• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/04701 CENTINAIO, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-04701 presentata da GIAN MARCO CENTINAIO
giovedì 15 ottobre 2015, seduta n.524

CENTINAIO, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

l'8 ottobre 2015 l'agenzia di stampa "Agenparl" ha annunciato che il Presidente del Consiglio dei ministri avrebbe apposto il segreto di Stato sui contratti derivati stipulati durante gli anni '90, dall'allora Ministero del tesoro, che hanno causato perdite già accertate per 16,9 miliardi di euro, facendo guadagnare all'Italia un triste primato in Europa, e potrebbero portarne altre per un importo superiore ai 40 miliardi di euro, che andrebbero pagati a una fitta schiera di istituti di credito esteri;

paradossalmente, proprio negli anni '90, in un contesto molto meno regolamentato e stabile di mercato, tali contratti erano regolarmente pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale;

oggi, al contrario, il Ministro dell'economia e delle finanze e la dirigenza del Dipartimento del tesoro sostengono che la divulgazione dei termini dei contratti potrebbe comportare rischi sul mercato; di conseguenza diventa un'esigenza di riservatezza e di tutela del potere contrattuale statale segretare tali documenti in ragione dell'interesse fondamentale dello Stato e della comunità;

una simile decisione sembra però contrastare nettamente con il tanto decantato FOIA, ossia il "Freedom of information act", citato dallo stesso Presidente del Consiglio dei ministri proprio nel discorso di insediamento tenutosi il 24 febbraio 2014. In questa occasione, il premier aveva infatti annunciato non un semplice provvedimento, ma un vero e proprio "meccanismo di rivoluzione nel rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione tale per cui il cittadino può verificare giorno dopo giorno ogni gesto che fa il proprio rappresentante";

il FOIA, inoltre, è stato poi tradotto nella delega per la riforma delle amministrazioni pubbliche di cui alla legge n. 124 del 2015, dove, nell'articolo 7, si prevede proprio una "revisione e semplificazione in materia di pubblicità e trasparenza" e il controllo "sull'utilizzo delle risorse pubbliche";

la rilevanza dell'utilizzo di risorse pubbliche sembra incidente non soltanto nella stipula di contratti derivati veri e propri, ma anche, e sopratutto, nel caso in cui questi comportino un importante dispendio di denaro pubblico;

tra il 1998 e il 2008 il nostro Paese ha fatto un ingente uso di strumenti finanziari, in particolare di cross-currency swap e interest rate swap, ma anche cessioni di crediti in cartolarizzazioni, a cui si è parallelamente accompagnata un'implementazione normativa volta a snellire le procedure e a favorire la crescita dei mercati finanziari; tuttavia, se fino al 2008 lo Stato ne aveva ottenuto un ricavo di 8 miliardi di euro, con l'avvio della crisi il trend si è invertito;

in questa spirale di debiti, sono coinvolti anche i principali Comuni italiani, tra cui Milano, Torino, Genova, Reggio Calabria, Firenze, Teramo, Pisa, Benevento e Pistoia, così come le Regioni Lazio, Piemonte e Toscana, per un ammontare debitorio di difficile stima;

le leggi finanziarie per il 2007 e per il 2008 (rispettivamente legge n. 296 del 2006 e legge n. 244 del 2007) hanno limitato l'utilizzo di strumenti finanziari derivati da parte di Regioni ed enti locali e improntato la sottoscrizione dei contratti a criteri di massima trasparenza, anche alla luce dei debiti accumulati dai diversi enti della pubblica amministrazione, compresa l'amministrazione sanitaria e pubblica e le agenzie di trasporto, che hanno utilizzato fondi pubblici per acquisire strumenti derivati e simili titoli finanziari;

in un'ottica di necessaria esigenza di etica che deve informare gli enti della pubblica amministrazione si ritiene quindi giusto e adeguato l'intervento della legge di stabilità per il 2014 (legge n. 147 del 2013) nella parte in cui ha profondamente innovato la normativa riguardante il ricorso a strumenti finanziari derivati da parte degli enti territoriali, rendendo permanente il divieto per loro di ricorrere a tali strumenti, salvo alle ipotesi espressamente consentite dalla legge (art. 1, comma 572);

lo stesso divieto non è però previsto per lo Stato centrale, che continua ad investire in strumenti finanziari ad alto rischio, con la sola conseguenza di far crescere il debito pubblico;

il professor Paolo Savona, recentemente, ha osservato che l'aumento del debito pubblico italiano rilevato dall'OSCE è superiore ai dati dichiarati dal Governo, sottolineando come questa discrepanza possa derivare proprio dalle perdite prodotte dai contratti derivati e precisando come anche la Grecia abbia sfruttato questi strumenti per dissimulare l'alto tasso di debito pubblico,

si chiede di sapere:

quali siano le motivazioni per cui, anche in contrasto con il programma di Governo di trasparenza e pubblicità dell'operato delle pubbliche amministrazioni, il Presidente del Consiglio dei ministri abbia deciso di apporre il vincolo della segretezza di Stato su documenti di così delicata rilevanza sull'andamento del debito pubblico, in ragione non soltanto delle perdite già appurate, ma sopratutto dell'alta probabilità che un ben più consistente importo, pari a 42 miliardi di euro, potrà essere impiegato per il pagamento di debiti agli istituti di credito, in considerazione dell'obbligo etico e politico di rendicontamento dell'impiego delle risorse pubbliche, soprattutto in caso di uso spregiudicato e poco avveduto di denaro proveniente dai cittadini;

se tale operazione non celi la volontà di continuare a mettere a rischio il patrimonio pubblico attraverso speculazioni finanziarie equivalenti a quelle già poste in essere negli anni '90 di cui oggi si riscontrano gli effetti negativi in termini di aumento di debito pubblico;

quali siano, attualmente, le operazioni di speculazione finanziaria messe in atto e in progetto;

se il Governo non ritenga opportuno adottare dei provvedimenti legislativi, anche attraverso la decretazione d'urgenza, al fine di estendere permanentemente a tutti gli enti della pubblica amministrazione il divieto di ricorso a strumenti finanziari derivati.

(4-04701)