• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00139 in occasione della riunione del Consiglio europeo che avrà luogo a Bruxelles nei giorni 15 e 16 ottobre prossimi venturi; premesso che: i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00139 presentata da ELENA FATTORI
mercoledì 14 ottobre 2015, seduta n.523

Il Senato,
in occasione della riunione del Consiglio europeo che avrà luogo a Bruxelles nei giorni 15 e 16 ottobre prossimi venturi;
premesso che:
i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri dell'Unione europea affronteranno nuovamente nell'incontro di Bruxelles "l'emergenza immigrazione", al centro già del loro precedente incontro di giugno scorso;
il fenomeno migratorio, solo pochi mesi fa, sembrava essere nella visione delle istituzioni europee una questione che toccava soprattutto i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, Italia in primis, la Grecia e Malta; nelle ultime settimane l'intensificarsi dell'ondata migratoria con centinaia di migliaia di persone in fuga dalla guerra civile siriana ha fatto sì che si parlasse finalmente di "problema europeo";
le pressioni alle frontiere orientali dell'Europa, non solo sull'Ungheria, ma anche sulla Bulgaria e sui Balcani, hanno inasprito le tensioni tra i ventotto Stati membri dell'Unione europea, creando di fatto una spaccatura tra Est ed Ovest;
netto è stato il rifiuto dei Paesi dell'Europa dell'Est di accettare una redistribuzione vincolante dei rifugiati in arrivo in Grecia e in Italia, una decisione motivata da questioni soprattutto economiche (le economie orientali sono di certo più deboli), ma anche per questioni politiche ed etniche. Stati membri, come la Romania e la Bulgaria, non sono stati ancora ammessi nello spazio Schengen e gli stessi Paesi dell'Est devono ancora fare i conti con una difficile integrazione delle minoranze rom al proprio interno e non sono abituati a gestire i fenomeni migratori, che per la loro storia sono sempre stati in uscita e mai in entrata;
basti pensare che dopo l'invasione sovietica del 1956, dall'Ungheria, ora tristemente nota per la recente costruzione di un muro di divisione con il confine serbo, scapparono 200.000 ungheresi verso l'Austria e l'allora Jugoslavia, successivamente reinsediati in altri continenti;
il Consiglio Giustizia e Affari interni lo scorso 22 settembre ha adottato ad ampia maggioranza una decisione che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia e della Grecia, istituendo un meccanismo di ricollocazione temporanea ed eccezionale, su un periodo di due anni, dagli Stati membri in prima linea Italia e Grecia in altri Stati membri. Si applicherà a 120.000 persone in evidente bisogno di protezione internazionale che sono arrivate o arriveranno nel territorio di tali Stati membri da sei mesi prima dell'entrata in vigore fino a due anni dopo l'entrata in vigore;
in base alla decisione, 66.000 persone saranno ricollocate dall'Italia e dalla Grecia (15.600 dall'Italia e 50 400 dalla Grecia). Le restanti 54.000 persone saranno ricollocate dall'Italia e dalla Grecia nella stessa proporzione dopo un anno dall'entrata in vigore della decisione. Gli Stati membri che partecipano al meccanismo riceveranno una somma forfettaria di 6.000 euro per persona ricollocata. Nella giornata di venerdì 9 ottobre 2015 sono stati ridistribuiti i primi 19 rifugiati eritrei dall'Italia alla Svezia in base al piano varato dall'Unione europea;
l'8 ottobre 2015 il Consiglio giustizia e affari interni ha raggiunto l'intesa per quanto riguarda la politica dei ritorni, vale a dire dei rimpatri, secondo il principio "more for more", in base al quale l'Unione europea farà di più per lo sviluppo dei Paesi terzi in cambio di impegni veri per i rimpatri e in tal senso entro la fine del 2015 verranno adottate azioni in loco per quanto riguarda Egitto, Etiopia, Marocco, Niger, Nigeria, Senegal, Sudan, Turchia, Libano, Giordania e Pakistan. Per agevolare i rimpatri e lo spostamento di migranti il Consiglio ha deciso di chiedere alla Commissione europea di promuovere un "lasciapassare Ue", richiedendo inoltre 800 milioni aggiuntivi per le politiche di asilo e competenze dirette in tema di rimpatri per l'agenzia Frontex;
la responsabilità condivisa a livello europeo del fenomeno migratorio basato su quote di redistribuzione vincolanti e una gestione efficace dei rimpatri deve costituire la struttura portante del Sistema europeo di asilo, che superi i 28 sistemi paralleli di gestione delle procedure di asilo;
considerato, inoltre, che:
come da conclusioni del Consiglio europeo del 18 dicembre 2014, i Capi di Stato e di Governo dei 28 Stati membri esamineranno la cosiddetta Relazione dei Cinque Presidenti, "Completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa", presentata lo scorso 22 giugno 2015 e passata di fatto in sordina sia all'attenzione della stampa che del dibattito politico, perché contemporanea alle fasi di risoluzione della crisi economico-finanziaria della Grecia e al conseguente piano di salvataggio dello stato ellenico;
il documento dei Cinque Presidenti (Jean-Claude Juncker, Commissione Europea; Donald Tusk, Consiglio europeo; Jeroen Dijsselbloen, Eurogruppo; Mario Draghi, Banca Centrale Europea; Martin Schulz, Parlamento Europeo) è l'ultima tappa di un processo di dialogo interistituzionale che, andando a ritroso nel tempo, prende le mosse dal precedente rapporto dei quattro presidenti del dicembre 2012, "Verso un'autentica Unione economica", e da "Un piano per un'Unione economica e monetaria autentica e approfondita" della Commissione Europea del 2012;
la relazione, attualmente all'esame della 14a Commissione permanente con l'Affare assegnato n. 558, ruota intorno alla necessità, come emerge dal titolo, di procedere al completamento dell'Unione economica e monetaria. L'azione, a tale scopo, deve necessariamente essere rivolta ad una maggiore convergenza da realizzarsi su quattro fronti: una vera Unione economica, l'Unione finanziaria, l'Unione fiscale e Unione politica. Queste tappe sono una strettamente legata all'altra e presuppongono la volontà degli Stati di procedere a progressive e ulteriori cessioni di sovranità da attivarsi in tempi di breve e medio periodo dal 2017 al 2025;
se è vero che la Relazione dei Cinque Presidenti ha avuto scarsa rilevanza mediatica, è altrettanto veritiero che nel suo contenuto non ha fatto nulla per poter brillare. E' di fatto un documento poco ambizioso, in alcune parti superficiale, che si limita a ribadire la necessità di condivisione di regole e standard tra i sistemi nazionali, si fa ancora perno sull'autodisciplina da parte degli Stati membri, non si modifica di fatto il quadro di governance vigente e si predilige la sola via tecnocratica, anteponendo ancora una volta l'unione finanziaria, economica e monetaria a quella politica dei popoli e della solidarietà;
il rafforzamento istituzionale e democratico previsto nella relazione è debole e poco incisivo, se non addirittura insufficiente, limitandosi a un coinvolgimento tra Parlamento europeo e parlamenti nazionali, puntando sulla cooperazione interparlamentare che già ad oggi ha mostrato i suoi limiti. Si punta tutto sugli aspetti dell'integrazione economica e monetaria con fasi di rafforzamento che partirebbero tra l'altro non prima di due anni, con tempi poco certi sulla reale attuazione in quanto tutto viene a basarsi sulla volontà degli Stati membri che dovranno acconsentire a ulteriori cessioni di sovranità;
non emerge la volontà di superare le politiche di austerità, tanto che risulta essere del tutto limitata la parte dedicata allo sviluppo, non si indicano meccanismi e strumenti di solidarietà a sostegno delle politiche mirate al raggiungimento della convergenza economica attraverso le riforme strutturali;
ritenuto, in ultimo, che:
nella riunione del Consiglio europeo p.v. verrà inoltre esaminata l'analisi tecnica elaborata a seguito della presentazione del piano avanzato dal Primo Ministro britannico, David Cameron, di tenere un referendum per l'uscita dall'Unione europea;
i cittadini britannici si sono già espressi una volta sulle politiche europee e nel 1975 ratificarono con un referendum l'entrata del Paese nella Comunità economica europea (CEE);
negli ultimi anni i movimenti antieuropeisti hanno incrementato il loro peso politico in Gran Bretagna nella ferma convinzione che le normative comunitarie interferiscano troppo con l'economia britannica e che la libertà di circolazione porti a pericolose migrazioni di massa;
il Governo conservatore di David Cameron è pronto a rinegoziare la sua adesione all'Unione europea con l'obiettivo di rallentare il processo di integrazione sempre più stretta, come emerso anche dalla Relazione dei Cinque Presidenti;
anche i cittadini italiani sono stati chiamati solo una volta, nel 1989, a esprimersi in un referendum consultivo sull'integrazione europea, a seguito dell'approvazione della legge costituzionale 3 aprile 1989, n. 2; sono passati quasi trent'anni da quel voto e a un'intera generazione è stato negato il diritto di esprimere la propria opinione sul ruolo dell'Italia in Europa ed è arrivato il momento che i cittadini abbiano l'ultima parola;
per questo il Movimento 5 stelle ha sostenuto la richiesta di dichiarazione d'urgenza, ai sensi dell'articolo 77 del Regolamento, in ordine al disegno di legge costituzionale di iniziativa popolare A.S. 1969 relativo all'indizione di un referendum di indirizzo sull'adozione di una nuova moneta nell'ordinamento nazionale in sostituzione dell'euro. Sono stati ben 200.000 i cittadini italiani che hanno firmato tale proposta di iniziativa di legge,
impegna, quindi, il Governo:
a rafforzare la sua azione nelle competenti sedi europee al fine di giungere a un compiuto sistema di asilo europeo che elimini i 28 sistemi nazionali e che abbia la possibilità con un'apposita agenzia di esaminare le richieste di asilo per tutta l'Unione;
a sostenere la possibilità che i profughi possano chiedere asilo nel paese di origine e dall'estero in tutta sicurezza evitando la perdita di vite umane con l'attivazione di un corridoio umanitario con una stretta collaborazione tra Unione europea e l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati;
a sostenere il sistema di quote solidali e vincolanti elaborato dalle istituzioni europee attraverso un meccanismo di protezione temporanea per chi fugge e non può restare nel proprio Paese al fine di affrontare l'emergenza immigrazione nel breve periodo;
a promuovere a livello europeo un dibattito approfondito e un'analisi strutturale della Relazione dei Cinque Presidenti al fine di delineare nuove forme di integrazione europea che prescindano dalla tecnocrazia e burocrazia finanziaria, basate su forme democratiche e una vera unione dei popoli e non la mera unione monetaria;
a sostenere una revisione dei trattati al fine di permettere agli Stati membri di rinegoziare sia l'appartenenza all'Unione europea e l'eventuale l'appartenenza alla zona euro, in modo che quest'ultima non escluda la prima, dando possibilità ai popoli di esprimersi attraverso consultazioni referendarie ad ogni nuova fase di integrazione europea.
(6-000139)
FATTORI, DONNO, CASTALDI, AIROLA, BERTOROTTA, BLUNDO, BOTTICI, CAPPELLETTI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CRIMI, ENDRIZZI, GIARRUSSO, LEZZI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MORONESE, MORRA, NUGNES, PAGLINI, PUGLIA, SANTANGELO, SCIBONA, SERRA