfr. http://www.commissioneadozioni.it);
nell'ambito dell'iniziativa per la cancellazione del debito dei Paesi più poveri e indebitati («Heavily Indebted Poor Countries»), lanciata dal Fondo monetario internazionale e Banca mondiale, adottata dai Paesi G7 nel 1996 e «rafforzata» dal G7/G8 nel 1999, il nostro Paese si è impegnato nel processo di cancellazione del debito estero dei Paesi beneficiari, tra i quali figura la Repubblica democratica del Congo (nei confronti della quale — come dichiarato dal Ministero degli affari esteri relativamente all'attuazione dell'iniziativa HIPC: al 31 maggio 2011 l'Italia ha cancellato ben 519,26 milioni di euro, cifra inferiore solo a quanto cancellato per il Mozambico);
nonostante l'annuncio di aprile 2015 del presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, Gianni Pittella, e il vice presidente della commissione parlamentare a Bruxelles Ue/Africa-Caraibi-Pacifico, Cécile Kyenge, al termine di un incontro a Kinshasa con il Premier e il Ministro della giustizia congolesi, ad oggi ancora la Repubblica democratica del Congo non ha provveduto a rimuovere la suddetta moratoria e, pertanto, la situazione è rimasta bloccata per circa 130 coppie, tutte in attesa di poter abbracciare e portare a casa i figli legalmente adottati;
inoltre il 5 agosto di quest'anno 22 coppie di genitori hanno tenuto una conferenza stampa presso la Camera dei deputati per rendere noto, parlando a titolo personale, che negli ultimi mesi il Governo italiano e la Commissione per le adozioni internazionali hanno risposto alle loro richieste solo in termini di inviti alla pazienza e ad avere fiducia nel «lavoro delle istituzioni», senza ulteriori informazioni e precisazioni. Da tali affermazioni si sono dissociate le altre famiglie, gli enti autorizzati e le istituzioni;
infine, secondo quanto si evince sul sito www.vita.it, il 19 agosto 2015 i membri della East African Legislative Assembly, in corso a Kampala, hanno approvato un report sui diritti dei bambini e sull'implementazione in maniera uniforme nei Paesi membri (Uganda, Kenya, Tanzania, Rwanda e Burundi) di politiche di tutela dei minori. Secondo quanto riportato nel comunicato ufficiale dell'Eala, l'Hon. Ombasa Joseph Kiangoi, del Kenya, avrebbe in particolare rappresentato la necessità di normative più rigorose sulle adozioni, definendo come «preoccupante» la «continua pressione di stranieri per l'adozione di bambini della regione»;
nonostante in sede di approvazione della legge di stabilità 2015 sia stato previsto un incremento di 5 milioni di euro il fondo per le adozioni internazionali, la Commissione per adozioni internazionali, con il comunicato 31 gennaio 2015, ha affermato che è stata «costretta a finanziare i rimborsi per le adozioni concluse nel 2011 con le risorse assegnate e destinate al sostegno delle adozioni internazionali nell'anno 2013 (disponibili da marzo 2014) e nell'anno 2014», non potendo procedere quindi ai rimborsi per gli anni successivi fino all'esaurimento di quelli del 2011, in relazione al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del gennaio 2012 relativo alle adozioni concluse nel 2010 e nel 2011, decreto privo, peraltro, della copertura necessaria a coprire tali rimborsi –:
se vi sia un monitoraggio dei minori e delle famiglie italiane complessivamente coinvolte in percorsi di adozione bloccati per procedure indipendenti da enti e cittadini italiani;
quali iniziative umanitarie a tutela dei minori adottati da famiglie italiane si intendano promuovere in attesa dello sblocco delle adozioni in Congo e negli altri Paesi che hanno assunto decisioni che rischiano di compromettere la possibilità di portare a termine l’iter adottivo iniziato o in fase di completamento;
se non si ritenga opportuno in ogni caso, a tutela anche giuridica dei minori e delle famiglie italiane che hanno percorso il lungo iter per l'adozione internazionale, assumere a breve iniziative normative, per altro già adottate in alcuni Stati dell'Unione europea, che prevedano l'immediata trascrizione in Italia della sentenza di adozione pronunciata in Paese straniero, prima dell'effettivo ingresso del minore nel nostro Paese;
se, per dare da subito un segnale concreto di fiducia alle famiglie sul tema delle adozioni, non si ritenga opportuno, sin dal disegno di legge di stabilità 2016 assumere iniziative per rifinanziare il fondo a sostegno delle adozioni internazionali, previsto dalla legge finanziaria 2005 ma di fatto sospeso dal 2011, nonostante siano coinvolte oltre 3.000 famiglie nel 2012 (nel 2006 erano oltre 6.000), considerato che con soli 5 milioni di euro si potrebbero destinare 1.600 euro a famiglia. (4-10695)