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Atto a cui si riferisce:
C.1/01049 premesso che: l'Italia, a causa della sua posizione nel Mediterraneo ma anche per l'attrattiva esercitata, rispetto ad altri Paesi rivieraschi come la Spagna, dalle sue politiche...



Atto Camera

Mozione 1-01049presentato daMOLTENI Nicolatesto diMercoledì 28 ottobre 2015, seduta n. 512

La Camera,
premesso che:
l'Italia, a causa della sua posizione nel Mediterraneo ma anche per l'attrattiva esercitata, rispetto ad altri Paesi rivieraschi come la Spagna, dalle sue politiche eccessivamente tolleranti in materia di immigrazione clandestina, è da anni oggetto del maggiore afflusso di immigrati provenienti soprattutto, ma non esclusivamente, dal continente africano;
nel 2014 sono stati registrati 170 mila sbarchi, (ospitati in caserme, alberghi, residence) dei quali 66 mila immigrati hanno presentato domanda di asilo in Italia. Di queste, 36 mila sono state esaminate e solo il 10 per cento è stata accolta con il riconoscimento dello status di rifugiata; nel 2015 i dati registrati sono pari a 140 mila sbarchi, 61 mila domande presentate e 45 mila effettivamente esaminate. Le accolte sono intorno a 2500, sotto il 6 per cento;
mentre l'Italia e alcuni, paesi europei affrontano un afflusso enorme di immigrati, l'Unione Europea registra l'ennesimo fallimento nel dare una risposta comune ed efficace: le missioni navali derivate da Frontex, nate per monitorare e salvaguardare i comuni confini europei, si sono trasformate in servizi traghetto che vanno in acque africane a imbarcare chi ha pagato gli scafisti per la traversata, continuando comunque poi a trasportarli e a sbarcarli in territorio italiano;
il piano di ripartizione europeo, che doveva portare al trasferimento di 40 mila migranti in due anni che avrebbero dovuto lasciare l'Italia per essere ospitati negli Stati dell'Unione Europea che avevano accettato l'agenda messa a punto dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker, si è rivelato l'ennesima pagliacciata europea. Sarebbero dovuti partire 80 stranieri al giorno, ma da allora hanno lasciato l'Italia 90 immigrati in tutto. Ciò è anche dovuto al fatto che la disponibilità degli altri Paesi è stata puramente di facciata: dei 28 paesi la Germania ha dato disponibilità per dieci posti, la Francia per 20, la Spagna per 50 persone, la Svezia 100 e la Finlandia 200. Tutti gli altri nulla;
stando alla richiesta del Governo alla commissione europea di una clausola di flessibilità sul Patto legata alla gestione degli immigrati, i costi a carico del bilancia dello stato sono 3,2 miliardi all'anno, ben al di sopra delle cifre fino ad oggi dichiarate;
ma al netto della libertà di fare deficit, l'Europa ha dato un contributo economico di miseri 310 milioni di euro;
nel frattempo qualunque politica di rimpatrio di chi non abbia legittimamente titolo a rimanere sul territorio è completamente sparita sia dall'agenda politica europea che da quella italiana, con l'azzeramento del fondo rimpatri, lo stop agli accordi di riammissione e la rinuncia a voler distinguere tra chi scappa realmente da una guerra e chi è semplicemente attratto dalla facile chimera di venire in Italia a godere di benefici e servizi garantiti senza alcuna selezione;
di pari passo, e direttamente correlata, è la rinuncia collettiva dell'Europa ad assumere un ruolo nella risoluzione delle crisi in Libia, Siria ed Iraq, cause di molti esodi, conflitti che se non risolti continueranno ad alimentare instabilità, terrorismo, traffico di esseri umani e morti sulle rotte dell'esodo e in mare;
la proposta di sottrarre risorse e magistrati ai tribunali per dedicarli alla gestione delle domande di asilo e ai ricorsi contro i dinieghi rappresenterebbe una pericolosa discriminazione verso le parti coinvolte in altre tipologie di contenzioso pendenti presso il sistema giudiziario nazionale: la situazione dei processi è al limite delle garanzie costituzionali, si registrano 5 milioni di cause civili pendenti e 3,5 milioni di cause penali. Il ritardo nella conclusione dei processi rappresenta il vero cancro di tutta la giustizia italiana oltre che una negazione dei diritti e della certezza della pena, che non può essere risolto in maniera discriminatoria solo per alcune categorie, o solo per gli immigrati;
dedicare maggiori risorse o personale riservato all'esame dei ricorsi contro il diniego dell'asilo potrebbe diventare addirittura un incentivo a presentare ricorsi pretestuosi ed attrarre maggiori richiedenti, certi di potere comunque esperire molte vie prima di addivenire all'espulsione, Già oggi, nei bandi emessi dalle prefetture per l'ospitalità agli immigrati, sono spesso inserite clausole che pretendono uno specifico impegno, delle strutture di accoglienza ad assicurare l'assistenza a presentare i ricorsi contro i provvedimenti di diniego da parte delle stesse autorità nazionali competenti,

impegna il Governo:

a predisporre iniziative normative volte a prevedere, in capo ai giudici di pace, un preventivo vaglio di ammissibilità e di fondatezza delle domande di protezione internazionale al momento stesso di presentazione della domanda, attribuendo ai medesimi giudici la possibilità, se evidenziata la manifesta infondatezza, di emettere un provvedimento di espulsione immediatamente esecutivo impugnabile solo dalla corte di cassazione;
a prevedere un plafond, una limitazione ai costi legali a carica dello Stato per i ricorsi contro il respingimento delle domande di protezione internazionale;
ad accelerare i tempi di smaltimento dei ricorsi pendenti, prevedendo il respingimento immediato o la non procedibilità per tutti quelli depositati da ricorrenti provenienti dai Paesi ritenuti «sicuri» dall'Unione europea sotto il profilo della riammissibilità.
(1-01049) «Molteni, Cirielli, Fedriga, Allasia, Attaguile, Borghesi, Bossi, Busin, Caparini, Giancarlo Giorgetti, Grimoldi, Guidesi, Invernizzi, Gianluca Pini, Rondini, Saltamartini, Simonetti».